Gianni Vita

 

 

 DESTINO … INFAME?

 

copertina di "Destino infame" di Gianni Vita libro gratis

 


© Prima edizione: luglio 2012

Rev. 15 del 29/9/2014

 

INDICE

 

 LA QUESTIONE

 LIBERO ARBITRIO

 KARMA e REINCARNAZIONE

 MATRIMONI, RELAZIONI E DESTINO

 OROSCOPO

 DESTINO e PRECOGNIZIONE

 RESISTENZA e DEVIAZIONI

 MALEDIZIONI e CONSEGUENZE

 NOME: OMEN

 CONCLUSIONE

 

 

 

LA QUESTIONE

                Un bel giorno d'estate stavo oziando sul portico della  mia casa di campagna, quando arrivò in visita il mio amico Luciano. Ci scambiammo i convenevoli e lo invitai a sedersi con me ed a bere un succo di frutta.

            La conversazione languiva nell'afoso pomeriggio, quando mi venne in mente un fatto di cronaca recente: una donna, fidanzata con un giovane, era stata poi uccisa da lui stesso. Nel dormiveglia di quella mattina avevo riflettuto sulla  vicenda e mi ero domandato perché la donna si fosse messa con quell'uomo che poi l'avrebbe uccisa.

            Per associazione d'idee, ricordai di aver letto tante fiabe, che narrano di predizioni che si avverano, nonostante ogni sforzo dell'interessato per evitarle. Da bambino mi aveva colpito la storia di un re a cui era stato predetto che sarebbe morto a causa del suo cavallo bellissimo, che lui amava tanto. Col pianto nel cuore egli decise di sfuggire la predizione, disponendo che il suo amato cavallo fosse abbattuto. Così fu. Dopo anni il re ricordava sempre con nostalgia il suo bel cavallo e, un giorno, volle farsi accompagnare sul campo dove il cavallo era stato ucciso ed il suo corpo era stato lasciato. Giunto sul posto, ne vide lo scheletro, ormai sbiancato dal sole; si avvicinò e tese la mano per carezzarne il teschio, in un supremo saluto. Dall'orbita vuota del cavallo sgusciò fuori un serpente velenoso, che morse l'incauta mano del re, uccidendolo ed avverando la profezia, ad onta di ogni suo sforzo e rinuncia!

            Una storia di sapore simile ci venne raccontata da Pedro Calderon de la Barca, nel suo "La vita è un sogno", in cui un altro re cerca di sventare il destino preconizzato per suo figlio.

E che dire di testi ben più seri, quali i vangeli, in cui si narra come Erode fosse informato della nascita di Gesù e cercò di ucciderlo, a costo di una strage, ma senza poter battere il destino del Bambino?

Mi ero posto la domanda: esiste il "Libero arbitrio"? Siamo nati "per caso", o siamo come pedine mosse da un Destino "infame", che ignoriamo e che ci sballotta di qua e di là anche in  situazioni che non vorremmo assolutamente condividere? A che serve la nostra vita? Cosa ci porterà la nostra avventura terrena? C'è chi nasce fortunato e chi scalognato? Perché siamo nati in una famiglia che magari non ci piace? Perché abbiamo incontrato il nostro coniuge?

C'è anche l'alternativa per cui il Destino non sarebbe una forza oscura, ineluttabile e capricciosa, ma sia invece il volere di Dio, come sembra trasparire dal vangelo, che insegna: "Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia"[*]; anche un proverbio popolare recita: "non cade foglia che Dio non voglia".

Siccome Luciano è una persona colta e preparata su argomenti di natura filosofica, pensai di porre a lui la domanda, anzi una serie di domande su quest'argomento. Ne scaturì una conversazione che mi è sembrato utile annotare.

Nel testo che riporto, le mie domande ed osservazioni sono in carattere normale, mentre le risposte ed argomentazioni di Luciano sono in corsivo.

 

 

LIBERO ARBITRIO

            Senti un po’, Luciano, nella mia vita ho constatato che il famoso proverbio. "l'uomo propone, Dio dispone" ha una sua validità. Per esempio, quando morì mia moglie (avevo 58 anni) mi ero ripromesso di non avere più un'altra donna: questa era una mia ponderata "decisione". Invece mi ero illuso, avevo fatto i conti senza l'oste e le cose andarono diversamente: da una serie di avvenimenti fui stranamente indotto a partecipare ad un seminario di meditazione dinamica di Osho[‡]; la conseguenza fu una mia significativa modificazione psicofisica, che m'indusse un rinnovato interesse per una compagnia femminile… Al contrario delle mie iniziali decisioni, finii per pregare che mi fosse facilitato l'incontro con una donna. Poi mi "capitò" di partecipare ad una gita con gruppo di persone che non conoscevo; nel corso della gita conobbi una ragazza; essa - che inizialmente sembrava restia perfino a sedersi vicino a me per consumare il pranzo al sacco - poi insisté ripetutamente perché incontrassi sua madre presso il centro Sai  Baba che frequentavamo entrambi. Cercai invano quella signora per un paio di settimane, ma mi dissero che era in India; poi dimenticai l'impegno, ma fu lei stessa, la settimana successiva, a contattarmi, sollecitata da sua figlia. Così la conobbi e ne fui attratto. Lei corrispose subito al mio interessamento, sia per una percezione energetica molto intensa, sia perché aveva avuto una predizione i cui dati corrispondevano alla mia persona. Il disegno del destino, per cui dovevo mettermi con una nuova donna era completo. Avemmo entrambi la sensazione di essere stati come condotti per mano a quel risultato. Ormai sono oltre dieci anni che stiamo insieme.

Secondo te, che sai tante cose, abbiamo veramente la possibilità di scegliere l'indirizzo della nostra vita? Il cosiddetto "libero arbitrio" esiste veramente, o è un'illusione? Siamo liberi di determinare la nostra sorte, o a volte siamo preda di un Destino, che ci trascina dove magari non avevamo deciso di andare, o della dea Fortuna, che ci porta in alto nella vita?

