Redazione Vita

 

 

 

 

 

SPIRITUALITA' e RITUALITA'

 

Energia e purificazione

 

 

 

 

 

copertina di "Spiritualità e ritualità" di Redazione Vita

 

 

A che servono i riti?

Le abluzioni, le genuflessioni, le processioni hanno ancora un senso,

o sono il retaggio di superstizioni passate e di una religiosità bigotta?

Questo libro gratuito cerca di riscoprire il significato e l'utilità di riti abituali,

 a cui si attribuiscono spesso motivazioni superficiali, ma che possono avere valori profondi,

utili anche per la ricerca spirituale.

 

Il libro è in evoluzione. La ricerca è aperta a seri e disinteressati contributi.

Chi contribuirà sarà menzionato nei Ringraziamenti, se i contributi saranno integrati nel libro,

anche in forma diversamente redatta.

 

 

© Prima edizione: 30/3/2011 - Revisione 61 del 24/11/2016
 

 

 

 

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INDICE

 

 

RINGRAZIAMENTI

 

RELIGIONE e SPIRITUALITA'

 

FUNZIONE degli ELEMENTI RITUALI

 

ELEMENTI RITUALI


            LUOGHI DI VITA e di PREGHIERA

 

            TEMPI e LUOGHI per la PREGHIERA

 

            ABBIGLIAMENTO e SESSO

 

CURA DEL CORPO

 

PREGHIERA e MEDITAZIONE

 

            CANTI e MUSICA

 

            PROCESSIONI e PELLEGRINAGGI

 

            BENEDIZIONI  

 

ALTRI AUSILI

 

            POSTURE e GESTUALITA'

 

ATTIVITA' CONCENTRATIVE

 

IL SILENZIO

 

SACRAMENTI e RITI di PASSAGGIO

 

RITI FUNEBRI

 

CONCLUSIONI

 

  APPENDICE 1 - I MANTRA

  APPENDICE 2 - STATI di COSCIENZA ed ONDE  CEREBRALI

  APPENDICE 3 - SETTE STATI di COSCIENZA

  APPENDICE 4 - PREGHIERA per il CIBO

  APPENDICE 5 - LA GRANDE INVOCAZIONE

  APPENDICE 6 - PRINCIPALI MANZIE o MANTICHE

  APPENDICE 7 - LA VERA DATA DEL NATALE

  APPENDICE 8 - LA FESTA DI SHIVA

  APPENDICE 9 - IL PRANA

  APPENDICE 10 - I CORPI UMANI

  APPENDICE 11 - VIBHUTI ed AMRITA
  APPENDICE 12 - ELEMENTALI

  APPENDICE 13 - UNZIONE

  BIBLIOGRAFIA

 

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RINGRAZIAMENTI

                        Ringraziamo Luisa che è stata la prima a leggere una bozza di questo testo, fornendomi qualche suggerimento.

 

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RELIGIONE e SPIRITUALITA'

Che differenza c'è tra Religione e Spiritualità?

Mi sembra che si possa dire che la Religione sia un complesso di credenze che aiuta l'uomo a rapportarsi con Dio (o gli dei, o qualcosa di invisibile che domina il mondo sensibile). Tale rapporto è normalmente mediato da un'organizzazione sacerdotale, detta "chiesa docente" (per distinguerla da nomi identici, ma spesso usati in modo ambiguo, che hanno però significato ben diverso: la chiesa come edificio e soprattutto la Chiesa Universale, come insieme di tutti gli uomini di buona volontà, indipendenti da una confessione specifica).

Le chiese docenti indicano i dogmi di fede a cui attenersi, cosa fare e cosa evitare per "salvarsi l'anima" e come, dove e quando esperire dei riti, atti ad aiutare il rapporto con Dio. Tutto si svolge sotto la guida del clero. La religione è sinonimo di assemblearità (infatti "chiesa" viene dal greco "ecclesia", che significa "assemblea") e di ritualità esteriore. Essa ha il vantaggio dell'incoraggiamento reciproco al trascendente, alla fraternità ed alla collaborazione e - secondo l'insegnamento evangelico - attira la presenza di Dio.

La comunità dei "buoni" sembra che aumenti l'energia benefica e protettiva sul loro ambiente, come illustrato dal celebre colloquio di Abramo con Dio, quando Abramo cercava di salvare Sodoma. In quel racconto si sottolinea che l'eventuale presenza di almeno dieci "giusti" avrebbe salvato la città. Anche nelle pratiche induiste si riscontra l'elemento assembleare; oltre al canto comunitario, c'è il Daimoku buddista, il namasmarana induista (ripetizione di mantra = suono sacro, caricato di energia positiva; vedi oltre) collettivo ed il "laksharchana": la recita comunitaria di un mantra per 100.000 volte! Il numero delle ripetizioni si raggiunge dividendolo per il numero dei partecipanti, per cui se i partecipanti sono 100, tale numero si ottiene ripetendo il mantra solo 1000 volte. Questa considerazione fornisce un'idea sulla potenza della preghiera collettiva, che sarebbe quindi moltiplicata per il numero dei presenti. Un rito può rendere "tangibile" e ripetibile l'esperienza religiosa, sottraendola alla dimensione tutta privata del misticismo. La presenza fisica nella preghiera comunitaria è importante, dato che le energie si scambiano e si associano molto meglio con la vicinanza materiale. E' probabilmente per questo che nell'insegnamento cristiano non è considerata valida la partecipazione alla Messa per televisione.

D'altra parte unanime è il consiglio delle varie tradizioni a disseminare le persone più elevate spiritualmente, perché possano ispirare gli altri; basti ricordare l'ordine di Gesù ai suoi apostoli di diramarsi in tutti i paesi, per annunciare il vangelo.

Il rovescio della medaglia della religiosità comunitaria e rituale è che le funzioni religiose organizzate sono spesso percepite come un obbligo noioso, come un'occasione di omologazione ed esibizione e comunque è evidente che non tutti possano essere ugualmente disponibili nello stesso momento a praticare una certa funzione, nello stesso modo. Sai Baba disse: "Voi dovete vivere a modo vostro, non come qualcun altro; siate immersi nel vostro Dio, nei vostri sentimenti e convinzioni, nella gioia che scaturisce dal vostro cuore e nel diletto che traete dalla vostra pratica spirituale". I riti e le esteriorità non ci distolgono dalla semplice Verità che è in noi?

Io personalmente non amo molto le cerimonie organizzate, proprio perché non sempre sono disponibile a fare e dire ciò che è stato prestabilito e per il tempo e nei modi standardizzati. Per questo sono perplesso sulla condivisione delle "Regole" monastiche uguali per tutti e per sempre: ogni uomo cambia nel tempo in continuazione e la costrizione ad attenersi a comportamenti e riti sempre uguali mi fa sospettare che talora quelle regole, anziché favorire l'evoluzione, possano frenarla.

Ricordo che, quando ero piccolo, equiparavo l'altare al palcoscenico e capivo che i chierichetti (e forse talvolta non solo loro) svolgevano il loro compito principalmente per esibirsi davanti all'assemblea. Le mie zie mi insegnavano una serie di ritualità, che poco avevano a che fare con una vera religiosità, come "fare" i sepolcri il giovedì santo, in numero dispari! prendere le "palme" (rametti d'olivo) benedette la domenica omonima ed appenderle sui quadri dei santi; a proposito, recentemente qualcuno ne ha messo un rametto anche sulla bacheca condominiale! Il presepe è veramente uno stimolo alla preghiera o è diventato sopratutto un gioco per i bimbi? E che dire delle statuette fantasiose e di attualità inventate di anno in anno a Napoli? Mangiare l'agnello pasquale è davvero un rito o consuetudine pseudo-religiosa, o una distorsione crudele nei confronti dei poveri agnelli? E la benedizione pasquale è talora una molla per fare le pulizie?

Inoltre la religione esalta la dualità: l'idea che Dio sia un entità distinta e lontana da noi, a cui ci rivolgiamo per ottenere dei favori. Infine l'appartenenza ad un gruppo che segue determinate idee inculcate a tutti, per preservarne la purezza, rischia di alimentare un sentimento settario, di rivalità nei confronti di altre confessioni, che in passato ha portato ad eccessi che nulla hanno a che fare con la religiosità e la divinità.

            La Spiritualità, invece, è la ricerca genuina e spontanea dell'uomo verso interessi che trascendono il mondo materiale. Essa è diretta verso Dio o la propria interiorità (in cui Dio abita), senza intermediari. La spiritualità è sinonimo di solitudine ed introspezione: ricerca di Dio in noi, unità con Lui. Questo atteggiamento è altrettanto incoraggiato da Gesù. Possiamo anche notare che la religione sottolinea e mantiene la dualità del rapporto tra l'uomo e Dio, come esseri distinti, mentre la spiritualità ha come ideale l'unità, la non dualità (in sanscrito: "Advaita") di tutta l'esistenza e la fusione, del ricercatore nella coscienza divina.

Il pericolo è che ci isoliamo dagli altri, perdendone il contatto ed allontanando la sfida della convivenza, che è uno dei motivi principali dell'incarnazione.

            E' un po’ come la differenza che c'è tra:

a) lo studio che si svolge a scuola - dove i genitori ci mandano - volenti o nolenti - perché ciò è previsto dall'organizzazione sociale.

b) lo studio spontaneo a cui ci possiamo dedicare se e quando ce ne venga il desiderio, spesso in età adulta.

