Gianni Vita




LA FELICITA'
Cos'è e come raggiungerla?
ovvero: "La meditazione dell'Amore"

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© Prima edizione: ottobre 2013
Rev.19 del  3/2/2017


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INDICE


LA FELICITA'

IN CHE CONSISTE?

LA RISPOSTA

PROVARE



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LA FELICITA'

 
    Il tema e la ricerca della felicità è uno dei fondamentali dell'essere umano, insieme allo scopo della vita ed al mistero della morte.
    L'uomo ricerca istintivamente la felicità, anche se generalmente non sa definirla, né sa come raggiungerla. Se uno non ha problemi psicologici o dopo averli eventualmente superati , si pone il problema di come ottenere  la agognata felicità.
    La si spera e la si augura, specie in occasione di eventi chiave della vita, come la nascita o il matrimonio.
    In un colloquio immaginario tra Gianni e l'amico "saggio" Luciano, cerchiamo di sviscerare queste tematiche, finendo con l'ipotizzare una soluzione.
    Come in precedenti colloqui, le mie domande ed osservazioni sono presentate in carattere normale, mentre le risposte di Luciano sono in corsivo.

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IN CHE CONSISTE?



    Caro Luciano, in che consiste la FELICITA?

    Tu che ne pensi?

    Mah?  ...  Non so, il termine stesso mi lascia perplesso. C'é chi dice che stia nelle "piccole cose", come un mazzo di fiori, la telefonata di un amico, o come dice la nota canzone di Albano e Romina:
    "E' un bicchiere di vino con un panino ... E' un biglietto d'auguri pieno di cuori ... E' una spiaggia di notte, l'onda che batte ... ",
    Oppure, come scrisse Trilussa: "C'è 'n'ape che se posa su un bottone de rosa: lo succhia e se ne va... Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa".
     Un altra fonte mi suggerisce: <<quando sei triste o solo, non coltivare mai pensieri negativi o di sconforto; piuttosto ricorda uno dei momenti felici della tua vita e visualizza le circostanze, le persone e le sensazioni di quell'evento, soffermandoti su di esse e gustandone tutta la bellezza e la gioia>>
        Ma queste sensazioni mi sembrano portatrici di una gioia momentanea. Per Felicità intenderei qualcosa di più grande e duraturo, non credi?

    Sono d'accordo

    Molti pensano che  la felicità ce la possa dare il denaro, la ricchezza ed ancor più il potere, che ci affrancano dalle preoccupazioni e ci consentono di soddisfare quasi tutti i nostri desideri e di essere "qualcuno" ammirati ed invidiati dagli altri.

    La ricchezza non guasta e può soddisfare tanti desideri, ma un desiderio tira l'altro e non c'é fine alla loro soddisfazione. Quanti ricconi vediamo che soffrono di depressione e che addirittura si suicidano, dopo aver constatato, a proprie spese che il denaro non dà la cercata felicità? Sai Baba disse un giorno: <<I soldi dovrebbero essere come le scarpe: la misura giusta. Se sono troppo larghe o troppo strette, non riuscite a camminare comodamente>>. Naturalmente questo parallelo era rivolto all'uomo medio; la persona progredita ed i santi non hanno affatto bisogno di denaro, anzi spesso lo rifiutano, come fece San Francesco e tanti altri santi e Maestri indiani e di ogni nazionalità.
    Quanto al potere è peggio del denaro, perché è una prigione, che ci costringe a fare qualsiasi cosa per mantenerlo ed accrescerlo, in una rincorsa senza fine e senza ritorno, dato che più si è potenti e più si è invidiati ed insidiati; perciò molti cercano di scalzare il potente per subentrargli e la sua vita diventa un inferno. Quanti potenti, capi di governo e dittatori abbiamo visto crollare miserevolmente o addirittura tragicamente? Anche se non finiscono male, l'esistenza loro e dei loro cari è controllata ventiquattro ore al giorno da guardie del corpo e da fotoreporters e la loro privacy è inesistente. Perfino la principessa Diana, che non amava il potere e la pubblicità, morì proprio nel tentativo di sfuggire ai fotografi.

   
    Ma almeno la carriera, la fama, la notorietà?