         Caro Gianni, innanzi tutto vorrei premettere che io non so un gran che e quello che so è molto relativo. Difatti la vita terrena è relativa per principio: ogni medaglia ha il suo rovescio ed ogni pregio ha qualche difetto. Per esempio è bene aiutare il prossimo, ma occorre anche tenere presente che un eccessivo aiuto può rendere gli altri dipendenti ed incapaci di cavarsela da soli; un'altra cosa buona è pregare, ma c'è chi dice che è più importante il servizio disinteressato e che le mani che aiutano sono più importanti delle labbra che pregano, e così via. Basti pensare che lo stesso concetto di Dio è molto discusso e c'è una religione: il buddismo, che non ne parla proprio, rendendosi conto che la mente umana non può afferrarlo. Perciò quello che posso dirti è strumentale, vale a dire che ti può essere utile per vivere meglio, per dare una risposta più armonica di altre alla tua mente agitata, ma non posso darti la Verità. Potresti successivamente trovare altre risposte che ti accontentino meglio.
            Detto questo, direi che il libero arbitrio esiste, è un aspetto fondamentale della nostra esistenza.

             Ma com'è che, in molte circostanze, mi sembra che siamo trascinati in situazioni e rapporti che non abbiamo scelto e che ci imbarazzano, o peggio, ci danneggiano anche gravemente? Altre volte non riusciamo a uscire da rapporti che non vorremmo più tollerare! Ho dovuto constatare con l'esperienza la validità del noto proverbio "L'uomo propone, Dio dispone" e recentemente mi colpì una battuta di Woody Allen: <<se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti>>.

             Questo è quello che appare in una visione limitata della vita. Se noi ci soffermiamo ad osservare solo questa nostra vita terrena presente, è naturale che possiamo esserne disorientati, a meno che non ci abbandoniamo alla fede nella "Provvidenza".

             Non ti capisco: che vuoi dire? Insomma, il libero arbitrio c'è o non c'è?

             Certo che c'è, te l'ho già detto, ma in realtà lo esercitiamo soprattutto altrove.

             Altrove? Ma che dici? … Dove?

             Vedi Gianni, un modo per capire il busillis di tutta la questione sta nell'adottare un modello filosofico secondo cui la vita umana, o meglio l'esistenza, si svolge fondamentalmente in una dimensione immateriale, o meglio in uno stato energetico più elevato. Da quello stato, che possiamo chiamare il "Mondo Astrale", noi ogni tanto decidiamo di assumere un corpo fisico, incarnandoci sulla Terra (o altrove) per sperimentare la materia e le sue sfide. Per farlo ci  accordiamo con delle entità, che si presteranno a farci da genitori, dandoci l'opportunità di nascere da loro. Con questa visione si comprende molto meglio il comandamento biblico "onora il padre e la madre": dato che ci hanno fatto il favore di mettersi a nostra disposizione per consentirci di incarnarci, dobbiamo almeno rispettarli, anche se in Terra potranno sembrarci poco amorevoli, oppressivi, o addirittura tirannici: ciò dipende dal nostro karma. Una luce diversa assumono anche le questioni di ereditarietà: non sono le caratteristiche fisiche dei genitori che vengono trasmesse ai figli per un qualche strano destino, ma siamo noi stessi che abbiamo scelto quei genitori, che avrebbero avuto quei corpi, affinché trasmettessero quelle proprietà al nostro organismo. Insomma, in questa visione, noi non siamo un corpo che ha anche un'anima, ma un'anima, che, ogni tanto, si veste di un corpo, per percorrere un'avventura terrena, secondo un programma concordato.

             Caro Luciano, mi stai sconvolgendo: sicché noi scegliamo le nostre vite nell'Aldilà?

E' così! Quando ne sentiamo il desiderio, o la necessità, o vi siamo incoraggiati, quasi spinti, dai Maestri che ci assistono nell'Aldilà, pianifichiamo un'incarnazione, con tutte le sue vicende: da chi nasceremo, dove, quando, se avremo fratelli, amici, se ci sposeremo e con chi, che attività svolgeremo, eccetera. In questo è il libero arbitrio nella sua massima espressione. Quella pianificazione diventa il nostro copione di vita, il nostro destino e  dovere personale, che ci siamo impegnati a svolgere; gli indiani lo chiamano il "dharma personale". Perciò, quando siamo sulla Terra crediamo di compiere tante scelte, di trovare un lavoro grazie alla nostra abilità, di metterci con un partner, di avere  o meno dei figli, eccetera, ma la gran parte di questi accadimenti è frutto di decisioni prese prima di incarnarci e di cui non abbiamo memoria.
        E' una situazione paragonabile ad un "comando post-ipnotico"; come sai un ipnotizzatore può dare un comando che il paziente eseguirà dopo essere uscito dallo stato ipnotico, senza ricordare il comando stesso; nell'eseguire il comando  il paziente attribuirà alla sua azione delle motivazioni proprie, senza rendersi conto del comando ricevuto; anche noi facciamo lo stesso: svolgiamo le nostre attività come se le avessimo decise noi razionalmente, mentre le avevamo decise prima di incarnarci!
      Spesso i Maestri , le Guide spirituali e gli Angeli, che ci assistono costantemente dall'Aldilà, intervengono per aiutarci nei nostri compiti; lo fanno sussurrandoci delle ispirazioni, che noi crediamo siano nostre idee, o intuizioni; altre volte ci inviano energie di pace e serenità, per alleviare le nostre difficoltà; possono persino intervenire per proteggerci fisicamente in incidenti o aggressioni, se opportuno per il nostro programma terreno.

C'è da sentirsi ridicoli nella nostra prosopopea mondana!
            Ma il destino allora non è stabilito da Dio e dalla Sua volontà?

Si e no: Dio ci lascia liberi di fare le nostre scelte, ma esse, nell'Aldilà più ancora che sulla Terra, sono aiutate dai Maestri, sotto l'ispirazione di Dio e del nostro Spirito (o SE superiore), che è una scintilla divina. Dio, la nostra Guida spirituale ed il nostro SE superiore sono un tutt'uno. Questa visione concilia l'apparente divergenza tra libero arbitrio e volontà divina.

Allora, se tutto è scritto,  non abbiamo responsabilità su quanto facciamo?

