Redazione Vita


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Una carrellata tra il serio ed il faceto

attraverso le nostre distorsioni




Prima edizione: 6/3/98 - Emissione sul web: dic. 2013
Rev. 1 : 7/7/17


Cartesio

Cartesio (Rene' Descartes) fu un grande scienziato, matematico e filosofo francese del 1600. Avendo esaminato e rimesso in discussione tutta la realta' dalle sue fondamenta, egli riparti' con la sua filosofia da una base essenziale, quella della seguente intuizione:
Di tutto si puo' dubitare tranne che di star dubitando, cioè di star pensando, dunque di esistere come essere pensante.
La sua filosofia e' quindi sintetizzata, come sappiamo, nella famosa frase: "Cogito, ergo sum!" (Penso, dunque sono!).

Io mi sono permesso di prendere spunto da questo detto, estendendolo ad altri campi, con un significato un po' diverso. Osservando i nostri comportamenti ho notato come molti di noi sembrano sentirsi vivi non tanto quando riflettono, come Cartesio, ma quando attuano certi comportamenti. Questa forma di pseudo-realizzazione, che colpisce un po' tutti ad un livello medio, puo' diventare una identificazione totale in taluni casi piu' gravi e patologici, che mi sono divertito a classificare e descrivere.
Naturalmente nei casi piu' comuni questi comportamenti possono essere temporanei ed essere superati con la propria maturazione, o passeggeri e cambiare da un tipo di attaccamento ad un altro.

Nel raccogliere e classificare sommariamente i vari comportamenti mi e' venuto di raggrupparli secondo delle categorie che usavamo da bambini per definire le 'penitenze' dei giochi: 'Dire/ Fare/ Baciare/ Lettera/ Testamento'. A queste non ho potuto evitare di premettere una categoria troppo importante per essere trascurata: quella dell'Avere.

Mi sembra anche che tutte le varie manifestazioni abbiano un denominatore comune: ottenere l'attenzione degli altri, che e' la premessa o almeno un surrogato dell'amore, che tutti desideriamo.

Spero che le note che ho raccolto possano essere utili al lettore, come lo sono state per la mia stessa riflessione. Riconoscendoli potremo superarli piu' facilmente e maturare piu' rapidamente.
E' una sorta di psicologia alla buona e sicuramente con prospettive parziali ed incomplete, dato che non sono uno psicologo, ma ragiono con semplice buon senso.

Sara' divertente anche passare in rassegna i vari 'tipi' umani descritti, nonche' osservare all'opera quelli che ci circondano, confrontandoli coi modelli illustrati.


INDICE


AVERE

Avere e' forse l'atteggiamento piu' diffuso per affermarsi.
Al di la' del timore di restare senza risorse, che motiva molto questo desiderio fino a sconfinare nell'avarizia, l'avere e' una grande fonte di soddisfazione per la gente, che ama esibire le proprie cose in forme diverse.

In un certo senso tutte le proprieta' che vadano al di la' del necessario vengono generalmente acquisite per mostrarsi agli altri ed ottenerne appagamento. Vediamone le manifestazioni piu' salienti.

Ho una gran casa,...ergo sum! 

La casa e' il possesso primario, il piu' importante ed ambito, il piu' legato alla propria personalita'. Appena raggiunto il possesso di una bella casa tutti ci affrettiamo ad invitare gli amici per mostrarla loro, come per valorizzare noi stessi.
In genere ci rendiamo conto, piu' o meno consciamente, che la nostra esibizione di questo o altri possessi ci attireranno le invidie altrui; allora, per evitare che cio' finisca per vanificare i nostri scopi, cerchiamo di offrire loro una sorta di condivisione del nostro bene. Facciamo feste di inaugurazione, cene o grigliate; in gergo 'bagnamo' il nuovo possesso.

A rifletterci certi accessori vengono acquistati 'solo' per questo scopo di affermazione.

Una volta ero in visita ad un amico in un complesso residenziale marino; conobbi un tizio, che aveva un appartamentino a pianterreno e si era fatto scavare sotto di esso una sala hobby; aveva attrezzato la sala praticamente solo con un proiettore e megaschermo televisivo, che a lui non serviva, ma gli consentiva di raccoglierci tanta gente (me compreso, che non lo conoscevo neppure) che lo facesse sentire al centro dell'attenzione.

E che dire di certe case disegnate da architetti con soluzioni molto originali e fantasiose, ma pochissimo pratiche?
I proprietari si sobbarcano a scomodita' e spese, che sembrano talvolta utili solo allo scopo di raccogliere i complimenti dei loro conoscenti.

Ho una gran macchina,...ergo sum! 

Chi non si puo' comprare una casa nuova (ed anche chi lo ha gia' fatto) compra un'auto (o una moto)!
L'auto piu' adatta e': Al di la' dell'uso strumentale di uomini in cerca di avventure (per il qual caso rimando al seguito), la macchina ha un grande fascino per molti ed e' un surrogato piu' economico e piu' sciorinabile della casa (infatti si puo' mostrare 'a domicilio' degli osservatori).

Alcuni anni fa si sono diffuse le auto fuori-strada, i 'gipponi' con quattro ruote motrici. Contro ogni logica esse sono acquistate per lo piu' da gente che le usa in citta', dove le loro caratteristiche tecniche non trovano impiego, mentre le loro dimensioni, generalmente maggiori delle berline, ne rendono piu' difficile il parcheggio.
Al contrario ho notato che i contadini e boscaioli, che ne farebbero un impiego piu' appropriato, si arrangiano benissimo con vecchie utilitarie, che arrancano per i campi e le salite piu' difficili!

Una considerazione simile si puo' fare sulle moto di grossa cilindrata: a che serve una moto di 500 o addirittura 1000 cc, quando una da 350 ha gia' una potenza piu' che sufficiente a superare ogni limite di velocita'?

 Parecchi anni fa conobbi un collega ingegnere negli Stati Uniti; aveva trovato modo di acquistare una Cadillac seminuova ad un prezzo cosi' conveniente che poteva tenerla un anno e rivenderla senza deprezzamento.
Mi mostro' con orgoglio tutti i vari accessori, nuovi per l'epoca, come i sedili regolabili elettricamente e la climatizzazione con termostato digitale. Dato l'alto costo dell'auto, delle sue parti e degli interventi manutentivi, per potersela permettere, doveva pero':

Parlandone mi disse che, vedendolo uscire con la Cadillac, il suo vicino di casa lo scambiava per un milionario (in dollari).