    La carriera dovrebbe essere la conseguenza della nostra evoluzione, dell'apprendimento e realizzazione della nostra personalità e ci può dare molte soddisfazioni, ma non direi la felicità. Purtroppo spesso è utilizzata come uno status symbol, un ingrediente del successo e della stima della gente e viene perseguita per se stessa, spesso con mezzi illeciti ed a danno di altri. Ancor più ridicola è la notorietà, che oggi si identifica con l'apparire in televisione e tanti fanno carte false per riuscirvi e sentirsi riconoscere da amici e parenti. Pensare che perfino attori e cantanti, pur meritatamente famosi, finiscono spesso nel dimenticatoio, archiviati dalla macchina dello show business, che tutto trita e getta via!
    Negli USA sono in voga i "Who's who" : pubblicazioni in cui si elencano nomi di persone note, "importanti" rilevanti per la nazione, o almeno per lo stato o la contea che li ospita; molti pagano per essere elencati in quei libri e sfoggiare il loro nome in quel modo. Chi non può pagare, o è troppo giovane per farlo, ma impaziente, magari si contenta, in tutto il mondo, di scarabocchiare sui muri la propria firma, per poter avere la sensazione di esistere in quel quartiere!
    La notorietà duratura e la stima altrui possono essere solo frutto di una vita utile e di servizio, come accade con gli scienziati, i benefattori, i santi, ai quali spesso - ironia della sorte -  la notorietà non importa affatto.


    Però non mi puoi dire che innamorarsi non rende felici!

    Certo: quando uno si innamora, si viene a trovare in una delle condizioni più esaltanti della vita; si dice che sta al "settimo cielo". Deve però sentirsi corrisposto, altrimenti precipita all'inferno, piange, si dispera, gli passa l'appetito e affligge parenti ed amici con le sue "disgrazie". Dunque l'innamoramento è una condizione felice, ma fortemente condizionata ed anche passeggera, giacché, passato un primo periodo di esaltazione, si ridimensiona e si carica di obiezioni, relative ai vari difetti e limiti che si vanno scoprendo nell'altra persona.

    Che mi dici del matrimonio? Lì l'amore sembra consolidato ed assicurato: non c'é più lo spauracchio del rifiuto; il coniuge ci ha rassicurati sul suo impegno ad amarci. E poi non hai presente che, in occasione della cerimonia nuziale tutti augurano agli sposi tanta felicità e gli sposi stessi se la aspettano, anche in omaggio alle favole che abbiamo sentito da bambini, in cui il "principe azzurro" incontrava o salvava la bella di turno per poi sposarla e vivere con lei felice e contento per tanti lunghi anni?

    Caro mio, la favole sono fuorvianti ed illusorie, se prese alla lettera; possono essere utili come allegorie della vita, al termine della quale - dopo tante prove - ci aspetta un meritato riposo e serenità.
    Come abbiamo già discusso in passato, il matrimonio, la convivenza e la famiglia possono dare molte soddisfazioni ed affetti cari, ma si tratta di uno degli impegni più forti della vita, altro che "felicità" e questo se tutto va bene; figuriamoci se lo si trascura e si getta via, come ormai accade sempre più spesso. Questa illusione causa molti danni, perché, invece di dedicarsi alla vita in comune, con pazienza e volontà di imparare l'uno dall'altro, ci si illude che il coniuge ci debba "far felici". Che sciocchezza! Nessuno ci può far felici! La felicità è uno stato d'animo interiore, personale.
    Se non è preso nel verso giusto, il matrimonio può essere - ed è spesso - una gran delusione; ognuno pensa di poter cambiare l'altro, in modo che si adegui alle proprie aspettative e gusti; ci si illude che il matrimonio sia un contratto di assicurazione sull'amore - che l'altro ci "dovrà" dare - e guai se non ce lo dà come ce lo aspettiamo! Allora le difficoltà della vita e le differenze caratteriali ci danno l'impressione che il nostro sogno di felicità stia fallendo ed il nostro presunto amore si trasforma in rancore, o in odio ed i coniugi, che si erano promessi amore eterno, diventano talora i peggiori nemici. A causa di questi approcci sbagliati si dice che "il matrimonio è la tomba dell'amore".


    Va bene, ma mi sembri pessimista, guardando gli insuccessi; ci sono pure tante famiglie serene ed i figli: non danno soddisfazioni?