Non è esatto: lo svolgimento della vita è abbastanza definito a priori, ma resta la nostra responsabilità su come la viviamo. Come tanti autori hanno suggerito, la vita è una recita: il copione è scritto, ci siamo messi d’accordo col Regista su come interpretarlo, ma alla fine, il modo di recitarlo spetta a noi ed i risultati anche.

 

 

KARMA e REINCARNAZIONE

            Perché tanti di noi, direi quasi tutti, chi più chi meno, ci saremmo scelti dei destini difficili, a volte drammatici?

             Prima di tutto la vita nel mondo astrale è molto facile e da lì non ci rendiamo conto pienamente delle difficoltà che la materia riserva. La situazione si potrebbe paragonare a quella di una persona sulla Terra che decide di intraprendere un'avventura, come una scalata, un'esplorazione nella foresta amazzonica, o un'immersione subacquea a grandi profondità; in quel momento prevale l'eccitazione della curiosità, la sfida di una nuova esperienza e la bellezza dell'impresa, mentre le difficoltà da incontrare possono passare in secondo piano, per poi venire alla luce durante l'effettivo espletamento dell'avventura. Inoltre, per lo più, noi ci incarniamo per completare le nostre esperienze e correggere il karma che ci siamo creati in vite precedenti; per esempio: se siamo stati genitori trascurati, ci reincarneremo come figli di genitori trascurati, per sperimentare la sofferenza in quella condizione; se siamo stati coniugi infedeli, in una nostra futura vita saremo traditi dal nostro partner, sempre per farne esperienza analoga ed affinare il nostro carattere.
            Molte nostre inclinazioni e vocazioni sono probabilmente basate sulle nostre vite precedenti e sulla nostra programmazione di questa vita. Sarebbe per questo motivo che "decidiamo" di avere dei figli, o di prendere i voti monastici, di fare l'ingegnere o il medico. In realtà tutto può dipendere da esperienze, inclinazioni e decisioni prese altrove.

            Da notare che - oltre al karma personale - esiste anche quello collettivo, generato da gruppi di persone, da una nazione, o dall'intera umanità. Si tratta degli effetti di comportamenti sociali, come la bellicosità, lo sfruttamento, eccetera. Tali effetti si possono manifestare come eventi socio-politici, come invasioni di altri popoli, rivoluzioni, o come eventi naturali, come inondazioni, terremoti, tornadi, e simili.

             Allora non c'è modo di cambiare il nostro destino?

             Come abbiamo visto, la vita è una sfida, pianificata da noi stessi per progredire. Quindi non ha senso sfuggirla; occorre affrontarla e viverla al meglio, senza lamentarsi, resistere, piangersi addosso e farsi compatire per come siamo "sfortunati". Sarebbe come se un bambino che non riesce a risolvere un problema si mettesse a piangere e strappasse il quaderno; cosa risolverebbe?

            In Tv abbiamo avuto occasione di vedere due diverse ragazze, nate entrambe prive di braccia; nonostante la loro menomazione, non si erano ritirate in casa come invalide, ma si erano applicate nello svolgere le attività della vita con quello che avevano: le gambe. Per loro mezzo avevano imparato e riuscivano a fare tutto, incluso guidare la macchina e l'aereo!

Con le azioni materiali non possiamo modificare nulla, per restare negli esempi menzionati: non sfuggiremo ai nostri maldestri genitori scappando di casa, né ci possiamo assicurare la fedeltà di nostra moglie chiudendola a chiave. Usare scongiuri ed amuleti per evitare eventi negativi o propiziarci la fortuna può solo influenzare il nostro umore, rassicurandoci e facendoci atteggiare in modo più ottimistico. Ma la vita è dinamica, è in continuo cambiamento e noi possiamo modificare il nostro destino e mitigare le difficoltà incontrate, con altri mezzi.

             E come, di grazia?

             Il nostro futuro dipende dai nostri stessi comportamenti attuali. Ci conviene perciò aderire al nostro ruolo, accettarlo e svolgerlo con cura: se noi recitiamo bene la nostra parte, consumiamo il nostro karma e lo superiamo, come un attore che reciti bene in una commedia, nello spettacolo successivo potrà aver assegnato un ruolo più importante.

            Anche l'atteggiamento positivo gioca un suo ruolo: se noi c’impressioniamo per un’eventuale predizione negativa e ci fossilizziamo in preoccupazioni e paure, alimentiamo un pensiero che si auto-avvererà, gonfiando le evenienze nefaste. Se, invece pensiamo in modo ottimistico, agendo bene e con Amore, probabilmente le cose si aggiusteranno.

Quanto predestinato poi si può modificare, anche prima di subirlo completamente, con l'impegno spirituale: la meditazione, la preghiera. La padronanza del corpo e della mente possono abbreviare molto le difficoltà di  una vita e dissolvere il karma di vite passate. Le stesse apparizioni mariane, pur fornendo previsioni a volte pesanti, ci esortano a pregare e praticare la spiritualità, per allontanare e ridurre i pericoli predetti.

Infine gli avatar, cioè le incarnazioni divine, possono alleviare il nostro destino, assumendosene le conseguenze; nella tradizione cristiana si chiama "redenzione": prendere su di sé i "peccati", ossia i debiti, altrui. Spesso i grandi avatar cercano di smaltire dei karma collettivi. Per quanto fanno sia nell'insegnarci tante cose, ma sopratutto per la loro azione redentrice e di esempio, dobbiamo loro tanta gratitudine: possiamo immaginare cosa faremmo senza di loro, abbandonati a noi stessi: grandi casinisti?

 

 

 

MATRIMONI, RELAZIONI E DESTINO

E che dire delle relazioni sentimentali e dei matrimoni? Si parla spesso volgarmente della "donna del Destino", dei "matrimoni fatti in cielo" e delle "anime gemelle". Che c'é di vero tra le relazioni sentimentali e il destino?