Chi vuole essere piu' 'esclusivo' va al di la' della macchina (che ormai hanno tutti) e si attrezza con la 'barca'. L'esibizionista dello yacht non e' appassionato del mare, non sa navigare e magari neppure nuotare. Tiene abitualmente la sua conquista ormeggiata in un porto turistico alla moda e ci trascorre qualche giornata ogni tanto. In tali occasioni invita amici e conoscenti a prendere un drink e cosi' sciorina il suo bene.

Il 'fortunato' possessore dello yacht o della gran macchina, quando non e' in grado di mostrare direttamente la sua 'perla', coglie le occasioni opportune per menzionarla nei suoi discorsi.
Molti avranno avuto occasione di sentire una notissima attrice cinematografica italiana dire, nelle sue interviste: 'Mi trovavo con la Rolls...'

Vesto,...ergo sum!

Mentre la macchina e' in genere uno strumento maschile, i vestiti sono usati da entrambi i sessi e specialmente dalle donne, da tempo immemorabile e rappresentano l'oggetto piu' collegato al nostro stesso corpo.

Tutti sappiamo che in Cina, per molti decenni, i vestiti sono stati standardizzati a quelle grigie uniformi, che costituivano una polarizzazione eccessiva in senso opposto, ma certamente erano motivate dal risparmio e dall'abolizione della competitivita' futile in questo campo, per concentrarsi verso il riscatto dalla miseria.

L'alta moda e' basata su questo presupposto e lo porta alla massima esasperazione, tanto da proporre talvolta abiti cosi' stravaganti che poi quasi nessuno indossa, per il pericolo del ridicolo. Lo stesso vale naturalmente per gli accessori, quali scarpe, borse, cravatte, etc.
E che dire di pellicce, gioielli, orologi,...?

L'importante per molti e' avere indumenti o accessori belli ed interessanti o che comunque ottengano attenzione.
Addirittura puo' bastare che siano costosi e firmati e all'ultima moda, non importa che siano di gusto del proprietario.

C'e' anche chi non si accontenta di curare il proprio modo di vestire, ma si preoccupa anche del modo di vestire dei suoi familiari. Questo e' tipico di alcune madri di famiglia, che si agitano perche' il marito ed i figli siano abbigliati come dicono loro.

Una controprova di tutto questo possiamo averla da molti di coloro che posseggono valori superiori, quali una capacita' artistica o professionale affermata; essi generalmente ignorano le raffinatezze estetiche e di abbigliamento e girano spesso in jeans e maglione.

Ho un bel corpo,...ergo sum! 

Ma la cosa forse piu' importante per la maggioranza e' il proprio stesso corpo!
L'identificazione col corpo e' certo il fatto piu' ovvio e generalizzato; solo chi si esercita spesso in meditazioni e riflessioni filosofiche riesce a distinguere la propria essenza piu' intima dal corpo che la incarna.

 Ecco quindi che l'attenzione, la cura, fino all'esaltazione del corpo sono i comportamenti piu' diffusi. Si frequentano palestre, estetisti, persino cliniche di chirurgia estetica. Se cio' e' normale per riparare e mantenere in buono stato lo strumento corpo, diventa sempre piu' distorto quando si vuole simulare una situazione che non corrisponde alla natura.

 Ci sono quindi:

Si racconta di un noto giornalista televisivo che era cosi' maniaco dell'abbronzatura da prendere il sole con le dita ben aperte, per assicurare una buona colorazione anche tra un dito e l'altro!

Naturalmente in questo, come in molti altri campi, la bellezza e' spesso del tutto soggettiva. Ci sono infatti quelli che ritengono di rendersi piu' attraenti tingendosi i capelli di verde o rosso o tutti e due i colori assieme, tagliandoseli come 'l'ultimo dei moicani', o a zero, o tatuandosi .

Compro,...ergo sum !

Per certe persone non e' tanto il possesso a gratificarle, ma l'atto stesso dell'acquisto, il gusto di avere una cosa nuova e mostrarla, al punto che una volta raggiunto il bene e sciorinatolo, se ne stancano subito; anzi proprio per essere ormai in loro possesso esso perde ogni attrattiva.

E' ben noto come Jacky O., dopo aver sposato il top dei mariti (v. categoria piu' oltre), si dilettasse a comprare ogni genere di articolo anche in quantita' multiple, per 'distrarsi' e forse per farsi notare e servire dai negozianti e dagli altri avventori, come colei che 'si poteva permettere tutto'.

 

Ho un titolo,...ergo sum! 

Il possesso piu' raffinato puo' non essere materiale, ma astratto. Quanti rincorrono un titolo di studio solo per essere chiamati 'dottore'?

Parecchio tempo fa nell'azienda in cui lavoravo c'era una segretaria, che aveva la licenza media inferiore, piu' qualche corso di segreteria. Si mise in testa di prendere un diploma superiore; poiche' non aveva tempo ne' voglia di studiare, punto' su un diploma di maestra d'asilo. Le domandai se era appassionata di insegnare ai bambini piccoli: mi rispose di no, ne' mi seppe dare una motivazione razionale del suo impegno (che fini' per coronare), ma capii che era solo per poter dire di essere diplomata.

C'e' chi non sa ne' vuole sostenere neppure quel genere di impegno, oppure punta 'piu' in alto' e ricerca un titolo nobiliare. Attorno a questa velleita' prosperano iniziative commerciali piu' o meno serie ed oneste.

Conosciamo poi l'autobiografia di una nota donna di salotto, che ha dichiarato esplicitamente di sentirsi a disagio rispetto alla sua famiglia borghese ed ha sposato un dopo l'altro due nobili, che le hanno assicurato l'ambito titolo.

 

DIRE

Chiacchiero,...ergo sum! 

Il semplice chiacchierare e' il modo piu' semplice e 'povero' di attirare l'attenzione altrui. Non richiede possessi come nella categoria precedente, ne' alcun altro tipo di impegno particolare. Chi non conosce qualcuno che ci 'attacca bottone' appena lo incontriamo?

