copertina di "Melinda e Vittorio" di Gianni Vita

© Prima edizione: Giugno 2012
revisione 3: 7/6/2014

 

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INDICE

C'ERAVAMO TANTO AMATI !

I MIEI EX

I PARERI

LA MIA PRIMA REGRESSIONE

DIVAGAZIONI

RIVELAZIONI ILLUMINANTI

APPROFONDIMENTI

RIFLESSIONI
 

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C'ERAVAMO TANTO AMATI !

Lo vidi ad una festa in casa di Giuliana. Stava seduto su un divano e scriveva su un'agendina. Qualcosa in lui mi colpì: non era particolarmente bello, né elegante, ma aveva qualcosa che mi attirava istintivamente. Lo osservai per un po'; lui continuava a guardare la sua agendina; mi chiesi un po' innervosita: <<ma che c'avrà da leggere tanto su quell'agendina?>> mi avvicinai, cercando di farmi notare. Lui sollevò lo sguardo e mi sorrise, poi si alzò: era alto; mi porse la mano, presentandosi; ricordo bene, a distanza di tanto tempo, cosa ci dicemmo, sebbene fossero parole di circostanza:

<<sono Vittorio, amico di Giuliana da tanti anni>>

<<piacere, mi chiamo Melinda, che fai?>>

Iniziò così, in uno dei modi più tradizionali, la nostra conoscenza. Quel pomeriggio ballammo insieme quasi sempre, poi lui mi invitò ad una festa che avrebbe dato dopo qualche giorno a casa sua. Gli incontri proseguirono, uscimmo insieme, al parco, al bar, al cinema, dove ci baciammo per la prima volta. Parlammo anche della nostra attrazione reciproca immediata, inspiegabile ed affascinante: era stato il classico, quanto misterioso "colpo di fulmine"!

Ci fidanzammo e, quando lui finì l'università e trovò un lavoro, ci sposammo con tutti i crismi: chiesa, abito bianco, rinfresco con 120 invitati, viaggio di nozze. In quell'occasione ci lasciammo anche trascinare dal fotografo a fare uno di quei filmetti ieratici, in cui  - grazie anche ad opportuni montaggi e dissolvenze - la coppia felice corre in un prato e si bacia con abbandono, tra cascate di petali di fiori.

Fummo felici per alcuni anni, poi ulteriormente emozionati ed allietati dalla nascita di nostro figlio Luca, come succede in tante coppie.

Gradualmente i rapporti cominciarono ad allentarsi, affievolirsi, corrosi dalla routine: non sapevamo più cosa dirci. Io continuavo ad occuparmi della casa e del bambino; Vittorio, quando era in casa, giocava un po' con Luca, ma si interessava sopratutto alle partite di calcio in TV ed alla sua macchina, a cui teneva tanto. Cominciai a contestargli scarsa attenzione per me, e mancanza di iniziative per una vita più dinamica e di relazione con altre coppie. Mi rispondeva dicendo che io ero troppo concentrata sulle piccole cose del bambino, le mie manie per la pulizia della casa, per i cambiamenti continui ed immotivati che volevo apportare all'arredamento ed alla disposizione delle stanze. Inoltre diceva che trascuravo il mio aspetto, riservando il trucco e l'abbigliamento agli altri e girando per casa in vestaglia e bigodini. Poi mi contestò le lunghe telefonate che facevo con le amiche, che non favorivano il nostro scambio.
        Anche l'educazione di Luca diventò un soggetto di discussione: lui era troppo lassista; io secondo lui ero troppo rigida, ma pensavo che il suo lassismo sciupasse il rispetto delle mie regole; Luca faceva spesso quello che voleva, tanto quello che io negavo l'otteneva dal padre!
Non è che io fossi troppo severa, anzi cercavo di pretendere da Luca solo l'indispensabile e le precauzioni vitali, ma con fermezza ed applicando serenamente delle punizioni in caso di disobbedienza, come limitazione della TV o videogiochi; purtroppo poi il padre spesso rimuoveva quelle punizioni. Per il resto io lo avvisavo di evitare ciò che non si deve fare, spiegandone le possibili conseguenze su lui stesso, come il farsi male, o ricevere reazioni negative dagli altri e lasciavo che ne subisse le eventuali conseguenze, perché penso che tutti impariamo veramente dall'esperienza e non dalla teoria, o dalle raccomandazioni. D'altronde questo è anche un bene, altrimenti le paure e le idee dei grandi potrebbero paralizzare i giovani.