C'é molto: in effetti le relazioni sentimentali, le amicizie, e gli incontri che abbiamo nella vita furono predisposti prima di incarnarci, allo scopo di farci fare delle esperienze e sciogliere eventuali nodi karmici con certe persone, che avevamo incontrato in vite precedenti e con cui erano rimasti dei "conti" in sospeso. Nella nostra società si coltiva il mito del "principe azzurro", dell'uomo (o donna) dei nostri sogni, che ci porterebbe felicità e soddisfazioni, come si augura in occasione di ogni matrimonio. In realtà le cose stanno in tutt'altro modo, come ben sanno gli psicologi e, più semplicemente, quelli che sono sposati da parecchi anni, la vita matrimoniale e la convivenza in genere è una delle prove più impegnative dell'incarnazione, una vera sfida. Lo é tanto più se pensiamo che quell'incontro non è un trastullo, ma ce lo siamo programmato per risolvere un rapporto che spesso non riuscimmo a rendere sereno in una vita precedente. Lo dimostrano le statistiche sulle separazioni ed i divorzi che continuano ad aumentare.

Ma allora perché ci sposiamo?

Per farci affrontare quella prova, la Provvidenza (o, se vuoi, un meccanismo provvidenziale della Vita) fa si che ci innamoriamo, che si scateni un'energia di attrazione iniziale, che supera nettamente ogni remora, illudendoci che tutto sarà rose e fiori e che la cosa più desiderabile è di metterci insieme "per sempre". Le difficoltà vengono fuori dopo.

Sicché che tocca fare?

Occorrerebbe affrontare e risolvere i problemi, accettando la sfida, esercitando pazienza, amore e cercando di trarre vantaggio dal rapporto, che finirà per arricchire e maturare entrambi. La separazione ed il divorzio, salvo eccezioni, non fanno che rinviare il problema alla prossima vita, in cui ci ritroveremo ad incontrare nuovamente quella persona e rivivere quelle situazioni che rifiutammo di risolvere.

Tra l'altro, siccome "ogni promessa è un debito", come dice un saggio proverbio poco ascoltato, occorre ricordare che nello sposarci (specialmente se con rito religioso) abbiamo promesso di unirci al partner per tutta la vita. Se non rispettiamo tale promessa, il meccanismo del karma ci porterà a riunirci, in questa o in una prossima vita, a quella persona.

A volte la vita ci costringe - per il nostro bene - a rimetterci con il coniuge separato in questa stessa incarnazione. Io conosco una persona, che si separò dal coniuge decenni or sono. Adesso, per motivi economici, non ha una casa sua e si è decisa a tornare ad abitare col partner. Probabilmente, col tempo e la maggiore maturità, potrebbe attenuare i contrasti e sciogliere parecchi nodi. Conosco anche altre persone che hanno incontrato di nuovo e si sono sposate con partners che avevano lasciato in una vita precedente.

Anche i figli sono spesso entità che furono in relazione con noi. Perciò, quando ne desideriamo alcuni, dovremmo sapere che quei cari pargoli saranno forse delle altre sfide da risolvere ed amare.

 

 

 

OROSCOPO

            Scusa Luciano, il nostro destino è o non è influenzato dagli astri? Siamo o no soggetti al nostro oroscopo? Intendo un oroscopo natale dettagliato, fatto da chi se ne intende e basato sull'ora e luogo di nascita, non gli oroscopi generici, che riempiono le riviste mondane.

             Gli astri influenzano il nostro destino, o meglio noi scegliamo di nascere nel momento in cui gli astri sono disposti nel modo più favorevole all'espletamento del percorso di vita che ci siamo riproposti incarnandoci. Sicché l'oroscopo non fa altro che dedurre dalla posizione degli astri al momento della nostra nascita quello che ci eravamo programmato. Perciò non sono tanto gli astri a influenzare la nostra vita, ma noi che ci mettemmo nella condizione di miglior favore per i nostri piani. L'oroscopo natale è quindi una specie di ritratto del nostro dharma personale.

             Allora, una volta nati, il nostro percorso di vita è segnato irrevocabilmente?

             No, come ho detto prima, nel corso della vita le cose possono cambiare e noi stessi dovremmo modificarle in meglio; con esse cambierà in nostro stesso destino, per cui magari l'enfasi delle varie influenze può modificarsi ed impattare diversamente su di noi.

             E gli altri tipi di predizioni, come la lettura dei fondi di caffè, dei tarocchi?

             Anche quelli, se usati correttamente ed onestamente da veggenti veri, sono dei mezzi per agevolare le loro facoltà di chiaroveggenza sul programma di vita del soggetto.

 

 

DESTINO e PRECOGNIZIONE

Profeti, sensitivi, veggenti, astrologi, cartomanti seri sono in grado di prevedere il nostro destino futuro. Perfino la Bibbia  ci conferma che esso è noto ("Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno"[§]).  Se è così, dov'è il nostro libero arbitrio?

             Come già detto, il libero arbitrio si esercita soprattutto nell'Aldilà, prima di incarnarci. Inoltre le predizioni sono giuste nel momento in cui si fanno, ma possono cambiare nel tempo. Il cambiamento non può avvenire con mezzi materiali ordinari, ma può avvenire con gli altri mezzi già menzionati.

            Inoltre sembra che sia possibile scegliere delle alternative; infatti ciascuno di noi ha molte esperienze da svolgere per la sua evoluzione; prima d'incarnarsi può scegliere tra diversi programmi di vita, anche in relazione alle disponibilità di intrecci con le tante altre entità incarnate o in via di incarnazione. Infatti le relazioni da sistemare e le esperienze da completare sono moltissime; gli psicologi che praticano la regressione la sperimentano anche su se stessi (così come gli psicanalisti sono tenuti a farsi psicanalizzare per primi); risulta che alcuni di essi abbiano potuto rivivere varie centinaia di vite passate!

Possiamo quindi  immaginare la situazione come una serie di bivi che ci troviamo davanti.

             E le cose non possono avvenire "per caso"?

             Difficilmente! Secondo tutti i Maestri spirituali, il caso, inteso come capriccio della sorte, come beffardo ed inopportuno evento non esiste. Dato che, come sai,  "non cade foglia che Dio non voglia", tutto ha un senso ed uno scopo. Oltre al programma della nostra vita, ognuno di noi ha uno o uno o più angeli custodi ed uno o più Guide Spirituali, che ci aiutano sia con suggerimenti (se li sappiamo ascoltare, sotto forma di "voce della coscienza"), sia con interventi diretti.