L'argomento di conversazione non ha alcuna importanza; appena esauritone uno il chiacchierone ne trova subito un altro. L'impressione e' che egli si trovi a disagio se si sta in silenzio.
Io ho conosciuto un paio di signore ( a cui sono affezionato) che erano famose per questa attivita'. Una era proverbiale per attaccar bottone anche sugli autobus, e le capitava di trovare sarte, domestiche o altre persone con cui intrattenere rapporti di lavoro, semplicemente grazie alla sua parlantina. Inoltre, se si trovava in compagnia di qualcuno e la conversazione languiva, non trovando altro argomento per rianimarla diceva: '..che silenzio!', come se trovarsi in assenza di colloquio fosse imbarazzante.

 

Telefono,...ergo sum! 

Questa e' in un certo senso una ovvia variante della precedente attivita'. Con il progresso la chiacchiera prende le forme che puo' (ora, con l'avvento di Internet, si sono sviluppate le 'chat', salotti telematici per chiacchierare con tutto il mondo).
Una delle signore summenzionate era al telefono con un'amica e fu salutata dalla figlia che andava al cinema; al suo ritorno, dopo quindi almeno due ore, la figlia la ritrovo' ancora al telefono con la stessa amica!

Ma il telefono per qualche strano motivo istintuale possiede un potere in piu': quando squilla per una chiamata in arrivo quasi tutti noi lasciamo ogni altra occupazione e gli diamo priorita' assoluta. Solo i manager fanno filtrare le chiamate dalla segretaria. Gli altri lasciano tutto e corrono; anche se stanno al bagno, sotto la doccia, a letto, o a tavola, si affrettano. Se poi non arrivano a tempo hanno un moto di delusione e rammarico, quasi avessero perso un'importante opportunita', come se la fortuna avesse bussato alla loro porta e loro non l'avessero accolta!

Quando talvolta ho avuto occasione di dire che un telefono che squilla e' solo una proposta di comunicazione, che non e' indispensabile cogliere (cioe' si puo' rispondere o no), sono stato generalmente guardato con sospetto dai miei interlocutori disorientati.

 

Riferisco,...ergo sum! 

Riferire differisce dal chiacchierare nel senso che l'atto, onde ottenere maggior attenzione, si arricchisce di contenuti, cerca di offrire del materiale che renda piu' interessante il parlatore.
La sua forma piu' nota e tipica e' basata sul pettegolezzo. In ambienti semplici questa e' l'informazione piu' facile da offrire.

Molto diffusa e' anche la discussione sportiva, che si sviluppa tipicamente il lunedi' mattino in ufficio, sui risultati delle partite della domenica; prezioso e' l'essere stati spettatori diretti di una delle partite principali.

C'e' anche una professionalizzazione dell'atto: il mestiere del giornalista. A rifletterci i giornalisti si impegnano nel 'rivelare' all'attento spettatore che Tizio ha ammazzato Caio, o che Giulia e' stata eletta Miss Italia.

 

Disputo,...ergo sum! 

Disputare e' un'altra variante del chiacchierare, forse riservata a pochi 'intellettuali', che sarebbero a disagio a parlare 'del piu' e del meno'.

Il 'disputone', come mi viene di chiamarlo (ne conosco uno tipico), trova sempre un argomento di diatriba perche', a differenza delle persone normali, che tendono ad esibire accordo con gli interlocutori, egli e' pronto a trovare le ragioni del disaccordo, che terranno vivo il colloquio piu' a lungo.

Ad esempio se il caso ha voluto che si cominci a parlare della bellezza del mare, il disputone obiettera' che anche la montagna ha molti lati positivi e li illustrera' a dovizia. Se poi l'altro dovesse concordare, il disputone sara' pronto a tirar fuori che, comunque, oggi come oggi, entrambi i tipi di localita' hanno perduto molto, a causa di questo... e quello...

Insomma potete star certi che, qualunque cosa diciate, il disputone difficilmente sara' daccordo con voi.
Oltre alla passione per la chiacchiera egli e' infatti animato dalla convinzione che l'esprimere un parere diverso e generalmente anticonformista gli assicuri una maggiore attenzione e stima.

Lascio al lettore l'esercizio di individuare tipici rappresentati di questa categoria in due noti personaggi:

Conosco,...ergo sum!

Conoscere e' un altro modo di 'farsi bello' ed ottenere attenzione con le chiacchiere. Non il conoscere e basta, ma il collezionare conoscenze per poter dire in giro 'io conosco tizio'. Naturalmente tizio e' sempre persona pubblica, in vista, o quantomeno di interesse per l'interlocutore.

Talora le conoscenze possono riguardare materie (come per esempio il computer, o la fotografia) anziche' persone. In tal caso il soggetto si vanta di essere esperto di tali materie e talora 'spara' sentenze di dubbia fondatezza con grande sicumera.

Altre volte il 'saputone' conosce veramente a fondo un ramo del sapere, a costo di un continuo studio che e' la sua ragione di vita; ci sono certi professori, che si mostrano molto severi con gli allievi, non tanto per cattiveria, ma magari per sottolineare che c'e' un abisso tra la 'vera conoscenza' (la loro) e quella dimostrata dall'allievo. Essi sono prevalentemente umanisti, che sfoggiano spesso e volentieri citazioni dotte e raffinatezze linguistiche da 'Accademia della Crusca'.

I piu' raffinati naturalmente non fanno dichiarazioni di punto in bianco, ma trovano modo di menzionare la conoscenza opportuna con disinvoltura, piazzandola nel discorso al momento piu' opportuno. Ma guai a cercare di approfittare di tali conoscenze. Se direte, per esempio, 'dato che conosci tizio, me lo presenti?' oppure 'gli domandi questo?', state tranquilli che il 'conoscitore' generalmente:

  1. rispondera' di sì (deve supportare le sue affermazioni)
  2. difficilmente soddisfera' la vostra richiesta, dato che di solito le sue conoscenze sono superficiali o addirittura millantate, ma sopratutto la loro menzione aveva uno scopo puramente esibizionistico, mentre l'interessarsi al vostro problema e' tutt'altra cosa.
Una gustosa rappresentazione di questo tipo umano e' illustrata in un film di Carlo Verdone, in cui il protagonista millanta una vita avventurosa, nonche' la conoscenza personale di Lucio Dalla.