Insomma Vittorio, che mi aveva tanto attratto inizialmente, si era poi dimostrato diverso col tempo, aveva deluso le mie aspettative, non mi aveva reso felice, come speravo ed immaginavo! Avevo sbagliato a scegliere, m'ero innamorata di un uomo diverso dal reale, o lui era cambiato?
Non mi stava più dando quanto desideravo e mi aspettavo dal mio uomo. Oltretutto non avevo un lavoro che riempisse i miei interessi e stavo cadendo in una sorta di depressione, specialmente da quando nostro figlio era diventato più grande ed indipendente ed io ero ormai scaricata delle cure per lui, che avevano assorbito parecchio del mio tempo.

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I MIEI EX

Prima di Vittorio avevo conosciuto ed ero stata la ragazza di due altri uomini: Riccardo e Michele, entrambi poi lasciati da me.

Riccardo mi faceva tenerezza: magro, timido, dai capelli castani, lisci e sempre sugli occhi; ogni tanto se li scansava con un gesto automatico della mano destra. Con lui avevo difficoltà a lasciarmi andare a gesti d'amore; avevo più che altro voglia di aiutarlo e difatti lo aiutai parecchio a laurearsi, ma dopo, quando lui avrebbe voluto proseguire e consolidare il nostro rapporto col matrimonio, io mi tirai indietro: non me la sentii di sposarlo; non so perché; mi sembrava che avessi concluso la relazione; non avevo più grande interesse per lui. Ci rimase male ed io per lui, ma presto incontrò un'altra ragazza e restammo buoni amici.

Michele era un compagnone, robusto ed allegro, dai capelli ricci, castano-chiari, un po' più grande di me; aveva delle capacità artistiche, nel campo del bel canto; aveva studiato anche nel campo lirico. Fui io a volerlo conquistare, sottraendolo dalle attenzioni di altre ragazze; fui un po' civetta, perché, una volta conquistatolo, me ne disinteressai, anche perché sua madre mi stava molto antipatica e gli stava attaccata come una cozza, ricambiata da lui, che non faceva nulla per distaccarsene, anzi qualche volta erano andati in villeggiatura insieme ed avevano dormito nella stessa camera. So che è un comportamento molto censurabile quello di giocare coi sentimenti altrui, ma qualcosa mi spinse a farlo, anche se non è nel mio carattere. Oggi dovrei rimpiangere di averlo lasciato? Forse era lui l'uomo della mia vita?

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I PARERI

Parlai dei miei problemi con alcune amiche, che mi incitarono a separarmi senza tanti complimenti, ma io ero molto titubante; i miei sentimenti erano ambivalenti: da un lato mi sentivo sola e depressa per quella situazione; dall'altro non mi sentivo di lasciarlo: qualcosa mi teneva attaccata a lui, che, d'altra parte, non sembrava scontento della situazione, la accettava come normale.

Mamma mi raccomandò di star buona, di tenermelo stretto, ma, si sa: le mamme all'antica non vedono di buon occhio separazioni e divorzi; e poi Vittorio era tanto un brav'uomo! Dove avrei trovato un'altro come lui?

Andai anche da uno psicologo, per esporre i miei problemi e farmi consigliare. Gli raccontai a lungo i fatti miei, quasi sfogandomi. Lui mi ascoltò pazientemente, con distacco ed un'aria un po' annoiata, in un silenzio imbarazzante; alla fine gli chiesi:

<<dottore, che devo fare?>>

<<lei che ne pensa?>>

Io ero andata da lui per avere dei consigli, delle risposte e lui lo chiede a me?!  Non ne cavai alcun consiglio.