    Certo: "soddisfazioni" hai detto bene, ma la "felicità"? E poi, se uno si aspetta troppo dalla famiglia non rischia delusioni? Quanti genitori si considerano delusi ed abbandonati dai loro figli, dopo "aver fatto tanti sacrifici per loro"? Il loro amore è spesso attaccamento, dipendenza, aspettativa di affetto, assistenza, interessamento, anziché vero amore disinteressato e donativo e, se il comportamento dei figli non si conforma a quelle attese (se e chi amare, che studi e professione svolgere, dove abitare, ecc), l'amore si trasforma in gelosia, stizza, insoddisfazione, rimpianto e lamentazioni.
    Anche nella migliore ipotesi, di una famiglia unita, libera da invadenze ed affettuosa, c'é sempre il rischio insito della volatilità della situazione; essendo una felicità esterna alla persona, come tutte le cose mondane, è soggetta al mutamento: i figli possono allontanarsi, andare all'estero, o peggio: morire! Hai mai conosciuto una madre a cui è morto un figlio giovane? Se, come spesso accade, lei si è concentrata su di lui come oggetto della propria felicità, ne esce distrutta.
      Poi occorre tenere presente che molte persone si comportano ancora secondo un modello animalesco; la maggior parte degli animali presenta comportamenti molto diversi tra maschi e femmine, dovuti all'istinto base di conservazione della specie: il maschio sfida gli altri maschi, per accaparrasi tutte le femmine e sfogare le sue energie erotiche; così i figli che nasceranno saranno discendenti del maschio più forte di tutti, guadagnando migliori speranze di sopravvivenza; le femmine si accoppiano ed allevano i figli per istinto materno, non per piacere o interesse nei confronti del partner, che peraltro, spesso, non se ne cura più, né esse lo desiderano, concentrate, come sono, sulla prole. Analogamente l'uomo si comporta spesso da "cacciatore", cercando di accoppiarsi con quante più donne gli è possibile, ma senza impegnarsi con nessuna. La donna, dal canto suo, fa di tutto per farsi sposare, come mezzo per soddisfare - sia pure inconsciamente - il suo istinto materno, che le fa ottenere un figlio e, indubbiamente, le procura grande soddisfazione, ed assicurarsi una casa ed un reddito; poi, una volta avuti i figli che voleva, spesso trascura il proprio aspetto fisico (non più necessario per attirare un partner) e mette da parte il marito, che le serve prevalentemente da bancomat.

   
    Allora è meglio non sposarsi, ma divertirsi col sesso: non è questo il massimo piacere ottenibile? E che dire della soddisfazione della conquista?

    Il sesso è certamente il massimo piacere, dato che, oltre al godimento fisico, c'è anche qualche istante di assenza dei pensieri, che ci porta in uno stato estatico, ma è momentaneo, tanto che i romani dicevano: "post coitum omnis animal triste" (dopo il coito ogni animale è triste). Ciò è dovuto al fatto che il sesso, esercitato nel modo usuale, comporta uno scarico di energia verso l'esterno; tale perdita è fisiologicamente deprimente, dato che il benessere è legato all'energia: più energia uguale più benessere. La tensione sessuale è prodotta da un accumulo di energia nel primo chakra; l'accumulo si verifica sopratutto  tra i 13 ed i 25 anni, ma viene incrementato da vari fattori, come l'esposizione al sole, che spiega come la spinta erotica aumenti durante le vacanze al mare, l'ingestione di alcuni alimenti, come le uova (l'uovo battuto viene offerto agli sposini) ed altri fattori.
    L'energia  non solo non provoca problemi, ma è necessaria e benvenuta, solo che andrebbe usata per incanalarla verso i chakra superiori; invece normalmente viene dissipata verso l'esterno mediante un sesso eiaculatorio; il sesso stesso non fa male, ma idealmente si dovrebbe praticare senza giungere all'eiaculazione, come suggerisce il tantra yoga.
    La conquista ha una buona parte di soddisfazione nel sesso, tanto che molti, avendola conseguita, non continuano a frequentare quello stesso partner, ma ne cercano sempre di nuovi e chi se lo è sposato, spesso se ne stanca. Se il sesso fosse la felicità perché ce ne stancheremmo? Perché dopo alcuni anni (o addirittura mesi) di matrimonio l'interesse per il sesso cala e molte coppie si separano?


    Allora dobbiamo ricercarla o no questa felicità? E' "di questo mondo"?