            E' chiaro che nel primo caso siamo guidati ed aiutati, ma potremmo (come spesso accade) non gradire l'obbligatorietà della situazione, i tempi, le forme ed i modi dell'insegnamento e della pratica; nel secondo caso l'attività sarà più fruttifera, perché motivata da un nostro desiderio libero e spontaneo e scandita solo dai nostri ritmi di maturazione. Chi non è rimasto deluso dai programmi scolastici o universitari, che nel titolo sembravano promettere una cosa, ma poi includevano materie ed esposizioni che non corrispondevano alle attese. Io personalmente ho sempre preferito leggere e studiare gli argomenti ed i libri che mi interessavano specificamente in quel dato momento. Quando studiai ingegneria elettronica fui spesso perplesso nello scoprire che il mio programma universitario comprendeva materie, che - pur valide - poco avevano a che fare con i miei interessi personali, quali: Scienza delle costruzioni, Meccanica applicata alle macchine, Mineralogia, Fisica tecnica, ecc.

            Un altro parallelo si può fare con la differenza che c'è tra un'attività impiegatizia, in cui tutti devono andare a lavorare alla stessa ora, facendo ciò che è previsto dall'organizzazione e l'attività artistica, in cui il soggetto opera come e quando si sente ispirato a farlo.

E' anche evidente come i due approcci si adattino generalmente ad età diverse e che si possa transitare dalla religione alla spiritualità. Peccato che tale transito non sia agevolato, ma spesso ignorato se non trattato con diffidenza dal clero. Sai Baba, invece, porta avanti entrambi gli approcci: quello duale, con accoglienza dei riti pubblici, probabilmente per chi si trova agli inizi della sua ricerca, ma ripete continuamente nei Suoi discorsi l'importanza dell'Unità essenziale di tutto e della divinità dell'uomo. In uno dei Suoi "Pensieri del giorno" sostiene: <<La devozione non richiede ardue pratiche spirituali o discipline severe di qualsiasi tipo. Non c'è alcuna necessità di eseguire penitenze intense o Yajna (sacrifici religiosi). Il solo mezzo facile e sicuro per le persone ordinarie per realizzare Dio, senza riguardo alla loro casta, la nazionalità, il sesso o qualsiasi altra qualifica, è avere intensa devozione e amore per Dio>>.[6a]

D'altronde, persino i movimenti spirituali sono spesso tentati di diventare delle chiese, in cui si creano degli "esperti", che cercano di indottrinare gli altri e di seguaci, che cercano una guida esterna. Questo automaticamente stimola la competizione e le invidie. Inevitabilmente, per il fatto stesso di essere in molti e la necessità di delineare un programma che medi le aspettative dei vari partecipanti, le loro riunioni si configurano spesso secondo metodiche e rituali sempre uguali, ad onta della spontaneità individuale. Saint Germain, nel "Settimo raggio"[6bis] ribadisce che <<le energie rilasciate mediante un senso di dovere o di paura sono praticamente inutili nel lavoro dei Maestri>>

           In questo libro ho cercato di studiare e delineare, per me stesso e per il lettore, la funzione dei riti, che possono aiutare il ricercatore a realizzare un contatto più rapido ed efficace con la sua parte trascendente. La parola "rito" ricorda uno schema imposto da qualcuno ed uguale per tutti e quindi più adatto alla Religione e poco adatto al concetto di spiritualità, che evoca quell'idea di libertà e improvvisazione, connaturato ad una ricerca interiore e diversa da persona a persona. Perciò, a stretto rigore logico nessun rito è necessario alla Spiritualità. Con la parola "rito" - non trovandone una sintetica migliore - ho inteso indicare tutti gli atti e situazioni materiali che si impiegano nelle cerimonie di tutte le religioni e vengono eseguiti secondo una procedura generalmente provata nei secoli; forse i riti hanno una loro utilità strumentale anche nella ricerca spirituale. Ho cercato di riscoprire l'origine, spesso iniziatica, di molti riti, tentandone un'interpretazione, che superi le apparenze, la consuetudine ed il significato usualmente attribuito loro e verificando come essi possano essere utili per la spiritualità. Ne é risultata una notevole, imprevedibile e sorprendente somiglianza tra molti riti, aspetti biografici e tradizioni di varie religioni. che ho sviluppato nel testo "Religioni e coincidenze".

 

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FUNZIONE
degli
ELEMENTI RITUALI

Come possiamo caratterizzare un'attività per considerarla un "rito"?

Forse l'elemento più tipico è l'intenzionalità: l'importanza che si dà a quell'atto, così da considerarlo fuori dall'ordinario: un'azione particolare, a cui si attribuisce un valore ed una conseguenza.

Spesso si ammanta di solennità, ma non sempre. Quasi sempre segue una procedura, codificata da tempo, dalla tradizione e da personaggi importanti. Per lo più si svolge assemblearmente e viene condotta da qualcuno che ha una funzione specifica, come un sacerdote e può usare oggetti, o materiali appositi. C'é chi classifica i riti in:

In questo libro non voglio  e non potrei trattare tutti i tipi di riti e simboli impiegati nel mondo a diverso titolo; molti di essi hanno origini più sociali che religiose, come certi riti di passaggio dall'infanzia alla pubertà, altri sono magici o sciamanici, generalmente rivolti a collaborare con energie di livello medio-basso, altri, infine, sono scaramantici: non hanno un'importante base reale, ma sono adottati semplicemente per superstizione, che cerca di  allontanare eventi negativi; alcuni esempi sono gli scongiuri, o anche semplici gesti: gettare dietro la schiena  il sale versato, toccare ferro se si parla di eventi da evitare, cambiare strada se s'incontra un gatto nero, tenere con se un amuleti, cornetti e mille altri oggetti. Ho cercato invece di limitarmi ai principali riti a valenza più spiritualmente elevata e vicina alle, o acquisita dalle, pratiche occidentali. Anche i miei commenti dei riti menzionati non sono esaustivi, ma limitati a quello che mi è stato possibile intuire, sperimentare o reperire nella letteratura.

Sia nella religione che nella spiritualità, la preghiera dovrebbe essere l'elevazione dell'anima a Dio, l'allontanamento della mente dai pensieri e dalle cure della materia, per rivolgersi alla vera Realtà per alcuni esterna per altri interna a noi stessi. Purtroppo nel cattolicesimo è invalsa la deformazione di associare la preghiera a penitenza: dopo la confessione il prete dice: <<per penitenza dirà tot pater, ave e gloria>>. Non è assurdo che la preghiera - il colloquio dell' anima con Dio - sia considerato una penitenza? E' come se dicessimo ad un bambino: << per punizione andrai a parlare con tua madre per dieci minuti>>!

La forza della preghiera è notevole quanto sconosciuta ai più.

L'efficacia almeno psicologica della preghiera fu anche scoperta casualmente da un gruppo di medici; essi avevano applicato un elettroencefalografo ad una paziente terminale, affetta da tumore al cervello; ad un certo punto costei si mise spontaneamente a pregare intensamente: l'ago dello strumento indicatore (con centro =0 e due archi d'escursione di + e - 500) andò a fondo scala positivo (+500). In un successivo test provarono lo strumento su un paziente che imprecava e bestemmiava: lo strumento andò a -500.

I riti sono utili, perché si basano su antiche tradizioni e svolgono un'azione di aiuto nella realizzazione delle cose e degli atti religiosi. Non sono essenziali, perché essenziale è solo la fede e soprattutto l'amore, ma possono aiutare le persone a concentrarsi sulle attività evolutive ed a purificare la mente e l'ambiente.

Gli elementi dei riti possono essere: i luoghi dove svolgere delle funzioni religiose, le scelte di abbigliamento per tali funzioni, le preghiere da recitare, i tempi ed i modi di recitazione, le posizioni nella preghiera ed altri aspetti e dettagli.

L'esperienza mi ha insegnato che i riti possono essere un mezzo per aiutarci nella nostra ricerca, a condizione che non diventino condizionanti, o addirittura maniacali, che non sia dato loro un ruolo così importante da farci perdere di vista il vero scopo della nostra attività spirituale. In effetti la vera molla della spiritualità è l'anelito verso Dio. In qualche misura i riti ci rafforzano nell'idea di un rapporto dualistico verso Dio, che ce lo fa considerare come un'Entità separata da noi. Vedremo che alcune tecniche possono invece aiutarci a rimuovere questa barriera, che contrasta con la Realtà più profonda, secondo cui noi e Dio siamo tutt'uno.

La particolarità che anima questo scritto è l'analisi dei riti alla ricerca della loro funzione più importante, che spesso si è persa nella pratica religiosa, o non viene illustrata al popolo, ma somministrata per fede, come un medico spesso ordina una cura al malato, con la motivazione che la cura prescinde dalla conoscenza dei suoi meccanismi nella mente del paziente.

L'accento viene posto sull'uso di elementi rituali e più in generale di vita, nella ricerca spirituale. In questa analisi vedremo spesso come la maggior parte delle scelte di vita e comportamento venga utilizzata nelle varie religioni, che esamineremo, ma la cui essenza va riscoperta se vogliamo capire di più e - con la conseguente miglior convinzione - trarne il massimo vantaggio, nella nostra pratica spirituale.

A volte, infine, gli elementi rituali che avevano originariamente una loro valida funzione, per il fatto di non essere conosciuti, discussi e magari aggiornati, addirittura dal clero stesso, possono essere deformati nel tempo, perdere la loro stessa utilità e diventare obsoleti, se non insensati.

Non tutti questi aspetti troveranno una loro spiegazione e giustificazione, ma almeno avremo provato ad analizzarli con un approccio razionale e di ricerca.

Sebbene sia raro che un esponente del clero occidentale lo dica, a mio parere, la base di partenza per questa disamina è la considerazione che la maggior parte delle forme e dei mezzi esteriori della ritualità non servono e non devono servire a soddisfare la divinità, che, per definizione, è imperturbabile e non può essere compiaciuta o dispiaciuta da nulla e da nessuno, né a realizzare una scenografia, tanto meno ad alimentare il potere del clero. I riti hanno certamente una funzione suggestiva, nel senso che gli atti esteriori, specie se cerimoniosi e pomposi, possono imprimere nella mente e nella memoria del fedele sentimenti di venerazione, ma la vera funzione dei riti è certamente quella di aiutare l'evoluzione personale del devoto,  tra cui quella di facilitare la preghiera più vera ed intima, detta anche "preghiera profonda", che consiste nel nostro passaggio ad uno stato di coscienza diverso e più profondo di quello normale di veglia, in cui noi svolgiamo le nostre abituali attività materiali.