             Davvero godiamo di tale assistenza?

             Certo! Tutti noi, che lo ricordiamo o meno, abbiamo avuto talvolta delle "ispirazioni" a vivere o evitare certe situazioni, o addirittura abbiamo assistito a delle"coincidenze" che ci hanno aiutato, se non  salvato, da problemi o pericoli.

             Che differenza c'è tra angelo custode e guida spirituale?

            Non è una questione tanto certa, ma sembra che la Guida si occupi di suggerimenti spirituali e delle scelte generali, un po’ come la strategia della nostra vita, mentre l'angelo custode è piuttosto dedito alle circostanze contingenti: la tattica del quotidiano.

 

 

 

RESISTENZA e DEVIAZIONI

            Tornando al libero arbitrio, allora tutto è deciso nell'Aldilà e non abbiamo più voce in capitolo sulla Terra?

             Non è esatto: qui sulla Terra possiamo tenere due atteggiamenti diversi: attenerci al nostro destino, che percepiamo come ispirazione, o "voce della coscienza", oppure, al contrario, resistergli, forzando scelte diverse.

             Se resistiamo, cosa accade?

             La resistenza che opponiamo agli eventi che sentiamo ineluttabili, o la forzatura di scelte che non sentiamo nel nostro profondo, ma che magari operiamo per motivi di convenienza o paura, porta alla sofferenza; è come trovarsi in un fiume e nuotare contro corrente, rifiutando di lasciarci condurre dal suo flusso.
            A volte imbocchiamo una strada deviata da quella programmata, non prevista dal nostro dharma e che risponde magari a nostre aspirazioni più mondane. In tal caso, spesso incontriamo grandi difficoltà, e, nonostante ogni sforzo, non approdiamo a nulla. Ciò è probabilmente provvidenziale, perché ci evita esperienze inopportune e dannose e ci riconduce, per stanchezza, sul sentiero che ci è proprio. Altre volte rifiutiamo completamente le circostanze che ci capitano, arrivando a suicidarci, nell'illusione di sottrarci agli eventi che non ci piacciono.

 E allora?

 Il suicidio (salvo casi particolari) sembra essere una particolare forma di resistenza totale all'attuale incarnazione e spesso ci porta ad una rapida reincarnazione in situazioni simili o peggiori di quelle che volevamo sfuggire.

 Quindi dobbiamo solo seguire la corrente?

 Ci sono delle possibilità di scelta nell'ambito del nostro dharma, dei bivi nel nostro percorso, in corrispondenza dei quali abbiamo la possibilità di scegliere una o l'altra tra le esperienze che ci sono comunque riservate, o che ci siamo  programmati nella nostra strada evolutiva, che prima o poi faremo, se ancora necessarie.

Infine il nostro destino, cioè il programma delle esperienze che ci siamo ripromessi, si può cambiare strada-facendo, in relazione alla nostra evoluzione. Infatti noi siamo in continuo apprendimento e, se abbiamo appreso una lezione, possiamo evitare di ripetere un'esperienza. Tale lezione può essere appresa mediante esperienze materiali, o altrimenti.

I "bivi", di cui abbiamo già parlato, possono, in certi casi, manifestarsi anche durante la vita terrena, sia in relazione a certe esperienze che siano maturate anzitempo, consentendoci di passare ad altro, sia in base a nostre stesse resistenze alle circostanze.

E come?

 Attività che possono influenzare il destino sono: la preghiera, il servizio disinteressato e la pratica spirituale in genere. Anche nella tradizione religiosa di vario tipo troviamo l'incoraggiamento alla preghiera come strumento di modifica degli eventi.

 Ma allora possiamo solo migliorare?

 Ovviamente e, purtroppo, frequentemente vale anche l'opposto: il destino viene cambiato in peggio, cioè in senso di maggiore difficoltà quando agiamo negativamente. Così facendo operiamo come un allievo che non abbia voluto studiare: incontrerà problemi nuovi, o dovrà ripetere l'anno scolastico, cioè reincarnarsi in condizioni penose per correggersi. La vita è un'opportunità di crescita, mediante delle prove; dobbiamo affrontarle e superarle, non sfuggirle. E' una questione mentale: se ci poniamo positivamente opereremo bene, se resistiamo falliremo, o rinvieremo la prova. Del resto molti di noi non si sottopongono volontariamente a delle prove, per esercitarsi? Pensiamo agli esploratori, navigatori, sportivi estremi, o più semplicemente enigmisti, che  affrontano  indovinelli e cruciverba  solo per passatempo.

 Mi preoccupi. Come dovrei fare per seguire la giusta corrente, il programma che mi ero scelto e che ora ho dimenticato; chi me lo indica?

 Te lo indica l'ispirazione genuina, quella del tuo SE superiore, in termini tradizionali cristiani:  "la voce della tua coscienza"; difatti il SE superiore è la tua coscienza divina.

 Come faccio a sentire quella voce?

 Ponendoti in ascolto sincero, mediante il raccoglimento e la meditazione; queste pratiche ti possono isolare, almeno temporaneamente delle distrazioni e passioni mondane, restituendoti il contatto con la tua vera essenza, che sa tutto, ma ha una voce sottile, generalmente soverchiata dal turbinio della mente e del mondo.

Quello che ci fa deviare dal nostro programma è l'ego: il nostro "pupo", come lo chiama Pirandello. E' come se, durante la recita, il personaggio prendesse il sopravvento sull'attore, volesse prevaricarlo, cambiare le carte in tavola, ribellandosi al copione, al suggeritore ed al regista e pretendendo di fare una parte diversa da quella concordata, o recitandola a modo proprio. Oppure immaginiamo un attore di cinema che improvvisi la propria parte, senza seguire il copione ed in contrasto con le indicazioni del regista, o anche semplicemente che reciti male; che succederebbe? Il regista gli farebbe rifare la scena da capo. Il segreto - dicono gli insegnamenti dei Maestri - è di non farsi coinvolgere, sballottare dagli eventi, ma assecondarli senza resistere, svolgendo serenamente il nostro ruolo. La cosa più importante non è l'azione materiale, ma l'atteggiamento mentale di resistenza o condiscendenza agli eventi.