    A me sembra difficile, ma non impossibile. Occorre sempre ricordare che l'incarnazione è una prova, una scuola, non una vacanza.
    L'uomo comune sembra sopravvivere più che vivere, perdendosi in piaceri che scambia per “felicità”, in innamoramenti narcisistici che scambia per “amore”, in vizi che chiama “passioni” (1).


    Ma Sai Baba ci diceva sempre:  <<Be happy!>>, allora dovremmo assumere un atteggiamento di felicità, o almeno di serenità?

    No davvero: non dobbiamo assumere, simulare, o metterci artatamente nello stato d'animo della felicità; qualsiasi finzione è un'ipocrisia, non porta a nulla, anzi è controproducente. Occorre invece trovare - ognuno nel proprio percorso di vita - il modo per raggiungere questa felicità.
    "Smile!" dice una nota esortazione americana, fatta propria da molte ditte e rivolta ai propri dipendenti, per dare un'immagine positiva e cooperativa della ditta, ma io trovai negli USA un pupazzetto con sotto scritto "Smile! The boss loves idiots" ("Sorridi: il capo ama gli idioti"): qualche altro americano aveva capito che il sorriso dovrebbe scaturire naturalmente e spontaneamente da un animo lieto e felice, non essere appiccicato artificialmente, come un cliché.
    Occorre invece trovare il modo per conseguire quella felicità, che ci spetta, nei limiti della condizione terrena.

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LA RISPOSTA



    Caro Luciano, tu mi dici sempre di no a tutte le ipotesi di felicità, ma vuoi venire al dunque? Molti maestri parlano di "Autorealizzazione"? Aristotele non aveva dato una risposta a questo quesito? Non disse che consiste nell'autorealizzazione e più precisamente nel sapere, la conoscenza?
    Altri hanno parlato di Amore, ma prima mi hai smontato sia il sesso che il matrimonio! Essere amati non è la felicità?

    La conoscenza è un impegno della vita, è la conseguenza della nostra evoluzione, per la quale ci siamo incarnati, ma la felicità dovrebbe essere un sentimento, un stato del cuore, non della mente.
    L'amore, invece è effettivamente una condizione emotiva. E' molto bello essere amati: una delle massime aspirazioni e tutti lo siamo certamente da Dio. Quanto alle persone, c'è la mamma che generalmente (ma purtroppo non sempre, basti pensare a quelle che gettano i figli nei cassonetti) ci ama senza condizioni, anche se non siamo come lei vorrebbe.

    Purtroppo Dio non lo vediamo e per percepirne l'Amore infinito dobbiamo percorrere la lunga strada dell'autorealizzazione, il misticismo, l'estasi.
    La mamma poi non è eterna né perfetta ed il suo amore - ancorché prezioso - nell'esperienza comune, sembra non risolvere il problema, anzi chi vi si appoggia troppo viene considerato un "mammone". L'amore degli altri: sposi o amici intimi, come abbiamo già detto non solo non è eterno né incondizionato, ma insicuro e caduco; può svanire per tanti motivi: cambio di città, morte, oppure concorrenza e gelosia (quanti mariti sono scappati con la migliore amica della loro moglie?). Quindi è un'ottima cosa, ma non mi sembra risolva completamente la questione.

    Mi lasci senza speranza, né soluzione! Allora è vero che "la felicità non è di questo mondo"!

    Certo: qui siamo sopratutto per imparare, per lavorare alla nostra crescita spesso attraverso esperienze faticose, ma non è del tutto esatto che non ci sia nessuna possibilità di una felicità; recentemente ho letto un libro che mi ha illuminato: Lester Levenson, un fisico americano, attraverso una sua esperienza molto sofferta (a quarantadue anni ebbe una crisi cardiaca, che lo costringeva a restare in casa per il resto della vita e che lo portò sull'orlo del suicidio), ha svolto un'approfondita ricerca ed ha trovato una risposta, che mi sembra buona: la felicità non sta nell'essere amato, ma nell'AMARE!
   AMARE è utile per compiacere gli altri, ma è utile sopratutto per noi stessi, dato che nell'amare noi facciamo fluire spontaneamente energia prelevata dall'Universo e la emettiamo attraverso il nostro chakra del cuore; non a caso, senza saperne razionalmente il motivo, associamo amore con cuore: non il muscolo cardiaco, come spesso si crede, ma il quarto chakra, localizzato alla punta dello sterno. Forse è per questo che ci si sente tanto felici nel periodo dell'innamoramento: perché si ama, si percepisce, inconsciamente, quell'energia che fluisce attraverso i nostri chakra, oltre al fatto di essere ammirati, corteggiati e riamati. Peccato che si tratti di una condizione passeggera, e condizionata dall'altro, come avevo già detto.
      Questo approccio mi sembra getti una nuova luce sull'insegnamento evangelico di amare, che - tra l'altro - ci è presentato in forma futura: <<amerai>>, quasi per indicarci una meta verso cui puntare, più che una situazione da attuare per comandamento.