E' in tale stato, infatti, che noi possiamo entrare in contatto un po’ maggiore con Dio, o con la nostra interiorità più vera, denominata SE superiore. Tale contatto non porta ad un incontro di tipo tradizionale, in cui noi possiamo "vedere" Dio o qualsiasi Entità superiore, ma possiamo invece calmare la mente agitata e - al ritorno allo stato di coscienza di veglia - percepirne i sottili, benèfici effetti.[8b]

Questi stati di coscienza sono stati scientificamente studiati e documentati. Una loro breve descrizione è esposta in Appendice 2 e 3.

Ho cercato di capire qualcosa sul meccanismo di funzionamento dei riti.

 

  

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ELEMENTI RITUALI

 

 

 

 

LUOGHI DI VITA e di PREGHIERA

Per cominciare consideriamo gli aspetti dei luoghi in cui svolgere l'attività religiosa e spirituale e persino in cui vivere.

 

 

 

Luoghi Pubblici

 

E' ovvio che i luoghi pubblici per l'espletamento di funzioni religiose siano i templi: chiese, moschee, sinagoghe, mandir, ecc., secondo le varie religioni.

Nell'accezione più comune, recarsi al tempio per pregare può essere giustificato dall'idea che quella sia la "casa del Signore", oppure che sia un luogo di riunioni, per una sorta di comunanza di interessi, una convivialità e, soprattutto è il luogo dove si può trovare un ministro del culto: una persona autorizzata a fare da guida ed intermediario tra  i fedeli e la divinità. Alla prima giustificazione obietterei che Dio è onnipresente e non ha una casa dove abitare, per cui si può pregare ovunque. La seconda sembra più valida, ma ha come contropartita alcuni rischi: il conformismo, l'associazionismo, il pettegolezzo, l'esibizionismo, e simili.

Il conformismo consiste nell'andare al tempio perché "si fa così", perché è un precetto festivo, perché lo dicono i genitori. L'associazionismo si manifesta più spesso nelle piccole comunità; viene dal fatto che ci si trova con amici e parenti, che è un'occasione di conoscenza, talvolta anche sentimentale e matrimoniale; chi non ricorda scene di films in cui la famiglia porta in chiesa la figlia in età da marito, per esibirla ad altre famiglie "per bene"?

Dall'associazionismo si passa spesso al pettegolezzo: hai visto come s'era vestita quella? Hai saputo che fine ha fatto quell'altra? Chi sa perché Tizio non è venuto in chiesa oggi? L'altra conseguenza frequente è l'esibizionismo, il mostrarsi devoti, o la ricerca della gara a chi si presenta meglio alla funzione. Addirittura, nella società contadina, esisteva la tradizione dell'"abito della domenica", che si indossava appunto per andare in chiesa: ipocritamente per rispetto verso il Signore, ma concretamente per presentarsi nella forma migliore, per far bella figura con gli altri fedeli.

Infine l'aiuto di un sacerdote può essere necessario in quelle comunità troppo primitive perché un fedele senta la sicurezza di rivolgersi a Dio senza intermediari e guide e desideri essere istruito sui comportamenti ortodossi e non. L'intermediazione sacerdotale presenta il rischio dell'asservimento al parere di un altro uomo ed alle sue direttive, che non sempre sono disinteressate.

Nonostante tutti questi rischi esiste un vero motivo per pregare insieme ed è che la preghiera canalizza una forma di energia positiva, che aumenta e si supporta vicendevolmente con l'esercizio comune. In altre parole, pregando insieme si prega meglio e con effetti maggiori.

La spiritualità più profonda suggerisce di pregare per conto proprio, nel segreto della propria casa, come disse Gesù, ma non disdegna momenti di preghiera comunitaria, che però - per godere dei relativi vantaggi - deve essere vera, profonda e scevra dagli elementi mondani di cui sopra.

Il tempio ha un'altra caratteristica: quella di essere consacrato unicamente alla preghiera. Tale attività genera delle vibrazioni energetiche positive, che - nel tempo - impregnano l'ambiente, agevolando a sua volta il raggiungimento di uno stato profondo di coscienza. Si tratta quindi di un circolo virtuoso, di cui è opportuno approfittare.

Anche Sai Baba espresse questo concetto, riportato in un'intervista del dr. Venkataraman, fondatore di Radio Sai, il 29/4/2011:

<<Quando cantate in questo luogo, non pensiate che i canti sacri avranno un impatto limitato ai presenti. E’ vero che le onde sonore provenienti dai vari altoparlanti verranno sentite solo dai devoti presenti, tuttavia, al di là delle onde sonore, si generano anche delle onde sottili. Voi non siete in grado di vederle; infatti nemmeno sapete che esistono. Sono onde nell’Oceano della Consapevolezza. Queste onde sottili sono in grado di viaggiare non solo per tutto il pianeta, ma addirittura fino ai confini dell’Universo fisico e oltre!  Esse non si spengono, né si dissipano, ma rimangono per l’eternità. Penetrano ovunque, incluso le colonne, i muri e qualsiasi cosa abbiate intorno.  In realtà le vibrazioni rimarranno incise per sempre nella materia. In più ogni giorno se ne aggiungono altre e questo fa aumentare in maniera costante l’intensità delle vibrazioni spirituali costruite. Con quanta più passione cantate, tanto più grande sarà la santità accumulata. Ecco perché, quando ognuno di voi siede qui emettendo pensieri sacri e cantando con Amore Puro nel cuore, contribuisce a rilasciare dietro di sé un’inestimabile eredità”.>>

Secondo un altro modello, i pensieri, oltre che le azioni, generano delle entità a se stanti, chiamate "forme-pensiero"; esse hanno una vita propria tanto più solida e permanete quanto più sono rinforzati dalla ripetizione e concentrazione di persone di animo più raffinato. Se poi tali pensieri sono condivisi ed espressi da più persone, essi si aggregano acuistando maggior forza e permanenza; Anne Givaudan: la nota scrittrice di soggetti paranormali, li chiama "Egregore"[9].
        Inoltre pare che le chiese, che ora sono progettate da architetti spesso inconsapevoli, o addirittura da capomastri, venissero un tempo ubicate e costruite da esperti, capaci di orientarle e strutturarle in modi atti a canalizzare energie cosmiche e geomagnetiche, anch'esse favorevoli al raggiungimento di stati elevati di coscienza. Sembra che la vicinanza di corsi d'acqua di particolare energia fosse un motivo della scelta del luogo in cui erigere un tempio; d'altra parte l'acqua - come menzionato in altra parte di questo libro - risulta possedere frequentemente proprietà positive per gli esseri viventi, al di là di quelle ovvie necessarie alla fisicità pura e semplice. Un esempio di tempio eretto su un luogo particolare, direttamente sopra un corso d'acqua sotterraneo (un ramo del torrente Labicano), è la chiesa di San Clemente, a Roma, in V. Labicana, vicino al Colosseo. Essa è l'evoluzione di un santuario dedicato al dio Mitra, creato nel III secolo; poi fu convertito in chiesa cristiana nel IX secolo e ricostruita più volte in strati sovrapposti.

Un aspetto della chiesa è la dimensione: un detto popolare recita: "Chiesa grande, devozione poca". Oltre al fatto che molte chiese grandi sono delle cattedrali, realizzate più per motivi d'orgoglio clericale o campanilistico che per devozione, è comprensibile che tali cattedrali divengano più luoghi di turismo e godimento artistico, anziché di preghiera. Ma la ragione più vera forse è che un locale più piccolo sia più facilmente caricabile dalle energie positive sopraccitate. Chi volesse sperimentare personalmente la differenza di questo effetto può recarsi prima alla Porziuncola di Assisi e poi a S.Pietro a Roma.

 

interno della Porziuncola di Assisi

 

Degni di menzione sono anche altri luoghi informalmente pubblici, particolarmente adatti alla preghiera profonda. Tra essi risaltano gli alberi: sembra che pregare sotto un albero o nella foresta sia più facile che altrove. Secondo una tradizione millenaria gli asceti si ritirano nella foresta per meditare. Il Budda conquistò l'illuminazione meditando sotto un albero. Nell'ashram principale di Sai Baba (Prashanti Nilayam) c'è un albero chiamato "l'albero della meditazione". Io stesso sento il bisogno di andare quasi tutti i giorni in un parco, percependo dal bosco una sensazione di energia benefica. Forse inconsciamente gli ecologisti insistono per la salvaguardia delle foreste, non solo per motivi ambientali e scientifici, ma magari perché - senza saperlo - ne sentono l'esigenza.

 

               

 

Luoghi Privati

 

            Logicamente il luogo privato per eccellenza è la propria casa, dove si può pregare in famiglia, o da soli. Per farlo non occorrerebbe nulla, ma sia la nostra tradizione e molto più quella indiana ci suggeriscono di usare qualcosa.

            La cosa più immediata e diffusa è un'immagine sacra: la rappresentazione della forma di Dio o del Maestro a cui siamo più affezionati. Chi s'impegna un po’ di più spesso mette un lumino davanti a tale immagine. In India tra le classi medio alte che ne hanno la possibilità è diffusa la pratica di destinare una stanza apposita alla preghiera (chiamata in inglese "puja room"). Tale pratica non è basata su fanatismo o esagerazione, ma sulla consapevolezza dello stesso fenomeno relativo alle vibrazioni energetiche positive, già menzionato per le chiese.

 

una "puja" indiana

 

Per contrasto, gli altri locali della casa si riempiono di vibrazioni profane, corrispondenti alle attività mondane, che possono inconsapevolmente distrarre dalla preghiera. Per lo stesso motivo menzionato per le chiese, si suggerisce di utilizzare come locale per la preghiera uno stanzino piccolo.