 Ma questa filosofia non porta all'inerzia, a non far nulla, aspettando che tutto si compia secondo un dharma prestabilito ed ignoto?

 No: noi dobbiamo operare attivamente, secondo quanto capiamo essere destinato a noi, anche con molta dedizione; così facendo, generalmente non sentiamo il peso dell'impegno; si tratta di fare volentieri ciò che ci si presenta. Se invece resistiamo, la vita sarà più pesante.

 E se io avessi un sogno, un desiderio che non posso attualmente concretizzare, non devo insistere, lottare, pregare, per realizzarlo?

 Le occasioni, che eventualmente sogniamo vengono quando opportuno.  

Noi possiamo anche insistere e pregare per ottenerle subito ed esse ci possono anche essere accordate, ma le sfide conseguenti possono essere troppo ardue per lo stato evolutivo in cui siamo;  della serie: "hai voluto la bicicletta? e mò …  pedala!".

Gli eventi della nostra vita possono essere influenzati e cambiati da altri? Come ci mettiamo con chi ci fa del male?

Quello che ci accade è scritto nel nostro destino, che abbiamo definito come ti ho spiegato. Gli altri sono solo strumenti che partecipano allo svolgimento degli eventi. Nessuno ci può fare del "male" se non ci spetta. Ciò si può concretizzare indifferentemente mediante un evento naturale, come una valanga, una scivolata su una strada bagnata, oppure mediante un fatto apparentemente svolto da una persona, come un'aggressione, o un investimento. Perciò il rancore e la vendetta sono fuori luogo e nuocciono solo a chi li coltiva, anzi la persona apparentemente responsabile è uno strumento utile per lo svolgimento della nostra vita: essa ci aiuta a consumare il nostro karma! Tutto avviene secondo dei piani perfetti e l'apparente ingiustizia non esiste realmente.

Per concludere questa discussione vorrei riprendere qui due storielle istruttive :

“C'era una volta un saggio contadino cinese. Lavorava duramente i campi, aiutato dal suo cavallo. Ad un certo punto, però, l’animale, ormai vecchio, si ammalo’ e mori’. Gli abitanti del villaggio seppero la notizia e andarono a trovare il saggio contadino, per sostenerlo nella sua disgrazia, ma il contadino rispose: <<Chi vi dice che sia una disgrazia?>>.

Infatti, qualche giorno dopo, un giovane cavallo selvaggio passò vicino al campo del contadino, s’impigliò nella rete di recinzione, rimanendo bloccato. Il mattino dopo, il contadino lo liberò e lo portò nella sua stalla.

Tutti gli abitanti del villaggio dissero: <<che fortuna!>> Ma il contadino rispose: << Chi vi dice che sia una fortuna?>>.

Una settimana dopo, infatti, il figlio del contadino, nel tentativo di domare l'animale, fu disarcionato e si ruppe un femore.

Tutti gli abitanti del villaggio dissero: <<che sfortuna!>> Ma il contadino rispose: <<Chi vi dice che sia una sfortuna?>>.

Infatti, un mese dopo scoppio’ la guerra, le guardie del re vennero nel villaggio e si presero tutti i giovani figli maschi per portarli al fronte. Ma il figlio del contadino fu esonerato, dato che era immobilizzato dalla frattura. E tutti gli abitanti del villaggio dissero: <<che fortuna! >>

Ma il contadino rispose: <<Chi vi dice che sia una fortuna?>>

La guerra duro’ poco e fu vinta dai cinesi ed i ragazzi del villaggio che vi avevano preso parte tornarono vivi e con un bel bottino di guerra. Gli abitanti del villaggio dissero: <<peccato che tuo figlio non abbia potuto partecipare!>>

... E la storia potrebbe andare avanti così all'infinito.”

 

 "C’era una volta un re, che aveva scelto come suo consigliere personale un vecchio saggio, molto saggio, che tuttavia per i suoi detrattori aveva un grosso difetto: qualunque cosa succedesse, ripeteva : 

“Tutto quello che Dio ti da é per il tuo bene, tutto quello che Dio ti da é per il tuo bene …”. 

Il re sopportava comunque questo suo difetto, perché dai suoi consigli e dalla sua saggezza ricavava sempre grandi vantaggi; per questo motivo, non appena il sovrano usciva dalla reggia, il vecchio saggio seguiva il re ovunque andasse, ma proprio ovunque.

In un giorno di gran pioggia il re si recò dal barbiere, e terminate le operazioni di pulizia del volto, il ragazzo di bottega cominciò la manicure. Mentre stava occupandosi dell’anulare della mano sinistra, vi fu un gran tuono: il ragazzo ed il re sobbalzarono, e nel trambusto, zac, al sovrano venne tagliata la falangetta!!

Strepiti, urla di spavento e di dolore, e la rabbia del re si abbatté sul malcapitato garzone: “In prigione, disgraziato, hai mutilato il tuo re, marcirai in galera per il resto dei tuoi giorni”; ma il vecchio saggio, rimasto imperturbabile fino a quel momento, cominciò la sua litania: ” Tutto quello che Dio ti da é per il tuo bene …, tutto quello che Dio ti da é per il tuo bene …”; il re al colmo della rabbia sbottò : “Basta, mi hai proprio scocciato con queste stupidate, vecchio pazzo, mi stai prendendo in giro, mi hai sempre ingannato in tutti questi anni con queste idiozie, fila in prigione anche tu, così potrai blaterare le tue lagne fino alla fine dei tuoi giorni!!”

Il giorno dopo il re, per smaltire un po’ di rabbia pensò di andare a caccia: ovviamente da solo, visto che il vecchio saggio, che fino al giorno prima era la sua ombra, stava languendo nelle segrete del castello …..Dopo aver un po’ gironzolato nella giungla, venne catturato da una setta di adoratori della dea Kali, contentissimi per aver trovato una vittima da sacrificare per la notte del plenilunio. Il re sbraitò, minacciò , pregò ma non ci fu nulla da fare: a quella gente non importava né il rango, ne’ il blasone, per loro era semplicemente un uomo da uccidere sull’altare sacro: per cui lo vestirono con la sacra veste, lo cosparsero del sacro unguento, lo legarono sull’altare e mentre il capo stava per affondare nel suo cuore il coltello sacro, si accorse con orrore che alla vittima designata mancava un pezzettino di dito.