Mi diede solo qualche spiegazione di tipo comportamentale degli esseri umani, basati sugli istinti primordiali, instillati dalla Natura, per la conservazione della specie e la selezione naturale. Disse che il maschio desidera la femmina in quanto tale e non per farci una famiglia per sempre. La vorrebbe sempre bella ed attraente, come nella fase del corteggiamento. La femmina, invece, senza rendersene conto, è posseduta dall'istinto materno. Inconsciamente (e a volte deliberatamente) cerca un maschio perché desidera la maternità; dopo che l'ha ottenuta si concentra sul figlio, lasciando da parte il maschio, che non le serve più, se non per alimentare e proteggere la famiglia, ed è per questo che sono generalmente le mogli a volere il contratto matrimoniale: per sicurezza. Spesso lei non ha più molto interesse neanche per i rapporti d'amore e, sempre inconsciamente, si rende meno attraente, scoraggiando così gli approcci del coniuge, minimizzando i rifiuti.
       Ecco perché tanti mariti si rivolgono altrove, a caccia di nuove prede, mentre le  mogli si arrabbiano tanto se lui se ne va e pretendono di essere mantenute a vita. Questi meccanismi atavici ed inconsci vanno tenti presenti e superati, alla luce dell'evoluzione umana, per evitare di restarne prigionieri e sciupare un rapporto che va rinnovato ed alimentato di continuo.

Riguardo ai diversi  comportamenti verso il figlio, disse che ognuno ha un rapporto personale con ciascun altro; quello che fanno gli altri non importa per i nostri rapporti: il figlio capisce bene cosa può fare con la madre e cosa col padre, così come coi nonni, con l'insegnante o l'amico. Se ci dovessimo preoccupare del metodo educativo di tutti gli insegnanti, dove andremmo a finire?

Ognuno di noi ha pregi e difetti agli occhi altrui e un pregio per un osservatore può essere un difetto per un altro, come, per esempio, la meticolosità, oppure la fantasia. I capelli biondi sono generalmente un pregio in Italia, tanto che buona parte delle donne se li tingono biondi; ciò perché da noi la maggioranza delle persone ha capelli scuri e quindi il biondo costituisce una variante interessante; viceversa nei paesi scandinavi, dove sono tutti biondi, piacciono le persone more. Nel mondo relativo tutto è "relativo" e soggettivo ed in continua evoluzione, sempre più rapida. Spesso la coppia evolve in modi diversi e i due non si ritrovano più, ma non si può fermare il cambiamento;  l'accettazione stessa del cambiamento altrui è parte dell'evoluzione: chi si sa adattare vincerà la sfida della vita.

Lo psicologo disse, infine, che ognuno di noi deve trovare in se i propri interessi e soddisfazioni. Aspettarsi la nostra realizzazione da altri, sia pure dal nostro coniuge, è un errore. Quand'anche ce la potesse dare, saremmo a grosso rischio: nel momento che l'altro morisse, crolleremmo anche noi! Questo è il tranello tesoci da tante fiabe, in cui il sogno più grande è che la bella di turno attende ed ottiene l'amore del suo "principe azzurro", con cui "vivere felice per sempre". Purtroppo tuttora, nonostante la cruda realtà, in occasione dei matrimoni si augura e si illude la coppia che il matrimonio li renderà felici. Che cavolata! (per usare un eufemismo): il matrimonio e la convivenza sono una, se non LA prova più impegnativa della vita!

Ne uscii più preoccupata che aiutata: insomma, invece di cambiare marito avrei dovuto cambiare le mie idee, che mi erano state instillate dall'infanzia: che fregatura!

Comunque, riflettendo alle parole dello strizzacervelli mi ricordai di una battuta di mio padre, che, basandosi sulla saggezza popolare, diceva:

<<le donne devono sposarsi, gli uomini no!>>

Naturalmente gli astanti si chiedevano con chi mai le donne si sarebbero sposate se gli uomini non lo facevano. Ma la battuta documentava scherzosamente gli istinti primordiali dei due sessi.