 

            Chi desidera progredire nel migliore dei modi sul sentiero spirituale, nonché mantenere una buona salute psicofisica (che è necessaria per tale evoluzione) dovrebbe applicare anche all'intera abitazione dei criteri di armonia energetica, come suggerito dall'arte giapponese del Feng Shui.

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TEMPI e LUOGHI
per la PREGHIERA

Innanzi tutto occorre tener presente che l'uomo è soggetto ed influenzato dalle abitudini, perciò l'aspetto del rito che comporta la ripetizione di un'attività - come la preghiera - in dati giorni ed in dati luoghi concorre nel far ricordare ed eseguire i riti religiosi, col vantaggio di mantenere una quota del tempo per essi. I testi ed insegnanti di yoga e discipline analoghe incoraggiano lo stabilirsi di tali abitudini, che aumentano la probabilità di mantenere la sadhana nel tempo.

L'aspetto negativo dell'abitudine è che il rito spesso viene svolto appunto per "abitudine", mentre ogni intenzione ed interesse per una vera comunicazione con Dio può passare in secondo piano. A tale proposito ci fu un film che mostrava lo svolgersi del rosario in un paese del sud Italia: durante quella cerimonia quotidiana casalinga ci si occupava di tutto (cucina, pettegolezzi, affari urgenti, telefonate, ecc) tranne che di pregare veramente.

Un'altra considerazione che mi lascia molto perplesso è che ci siano persone che si aggregano per praticare sistematicamente dei riti; essi sono tipicamente i cosiddetti "religiosi", cioè frati e suore, che addirittura fanno voto di osservare una "Regola" e di obbedire ad un capo; ciò comporta che dovranno svolgere dei riti in certi orari ed in certi modi, senza obiettare. Ora sappiamo che la vita è cambiamento, evoluzione e - anche se oggi mi sento di praticare certi riti - non è detto che ciò varrà domani e per sempre; sicché c'è il rischio che, anziché aiutarmi nell'evoluzione, il voto pronunciato, potrebbe frenarmi in futuro! Addirittura, dato che siamo incarnati per sperimentare, una volta fatte certe esperienze, potremmo sentire il bisogno di farne altre e quindi, magari lasciare il convento! Anche questo può essere un freno all'evoluzione.

Entrando poi nel merito di aspetti più profondi del rito, consideriamo che, per pregare - come per molte altre attività - ci sono giorni, ore  e luoghi propizi.

Il concetto di "propizio" è abbastanza noto e comune nelle tradizioni, sebbene sia poco noto il motivo che rende  tempi e luoghi più adatti di altri a certe attività. Ad esempio è noto a tutti (sebbene non sia molto chiara la ragione) che, per avere un buon raccolto, sia necessario seminare in certi periodi ed in certe ore; è altrettanto noto come gli astri influiscano sulla vita delle persone, secondo gli insegnamenti dell'astrologia, che è una scienza antica e precisa, molto più seguita e scientificamente accolta in oriente che in occidente, dove è stata ridotta a passatempo superficiale da riviste mondane). Le entità si incarnano in forma umana nel giorno e nell'ora più opportuna, per raccogliere le influenze degli astri consone al proprio karma e con cui si devono misurare.

Parimenti ci sono luoghi propizi in cui pregare; essi sono certi santuari, o località naturali, in cui l'energia è favorevole a tale attività. Al momento della scelta del luogo e dell'orientamento del tempio, qualcuno - più sensitivo degli altri - sembra che possa aver suggerito come fare. Spesso tali siti sono prossimi a sorgenti, o ad energie del sottosuolo, o a particolari incroci di meridiani.

Ci sono anche delle discipline orientali in proposito; una di esse, chiamata "Feng Shui", fornisce suggerimenti sulla costituzione e l'orientamento degli edifici, affinché in essi circoli meglio l'energia universale (chiamata "Ch'i", o "PRANA"; v: Appendice 9) e quindi ci si viva meglio.

 Si può pregare sempre ed è bene farlo, anche nei luoghi più disparati, in aggiunta alle occasioni che vanno programmate regolarmente. E' infatti opportuno meditare almeno una volta al giorno, meglio se due. I tempi più adatti sono il mattino e la sera, come suggerito anche dalla tradizione cristiana.

Poiché la preghiera profonda (meditazione) comporta un abbassamento del metabolismo, va fatta prima di mangiare, onde evitare blocchi digestivi.

Secondo la tradizione indiana, comune a quella dei conventi occidentali, il periodo mattutino migliore per meditare è tra le tre e le sei. Gli indiani lo chiamano "Brahma muhurta" (l'ora di Brahma).

La sua preferenza sembra dettata dal fatto che la Natura è ancora a riposo, senza le distrazioni delle attività del giorno.

A parte la scelta delle ore migliori, c'è anche da considerare la scelta dei giorni (o delle notti) più favorevoli. In India per esempio, si ritiene che la notte di luna nuova (Shivarathri ed una volta l'anno: Maha Shivarathri) sia più consona di altre a questo scopo, giacché l'assenza della luna ci garantisce una notte più calma del solito. A volte non c'è un vero motivo per svolgere una funzione in un giorno piuttosto che in un altro, ma solo un'opportunità offerta dalla tradizione e dall'attrattiva psicologica, come nel caso del Natale, che - come altre feste - non ha una collocazione corrispondente ad una data storica, ma è una commemorazione piazzata al 25 dicembre per motivi di antica convenienza. Insomma tutte le motivazioni sono utili per indurre la gente a ricordarsi della propria anima, trascurata dalle cure mondane. Purtroppo accade spesso che le feste religiose degenerino in festini, in cui l'importante è riunirsi e mangiare meglio e di più del solito, ottundendo la mente e le sue capacità introspettive.

 

L'astrologia sostiene che l'influenza dei corpi celesti condizioni la vita dell'uomo e del creato in generale, con proprietà e combinazioni molteplici. Ma come? Certo non con azioni fisiche, come quella gravitazionale o magnetica, che sono troppo deboli per le grandi distanze e semplici per dar conto di tante caratteristiche diverse.

Allora c'è da ritenere che i corpi celesti abbiano un'altra energia, dotata di caratteristiche simili a quelle della personalità umana. Del resto i greci non avevano identificato gli dei con i corpi celesti, connotati proprio da umori umani?

E perfino San Francesco non chiamò "fratello" il Sole e "sorella" la Luna?

Tutti noi, istintivamente e senza rifletterci, non chiamiamo “madre” la nostra Terra?

C'è quindi da dare un po’ di credito a chi, nel passato e nel presente - come gli antichi greci ed i romani, gli animisti e gli sciamani -  attribuisce un'anima, o uno spirito supervisore agli elementi della Natura: gli astri, i mari, i monti, i fiumi, gli animali, e le piante, come sostenuto anche dai fondatori della comunità di Findhorn, in Scozia che furono guidati dagli  angeli della Natura a coltivare un terreno arido, con risultati miracolosi . Forse l'errore è quello di attribuire loro troppa importanza, trascurando il sommo Signore e la critica può essere simile a quella delle religioni che proibiscono il culto dei santi, per timore che, concentrandosi su di essi, si trascuri Dio. Basta dare a ciascuno l'importanza che merita.

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ABBIGLIAMENTO e SESSO

Anche l'abbigliamento ha una funzione nella religione e nella spiritualità, soprattutto per i fedeli. L'abbigliamento provocante, che esibisce le peculiarità anatomiche è ritenuto controproducente da tutte le tradizioni religiose, specie se utilizzato nel corso di cerimonie collettive, in quanto distrae dalla preghiera, stimolando pensieri diversi (e non per "rispetto del Signore" o del "luogo sacro", come si legge su alcuni avvisi clericali).

In India le donne portano il sari fino ai piedi e coprono il busto con uno scialle, per mascherare la sporgenza del seno.

In occidente le suore mascherano il seno e coprono i capelli, che - specie se lunghi - costituiscono notoriamente un elemento erotico. Un tempo in chiesa anche le donne laiche portavano il velo, anche se molte lo trasformavano in elemento ancor più erotico ed attraente, scegliendolo di pizzo e indossandolo in modo da lasciare scoperta buona parte dei capelli.

I costumi e le abitudini sono diversi da nazione a nazione e cambiano nel tempo; quello che si riteneva improprio qualche secolo fa non si applica più adesso, perché l'abitudine riduce l'effetto.

Per lo stesso motivo, fino ad alcuni decenni fa, le donne e gli uomini in chiesa sedevano in due zone separate. Questo avviene tuttora sia nell'Islam che nell'Induismo. Il motivo è sempre lo stesso, con l'aggiunta che, a parte la vista, i due sessi producono energie diverse, che interferiscono con la preghiera, tanto più quanto più essa va in profondità, andando a raggiungere stati di coscienza superiori.

La sessualità ed il suo esercizio non sono peccaminosi, come alcuni sostengono: sono un'attività naturale ed istintiva, senza la quale la specie si estinguerebbe. Il suo espletamento comporta però un'emissione di energia: il Prana, che dal primo chakra si disperde verso l'esterno. Nella spiritualità è importante che tale energia resti nei corpi sottili e salga lungo la colonna vertebrale, per attivare i chakra superiori (v. Appendice 9). Per questa ragione tutti i movimenti spirituali e molte religioni consigliano di limitare il sesso e di evitarlo, se possibile, da parte di chi è intenzionato ad un impegno spirituale avanzato. In molti casi tale decisione viene assunta come condizione per la partecipazione all'attività religiosa ufficiale, come nell'ordinazione sacerdotale cattolica, o nella partecipazione a congregazioni religiose. Tale rinuncia sarebbe un segno del livello evolutivo dell'aspirante, che dimostrerebbe il suo stato spirituale abbastanza avanzato. Purtroppo spesso finisce con l'essere una condizione non adeguatamente matura, o non ben stabilizzata, per cui può succedere che la persona senta - prima o poi - l'attrattiva del sesso, con conseguenze negative per tutti. Dato che l'uomo è in continuo cambiamento, sono perplesso sull'idea stessa dell'assunzione di "voti", o impegni di qualsiasi genere che condizionino le esperienze future, le quali dovrebbero essere disponibili a tutti per un'armonica evoluzione.