Voi sapete come, per essere sacrificato, un corpo deve essere perfettamente integro, pena grandi disgrazie per la comunità tutta, per cui i seguaci lo coprirono d’insulti e sputi e lo lasciarono nella giungla, seminudo e terrorizzato, ma vivo!

Ancora frastornato, il re si avviò verso il castello, e nel tragitto capì: il vecchio saggio aveva avuto ragione, come al solito; grazie a quell’incidente dal barbiere, la sua vita era stata risparmiata; cosa importava un piccolo pezzetto di dito, se paragonato al rischio che aveva corso? Meglio vivo senza un dito che morto integro, dopotutto!

Arrivato al castello, andò subito alle prigioni, liberò il garzone e si recò dal vecchio saggio, che senza scomporsi meditava nella sua cella: entrò lo abbracciò e gli disse: “Amico mio, perdonami, che cieco sono stato, mi hanno rapito i Thugs, mi stavano sacrificando, poi hanno visto che mi mancava un pezzo di dito, e mi hanno lasciato andare: avevi ragione tu, ” tutto quello che Dio ti da é per il tuo bene …, tutto quello che Dio ti da é per il tuo bene …, perdonami, starai sempre al mio fianco, il mio regno ti appartiene … Però, scusa un momento, ma tu, che ti ho sbattuto in prigione, umiliato e picchiato, dov’é il bene che Dio t’ha dato in tutto questo?”

Con serenità il vecchio guardò il suo sovrano e candidamente gli rispose:” Vede Maestà se lei non m’avesse messo in prigione, io l’avrei accompagnata a caccia, come sempre, ed a me non manca alcun pezzo di dito…”


 

 

MALEDIZIONI e CONSEGUENZE

Ho letto spesso che una maledizione può avverarsi, può realmente influire sul destino di una persona, farla ammalare o addirittura morire. Com'è possibile?

 Una spiegazione può darsi dicendo che era previsto nel destino di quella persona di essere maledetta e subirne le conseguenze, a causa di un suo karma preciso. Un'altra possibilità è che - come il destino può deviare per scelte del soggetto - così possa deviare per scelte altrui, ma sempre compatibili con alternative ammissibili per il soggetto stesso, cioè con strade che comunque - prima o poi - avrebbe percorso.

 Sicché uno può condizionare il destino altrui?

 Si, ma solo se ciò è ammesso dal percorso del soggetto.

 E colui che maledice è uno strumento di Dio?

 Direi piuttosto del karma del soggetto, in quanto attualizza una sua potenzialità.

 E come influisce ciò su colui che maledice?

 Molto pesantemente: la maledizione è chiaramente contraria all'Amore, che regola l'Universo. Quindi chi maledice si costruisce un karma pesante, che dovrà pagare.

 Su questo argomento vedi anche il testo "Fatture".

 

 

NOME: OMEN

Senti un po', Luciano, c'è un detto proverbiale che recita: "nome: omen", cioè che il nome rappresenti e condizioni il nostro destino. Sembra che la gente sia molto colpita dal nome degli altri, un po' come dal loro aspetto, quando ne fanno un primo incontro. Addirittura Oscar Wilde ci scrisse un libro: "L'importanza di chiamarsi Ernesto", in cui una ragazza si interessa ad un uomo solo per il fatto (falso) che lui le aveva detto di chiamarsi così!

"Gianni" è per me uno pseudonimo; Il mio nome di battesimo è un altro; un sensitivo mi ha detto che io non soffrirei di certe debolezze organiche se mi chiamassi "Gianni" e che potrei superarle facendomi chiamare così! Perciò ora scrivo con questo pseudonimo.

 Pare di si! Questo viene sostenuto da tradizioni di varia estrazione. Anche Sai Baba, talvolta menziona l'importanza di tale relazione e suggerisce a qualche devoto il nome da dare ad un  neonato.

 Allora è possibile che un attributo, datoci dai nostri genitori, senza nostra scelta o responsabilità, possa influire sulla nostra sorte?

 Come già detto in generale, tutto ciò che accade ha una ragione e non avviene a caso, o "per sfortuna". Perciò, se ci hanno dato un nome che può avere un'influenza "negativa" vuol dire che ce l'eravamo scelto.

 Cambiandolo, andremmo contro il nostro destino, possiamo "fregarlo"?

 Non è così, vedo due alternative: la prima è che se ci viene rivelato il nome più appropriato abbiamo raggiunto una certa maturazione, consumato un karma ed è giunto il momento di superare certe difficoltà. La seconda è che possiamo imboccare una strada diversa, riservandoci (inconsciamente) di completare in un altro periodo, o in un'altra vita, le prove proprie di questa, che avremmo temporaneamente accantonate.

D'altronde la vita è un continuo cambiamento, come sostengono anche "I CHING"[**]. Se ci riflettiamo tutte le parti del nostro corpo (eccetto le cellule cerebrali) si rinnovano nell'arco di  sette anni; anche le nostre conoscenze intellettuali, le amicizie, le relazioni, le attività cambiano; perciò non mi sorprende che anche il nome possa e - se vogliamo - debba adattarsi a nuove situazioni.

Una situazione tipica è quella di chi si consacra a vita religiosa: i frati e le suore cambiano nome, in quasi tutte le religioni, proprio a rappresentare il mutamento della loro vita ed il distacco dalla vita laica precedente. Anche il Papa si attribuisce un nome nuovo quando viene eletto.

  In base a quali criteri si cambia un nome?