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LA MIA PRIMA REGRESSIONE

Le informazioni dello psicologo mi turbarono, ma mi sentivo che avevano qualcosa di vero; volevo approfondire la questione. L'occasione mi fu data dall'informazione di un amico, che mi parlò di uno psicologo più avanzato, un tedesco, che praticava la "regressione", cioè aiutava i pazienti a ricordare eventi di vite anteriori. Inizialmente restai perplessa sull'approccio, figuriamoci: non sapevo neppure che esistessero le "vite anteriori"! La nostra cultura non le considera affatto e mi ci volle un po' ed alcune letture per entrare nell'idea.

Manfred è il nome dello psicologo regressionista che incontrai: alto, bello, dal viso squadrato, con capelli, barbetta e baffi biondi; cordiale per un tedesco, aveva un forte accento teutonico e usava ancora frasi distorte della nostra lingua. Mi ricevette con grande affabilità: molto più dello psicologo italiano tradizionale, che mi sembrava, al confronto, uno zombie. Mi fece raccontare i miei problemi, ascoltando con attenzione e prendendo appunti. Mi fece anche varie domande di approfondimento e chiarimento; alla fine mi disse:

<<si lei vuole scoprire motivi veri di suoi problemi, possiamo andare indietro in tempi e vedrà che uscirà fuori molto, ya!>>

 Avremmo potuto iniziare dopo una settimana con la prima regressione. Le regressioni necessarie sarebbero state almeno quattro, della durata di circa quattro ore ciascuna. Manfred mi spiegò che la regressione non comportava alcun rischio; essa viene controllata dalle Guide del terapeuta e del paziente, che aiutano e indirizzano su quanto si può ricordare o meno. Ognuno di noi  - che lo sappia o meno -  ha almeno una Guida spirituale disincarnata, che lo aiuta e lo ispira in questa avventura terrena, suggerendogli come comportarsi nelle situazioni più difficili, o nelle imprese più innovative. E' quello che nella tradizione cristiana viene chiamato " la voce della coscienza".

Al nostro incontro successivo mi fece sdraiare su un lettino: <<si comodi ... bela signora>>, abbassò le luci, accese delle candele colorate, bastoncini d'incenso e musica new age. Mi fece anche scegliere un profumo tra varie boccettine e me ne mise un po' sui polsi e sul collo, dicendomi di chiudere gli occhi e rilassarmi. Mi venne in mente: <<vorrà sedurmi?>>. Macché! Invece di alleggerirmi gli indumenti, mi coprì con una coperta e mi fece respirare profondamente e lentamente.

Cominciò la regressione vera e propria, dicendomi di tornare indietro nel tempo, alla mia infanzia, descrivendo quello che mi veniva in mente, di getto, senza frapporre ostacoli razionali. Come in un sogno ad occhi aperti, mi vidi ragazzina di dieci anni; stavo al parco vicino casa; un uomo grande e grosso mi chiamò dicendomi che, se andavo con lui, mi avrebbe comprato un gelato; io stavo per seguirlo, ma mamma mi vide da lontano e mi corse incontro; mi prese per mano e mi trascinò via, dando un'occhiataccia all'uomo, che si allontanò in silenzio. Io ero rimasta male per il gelato mancato, ma il fatto mi impressionò per l'emozione che traspariva dai modi di mamma, che mi fece mille raccomandazioni su occasioni del genere per il futuro.

Da quella prima regressione non uscì molto di più, ma avevo capito ed imparato parecchio sulla procedura delle regressioni. Manfred mi disse che la volta successiva avremmo esplorato vite anteriori.