           Tornando agli aspetti materiali, in ogni caso, per meditare bene, è meglio indossare abiti comodi, che non comprimano parti del corpo, né procurino fastidi, che possano disturbare la meditazione. Essi non devono far sentire caldo né freddo. A ben pensarci, sia in oriente che in occidente, chi si dedica alla religiosità indossa delle tuniche o sai, che lasciano ampia libertà al corpo; penso che, almeno originariamente, quelle persone non indossassero altri indumenti di sotto (cosa che spesso, invece avviene ai nostri giorni, con buona pace per gli accorgimenti originali). Addirittura, in India, ci sono dei sadhu che vivono nudi, anche nelle regioni himalayane; questo è spesso posto in relazione con una sorta di voto di povertà e distacco da ogni possesso, ma credo che ci si possa vedere anche un'opportunità di libertà del corpo e di migliore assorbimento di quell'energia del sole e dell'aria che è tanto utile per la vitalizzazione dei corpi sottili. Per converso, può darsi che la minimizzazione dell'abbigliamento vada messa in relazione con la necessità di smaltire il calore corporeo, aumentato dalle pratiche spirituali, che tendono ad incamerare energia.

 

            Come ben sappiamo anche e soprattutto gli officianti si occupano dell'abbigliamento, indossando paramenti spesso assai enfatici. Mi sembra che in questo campo avvenga qualcosa di analogo ad altri campi ed ambienti, come a corte, nell'ambiente militare, o altro. Le persone tendono a enfatizzare la loro funzione mediante paramenti e simboli di potere. Spesso sembra che essi siano inversamente proporzionali all'autorevolezza ed al carisma della persona: meno la persona vale, più cerca di recuperare influenza con abiti pomposi, scettri, ecc. Molti addirittura si vestono in un certo modo, credendo così di acquisire le proprietà relative a quell'abito, mentre perfino il proverbio popolare recita. "l'abito non fa il monaco".

           I grandi Maestri spirituali indiani vestivano semplicemente o vivevano seminudi, anche sulle pendici dell'Himalaya. Gesù e gli apostoli erano vestiti normalmente; San Francesco rese i Suoi bei vestiti a Suo padre e si coprì con un saio. Sai Baba indossava una semplice tunica, senza ornamenti.

            I colori hanno la loro importanza nel vestire. Ognuno dovrebbe vestire con i colori che gli sono più congeniali, per il proprio stesso benessere.

In generale noto che scientificamente il colore bianco è atto ad irradiare energia e perciò viene usato quando una persona è felice e si ritiene benedetta dalla grazia, come in occasione del battesimo, della prima comunione, del matrimonio e della consacrazione religiosa. In tal modo la persona irradierà energia verso gli altri, anche se la  motivazione per l'uso di questo colore viene indicata correntemente come un simbolo di purezza.

E' suggerito di vestirsi di bianco o con abiti chiari durante la cerimonia del Wesak, menzionata nel seguito. Lo stesso Sai Baba suggerisce agli uomini di vestire di bianco durante la loro permanenza nel Suo ashram e specialmente durante il Suo darshan. Anche nella tradizione tibetana si usa offrire agli ospiti una sciarpa bianca.

Il nero - al contrario - è atto ad assorbire energia ed è usato nei funerali, quando i superstiti, abbattuti dal dolore hanno bisogno di assorbire energia dagli altri. Potremmo scherzare sul contrasto per cui, mentre la sposa veste di bianco, lo sposo veste di nero, essendo il matrimonio più un'esigenza femminile che maschile.

            E' ben noto come la liturgia cattolica preveda colori studiati per le varie ricorrenze e periodi dell'anno.
           C'è chi sostiene
che oggetti metallici di forma circolare che racchiudano parti del corpo possano proteggerci da intrusione di entità negative; questo spiegherebbe l'origine dell'uso di corone, collane, bracciali, anelli e cavigliere. Gli oggetti dovrebbero essere preferibilmente fatti di metalli nobili, eventualmente arricchiti di altri materiali positivi, come gemme e perle. Fin dall'antichità ed in vari paesi, come India ed Egitto, si è instaurato e si perpetua l'uso dei gioielli, costituiti sia da metalli nobili e puri, sia da cristalli e pietre preziose, che dovrebbero agevolarci la vita, eventualmente attirando energia dai pianeti a cui sarebbero legati e concentrandola su parti del corpo che ne abbiano bisogno, ma temo che gran parte della scienza relativa (cristallo terapia) sia limitata a poche persone e resti solo l'interesse estetico ed esibizionistico nell'indossare gioielli. D'altro canto ci sono anche considerazioni opposte, secondo le quali oggetti metallici - spesso in lega e non di metalli puri - posti su varie parti del corpo senza criterio possono disturbarlo. Io, ad esempio, istintivamente ho smesso da anni di portare l'orologio al polso.

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CURA DEL CORPO

Abluzioni

 

Nel medioevo, forse per reazione ad una eccessiva importanza data al corpo ed ai sensi, durante il periodo imperiale romano, o forse per semplice decadenza sociale, la cura del corpo era considerata un peccato da evitare, anzi il corpo veniva mortificato e flagellato dai religiosi, come peccaminoso.

Invece, come si è già accennato, un corpo in salute e ben tenuto è necessario ad una valida ricerca spirituale. Perciò una delle pratiche più diffuse in proposito è ed è stata da millenni l'abluzione, che può essere parziale, interessando alcune parti del corpo, specialmente le mani, oppure totale, consistendo nel bagno. Essa fu praticata da greci e romani, è tuttora praticata dagli ebrei, dai musulmani, dagli indù, shintoisti ed altre tradizioni, nonché simbolicamente anche dal clero cristiano, almeno nel corso della Messa.

 

una serie di fontane per le abluzioni dei musulmani prima della preghiera

 

Ben noto è il bagno degli indù nei fiumi, specie in quelli sacri, come il Gange. Sembra che gli esseni si battezzassero per immersione completa, come faceva San Giovanni battista, che era entrato a far parte del loro gruppo; lo scopo sarebbe stato quello di pulire l'aura del battezzando.

Anche le attuali tecniche di meditazione suggeriscono di prendere un bagno, o almeno lavarsi le mani prima di meditare.

Sembra che i popoli - o almeno le persone più illuminate dei vari popoli - abbiano intuito che la sporcizia accumulata sul corpo costituisca una sorta di barriera o disturbo per una buona meditazione, come se i microbi contenuti nella polvere e nello sporco ostacolassero l'energia positiva che dovrebbe arricchirci con la pratica spirituale. Addirittura ho avuto l'idea che i microbi - oltre ad avere una realtà fisica - abbiano una sorta di anima di bassa lega, che disturbi i corpi sottili dell'uomo, ostacolandone le pratiche spirituali. Ad indiretta conferma di ciò c'è il fatto che nessuno mai parla di detergenti, che sarebbero utili a rimuovere meglio i microbi fisici, ma tutte le tradizioni si polarizzano solo sul ruolo dell'acqua. Inoltre, alcune scuole meditative, come quella del Maharishi Mahesh Yogi, suggeriscono di non lavarsi subito dopo la meditazione, come se meditando si richiamassero delle entità positive, che resterebbero collegate al meditante per qualche tempo e che è bene non lavare via.

In pranoterapia, bioenergetica e Reiki, poi, si raccomanda di lavarsi le mani prima e particolarmente dopo le applicazioni; quest'ultima raccomandazione è volta ad evitare che le energie connesse con la malattia del paziente curato possano danneggiare il terapeuta.

Questa associazione tra sporcizia fisica e morale è tale che del bagno si è fatto addirittura un sacramento, come hanno fatto popoli diversi assai prima del cristianesimo e come fece San Giovanni col battesimo, prima della predicazione di Gesù. Gesù stesso impiegò l'acqua per realizzare alcuni dei Suoi miracoli, come quello della guarigione del cieco nato, che indirizzò a lavarsi gli occhi nella piscina di Siloe, o per la trasformazione in vino alle nozze di Cana. Gesù, parlando con la samaritana ed altrove, utilizza addirittura il simbolo dell'acqua "viva" per significare la Grazia dello Spirito Santo.

La relazione è stata poi rafforzata dal suggerimento della Madonna di Lourdes, che disse a Bernadette Soubirou: <<lavatevi con l'acqua>>, neppure indicando specificamente quella della sorgente dell'apparizione.

Ma c'è di più: sembra che l'acqua, sottoposta a benedizioni o preghiere, guadagni una sorta di polarizzazione, che la rende benefica per il corpo e l'anima. A tale proposito, ricordo l'acqua benedetta usata nelle chiese cristiane e l'aspersione che se ne fa in varie occasioni. Anche la pratica dell'aspersione con fluidi benedetti è molto diffusa e sembra che essa, al di là della pulizia, serva a vitalizzare oggetti e corpi con l'energia ottenuta dal rito di benedizione. In India è molto diffusa e si chiama "abisheka"; si usa praticarla benedicendo con preghiere e mantra un miscuglio di fluidi come acqua, latte, latte di cocco, ghi (burro chiarificato e fuso) ed altro, per poi versare il tutto sulle statuette rappresentanti le divinità adorate. Che dire poi dei fiumi sacri, la cui acqua è naturalmente dotata di proprietà benefiche: il Gange prima di tutti; esso, pur raccogliendo rifiuti d'ogni tipo e cadaveri, lungo il suo percorso, risulta misteriosamente sterile alle analisi microbiologiche e tutti fanno a gara e praticano pellegrinaggi per bagnarsi nelle sue acque.