    Per amare occorre avere qualcuno che ci ami, che possiamo incontrare, abbracciare baciare, coccolare, scambiarci parole d'amore.

    Non è così: la bellezza e la sicurezza di questo approccio è che Amare è una condizione gratuita, soggettiva, incondizionata, senza aspettative, che nessuno ci può togliere; l'Amore con la A maiuscola non ha bisogno di manifestazioni fisiche, anche se esse sono piacevoli. Incontrarsi, o anche parlarsi al telefono è utile e piacevole, ma non strettamente indispensabile. Non, è in fondo, quello che avevano cantato i poeti medievali, del dolce stil novo, parlando della "donna-angelo"? Un'entità quasi sovrannaturale, da amare a distanza, senza aspettative di amplessi  e neppure di corrispondenza.
      Osho, il noto guru  indiano che insegnò negli USA, disse, tra l'altro, che chi dà amore è un imperatore e chi prende amore senza darlo è un mendicante.
    Oggi negli USA si è diffuso il costume secondo cui le persone legate affettivamente, specie in famiglia, si dicono l'un l'altro <<I love you!>> ad ogni piè sospinto (lo avrete sentito ormai in molti film o serial TV americani), in omaggio alla scoperta che queste dichiarazioni aiuterebbero la persona a cui sono dirette, facendola sentire meglio. Ciò è vero, ma frasi del genere dovrebbero scaturire sincere e spontanee dal profondo, non diventare frasi fatte, come purtroppo accade, vanificandosi. Sarebbe come quando diciamo "Grazie" a qualcuno che ci fa anche un minimo favore, come farci passare per primo o mentre gli diamo il resto per aver appena acquistato qualcosa nel nostro negozio; in quel caso non intendiamo augurare su di lui la discesa di grazie divine, ma aderire ad uno standard di cortesia interessata a mantenerci la clientela, o ad apparire educati.


    Ma se la persona amata non ci si fila, che facciamo, ci raccontiamo un film?

    Secondo l'esperienza concreta di Levenson, non solo non è necessario che le persone amate ci corrispondano, o almeno non ci respingano, ma lui cominciò con l'amare non tanto i suoi cari, ma addirittura i suoi "nemici", quelli con cui aveva dei problemi! Ciò non solo lo appagò, ma sciolse i suoi nodi psicologici e lo fece guarire dalla sua cardiopatia ed anche dall'ulcera che lo tormentava da decenni, da quando la sua fidanzata l'aveva lasciato. Capì che l'ostacolo principale che ci creiamo nella vita è la testardaggine nel voler cambiare le cose attorno a noi, invece di accettarle (ricordi il famoso proverbio: "La resistenza crea la sofferenza"?). Dopo pochi mesi Lester era di nuovo sano, energico ed attivo, anzi si mise in affari per dimostrare a se stesso di poter fare ciò che voleva; si impegnò nella compravendita di immobili, partendo senza un soldo e, in capo a sei mesi, accumulò più di un milione di dollari! Poi, pago di tale conferma, smise di lavorare e se ne andò in giro per gli USA.
    Ciò, oltre ad incoraggiare questo approccio, aggiunge nuovo sostegno all'altra incredibile raccomandazione evangelica di "amare i propri nemici": amarli è nel nostro primario interesse, non significa far loro un favore.
     Insomma la Felicità sembra basata su un flusso di energia e fu certamente quella che risanò Lester
. Perciò amare può contribuire anche a ridurre la necessità di mangiare, vitalizzando il corpo eterico con l'energia che lo attraversa. Infatti capita spesso che, quando uno s'innamora, diventi inappetente e molti santi, ripieni di Amore divino, hanno minimizzato spontaneamente ed inconsapevolmente la necessità di alimentarsi. Probabilmente, all'opposto, l'odio ed il rancore bloccano il flusso energetico e causano anche malattie ed aggravamento della salute.
     Sotto quest'ottica, AMARE non è più solo un insegnamento morale e filosofico, ma una strada per la propria felicità, indipendentemente dall'eventuale corresponsione.
        Sicché si può essere felici autonomamente ed incondizionatamente:
      Autonomamente, giacché non devi aspettare nessuno che ti renda felice e nessuno ti potrà togliere la felicità.
     Incondizionatamente, perché il suo raggiungimento non dipende da nessun fatto esterno, come età, tempi, luoghi, ambiente, grado di istruzione, ceto, ricchezza, salute, condizione coniugale, ecc. Perciò per ricercare la felicità non occorre cambiare o inseguire la "persona dei nostri sogni": l'uomo o la donna ideale (che non esiste), né il lavoro più gratificante e divertente (Sai Baba ribadisce che non bisogna rincorrere il lavoro che ci piace, ma svolgere bene quello  che la vita ci offre).
        Infine amare costituisce senz'altro una forma di pensiero positivo: quell'atteggiamento suggerito da tanti psicologi e filosofi per migliorare la vita. Il pensiero positivo, oltre a farci stare meglio, ci attira e fa ottenere le cose migliori.