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DIVAGAZIONI

La seconda seduta iniziò in modo simile alla prima, ma stavolta Manfred mi indusse a visualizzare una scalinata in discesa: ad ogni gradino che scendevo, mi avrebbe condotto sempre più indietro nel tempo, presumibilmente a vite anteriori. Alla fine della scalinata aprii un portone, che mi dischiuse una scena nuova. Vidi un prato ed un picnic. C'eravamo io, una suora ed un gruppo di ragazzini sui 6- 8 anni. Apparentemente eravamo nel primo novecento e quei ragazzini erano degli orfani, perché indossavano un'uniforme tipica dei collegi. Manfred mi chiese chi fosse quella suora; io la guardai e dissi

<< è mia sorella, si sta occupando di quei ragazzini ed io la sono andata a trovare; fin da giovane era stata orientata verso il servizio e disdegnava le attenzioni dei ragazzi; ad un certo punto decise di farsi suora>>

<<lei guarda meglio, in occhi e dice se ricorda qualcuno>> fece Manfred

Io mi concentrai un attimo e poi rimasi a bocca aperta: quella suora era la mia attuale cara amica Rosa, che non si è sposata per occuparsi dei figli di sua sorella, morta prematuramente. Che sorpresa! Non me lo sarei mai aspettato.

 

 

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RIVELAZIONI ILLUMINANTI

La terza regressione entrò nel vivo delle rivelazioni per me più importanti. Nell'andare indietro nel passato, vidi una casa di campagna; intorno c'era un orticello con un pollaio; dalla finestra si vedeva una donna di mezza età, che sfaccendava preparando la cena, circondata da tre marmocchi agitati. Io ero un uomo (infatti Manfred mi spiegò che nelle nostre varie incarnazioni possiamo assumere sessi diversi).

Manfred mi chiese di osservare i miei piedi: il modello delle calzature, per cercare di capire in che epoca mi trovassi. Le mie scarpe erano antiche; insieme ad altre considerazioni ed ispirazioni, stimai che fossimo verso la metà del 1800. Entrai: la tavola era apparecchiata in un'ampia cucina piuttosto annerita dal fumo di un fuoco di carbonella, che ardeva in una cucina economica. La donna mi salutò svogliatamente: ero arrivato appena in tempo per la cena; avevo passato il mio tempo dopo il lavoro, all'osteria con gli amici. I ragazzini al vedermi smisero di correre intorno e di schiamazzare: ebbi l'impressione che mi temessero. In un angolo vidi un tamburo da banda, con le sue bacchette: nel tempo libero suonavo il tamburo nella banda del paese.

Quella donna causava in me un'emozione la osservai meglio; mi avvicinai e la guardai negli occhi: era il mio attuale marito Vittorio ed io ero suo marito in quella vita! Inoltre quel tamburo mi fece capire perché tuttora mi affascina il suo suono ed amo stare a vedere le bande che suonano e sfilano per le strade, quando ci capita di assistere ad una festa paesana.
        A conclusione della seduta, Manfred mi fece riflettere: in quella vita precedente io - uomo - andavo con gli amici; in questa, lei telefona in continuazione alle amiche. In entrambi i casi continuiamo a comunicare poco ed il nostro rapporto è scialbo e stanco: dovremmo partecipare di più, imparare a rapportarci meglio.

 

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APPROFONDIMENTI

Con la terza regressione venne fuori un'altra mia vita sorprendente: mentre stavo rilassato e mi vedevo scendere la scalinata che porta nel passato, mi trovai improvvisamente vestito da prete, che scappavo preoccupato dal mio paese. Sapevo che avevo avuto una relazione con una suora: lei era rimasta incinta ed ora le sue consorelle l'avevano scoperto. Lo scandalo ci stava per travolgere ed io cercavo scampo nella fuga. Ero turbato da vari sentimenti: la passione per la mia amante, la vergogna per il nostro comportamento, che aveva infranto i nostri voti, la pena per lei, che avrebbe subìto le conseguenze maggiori, lo sconforto per la soluzione mia personale, approcciata con la fuga. Chi era quella suora? Sentivo di averla già conosciuta ed amata in qualche altra vita precedente, ma non riuscii a capire di più.
        Come corollario di quella esperienza credetti di capire il perché, da bambino ero stato portato a fare il chierichetto: servire la Messa era una mansione che mi piaceva.