In India esiste un'antica tradizione rituale: il Wesak. Il Wesak è un raduno di Iniziati che ha luogo ogni anno nel giorno del plenilunio del toro, in una valle alle pendici della montagna sacra Kailash (dove si dice "abiti" Shiva) nel Tibet. Secondo la tradizione, gli Iniziati di qualsiasi religione ivi convenuti, si dispongono secondo uno schema preordinato innanzi ad una grande pietra piatta con funzione di altare, sulla quale viene posta una grande coppa piena d'acqua. I presenti invocano le forze spirituali dei Maestri disincarnati che da sempre guidano il pianeta Terra e l'Umanità nella loro evoluzione.

I presenti pregano e meditano finché, al culmine della cerimonia, appare per breve tempo il Budda, sovrastante l'altare e nella sua radiosità, il quale adempirebbe così ad una antica promessa. La cerimonia si conclude con una benedizione e successiva distribuzione dell'acqua della grande coppa posta all'inizio sull'altare, che è stata magnetizzata dalla apparizione dei Maestri. La stessa tradizione afferma che assieme al Budda appaiono brevemente anche altri grandi Iniziati e Maestri, tra i quali il Cristo. Ma anche Mosè, Krishna e Maometto,ecc... tutti a simbolizzare il carattere assolutamente universale e unificante della cerimonia. Alla fine della quale viene pronunciata "La Grande Invocazione.

In aggiunta ai lavaggi, molte tradizioni suggeriscono l'uso del sale comune, per purificare il corpo e assorbire eventuali energie negative. A tale scopo, il sale viene sciolto in buona quantità (0.5 - 1 Kg) nell'acqua del bagno. Questa tradizione ha poi portato a raffinare (a volte deformandola) la tecnica, usando dei sali profumati, sia per rendere più gradevole la cosa, sia forse per abbinarvi una sorta di "aroma terapia": una pratica secondo cui gli aromi che ci sono congeniali, ci aiutano a stare meglio. Come al solito, la gente spesso usa i sali senza saperne il motivo originale. Un altro uso del sale consiste nel metterlo in una bacinella d'acqua sotto al letto, durante la notte, sempre con lo scopo di assorbire energie negative.

 

In contrapposizione a queste considerazioni mi corre l'obbligo di menzionare il fatto che alcuni gruppi monastici evitino di lavarsi. Ne ho letto riguardo a certi monasteri del monte Atos e di uno cipriota; secondo questi ultimi lavarsi comporterebbe la rimozione dell'olio benedetto ricevuto nel battesimo. Più oltre menziono l'uso tibetano della reclusione settennale; in tale periodo ovviamente il soggetto non si lava né si cambia!

 

 

 

Barba e capelli

 

Barba e capelli sono considerati elementi di vanità in molte religioni, per cui molti religiosi evitano di tagliarseli, mentre altri si radono a zero, come i fedeli dell'ISKON (detti volgarmente "Hare Krishna") o almeno si tagliano simbolicamente una "chierica" sulla parte posteriore della testa, come alcuni frati occidentali, a significare una sorta di mutilazione dell'ornamento del capo.

Su questa consuetudine riesce difficile trovare una spiegazione più profonda, oltre quella del contrasto della vanità e della seduzione.

 

 

Alimentazione

 

Un'attenzione particolare merita l'alimentazione, per l'influenza che ha sulla salute, ma soprattutto sulle energie del soggetto.

E' noto come prescrizione alimentari siano presenti nell'Ebraismo, nel Buddismo, nell'Islam, nell'Induismo, nel Jainismo. La prescrizione più diffusa nelle religioni e soprattutto per la spiritualità è il vegetarismo. Intere popolazioni sono vegetariane. Fino a pochi anni fa anche il Cattolicesimo applicava certe restrizioni nell'assunzione della carne, che ora sono ridotte ad un puro simbolismo. A sorpresa le suore carmelitane risulterebbero vegetariane, per Regola.

Il vegetarismo, oltre che essere una pratica igienica, riconosciuta vantaggiosa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, è sempre stato associato alla spiritualità ed a volte spinto fino al veganismo. L'astensione dalla carne non è dovuta solo a motivi igienici ed al rispetto per gli animali, ma soprattutto ad evitare che le loro qualità ed energie più basse, assorbite mangiandone le carni, possano frenare la nostra evoluzione. Un esempio di ciò potrebbe essere il divieto di mangiar carne di maiale, in uso tra ebrei e mussulmani.

A causa del precetto cattolico di non mangiar carne il venerdì, è diffusa la fallace interpretazione per cui sia da evitare solo quella di mammiferi ed uccelli, mentre non vi siano limitazioni per il pesce, tanto che il venerdì è ancor oggi la giornata simbolo per il consumo di pesce. Naturalmente questa è un'interpretazione impropria, giacché anche i pesci sono animali, sebbene si possa ammettere che la gravità dell'assunzione si riduca man mano che si scende nella scala zoologica.

La teoria corrente della scienza medica sostiene che l'uomo sia onnivoro, mentre i maestri yoga indiani sostengono che l'uomo sia frugivoro, cioè sia strutturato per alimentarsi di frutta; d'altra parte non era quello il cibo che Dio aveva indicato ad Adamo ed Eva? Anzi, le raccomandazioni spirituali più spinte suggeriscono il consumo di soli cibi crudi, che conservano il massimo di energia, altrimenti sciupata dalla cottura.

Nelle religioni orientali e nell'Islam è molto diffuso il bando dell'alcol; certamente negativo ai fini di una pratica spirituale. A questo proposito non ho mai capito perché l'eucaristia ne preveda l'uso, sia pur simbolico, ma certamente accattivante.

I cibi, inoltre, come tutta la creazione, sono caratterizzati da qualità preminenti, che in sanscrito si chiamano "guna". Esse sono Sattwa, Rajas e Tamas:

Sattwa = luce, chiarezza

Rajas = attività, eccitazione

Tamas = inerzia, indolenza, sonno

Per avanzare spiritualmente occorrerebbe prediligere cibi satvici, evitando, o minimizzando gli altri.

Esempi di cibi :

Satvici: frutta, verdura, germogli, semi, freschi, biologici, crudi

Rajasici: carne, pesce, uova, caffè, tè, alcol,

Tamasici: cibo cotto e poi riscaldato, latte pastorizzato, eccesso di amidacei (riso, pasta, cereali, patate), grassi, cioccolato, alimenti industriali e surgelati.  [per maggiori dettagli vedere il libro cartaceo "Essere vegetariani", presentato sul nostro sito] 

La qualità del cibo non è l'unica cura importante; anche la preparazione lo è, perché l'igiene del vasellame influisce, al pari dell'igiene del corpo, come menzionato prima, e le energie del cuoco hanno il loro effetto. E' noto - in questo senso - come gli ebrei abbiano un sistema culinario detto "cocher". Meno diffusa è l'informazione secondo cui, nei monasteri zen giapponesi, il cuoco sia scelto tra i monaci più avanzati spiritualmente. Sai Baba raccomanda di non mangiare nei ristoranti e di mangiare moderatamente.

Abbuffarsi (come purtroppo si fa nelle feste religiose) fa sempre male e provoca sonnolenza ed inerzia, che contrastano con la condizione necessaria per una evoluzione spirituale. Molte voci spirituali, incluse quelle della Madonna di Medjugorje e di Sai Baba, raccomandano di digiunare almeno una volta a settimana ed i digiuni fanno parte di tutte le religioni, anche se attualmente sembrano essere andati in disuso.

Il digiuno può essere totale e prolungato, ma questo è riservato a chi ci è giunto con graduale maturazione e spontaneità, come Teresa Neumann (la spontanea mistica bavarese del 1900, che per oltre 40 anni non assunse cibo o bevanda, lavorando come contadina)[21bis] . Le persone comuni possono provare a digiunare per brevi periodi, o semplicemente per un giorno, o parte di esso, come previsto da varie religioni; la stessa Madonna, a Medjugorje, suggerì di "digiunare" il mercoledì ed il venerdì, mangiando solo pane e bevendo solo acqua. Questo sembra un rito indolore e salutare per ogni età: sembra una preghiera protratta per molte ore; ci ricorda l'importanza dello Spirito, agevola la meditazione, ci allontana dai nostri attaccamenti, vizi e condizionamenti (come fumo, caffè, alcolici, dolciumi, ecc.) e fa riposare l'apparato digerente. C'è anche chi sostiene che il digiuno periodico ritardi l'invecchiamento.

Il pasto è considerato da sempre un atto sacro; in tutte le religioni si prega prima di mangiare ed in molte si prescrive di mangiare in silenzio: un'osservanza mantenuta nei monasteri, dove semmai un lettore legge passi religiosi mentre gli altri consumano il cibo. In genere si prega per ringraziare il Signore del cibo che si sta per consumare, ma questa mi sembra una motivazione alquanto primitiva e materialistica, al pari delle preghiere con cui si chiedono favori mondani. Preferisco pensare ad una preghiera con motivazioni più elevate, come un momento di unione con Dio, come nel brano proposto da Sai Baba, il "Brahmarpanàm", tratto da due passi della "Bhagavad Gita", che riporto in Appendice. Sai Baba insegna: "Assumere il cibo costituisce un rito sacro, uno Yajna" ed anche:"Offrite il cibo a Dio prima di consumarlo. Allora esso sarà puro e potente. Qualunque azione compiuta per glorificazione di Dio é purificata e resa potente."

 

 

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PREGHIERA E MEDITAZIONE

Verbale

 

La preghiera più diffusa è certamente quella verbale, basata su formule tradizionali, insegnate da genitori, catechisti e maestri. Essa ha alcuni vantaggi, oltre a quello ovvio di darci una traccia per iniziare. Il vantaggio principale è quello di essere usata da tutti e per secoli; ciò, oltre a facilitare la preghiera comunitaria, adempie ad una funzione energetica: quella di caricare - anche qui, come nel caso dei templi - parole e suoni con delle vibrazioni positive, che poi aiutano la concentrazione dei fedeli in tempi successivi.

