Soggettività del Bene e del Male

 

    Come è noto, il Bene è legato all'esercizio dell'Amore, che è la chiave per la felicità in tutti i mondi. Il male è, invece, l'assenza di amore, l'egoismo, l'agire per la nostra soddisfazione (momentanea) a scapito degli altri.
    Quello che è meno chiaro, forse, è quanto questi concetti siano soggettivi e relativi all'intenzionalità. In un certo senso, istintivamente lo sappiamo quando, danneggiando qualcuno, diciamo: <<non l'ho fatto apposta>>. Difatti è nozione diffusa quella secondo cui più che l'atto materiale, è importante la motivazione e l'intenzione.

    Questo, però non è recepito, né può esserlo, dal codice civile, che impone risarcimenti, a prescindere dalle intenzioni ed attribuisce importanza alle conseguenze soggettive per il danneggiato. Così se un'aggressione, anche semplicemente verbale, ha come conseguenza una crisi nervosa nell'offeso, ciò può aggravare la responsabilità del danneggiante e costringerlo ad un rimborso maggiore. Ma questa è una contraddizione psicologica, dato che il modo di recepire le offese è assai soggettivo e dipendente dal carattere e dalla storia dell'offeso: c'é chi ne è sconvolto e chi se ne frega (come molti politici criticati, i quali non si dimettono nemmeno dall'incarico).

    Ci siamo perciò posti l'interrogativo dal punto di vista morale e spirituale. Infatti è noto che - dopo la morte - noi facciamo una revisione della nostra vita e la valutiamo, percependo addirittura le sensazioni ed i turbamenti che i nostri atti possono aver generato negli altri. Questo lascia perplessi, dato che - come già menzionato - gli effetti di un comportamento possono essere le più diverse: dalla massima indifferenza all'annientamento psicologico dell'altro, in relazione al suo livello evolutivo. C'è, infatti, chi è molto dipendente dal giudizio altrui e chi non lo considera affatto; l'indipendenza, poi, può avvenire sia per menefreghismo che per il raggiungimento di uno stato evolutivo avanzato e distaccato. Quindi il problema è come può la reazione altrui influire sulla nostra auto-valutazione? Cosa dobbiamo migliorare in noi, se le conseguenze dei nostri atti dipendono tanto dallo stato evolutivo altrui?

    La risposta sembra essere ancora nella relatività: probabilmente nel rivedere i nostri atti, dopo la morte, le reazioni che noi percepiamo negli altri non sono quelle che essi ebbero realmente, ma quelle che noi stessi attribuiamo loro, in relazione alle nostre intenzioni di allora. Una conferma di tale interpretazione ci può venire dal principio sostenuto dal cristianesimo (e forse anche da altre religioni) secondo cui se uno non sa che un certo atto sia un male, non commette "peccato". E' quindi la coscienza di agire male che determina il rimorso ed il rammarico nell'autogiudizio.

    D'altra parte è anche chiaro che quando una persona subisce un "danno", esso non dipende da un agente esterno, ma solo dal suo karma. L'altro - che può essere un evento naturale, come una frana, una slavina, una mareggiata, ecc. oppure l'azione di una persona - non è altro che un mezzo per la manifestazione di quella circostanza. La "colpa" (codici a parte) dell'agente esiste solo nella sua intenzione.