             Ci sono tre filoni principali di criteri riguardo alla scelta del nome:

·     l'aspetto semantico / filologico: il significato etimologico o tradizionale del nome, eventualmente il ricordo di un personaggio a cui ci si vuole richiamare; questo sembra prevalere nella maggior parte delle tradizioni

·         l'aspetto numerologico: la relazione tra la somma dei numeri corrispondenti alle lettere che compongono il nome ed un certo destino; questo è tipico della tradizione cabalistica

·         l'aspetto mantrico: l'effetto vibrazionale che il nome ha quando lo si pronuncia; questo è l'aspetto più raramente noto e descritto, ma forse il più vero e profondo. Ricordiamoci che in India i nomi di Dio costituiscono dei Mantra: invocazioni spirituali dagli effetti potenti, tanto che la ripetizione di tali nomi (namasmarana) è una forma di pratica spirituale, mentre il nominarli volgarmente (invano) è sconsigliato dal secondo comandamento di Mosé.

            Come si può scegliere un nome?

           La scelta dipende dal filone a cui ci si riferisce: nei primi due casi è di natura razionale o tradizionale, ma idealmente, per assegnare il giusto nome, occorrerebbe cogliere un'ispirazione; forse per questo il primo nome viene attribuito durante il battesimo: perché occorrerebbe lasciarsi ispirare nel corso del rito sacramentale, per individuare il nome giusto per il battezzando. Purtroppo, per ragioni pratiche e burocratiche il nome di un bambino viene scelto ben prima del battesimo, in base a criteri spesso mondani, ed attribuito già al momento del parto. In Tibet si usa chiedere ad un lama (possibilmente al Dalai Lama) il nome da dare ad un bambino.

Per la scelta dei nomi monastici accade che certi priori si raccolgano in meditazione prima di scegliere il nome da assegnare ad un nuovo monaco o suora.

Nell'approccio vibrazionale occorre farsi aiutare da un sensitivo: una persona che sappia percepire la giusta ispirazione nella scelta, come è accaduto per quanto mi hai riferito nel tuo caso. Nella tradizione vedica (indiana elevata) il discepolo che abbia raggiunto un traguardo spirituale viene ribattezzato dal suo guru. In genere il nuovo nome termina col suffisso "ananda" (es.: Yogananda, Brahmananda, Siddeshvarananda, ecc.) che significa "gioia". Questo - nonostante l'idea che un guru si supponga usare l'approccio mantrico - fa pensare ad una commistione con l'approccio filologico.

             E quelli che si cambiano nome da soli, perché non gradiscono quello anagrafico?

             Se sono ispirati a farlo, tanto meglio: vuol dire che stanno correggendo da soli un destino che non spettava loro. Se lo fanno per motivi mondani e scriteriati, possono subire una sorte peggiore, ma è difficile dire quanto immeritata.

             E che dire dei diminutivi? Se Giovanni si fa chiamare "Gianni", o Giuseppe si fa chiamare "Peppe"?

            Secondo l'approccio filologico cambia poco, se il diminutivo mantiene il significato del nome originale ed i nomi derivati equivalgono al nome base; addirittura, ad esempio, che le caratteristiche del nome "Giovanni", non cambiano se si usa, oltre che Gianni, anche: Gino, Germano, Edgardo, Ettore ed altri, che etimologicamente significano tutti: "Colui che trascina e comanda".

Secondo gli altri approcci, ciò costituisce un cambiamento di nome, con tutte le conseguenze che abbiamo già discusso.

            Secondo l'approccio "mantrico", quello che più conta nel nome proprio, come in molti altri nomi, è la sonorità, la vibrazione che si emette pronunciandolo. Perciò può anche darsi che la vibrazione fondamentale non cambi usando un diminutivo; per esempio se il suono dominante nel nome Giuseppe è quello finale ("ppe"), probabilmente cambia poco diventando "Peppe", ma se "Calogero" diventa "Lino", temo che resti ben poco della sonorità originaria. Ciò non toglie che le circostanze possono aver indotto inconsciamente le persone a cambiare provvidenzialmente un nome per il meglio, cioè che - come spesso accade - non tutto il "male" venga per nuocere.

 

 

 

CONCLUSIONE

            Insomma in Destino non si "accanisce" contro di noi, non è "infame", vero?

            Esatto: il Destino ce lo confezioniamo noi stessi, solo che, durante la permanenza sulla Terra, in forma incarnata, non ricordiamo più cosa ci eravamo prefissi e perché. Allora spesso ci lamentiamo, lottiamo per resistere alle difficoltà che invece dobbiamo accettare e superare per evolvere più rapidamente.
Del resto, fin dall'antichità, a Gaio Sallustio Crispo fu attribuito il motto: "homo quisque faber ipse fortunae suae" (ciascun uomo è artefice della sua sorte).

            A conclusione di questa chiacchierata voglio lasciarti una poesia della mia amica Diana Montagano, che ha a che fare con questi temi.

 

 

 

METAMORFOSI

Diventai gabbiano

per volare alto

e poi delfino

per solcare il mare

ape

per suggere il nettare dei fiori

filo d'erba

per vibrare nel vento

voce di fanciullo

per cantare un canto

che allietasse la vita ...

Metamorfosi

infinita ...

   

Se il libro Ti ha interessato fammelo sapere

Se vuoi leggere altri libri gratis on line, vai a: redazionevita.altervista.org

   

RINGRAZIAMENTI

Desidero ringraziare sentitamente Ornella e Barbara, che mi hanno aiutato a rivedere ed affinare anche questo testo.

 

  

 

DEDICA: QUESTO LIBRO E' DEDICATO A :

SRI SATHYA SAI BABA

  Sai Baba è nato il 23 Novembre 1926 a Puttaparthi, un villaggio nella regione dell'Andra Pradesh nel centro-sud dell'India. Ha decine di milioni di devoti in tutto il mondo.

      Opera ogni sorta di miracolo. Ha realizzato ospedali, scuole, villaggi, acquedotti, ecc. per sollevare la condizione dei più disagiati.

(per maggiori informazioni vedere: http://www.sathyasai.it/)

-----------------------


 

[*] Mt 10,29

[‡] Osho Rajneesh: noto guru indiano, che ha operato in USA per vari anni. Dai suoi discorsi sono stati tratti molti libri e ci sono molti istruttori, che insegnano le sue tecniche

[§] Salmo 139 [16]

[**] Famoso ed antico testo cinese di divinazione, chiamato anche "Il libro della mutazione"