Tali parole, frasi o suoni sono ben noti in India col nome di "Mantra". In questa categoria ricadono i rosari: sequela di preghiere ripetute per un dato numero di volte, che vengono contate con l'aiuto di collane di grani. Il rosario cattolico, lungi dall'essere originale e tanto meno esclusivo, venne buon ultimo in uso, con 150 grani, per la recita del padrenostro ed ancor più tardi, con 54 grani, per recitare le avemarie. Il primo fu probabilmente il japamala indù (di 108 grani; nota: il doppio dei grani del rosario cattolico), seguito dal tasbeeh musulmano (di 34 o 100 grani, indicato anche con altri nomi, secondo i paesi).

 L'aspetto riduttivo della preghiera verbale è che spesso si finisce per recitarla automaticamente e distrattamente a pappagallo. Per questo motivo non  prediligo le preghiere programmate e numerate nella relativa ripetizione e magari scandite dallo snocciolar di rosari, preferendo poche ma sentite parole di comunicazione interiore. In altre parole la preghiera, essendo comunicazione con Dio - nostro padre amoroso - non dovrebbe mai essere un dovere noioso, ma un piacere spontaneo. A tal proposito - oltre al parere di tutti i religiosi, che magari, in pratica non vi si attengono, promuovendo preghiere comunitarie interminabili - ricordo la nota di Saint Germain nel "Settimo raggio": <<sono meglio 15 minuti di un'attività ben fatta che una molto più lunga e stancante">>[24bis].

Apprezzo, invece il meccanismo meditativo indotto dalla ripetizione di un mantra. Chi ha ascoltato qualche volta le invocazioni del muezzin islamico (Allaaaah … oh akbAaarr …)  sarà stato quasi certamente colpito dal loro effetto profondo. D'altronde il più semplice suono "Ahhhh", prolungato con l'espirazione, viene usato in pratiche yoga.

Non voglio qui considerare la preghiera con cui si chiedono aiuti, favori o grazie a Dio o ai santi. Essa esula da questa trattazione, che si rivolge ad interessi spirituali. D'altra parte, chi cerca la spiritualità sa che le necessità quotidiane, sono coperte da Dio, che ci dà spontaneamente quello di cui abbiamo veramente bisogno, senza necessità di chiederlo. Molto utile, invece, la preghiera per gli altri, che genera onde positive nei loro confronti, con ricadute favorevoli per chi prega.

 

 

 

Cerimoniale

 

Molte preghiere si fanno mediante un cerimoniale, ricco di gesti e con l'uso di materiali, quali l'incenso, l'acqua benedetta, il fuoco, la cenere, i paramenti sacri, ecc.. Una volta chiesi a Sai Baba, tramite un sensitivo che poteva fare delle scritture ispirate, spiegazione del fatto che Egli stesso promuovesse delle cerimonie - come le Yajna vediche - che apparentemente contrastano con i Suoi stessi insegnamenti più elevati e spirituali. La risposta fu: "Le azioni terrene sono composte di materia e spirito; entrambe le parti sono utili. Certo che lo Spirito prevale, ma la materia aiuta e fa la sua parte. Perciò, quando ho sollecitato e fatto organizzare le yajna l'ho fatto per la purificazione del Pianeta. Le entità basse andavano promosse e liberate mediante mezzi che esse stesse possono comprendere ed apprezzare. Perciò a ciascuno va dato ciò che merita e comprende."

 

 

Litanie

 

Litania è una preghiera ripetitiva, basata su nomi  ed attributi della divinità; essa è praticata sia in occidente che in oriente. Generalmente la si considera una lode al Signore, o ai Suoi santi, ma la sua funzione vera quanto sottaciuta sembra, ancora una volta, essere quella di indurre uno stato più profondo di coscienza.

Un'altra funzione della preghiera è quella purificatrice: il pensiero e la ripetizione del nome di Dio (detta namasmarana, in India, ma esistente anche in occidente, sotto la forma delle litanie e raccomandata anche nella Messa, là dove si dice: "Il nostro aiuto è nel nome del Signore") è utile per allontanare pensieri mondani ed influenze negative, purificando la mente. I nomi e gli aggettivi di Dio sono tantissimi, secondo la tradizione delle varie religioni. Secondo Sai Baba il namasmarana, nelle sue varie forme: ripetizione silenziosa, comunitaria, o canto, è il mezzo principe per mantenersi nella spiritualità, scacciando gli attaccamenti mondani. Egli dice anche: "Anche se qualcosa appare agli occhi come impuro, nel momento in cui contatta il Nome del Signore, si purifica." [25bis]

 

 

Preghiera profonda

 

La preghiera profonda è la meditazione, tipicamente silenziosa e generalmente individuale, anche se meditare insieme ha il vantaggio di incrementare vicendevolmente le vibrazioni positive di tutti.

E' bene ricordare che la parola meditazione assume significati diversi in occidente ed in oriente: in occidente viene usata per indicare la contemplazione mentale di Dio o di elementi a Lui riferiti, come la passione di Cristo o l'assunzione di Maria; in oriente, invece - ed è questo il significato che impiego - rappresenta un'attività mentale tesa ad acquietare momentaneamente la mente stessa, in modo da minimizzare gli ostacoli che essa pone al contatto con la pura Esistenza.

Forse le due interpretazioni finiscono per confluire, perché quella occidentale - anche se non lo si dice - può condurre indirettamente allo stesso scopo; tale scopo - è bene saperlo - non va comunque perseguito volontariamente e direttamente, giacché la mente resiste alla sua stessa esclusione e quindi va aggirata con qualche trucco.

Per spiegare in termini elementari il principio della meditazione esiste una storiella metaforica, abbastanza diffusa in India, che paragona la mente umana ad una scimmia:

"C'era un uomo, che chiameremo Rajiv, subissato dalle attività, che andò da un guru. Il guru gli chiese cosa volesse e Rajiv disse di volere un aiuto nel disbrigo delle sue faccende, che lo oberavano e gl'impedivano di occuparsi dello spirito. Il guru gli  disse: << ti darò una scimmia molto intelligente e dotata di parola, cha sbrigherà tutte le tue cose, così potrai dedicarti allo spirito. Però stai attento: la scimmia è irrequieta, non può stare mai ferma, perciò devi darle sempre qualcosa da fare, altrimenti lei ti salterà addosso e ti farà a pezzi!>> Rajiv fu entusiasta del dono del guru e non si preoccupò del rischio insito in esso, dato che riteneva di avere moltissime cose da delegare alla sua scimmia. La scimmia fu materializzata e Rajiv se la portò a casa, dandole subito il compito di trasportare se stesso sulle spalle. Poi le dette da fare tante altre incombenze arretrate che aveva dovuto trascurare.

Rajiv era felice del servizio della sua scimmia, ma , ad un certo punto, le cose da fare cominciarono ad esaurirsi e Rajiv incaricò la scimmia delle faccende di casa, ma esse non potevano occuparla a tempo pieno e la scimmia le esauriva rapidamente e coscienziosamente e tornava subito da Rajiv per chiedere cos'altro fare, diventando sempre più insistente ed aggressiva. Rajiv cominciò a preoccuparsi, finché gli venne un'idea per difendersi dalla scimmia: le disse: << vedi quel palo che sta in giardino? Tu devi arrampicatrici sopra; quando arrivi in cima tocca la punta e riscendi; quando arrivi in fondo, tocca la terra e risali su e così via>>. La scimmia obbedì e continuò a fare su e giù sul palo, senza disturbare più  il padrone, finché Rajiv non aveva bisogno di qualche nuovo servizio."

Analoga è la funzione della meditazione: usare la mente concentrandola su una semplice occupazione, come una contemplazione, o con l'incessante ripetizione di una parola, o meglio di un mantra, finché essa si acquieta per qualche istante, consentendo un contatto con il puro Essere. Il mantra, oltre a svolgere questa funzione di polarizzatore della mente, ha un pregio aggiuntivo: costituisce o include uno dei mille nomi di Dio ed ha perciò una valenza sacra, allontanando ogni influenza negativa dalla sfera d'azione del devoto. A tal proposito, Brian Weiss, il famoso psicologo americano notissimo per aver diffuso la regressione a livello internazionale, riporta nel suo libro "I miracoli accadono" i commenti indipendenti di monaci tibetani e zen giapponesi, che risposero sorridendo alla sua domanda sul perché egli non vedesse spiriti "ignoranti": era perché egli meditava regolarmente.

La ripetizione di un mantra viene perciò anche chiamata "Namasmarana" (ripetizione del nome) ed è una pratica religiosa in sé, anche se praticata senza intenzioni meditative. Nella tradizione cristiana si può paragonare alle "giaculatorie". Una spiegazione aggiuntiva della funzione della meditazione (e di altre pratiche spirituali) è quella indicata da Stylianos Atteshlis e riportata nel libro di Markides "Fuoco nel cuore": queste pratiche sviluppano i corpi superiori dell'uomo, che sono inizialmente informi, fino a farli diventare una copia del corpo fisico. Così la persona ottiene l'accesso agli stati di coscienza superiori.

Un consiglio importante per la preghiera profonda è quello di restare in raccoglimento per almeno un paio di minuti prima di ritornare alla vita materiale. Ciò serve ad evitare di disperdere l'energia positiva guadagnata con la pratica spirituale. La cosa è raccomandata sia dagli insegnanti di meditazione, che da Sai Baba, ma è analoga al "ringraziamento" dopo la comunione, suggerito dalla tradizione cattolica.