Nella quarta regressione scoprii altri precedenti riguardanti i miei ex:

Riccardo, che in questa vita avevo aiutato, ma non sposato, era stato mio fratello; in una vita del 1700 lo avevo ignorato, sebbene avesse avuto bisogno di me. Ora, evidentemente avevo cercato, inconsciamente, di compensare quella trascuratezza, aiutandolo a laurearsi

Rividi anche Michele, fu mio compagno di liceo, verso il 1920: era un bel tipo, più sviluppato per la sua età; faceva il "latin lover", divertendosi con tante di noi; si era messo anche con me, ma poi fu accaparrato da un'altra: la sua attuale madre, che fu un'altra delle sue vittime. Ora aveva dovuto sperimentare di essere lasciato da me e oppresso dalla madre.

Chiesi a Manfred: <<perché, secondo lei, non ricordiamo spontaneamente le nostre vite passate?>>

<<Non tutti è pronti a farlo: molti sarebbero turbati o depressi a scoprire cosa furono e fecero in passato. Tutti siamo evoluzione, forse stati ladri, assassini, prostitute, ecc. Quelli che pronti incontrano me o altri colleghi ed esplorano che serve per loro necessità di momento. Gente più avanzate e preparate per questa conoscenza sono in grado, ya, anche da per loro, ricordare loro passato remoto.>>

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RIFLESSIONI

L'esperienza delle regressioni mi giovò parecchio; anche se non risolse radicalmente ed immediatamente i miei problemi, mi fece capire tante cose: innanzi tutto che la psicologia tradizionale ha dei grossi limiti: è come se un medico visitasse un paziente osservando solo la sua testa, ma non il resto del corpo, o dieci delle sue analisi, ignorando il resto.

Poi scoprii i rapporti con le persone che mi circondano. Generalmente noi crediamo di scegliere un amico o un fidanzato, pensiamo di scegliere di avere un figlio o tre, di fare un mestiere o un altro. In realtà tutte queste scelte sono fatte da noi, ma in un ambito più ampio: nell'Aldilà, tra una incarnazione ed un'altra. Poi dimentichiamo tutto il passato e ci illudiamo di decidere della nostra vita terrena attuale. Magari ci dibattiamo e resistiamo agli eventi che noi stessi avevamo programmato. Molte delle caratteristiche caratteriali e dei conflitti che ci possono crucciare in questa vita sono un'eredità di eventi di vite passate, che dobbiamo ripassare e superare. Scoprirne i retroscena può darci serenità e maggiore capacità di accettazione delle situazioni.
        Inoltre capii che quello che sappiamo, sappiamo fare o impariamo facilmente è in gran parte eredità del passato, il riemergere di ricordi ancestrali, stimolati da un incontro o da una lettura. Quello che ideiamo o inventiamo è, per lo più, ricordo o ispirazione, suggerimento di Guide e Maestri, che ci assistono. Non per nulla, anche nel linguaggio quotidiano le idee e le creazioni sono normalmente chiamate "ispirazioni". Molte delle nostre idee preconcette andranno in fumo quando capiremo di più della vita. Una volta io stessa dicevo, per esempio: <<non sposerei mai un divorziato>>, oppure: <<non perdonerei mai un marito che mi tradisse>>, o altre cose del genere. Poi la vita ci insegna che non si può mai generalizzare; essa ci mette di fronte a situazioni impreviste e, una volta immersi in esse, siamo costretti a cambiare atteggiamento.

Mi convinsi anche che lo scopo della vita non è di passarla "felici e contenti" in un castello dorato, accanto al nostro coniuge ideale, ma è quello di sperimentare la vita materiale, con tutte le sue difficoltà ed imparare a padroneggiarla ed a superare gli ostacoli. Come corollario, potrei dire che il nostro partner non ha il compito di "farci felici", come spesso pensiamo e non dobbiamo riporre le nostre aspettative e bisogni emotivi in lui. Anzi egli è una sfida da superare!