 

Viaggio (e riprendo),...ergo sum! 

Quasi tutti amano viaggiare: e' un'attivita' che ci consente di vedere e vivere popoli, ambienti e cose nuove.
A tale attrattiva chi piu', chi meno, accoppia il piacere di poter dire di 'esserci stato'.

Chi puo' dire di non aver mandato cartoline a parenti ed amici dal luogo della sua visita? A pensarci bene ed onestamente tali cartoline non sono solo motivate da un sincero pensiero per i destinatari, ma spesso dal desiderio di far vedere che siamo stati in un bel posto. Quanto piu' lontano ed esotico e' il posto, tanto maggiore e' l'interesse che si puo' suscitare e la soddisfazione che ne deriva.
Anche qui si rischia di suscitare un'invidia proporzionata e la cartolina, o meglio ancora il souvenir, servono anche a mitigarla.

Con l'avvento delle cineprese e poi delle telecamere si sono poi sviluppati i patiti della ripresa. Costoro sembrano volersi appropriare delle vedute della loro gita per mostrarle agli amici. Essi vedono i luoghi del loro viaggio praticamente solo attraverso il mirino della loro macchina.
Anch'io facevo un po' cosi' da giovane. Quando ho preso coscienza del mio comportamento l'ho abbandonato e non porto piu' macchina fotografica ne' cinepresa.

FARE

Partecipo,...ergo sum!

Partecipare alle attivita' di un gruppo e' necessario se uno vuole ottenere l'attenzione altrui. Se gli altri fanno o si interessano a qualcosa ecco che il 'nostro' si sente in dovere di partecipare, non importa quale sia il soggetto, l'importante e' di non restare in disparte.

La partecipazione prende poi varie forme piu' o meno approfondite e creative a seconda delle capacita' del soggetto. I 'partecipanti' piu' in gamba assumono addirittura il ruolo di leaders nell'attivita', sono coloro che propongono o creano l'attivita' stessa, a cui gli altri partecipano come seguaci. Ovviamente la leadership e' il ruolo piu' gratificante!
Ma anche chi non sa fare gran che' vuole partecipare, come ben rappresentato dal gruppo comico dei 'Tretre', in cui ricorre la gag di uno che si inserisce a sproposito in una discussione e, redarguito, si giustifica dicendo '..volevo partecipare!'.

 

Faccio parte di un gruppo,...ergo sum!

Questo e' un atteggiamento che credo basilare, in maggiore o minore misura interessa tutti.
Specialmente da giovani abbiamo bisogno di essere parte di un gruppo. I gruppi piu' comuni sono la classe a scuola, la comitiva in vacanza o la squadra sportiva.
Per esserne parte integrante occorre parlare delle stesse cose, usando lo stesso gergo, vestire negli stessi modi, fare certe attivita' che dominano nel gruppo.
Sotto questo punto di vista ritroviamo atteggiamenti illustrati in altre voci, che qui ricompaiono non piu' come segno di distinzione, ma come obbligo di allineamento.

Nel vestire, ad esempio, vale quanto sopra descritto, ma per appartenere al gruppo anche chi non se ne interessasse per propria iniziativa e' costretto ad allinearsi.
Ad un certo punto tutti 'devono' indossare certe scarpe da ginnastica o degli stivaletti anfibi; lo zainetto puo' diventare un accessorio indispensabile; oppure e' bene avere i pantaloni strappati o con le toppe e la camicia fuori dai calzoni . Spesso ho riflettuto che se certi capi fossero forniti dai genitori i ragazzi si rifiuterebbero di usarli, insorgendo ed adducendo giustamente mille obbiezioni.

 I gruppi si auto identificano anche mediante il gergo. Divertenti sono le espressioni giovanili e non, diffuse nelle varie epoche; alcuni esempi di parole e frasi standard dell'ambiente 'allargato'?:

Quando ero bambino, a scuola tutti i miei compagni erano tifosi di una squadra di calcio. A me non importava niente e non conoscevo neppure le squadre, ma mi sentii in dovere di sceglierne una da poter 'esibire': scelsi la stessa del mio miglior amico.

Se l'appartenenza di un giovane al proprio gruppo scolastico e' scontata, c'e' invece la costituzione di gruppi piu' anomali ed addirittura pericolosi, come le bande di quartiere; tanto e' importante questo 'istinto' (comune a molti animali superiori) che gli educatori hanno di epoca in epoca costruito gruppi alternativi onde incanalarlo in alvei piu' tranquilli, come i gruppi parrocchiali o gli scout.

 

Tifo,...ergo sum!

Una sottospecie della categoria precedente e' rappresentata dai gruppi di tifosi. In tali gruppi si fonde il bisogno di appartenenza ad un gruppo con quello di appropriarsi simbolicamente del successo altrui, per ricavarne una promozione.

Basta dare un'occhiata al comportamento dei tifosi per rendersi conto che essi non hanno un vero interesse per la squadra o i giocatori, ma solo per quanto essi possono apportare di lustro ai loro supporters.
Se la squadra vince: tripudio, ABBIAMO vinto, SIAMO forti!
Se la squadra perde: vergogna, HANNO perso un'altra volta, non SANNO far niente, cacciate l'allenatore, punite il giocatore fannullone!

 

Scherzo,...ergo sum! 

Una delle attivita' del 'fare' e' lo scherzo. I soggetti capaci trovano spesso utile attirare l'attenzione altrui scherzando, raccontando barzellette o aneddoti divertenti.
Tali soggetti sono piacevoli di quando in quando, ma se frequentati con assiduita' possono diventare esasperanti.

Lo scherzo puo' concretizzarsi invece in 'dispetto' ai danni di qualcuno, con lo scopo di far divertire ed attrarre l'attenzione degli altri, come illustrato dalla trasmissione 'Scherzi a parte'.

Quando ero bambino ero noto per fare dei piccoli dispetti ai miei compagni, specie quando non ero coinvolto nei loro giochi , o quando stavano per portarmi via: era un modo controproducente per richiamare la loro attenzione o prolungare per qualche istante la loro compagnia.