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PROVARE



    Caro Luciano, questo che mi indichi è troppo, mi metti in imbarazzo; non mi sento affatto pronto ad un salto del genere: amare, senza riscontro, persone che magari mi sono ostili!   Non so davvero se ce la farò!

    E' una questione di provarci:  prova a visualizzare persone che ami già, a cui sei affezionato e immagina dell'energia che entra dalla sommità della tua testa, dalla "fontanella", sotto forma di una luce liquida dorata, che guiderai col pensiero ad uscire dal centro del tuo petto, presso la punta dello sterno, indirizzandola verso la persona in questione; la cosa è più agevole se guardiamo una foto della persona, magari caricata sullo smartphone. L'esercizio andrebbe sincronizzato con il pranayama: respirare profondamente, inspirando, per attirare energia nella testa ed espirando, emettendo l'energia dal petto; pian piano potrai percepire, o almeno immaginare l'energia che fluisce, magari con un brivido lungo la schiena e nelle orecchie, e può procurare un sottile senso orgasmico; del resto non si dice che "l'amore fa sospirare"? Probabilmente, senza rendercene conto, abbiamo sempre usato il respiro per trasmettere amore .
    La persona può essere vicina o lontana, vivente o trapassata, umana o divina.
Dunque la felicità probabilmente è basata sulla stimolazione sistematica ed apertura progressiva del  quarto chakra, che comunemente si dice "apertura del cuore". Non è necessario provocare un trasporto emotivo se non c'è, anzi è meglio evitare di simularlo: l'importante è visualizzare l'energia che entra dalla testa ed esce dal cuore verso l'oggetto dell'esercizio; l'emozione poi potrà venire da sé. Non occorre, anzi non bisogna fare questa pratica come uno sforzo, ma come un esercizio piacevole. Pare che questo modo di amare, basato solo sullo scambio e fusione energetica, sia quello che si utilizza nell'Aldilà. Perciò esercitandolo ci avvicineremo ad una condizione paradisiaca.

    Successivamente, quando avrai padroneggiato e ti sarai compiaciuto di questa pratica, nei confronti di persone amate o amiche, potrai provare anche con persone che ti sono indifferenti e, infine, con persone verso cui provi ostilità e che dovresti imparare a perdonare, nel tuo stesso interesse. Questo è più impegnativo, ma, secondo Lester, con l'insistenza è possibile, e ti porta la pace, anzi egli andò molto oltre... maturando spontaneamente poteri paranormali.

      Scusa ma un noto detto non recita "L'amore è cieco" ed un famoso proverbio non dice: "Al cuore non si comanda" ?

      L'amore comune può dirsi "cieco" perché non è subordinato alla ragione, nè all'estetica, ma viene attivato da energie nascoste generate in vite precedenti, sicché quando incontriamo qualcuno che ci fu caro in una vita precedente ce ne sentiamo attratti senza sapere il perché, a prescindere da ogni ragionamento di età, condizione sociale, lingua o altra possibile barriera. Venendo invece al ragionamento attuale, potremmo parafrasare il detto in "l'Amore è luce", dato che l'Amore è la strada maestra verso l'evoluzione e la luce.
    Inoltre al cuore non si comanda, ma all'energia si!
Essa si comanda col pensiero. Difatti io non ti ho detto di "amare", ma di mandare gentilmente energia. Essa, attraversando il chakra del cuore, lo stimolerà automaticamente al sentimento d'amore, senza una tua intenzione diretta.