Perciò se scopriamo che il nostro coniuge non è poi quella persona ideale che ci eravamo illusi di aver sposato, dovremmo riflettere se è più giusto lasciarlo o tenercelo. Se lo lasciamo probabilmente avremo scansato una prova, che ci eravamo ripromessi di affrontare e ce la ritroveremo nella prossima vita: avremo perso tempo e poi probabilmente scopriremo che anche il secondo coniuge non è perfetto e le nostre aspettative erano illusorie. A questo proposito mi venne in mente la situazione di una mia amica: Giovanna: lei aveva sposato suo marito Gino in gran parte per uscire dalla famiglia d'origine, in cui non si trovava bene, specialmente per il carattere di suo padre: molto autoritario e repressivo. Dopo vari anni e vari figli, Giovanna si innamorò di un tale Rodolfo, lasciò marito e figli e se ne andò con Rodolfo, che era sposato. La cosa non durò molto, ma Giovanna continuò a vivere da sola, finché il "destino" la ridusse in condizioni di ristrettezza economica; allora chiese ed ottenne di tornare col marito, come separati in casa. Infine Gino si ammalò seriamente e cronicamente, diventando bisognoso di assistenza e Giovanna si trovò in condizione di aiutarlo. Il "destino" l'aveva riportata a stare col marito, senza aspettare neanche una nuova incarnazione.

Può anche darsi che il cambio sia giusto, nel senso che avevamo programmato di stare con uno dopo l'altro. Su questo dilemma chiesi spiegazioni a Manfred, che mi disse:

<<tutto dipende da che sentiamo in ispirazione: se sentiamo in nostro profondo la convinzione che è momento di cambiare, dobbiamo secondare quella strada; eventi spesso spianano strada o bloccano. Occorre lasciare spazio a introspezione, ispirazione, ya?>>

Poi ricordai che Sai Baba disse una cosa che mi lasciò sorpresa: che i matrimoni indiani vanno bene così. Come molti sanno, la tradizione popolare indiana somiglia a quella che vigeva anche in Italia nei secoli scorsi: i matrimoni dei giovani vengono concordati tra le famiglie dei loro genitori, ignorando i desideri e gli amori dei ragazzi; una pratica che ci sembra orrenda al giorno d'oggi. Sai Baba fece capire proprio questo, che:

  1. la scelta dei genitori è uno strumento, una strada come un'altra per eseguire i piani del "destino" (cioè dei patti stabiliti prima di incarnarci) e le scelte che avremmo fatto; loro fanno quello che in occidente facciamo da soli, a seguito dell'attrazione verso una persona: metterci nelle condizioni di fare le giuste esperienze programmate.

  2. la "imposizione" loro ci toglie dalla mente l'illusione che il matrimonio sia una favola. Esso, anziché rischiare di essere "in salita", cioè svilupparsi dalla felicità verso la delusione, probabilmente sarà "in discesa", perché gli sposi, dapprima diffidenti e poco entusiasti, potrebbero cominciare ad apprezzarsi a vicenda.

Insomma sembra che - come è logico - quando troviamo dei problemi nel matrimonio, come in qualsiasi altra situazione di vicinanza ad altre persone, invece di cercare di cambiare il carattere o addirittura la persona di chi ci sta accanto, dobbiamo cambiare noi stessi, maturare, evolvere, per capire ed accettare qualsiasi circostanza. Questo è lo scopo dell'incarnazione. Se cerchiamo di evitarlo avremo fallito la prova, la vita ci diventerà sempre più difficile e dovremo ripetere l'esperienza.

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QUESTO TESTO E' DEDICATO AL SIGNORE, CHE SI E' INCARNATO NEI GRANDI AVATARS, COME : 

GESU' SATHYA SAI BABA*
  

     * Sai Baba si è incarnato il 23 Novembre 1926 a Puttaparthi, un villaggio nella regione dell'Andra Pradesh nel centro-sud dell'India. Ha lasciato il corpo il 24/4/2011. Ha decine di milioni di devoti in tutto il mondo. Opera ogni sorta di miracolo. Ha realizzato ospedali, scuole, villaggi, acquedotti, ecc. per sollevare la condizione dei più disagiati. 

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