 

Mi esibisco,...ergo sum! 

C'e chi va oltre lo scherzo e si propone in vere e proprie esibizioni. Questo e' un tipo di manifestazione piu' rara ed avviene piu' facilmente in ambienti e circostanze particolari, come in vacanza o nelle feste. Basti pensare alla partecipazione all'animazione nei villaggi turistici o piu' semplicemente a certi 'ballerini', allievi di una scuola di ballo, che si mostrano in evoluzioni ricercate, al limite della comicita'.

 Su questa 'passione' si sono costruite trasmissioni televisive specializzate, come 'La Corrida'. Guardandone qualche puntata si constata come i partecipanti non sono solo persone con qualche capacita', ma piu' spesso gente priva di ogni ritegno, che sembra anteporre l'attrazione della telecamera a qualsiasi giudizio del pubblico, incassando tranquillamente ondate di fischi.

Naturalmente anche qui ci sono i professionisti del ramo: gli attori, che vivono per farsi vedere dagli altri. Nel corso di una puntata della trasmissione 'Misteri' nel giugno '97, ho sentito Monica Vitti che ha candidamente dichiarato che gli attori sono, per definizione della loro stessa professione, dei casi psichici (o qualcosa di simile).
C'e' anche il caso di un notissimo presentatore televisivo, la cui figura e' proverbiale per la sua smania di essere sempre sul video e dichiaro' candidamente di sentirsi a disagio in un periodo in cui non pote' lavorare.

 Tra i vantaggi del fare l'attore c'e' anche quello di indossare costumi pomposi e suggestivi, che contribuiscono ad attrarre l'attenzione altrui.
Anche senza arrivare a fare l'attore, l'attrattiva per i costumi e le belle uniformi e' sempre stata notevole nell'immaginazione della gente. Chi non ha sognato da piccolo di diventare ufficiale, poliziotto, o anche semplicemente vigile del fuoco o tranviere, per il fascino ottenibile tramite la divisa?

 

Faccio chiasso,...ergo sum!

Quante volte abbiamo sentito auto che circolano irradiando la musica ad alto volume, udibile a distanza di molte decine di metri?
E' perche' il guidatore e' sordo? O perche' gli piace di sentirla cosi'?
Propenderei per l'ipotesi che voglia farsi notare, come se dicesse: sentite gente che stereo che ho e come me la godo!

Durante una recente estate ho trascorso una settimana in un villaggio turistico. C'era l'animazione, come si usa, centrata su un anfiteatro all'aperto. La sera c'era lo 'spettacolo' dalle 22.30 alle 0.15. Sebbene i bungalow fossero a debita distanza, la musica veniva tenuta cosi' forte da potersi sentire normalmente nelle camere con porte e finestre chiuse. A nulla valsero le raccomandazioni ad abbassare il volume; daltronde nello stesso anfiteatro il volume era cosi' alto da doversi tenere tappate le orecchie.
Inoltre al mattino alla 9.30 tutto il villaggio veniva svegliato dalla 'sigla' suonata ben forte; tutti, volenti o nolenti, dovevano accorgersi dell'animazione!

 

Mi diverto,...ergo sum! 

Chi mostra di divertirsi attrae l'attenzione e l'invidia degli altri e cerca di convincere se stesso di essere soddisfatto, anche se in realta' non lo e'. E' un atteggiamento che riassume vari di quelli precedenti ed e' ben simbolizzato dalla canzone di Jovanotti 'Mamma guarda come mi diverto': la cosa piu' importante e' quella di far vedere o sapere agli altri che ci si sta divertendo.
Io stesso, in gioventu' ho partecipato, come molti, alle sfilate in macchina nella notte di S.Silvestro, suonando il clackson e sventolando sciarpe, attraverso il centro della citta'. Lo scopo inconscio era quello di 'divertirsi' in quella circostanza 'd'obbligo' dimostrandolo a noi stessi ed agli, mentre in fondo non era del tutto vero.

 

Mangio,...ergo sum! 

Persino il mangiare puo' essere una manifestazione per attrarre l'attenzione altrui. Sembra riassumere in se la tecnica del 'mi diverto' e quella del 'conosco' (sono un intenditore di cibi e di vini).
E' la posizione di quei tipi che si compiacciono di parlare sempre di cibi e di trattorie che sono 'la fine del mondo'. Il loro svago consiste nel trovarne sempre di nuovi e nel raccontare le loro 'grandi abbuffate'.

Il prototipo di questo personaggio e' senz'altro Ugo Tognazzi. Ho sentito che arrivava a farsi spedire pezzi di balena da localita' artiche, per preparare piatti esotici e mai visti ed imbandirli ad amici e parenti, che riuniva nel suo 'villaggio'.

 

Soffro,...ergo sum!

In mancanza d'altro anche la sofferenza e' un buon argomento per cercare d'attrarre l'interesse.
Chi non conosce qualcuno che alla domanda convenzionale 'come stai?' risponde non con un altrettanto convenzionale 'bene, grazie', ma con l'elenco dettagliato di tutti i suoi mali veri o immaginari?
E guai a mostrarsi troppo interessati: il 'malato' rompera' ogni ritegno e continuera' a spiattellarci dettagli sempre piu' spinti, relativi ai suoi sintomi, alle cure fatte, ai medici consultati, alle diagnosi diverse ottenute, etc, etc.!

Questo atteggiamento e' cosi' noto che ha meritato anche una famosa commedia: 'Il malato immaginario', adattata anche cinematograficamente per l'interpretazione di Alberto Sordi, che sembra la gustosa illustrazione del nostro 'Soffro,...ergo sum!'.

Il malato immaginario segue puntualmente le varie trasmissioni televisive di medicina, conosce i principali specialisti e le cure piu' di moda, richiede periodicamente analisi ed accertamenti elaborati; egli (o piu' spesso ella) possiede una 'bella' scorta di medicinali ed e' pronto a fornire suggerimenti a parenti ed amici con qualche sintomo di malattia.

 

Frego,...ergo sum!