    Dovresti trovarne soddisfazione, appagamento ed accedere ad uno stato che - anche se inizialmente non sarà di somma felicità - almeno ti porterà grande serenità e pace e che nessuna persona e nessun avvenimento potrà mai toglierti. Difatti l'ostilità, il rancore, il non-amore peggiorano e danneggiano la tua stessa vita. Inoltre ricordiamoci che lo scopo principale dell'incarnazione è proprio quello di riconciliarci con quelli che avversammo in vite precedenti e consumare il relativo karma, sicché - se non ci riusciamo - dovremo ripetere l'incarnazione.

    Poi, come effetto collaterale, probabilmente scoprirai che le persone verso cui avrai indirizzato la tua energia d'amore ti considereranno con maggiore cordialità o affetto. Non è questo che intendeva Dante quando scrisse <<Amore a nullo amato amar perdona>>? ("l'amore costringe la persona amata ad amarti". Se vogliamo è un suggerimento di "pensiero positivo" ante litteram ).
 
    D'altra parte sappiamo che i mondi superiori sono basati sull'Amore; dunque mi sembra che questa sia la strada giusta per elevarci al di sopra del mondo animale. Un'altra considerazione che mi convince filosoficamente della validità di questo Amore incondizionato ed unilaterale è che Dio stesso, che è la personificazione dell'Amore, ci ama in questo modo, anche se noi non lo amiamo e c'é perfino chi lo odia; tuttavia Egli non viene sminuito da questa indifferenza ed é anche la personificazione della Felicità, forse anche proprio perché ama.
    L'Amore donativo è altruistico, non esclusivo, non ha aspettative, né gelosie; è espansivo, moltiplica i destinatari ed aumenta col loro numero, anzichè dividersi.

    Una pratica che ti potrà agevolare in questo è la meditazione regolare, che può aiutarti anche in un salto di coscienza, completando la tua felicità. Un'altra pratica utile ad aprire il cuore ed aumentare l'energia può essere il massaggio tantrico, che - se condotto seriamente, come disciplina yogica - risveglia l'eros, cioè l'amore, senza comportare lo spreco di energia che avverrebbe con attività sessuali che sfocino col tradizionale orgasmo eiaculatorio.
    Sai Baba fa un grande elogio dell'eros - in contrapposizione con il sesso tradizionale -  attraverso il noto libro "Sai Baba parla dei rapporti di coppia": dice che è <<l'essere aperto all'Altissimo>>!

    L'energia utile a questo scopo ed a tutta la vita si può aumentare anche stando al sole, guardandolo indirettamente, danzando, praticando il pranayama e nutrendosi appropriatamente.

    E gli amori attuali, magari basati su approcci "sbagliati", secondo te? Che ci devo fare? Cancellarli? Buttarli nel cestino?

    La vita è evoluzione; anche gli "errori" ne fanno parte, perché sbagliando sulla propria pelle s'impara. Prova a modificare gradualmente il tuo approccio nei confronti  di questi amori  "difettosi" nell'attaccamento. Non c'è bisogno che tu dica nulla a quelle persone; prova solo ad esercitarti nel mandare loro Amore e vedi che succede. Dal momento che eserciterai un Amore disinteressato, non potrai più essere deluso o ferito.
    Naturalmente ci vuole un po' d'applicazione; i risultati si vedranno dopo qualche tempo.

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QUESTO TESTO E' DEDICATO AL SIGNORE, CHE SI E' INCARNATO NEI GRANDI AVATARS, COME : 

GESU'  SATHYA SAI BABA*
  

     * Sai Baba si è incarnato il 23 Novembre 1926 a Puttaparthi, un villaggio nella regione dell'Andra Pradesh nel centro-sud dell'India. Ha lasciato il corpo il 24/4/2011. Ha decine di milioni di devoti in tutto il mondo. Opera ogni sorta di miracolo. Ha realizzato ospedali, scuole, villaggi, acquedotti, ecc. per sollevare la condizione dei più disagiati. 
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