DUE MODELLI della VITA

Attraverso le mie letture, esperienze di vita e riflessioni, ho trovato che la condizione della vita umana puo' essere compresa meglio utilizzando dei paralleli che sono sotto gli occhi di tutti: quello con la scuola (e l'infanzia) e quello col teatro.

Forse ci sono davanti per chiarirci molte cose, ma generalmente non ce ne accorgiamo!

Ho fatto una serie di confronti, che mi sembrano illuminanti:

 

SCUOLA

VITA

Si va a scuola per imparare Ci si incarna per imparare
Imparare puo' essere faticoso, ma fa' apprendere Vivere puo' essere penoso, ma fa progredire
Le vacanze sono piu' piacevoli della scuola, ma si impara meno La condizione disincarnata e' piu' piacevole, ma si progredisce meno
Se uno si impegna ottiene buoni voti e viene promosso ad una classe superiore, altrimenti dovra' ripetere l'anno Se uno si impegna viene promosso ad una vita migliore, altrimenti dovra' reincarnarsi (per sua stessa scelta e convincimento) in una condizione analoga, se non peggiore, per rimediare ed imparare.
In ogni classe si puo' imparare fino ad un certo livello: non si possono spiegare o far fare cose difficili ai bambini piccoli. Non a tutti si possono far capire o fare certe cose
Spesso i bambini danno poco retta agli insegnanti e finiscono per imparare sulla loro pelle Le persone sono poco propense ad accettare gli insegnamenti altrui ed a riconoscere l'autorita' di altre persone, che appaiono simili a loro: preferiscono fare errori in proprio
A scuola vengono dati dei compiti, che non hanno un'utilita' diretta, ma servono per esercitarci. Non sono importanti i risultati, ma solo  l'insegnamento che ne otteniamo.
Spesso gli studenti cercano di evitare i compiti, copiando o facendoseli fare dai genitori, ma questo non fa imparare.
Nella vita ci capita di svolgere delle attivita' ed essere esposti a prove, che non cambieranno il mondo (il quale funziona con o senza di noi), ma servono per esercitarci; quindi non sono importanti  i risultati, ma solo il nostro impegno e progresso. 
Spesso cerchiamo di evitare le prove, fuggendo circostanze e persone che ne sono gli strumenti, ma questo non ci fa imparare
Nella scuola elementare vengono dati insegnamenti rigidi ed uniformi per tutti, come per esempio scrivere le lettere con un dimensione prefissata e guidata dalle righe del quaderno. Inoltre tutti devono imparare le nozioni basilari.
Quando poi il ragazzo cresce, lo si lascia libero di scrivere con la sua calligrafia e di concentrarsi sulle materie preferite.
Similmente accade nelle cose della vita, come nella religione: quando uno inizia gli si presentano regole standard, che tutti devono seguire.
Man mano che evolve, la persona capira' da se cosa e' bene per lei fare o evitare e che la morale e' legata alle intenzioni, piu' che alle azioni materiali. Inoltre ognuno ha la sua vocazione da seguire e cio' che e' bene per uno puo' essere male per un altro.

TEATRO

VITA

Il copione e' preparato dall'autore (eventualmente in collaborazione con gli stessi attori, ma prima dello spettacolo) Il programma della vita e' preparato dal Supremo Autore (eventualmente d'accordo con l'interessato)
Lo svolgersi delle scene in dettaglio e' diretto dal regista e l'attore e' aiutato dal suggeritore Lo svolgersi della vita e' guidato dalle Guide personali, che ispirano le nostre azioni
L'attore non puo' cambiare gran che', ma solo interpretare recitando al meglio il suo ruolo La persona non puo' cambiare gran che', ma solo condurre meglio che puo' la missione che sente propria, in coscienza
Se recita bene avra' applausi, sara' soddisfatto e gli sara' probabilmente offerto un ruolo piu' impegnativo in un lavoro successivo Se opera secondo buona volonta', sara' soddisfatta e le sara' offerta una missione piu' impegantiva in una vita successiva
Se recita male o' contesta il regista, sara' fischiato, emarginato Se opera male, seguendo il proprio ego, sara' scontenta
Nessun ruolo e' "migliore" di altri: re o scudiero, dama o serva sono tutti ruoli che offrono le stesse opportunita' di successo se ben interpretati Nessuno ruolo e' privilegiato, ne' da' di per se' felicita'
Nessun evento e' buono o cattivo in se': trionfi o sconfitte, matrimoni o assassinii, non esaltano, ne' avviliscono gli attori: sono solo finzioni sceniche e non incidono sul valore del ruolo e sull'interpretazione Nessun evento e' buono o cattivo in se'. E' tutta una recita!

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