Specialmente in Italia si trova spesso una tipologia di personaggi, che anziche' tenere a mostrarsi onesti e rispettosi delle leggi, si compiace di vantarsi di commettere delle irregolarita', spesso piccole, quali: Il tutto e' basato sull'idea di sembrare piu' 'furbi' e svelti della media, nel fare questi gesti e quindi riscuotere l'attenzione altrui.
Anche qui ci sono i professionisti della situazione: Arsenio Lupin non rubava forse per poter lasciare il proprio biglietto da visita, che significava 'caro ispettore anche stavolta sono stato piu' bravo di te'?

Comando,...ergo sum! 

Questa categoria e' cosi' importante e diffusa che meriterebbe un capitolo a se'.
Il potere e' infatti una delle mete piu' ricercate ed ambite nella societa'. E' la molla di quasi tutte le carriere politiche, diffusa persino nelle organizzazioni ecclesiastiche.
C'e' un detto che sostiene che e' persino meglio comandare che fare l'amore. C'e' poi quello famoso di Andreotti: 'Il potere logora chi non c'e l'ha'.

Il patito del potere non lesina sforzi per conquistarlo, mantenerlo accrescerlo, anche a costo di sacrifici di lavoro, economici e familiari.

 Mia moglie, senza sapere che stavo scrivendo queste note, vedendo un famoso direttore d'orchestra agitarsi in TV, mi disse che non capiva a che servisse tanto esibizionismo.

L'estremizzazione del potere arriva alla dittatura ed all'omicidio; i serial killer non sono dei deviati mentali che cercano di affermare il loro potere togliendo la vita agli altri? E' come dire 'ho potere di vita e di morte su di lui', quindi esisto e nessuno puo' insinuare che la mia persona sia trascurabile.

Ricevo persone,...ergo sum!

Non e' forse una delle espressioni del potere quella di avere una bella anticamera piena di persone che fanno la fila per incontrarci? E quanto piu' le persone sono importanti tanto piu' grande e' la soddisfazione del soggetto! Ci sono signore che tengono salotto regolarmente e sono certo che almeno una nota contessa preferirebbe morire piuttosto che perdere i suoi ospiti.

La sala del trono dei re e' la massima espressione di questa idea; e' stata inventata apposta per istituzionalizzare e ritualizzare tale funzione; la relativa scenografia esalta i rapporti gerarchici e gratifica le persone che possono accedere ai posti piu' elevati in prossimita' del re.

Senza arrivare a tali limiti, la semplice visita alla propria casa e' universalmente considerato un piacere ed un onore, perche' dimostra l'interesse altrui verso di noi e la disponibilita' del visitatore a muoversi per venire da noi.

In piu' di un'occasione mi sono sorpreso a constatare come persone che conoscevo relativamente poco si siano espresse in modi insolitamente cordiali o addirittura affettuosi, quando sono andato a trovarle nella loro casa.

 Ma anche gli ospiti possono sentirsi lusingati dall'essere invitati, se l'ospitante e' persona di rango elevato o se l'occasione e' sufficientemente esclusiva. Quanti farebbero salti mortali per essere invitati ad un matrimonio 'del secolo', o all'insediamento di un grande presidente, per poter dire: 'Io c'ero!'. 

BACIARE

Rimorchio,...ergo sum!

Ottenere un successo in amore e' naturalmente un piacere di per se', ma spesso il suo vero scopo e' piuttosto quello di collezionare conquiste, verificare e dimostrare la propria attrattiva. Una volta raggiunto il successo, spesso solo a livello di risposta di disponibilita' dell'altro, senza alcuna concretizzazione, il conquistatore abbandona l'interesse, lasciando la 'vittima' (che ci credeva) nella delusione.
Questo atteggiamento nell'ambito maschile si chiama 'gallismo', nell'ambito femminile 'civetteria'.

Molti anni fa un mio collega era un tipico esempio di infantilismo che si manifestava con un misto di mania del divertimento ottenuto con gli scherzi e di gallismo; i suoi films ideali erano quelli della serie 'Amici miei', che ando' a vedere piu' volte.
Quando andavamo in missione all'estero si toglieva la fede, 'puntava' le donne che gli capitava di incontrare, finche' quelle gli davano una risposta positiva.

Una volta 'rimorchio' cosi' una dottoressa NewYorkese su una spiaggia delle Bahamas, dove avevamo sostato nel corso di un viaggio verso la Florida, ma il suo scopo era quello summenzionato: solo dimostrare a se stesso ed a me di essere attraente.
La povera donna non lo sapeva, lo segui' prima in albergo, poi, saputo che stavamo partendo per Cape Canaveral, interruppe la sua vacanza per seguirci e venne a stare nel nostro stesso albergo a Cocoa Beach, vicino al poligono J.F.Kennedy. Lui le mostro' di esserne compiaciuto, ma in realta' non gli piaceva, non voleva vederla e invento' scuse di lavoro. Lei gli scrisse un biglietto, chiedendogli un appuntamento, ma lui non rispose, ne' ando' all'incontro e, quando il giorno dopo partimmo, se ne ando' senza nemmeno salutarla.

 I 'professionisti' di questa tecnica sono naturalmente i playboys, che si sentono in dovere di farsi vedere con tutte le piu' belle donne di passaggio in citta', non conta con quali risultati, basta che qualcuno li veda e magari li fotografi e lo scopo e' raggiunto.

 

Sposo,...ergo sum!

In certi ambienti formalmente puritani la semplice conquista non sta bene o non e' sufficiente e viene quindi addirittura formalizzata col matrimonio; cosi' arriviamo al collezionismo matrimoniale tipico di certe stars hollywoodiane, capaci di sposare 6, 7, 8, 9 coniugi in sequenza.

Talora il matrimonio sembra essere una sorta di dimostrazione di successo e status symbol, come nel caso del nuovo ricco che cerca sposare la donna che fu moglie di un presidente o di un re. E' come comprare il passaporto per l'alta societa'.

Ma, in piccolo, l'aspirazione al un matrimonio con una persona affermata e ricca non e' quello che sperano anche tante ragazze comuni?

LETTERA

Scrivo lettere (ai potenti),...ergo sum! 

Scrivere delle lettere, possibilmente a persone altolocate e' un altro modo di sentirsi vivi ed importanti. C'e' l'idea di influire su di loro e sopratutto la speranza di una risposta, che poi sara' esibita ad amici e parenti, per dimostrare con chi abbiamo rapporti.

Molti anni fa conobbi un collega d'ufficio, che svolgeva mansioni modeste, tipo raccogliere dei moduli con le attribuzioni delle ore degli impiegati ai diversi lavori; egli, anziano d'azienda, cercava di riscattare la sua modesta condizione, vantando la conoscenza di alti dirigenti, che avevano iniziato a lavorare con lui. Quando si trattava di automobili e dei loro problemi, lui scriveva alla FIAT e in copia a... Avv. Gianni Agnelli.

Durante la presidenza Pertini, il capo dello stato involontariamente incremento' questa mania con la sua apertura alla gente, tanto che qualcuno fece uno spettacolo intitolato 'Io scrivo a Pertini!'.

 

Ricevo posta,...ergo sum! 

Il fatto stesso di ricevere delle lettere, magari innescate dalla nostra stessa corrispondenza, ci puo' dimostrare di 'essere'. Confesso che io stesso, senza rendermene esplicitamente conto, ho avuto in passato un po' di questa mania; mi abbonavo a riviste tecniche gratuite o chiedevo informazioni su prodotti, che mi interessavano, ma anche il vedermi arrivare molta corrispondenza come conseguenza non mi dispiaceva.

Daltronde, in passato (e forse tuttora) certe cartomanti non profetizzano 'l'arrivo di una lettera' ai loro clienti, quale promessa di un evento interessante e foriero di ambite novita'?

Pubblico,...ergo sum! 

C'e' poi chi ambisce addirittura a scrivere e pubblicare le proprie idee. La maggioranza degli scrittori non rientra nell'esiguo numero di quelli di successo, che traggono piccoli o grandi guadagni dalle loro pubblicazioni, ma lo fanno per il gusto di vedere i propri lavori stampati.
Quindi lo fanno gratis o addirittura pagano per ottenere cio'; tanto e' vero che sono nate organizzazioni che guadagnano su questo ed editori che pubblicano libri a condizione che l'autore ne compri un bello stock.

TESTAMENTO

Si, perfino il 'testamento' puo' essere una affermazione di se', un modo per 'essere', per far sentire la propria presenza, per imporsi all'attenzione altrui. L'idea di un gruppo di persone che si raccoglie attorno al notaio in silenziosa attesa delle 'nostre disposizioni' puo' stuzzicare la nostra vanita'.

Comunque ho utilizzato quest'ultima voce della lista delle 'penitenze', in senso lato, per elencare le modalita' di rendersi presenti mediante il lascito di segni di se'.

 

Firmo,...ergo sum!

Firmare qualcosa e' espressione di potere, oltre che affermazione di esistenza. Spesso se qualche amico scrive una cartolina ad una persona che neanche conosciamo non esitiamo ad aggiungere la nostra. Il destinatario si domandera' chi siamo, forse successivamente lo chiedera' al mittente...

Se guardiamo le firme noteremo come molti le creano con particolari ricercatezze, quali svolazzi e sottolineature, volti ad abbellirle e dare loro un aspetto piu' maestoso possibile.

Alcune semplificazioni burocratiche saranno difficili da realizzare proprio perche' comporterebbero l'abolizione di alcune firme 'inutili'.

 

Timbro,...ergo sum!

Se la firma e' appetita, il mettere un timbro lo e' altrettanto.
Qualche anno fa volevo mettere un annuncio economico nella bacheca della mia ditta; tale operazione richiedeva che il mio cartello fosse timbrato e datato dal circolo aziendale; quando andai nell'ufficio del circolo c'erano il presidente ed un aiutante (che nel lavoro faceva il magazziniere), oltre ad altri colleghi; appena porsi il mio cartello, il magazziniere lo ghermi' con cupidigia e vi appose il timbro con tale impegno e piacere che io ed il presidente ci scambiammo un'occhiata intrisa di compassionevole e silenziosa ilarita'.

A proposito della burocrazia e della timbratura si possono applicare riflessioni simili a quelle esposte per la 'firma'.
Mio cognato, che era funzionario della amministrazione provinciale, mi racconto' che, per agevolare i cittadini, aveva disposto che le pratiche del suo ufficio si potessero svolgere via fax. Tutto funziono' finche' lui passo' ad altro incarico; il nuovo capo ripristino' l'obbligo di presentarsi di persona agli sportelli. Forse le pratiche telematiche non gli consentivano di godere dell'attenzione della gente (che via fax non lo vedeva neppure!).

 

Scrivo (sui muri, alberi, monumenti)...ergo sum!

I piu' pertinaci preferiscono firmare in grande ed in pubblico.
Quando eravamo ragazzi non abbiamo scritto i nostri nomi sugli alberi o sulle panchine? Magari in coppia con la nostra amata, per illuderci di sigillare il nostro rapporto per tanti anni a venire.

Da sempre poi l'uomo ha avuto la tentazione di scrivere sui monumenti, quasi per associarsi alla loro importanza e longevita'. In una trasmissione sulle piramidi egizie ho visto che persino gli operai che parteciparono alla loro costruzione scrissero i loro nomi in qualche galleria interna.
A Hollywood sappiamo che, davanti al teatro cinese dove si consegnavano i premi Oscar, c'e' preparata un'apposita area in cui gli attori piu' famosi possono lasciare le impronte delle loro mani nel cemento.

Le scritte che si diffondono oggi sui muri delle nostre case o sui pali della luce sono spesso meno sentimentali. Si riducono talvolta a semplici scarabocchi, tanto per segnare il proprio passaggio (che ci sia qualche somiglianza con gli animali che segnano il territorio con la propria urina?).

Vicino a casa mia si stava ristrutturando un parco; l'impresa non ha fatto a tempo ad intonacare i muretti che essi sono stati subito 'decorati'; qualcuno ha addirittura fatto i propri...segni (stavo per scrivere 'bisogni'), incidendo l'intonaco fino ai mattoni.

Naturalmente, come tutti vediamo, si scarabocchia anche su cartelli indicatori, illustratori, panchine, banchi di scuola e di Universita'.

Ho visto una trasmissione televisiva su questo fenomeno; si mostrava che i vandali erano arrivati a scrivere sulle vetrine dei negozi con il diamante tagliavetro! I negozianti, molto comprensivi, avevano proposto di fare dei muri in periferia, destinati a ricevere quelle 'manifestazioni'; se la mia interpretazione si avvicina al vero, temo che quella non sia la soluzione: infatti il 'bello' e' di scrivere dove si e' notati dai piu'!

 

Rompo/ sporco/ danneggio,...ergo sum!

Non voglio qui parlare della negligenza o incivilta' pura e semplice, secondo cui per alcuni, tutto quello che non e' di nostra proprieta' e' 'res nullius', cioe' roba di nessuno, di cui ci si puo' disinteressare tranquillamente.

Mi occupo invece di coloro che intenzionalmente rompono, sporcano e danneggiano cose e persone, per affermare la propria esistenza.

A mio avviso questa e' una buona chiave di spiegazione del vandalismo che colpisce telefoni pubblici, panchine, macchine distributrici, cassonetti dei rifiuti ed altri oggetti esposti al pubblico: e' come se il vandalo dicesse ho inciso sulla citta'!
Spesso i cassonetti vengono addirittura incendiati: la gente chiamera' i vigili del fuoco e in molti si scambieranno la notizia, cosi' la risonanza del gesto aumentera'!

Con l'avanzare delle nuove tecnologie i vandali si sono aggiornati e hanno inventato i virus per i computers.
Ultimamente ne ho avuto uno sul mio PC di casa, che ha causato difficolta' con la tesi di laurea di mia figlia. Ad un certo punto ha scritto sullo schermo '..il tuo computer non e' ben protetto !..' Che piacere deve essere per il vandalo informatico immaginare le reazioni dei malcapitati!

I piu' incoscienti scelgono gesti ancora piu' eclatanti, che abbiano eco sui mezzi d'informazione, come quello di lanciare sassi dai cavalcavia sulle auto o sui treni in corsa. Per un povero minorato mentale condannato all'abulia o alla noia e' una bella distrazione quella di fare accadere qualcosa che verra' stampata sui giornali ed annunciata in TV! E' per questo che ogni tanto in TV i giornalisti dichiarano di non voler dare la notizia, per non alimentare le motivazioni di quegli sconsiderati.

 

Compaio in TV,...ergo sum!

Per i piu' 'fortunati' c'e' la testimonianza top: Comparire in TV! Si tratta di una delle massime affermazioni a cui aspirare.
La TV e' una sorta di marchio di successo che ci puo' promuovere socialmente alla grande, perche' ci mette in primo piano davanti a milioni di persone!
Col moltiplicarsi dei canali televisivi e delle trasmissioni con ospiti, concorrenti, opinionisti e servizi sul territorio, è sempre più facile essere ripresi da un programma TV. Quando uno viene ripreso, si affretta a chiedere data ed ora  della trasmissione, per informare amici e parenti che <<sarà in TV>>.

E' classico il gesto di saluto con la manina fatto dagli spettatori di una trasmissione quando vengono inquadrati, sembra dire: 'vedete? sono qui!!' e chi puo' stare vicino al presentatore chiede di salutare amici e parenti, anzi, consci di questo desiderio, anzichè tollerare, con qualche fastidio, che un ospite saluti i suoi cari, ci sono trasmissioni che prevedono appositamente i saluti e ce ne sono perfino di quelle che ospitano messaggi di auguri da persone non presenti a persone a loro care che festeggiano una ricorrenza.

Una volta vidi in TV un servizio che illustrava il caso di un ragazzo che aveva preso l'abitudine di intrufolarsi vicino ai personaggi noti (attori, politici, cantanti,..), in modo da comparire in foto e riprese filmate o televisive. Cosi' poteva mostrare a tutti le copie di tali documenti e dire 'c'ero anch'io!' oppure 'guarda con chi stavo!'.

Un'altro caso e' quello di un tizio che partecipa come spettatore in sala a tutti i festival di Sanremo. Sembra che approfitti della risonanza del festival per farsi vedere dal pubblico televisivo, particolarmente numeroso per l'occasione.

Chi non riesce a comparire in TV, può avere la "fortuna" di incontrare un VIP. Una volta gli si chiedeva un autografo, o, per i più fortunati, una foto con dedica; ora, col dilagare degli smartphones, al VIP si chiede un selfie col richiedente.

COMBINAZIONI

Molto spesso le persone riescono a combinare assieme due o piu' dei comportamenti elencati, con lo scopo inconscio di potenziarne l'effetto.

 Per esempio conosciamo il tipo che, specialmente all'inizio dell'era dei telefonini, ne sfoderava uno dei primi mostrando di parlare con qualche persona importante; combinava cosi' senza saperlo, le tecniche dell'

Un altro potrebbe essere quello che va (o dice in giro che sta per andare) in vacanza con la spider, in un porto, dove salira' a bordo di uno yacht di amici famosi che lo porteranno alle Bahamas. Qui possiamo riconoscere: Che invidia! Ma, ... tranquilli!: ci scrivera' cartoline per farci partecipare e ricordare quanto e' fico!

Tutti abbiamo visto gruppi di giovani (e meno giovani) che si recano in televisione come spettatori e, ascoltando qualche cantate, si compiacciono di dimostrare quanto si divertono ondeggiando le braccia, o un accendino al di sopra delle teste. Eccezionalmente questo 'accompagnamento' puo' essere giustificato dalla particolare bellezza del brano, ma l'eccessiva frequenza del fenomeno fa pensare piuttosto ad altro.

 

QUESTO TESTO E' DEDICATO AL SIGNORE, CHE SI E' INCARNATO NEI GRANDI AVATARS, COME : 

GESU'  

SATHYA SAI BABA*

  

     * Sai Baba si é incarnato il 23 Novembre 1926 a Puttaparthi, un villaggio nella regione dell'Andra Pradesh nel centro-sud dell'India. Ha lasciato il corpo il 24/4/2011. Ha decine di milioni di devoti in tutto il mondo. Opera ogni sorta di miracolo. Ha realizzato ospedali, scuole, villaggi, acquedotti, ecc. per sollevare la condizione dei più disagiati.
 

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