L'attività di chi persegue questo contatto diretto col Divino o col suo SE superiore viene chiamata "Misticismo"; questa definizione viene spesso applicata a chi riesce nell'intento in modo constatabile dagli altri, per propria costanza nella pratica o, più spesso, per doti spontanee, come accade ai  santi. La méta di questa attività è l'illuminazione, cioè un salto stabile di coscienza.

L'Illuminazione puo' essere episodica, cioe' consistere in un'esperienza di breve durata, detta anche "Esperienza di Picco", che poi svanisce, per lasciarci nuovamente nello stato di coscienza normale; oppure puo' essere permanente e consiste in un passaggio stabile ad un altro stato di coscienza, cosi' come avviene quando ci risvegliamo da un sogno.
L'Illuminazione, infatti, e' anche spesso considerata come un Risveglio dal "Sogno" che e' la vita effimera, per entrare nel nostro vero stato di beatitudine permanente. In genere questo stato di coscienza permanente si ottiene dopo avere stabilizzato piu' episodi di Picco. Questi ultimi sono chiamati in vari modi secondo la cultura locale: Estasi, Samadhi, Satori, Nirvana, ...

L'Illuminazione si ottiene generalmente in modo spontaneo ed improvviso. Tuttavia, data la forte esigenza di ottenerlo e la disponibilità di persone illuminate che desiderano condividere la loro esperienza ed aiutare gli altri, ci sono molte scuole e metodi per cercare di ottenere l'illuminazione mediante un impegno personale interiore, che e' poi, in ultima analisi, la condizione base per perseguirla.

E' un po' come per l'arte: generalmente artisti si nasce, ma ci sono accademie per insegnare come diventarlo, anche se da esse non escono molti veri artisti. Si puo' dire che se uno e' sulla strada buona, la scuola puo' accelerare il suo progresso, se invece non e' proprio portato, non e' il caso che ci provi per il momento, ma ci arrivera' prima o poi, perche' siamo tutti destinati ad arrivarci.

Un principio basilare del Misticismo e' che la Consapevolezza del Se Superiore e' incompatibile con la mente, perche' per ottenere l'Illuminazione occorre sganciarsi, disidentificarsi da essa, escluderla, metterla a tacere.

Non si puo' perseguire l'Illuminazione in modo diretto e volontario, mediante uno sforzo mentale, perche' la mente e' incompatibile con il Se. Lo stato del Se e' di puro Essere, privo di ogni attivita', mentre la mente e' in continua agitazione. Percio' l'insegnamento non puo' che indicare le premesse, suggerire le migliori condizioni, per favorire dell'Illuminazione, che poi dovra' 'avvenire' da sola.

Come per qualsiasi scuola ci sono insegnanti seri e generosi ed altri che cercano prevalentemente il loro guadagno. In questo campo, come nella religione, non ci dovrebbero essere scopi di lucro; spesso, però, c'e' da finanziare anche insegnanti seri e disinteressati, che devono vivere e mantenere delle strutture didattiche.

Schematizzo nel seguito alcune informazioni sulle scuole che mi sono piu' note.

E' bene tenere presente che vari metodi e scuole si addicono a caratteri e personalita' diverse; non tutti sono adatti a seguire un certo metodo, anche se i sostenitori di quel metodo credono che sia una panacea, visto che ha giovato loro. Inoltre piu' che arrabattarsi provando tanti metodi diversi e' bene coltivare la propria aspirazione e si incontrera' quello giusto al momento giusto. Secondo un proverbio mistico "Quando il discepolo e' pronto arriva il guru".

 

    YOGA

 

Yoga significa 'Unione' (Unione tra l'uomo e Dio o tra l'ego ed il Se); e' un sistema scientifico di vie per il Misticismo, il prodotto di millenni di esperienza in questo campo, nato nella culla della Spiritualita': l'India.

E' in India ed in Oriente in generale che le scuole di Misticismo si sono affermate di più, mentre in Occidente c'e' poca esperienza in questo campo e il Misticismo e' soprattutto spontaneo, o importato dall'Oriente.

Lo yoga ci insegna che l'illuminazione puo' essere perseguita in molti modi e che tutte le strade portano ad essa, cioe' a Dio. Ci sono percio' varie branche dello Yoga, ognuna delle quali ha vari esponenti e scuole; la maggior parte di esse insegnano che mente e corpo interagiscono per una maggiore o minore facilità di collegamento al Se superiore.

In genere ogni tipo di yoga privilegia una tecnica, ma ha delle interazioni e sovrapposizioni con gli altri. William Atkinson, alias Yogi Ramacharaka, scrisse una serie di libri, che illustrano le varie strade dello yoga. Ne indico le principali.

Nello yoga si incontra quasi sempre una figura importante: quella dell'istruttore. Se l'istruttore e' illuminato (come sarebbe auspicabile, dato che chi non lo e' puo' essere di scarso aiuto) viene chiamato "Guru" e gli viene tributato omaggio particolare, dato che e' come un inviato divino. In certi casi il guru e' addirittura una incarnazione divina: un Avatar, cioe' un'entita' elevata, che si e' incarnata volontariamente solo per aiutare gli altri. Gli Avatar possono avere gradi di perfezione diversi.

Jaddu Krishnamurti fu un maestro indiano particolare, uno scrittore illuminato ed anti-guru: sostenne la necessita' di liberarsi dalla soggezione ai Maestri, nel senso che la dipendenza dal guru può frenare la liberazione. Anche per quanto riguarda le tecniche mistiche, Krishnamurti fu scettico e sostenne la meditazione, ma senza possibilita' di insegnamento: la meditazione migliore e' quella dell'autosservazione: osservarsi mentre facciamo o proviamo qualsiasi cosa: mangiare o imprecare etc. Per tornare al modello della recita e' come se l'attore si osservasse mentre recita, dissociando cosi' la propria identificazione dal personaggio.


Hata Yoga

 Questo è lo yoga a cui si fa riferimento in genere in occidente: quello fisico. Esso è basato su posture e respirazioni ed unisce un esercizio fisico utile al corpo, con stimolazioni consone allo sviluppo dell'interiorità. Perciò mi sembra particolarmente adatto a chi voglia interessarsi di spiritualità e sia particolarmente connesso col proprio corpo, ma meno disponibile ad esercizi mentali. La cura e le attività corporee possono influire sulla mente e sulla crescita spirituale. Un detto dell'hata yoga recita: "Se il corpo cambia, cambia lo spirito".

 

Tantra Yoga

Il Tantra yoga persegue l'illuminazione soprattutto attraverso la padronanza dell'energia kundalini, risvegliata dal sesso ed è adatta per chi ne è particolarmente attratto. Il sesso, infatti è una pratica che tutti considerano naturalmente estatica: nel momento dell'orgasmo il pensiero ha una pausa di sospensione. Peccato che con l'eiaculazione parecchia energia vada dispersa all'esterno dell'uomo, depauperandolo ed inibendo la prosecuzione immediata dell'attività sessuale. Nel sesso tantrico, anziche' permettere la dispersione mediante l'atto sessuale completo, si cerca di reindirizzare l'energia verso l'alto. Cio' vale specialmente per l'uomo, che deve riuscire a ritenere l'eiaculazione e sfruttare l'energia smossa per attivare i chakra superiori. L'ideale e' di ottenere un orgasmo del cuore, in cui si ha un piacere piu' sottile, tramite uno scambio bipolare di energia attraverso il chakra del cuore. Non e' di facile attuazione, ma da provare.

Uno dei maggiori esponenti del Tantra yoga del 20° secolo fu Osho Rajneesh, un indiano illuminato contemporaneo; anticonformista, uno dei migliori autori di saggi nel campo del misticismo. Trasferitosi in occidente dopo un periodo di attività a Poona, vicino a Mumbai (ex Bombay), propose moltissimi approcci all'illuminazione, specialmente basati sull'osservazione e l'immersione nelle sensazioni. I suoi insegnamenti sono viscerali e disinibiti, al punto da rischiare di portare, per sua stessa ammissione, a deviazioni anche in discepoli molto vicini a lui.

Una di tali tecniche ricade più nello Jnana yoga (v. oltre) che nel Tantra e consiste nel guardarsi negli occhi a coppie di praticanti, o da soli nello specchio, per periodi di cinque minuti, alternati con attività dinamiche. Secondo me un certo risultato si ottiene anche guardando l'immagine di un Maestro, che abbia lo sguardo rivolto verso l'osservatore.

 

Karma Yoga e MT

E' lo Yoga dell'Azione, adatto a tutte le persone normalmente dedite all'attività quotidiana, come gli occidentali, che difficilmente si dedicano a speculazioni astratte. In esso si alterna volutamente l'azione quotidiana con la pratica della meditazione, che costituisce un momento di ritorno alla sorgente, per animare l'azione stessa. La MT (Meditazione Trascendentale di Maharishi Mahesh Yogi) ne e' l'esempio piu' noto.

Maharishi Mahesh Yogi e' un maestro indiano illuminato, che ha lasciato il corpo nel primo decennio degli anni 2000, dopo aver diffuso in occidente l'insegnamento imparato dal suo guru Swami Brahmananda Sarasvati; ha anche fondato una cittadina spirituale in India : Maharishi Nagar.

La MT e' un distillato di tecnica meditativa, o preghiera profonda, ridotta e semplificata al minimo possibile, per essere accettabile e pratico per gli occidentali, anche atei. In essa si medita ripetendo mentalmente un Mantra segreto, mattino e sera per venti minuti circa, senza sforzo ne' concentrazione.

Il Mantra conduce il pensiero verso livelli di coscienza piu' sottili, facilitando il salto verso attimi di pura consapevolezza senza pensieri. La sospensione dell'attività pensante equivale ad un bagno nel SE superiore, che è tutt'uno con l'Essere; essa purifica e vivifica la persona per il resto del tempo, preparando la strada per l'eventuale Illuminazione. Ricerche scientifiche hanno dimostrato gli effetti fisiologici della Meditazione in generale e della MT in particolare, mediante lo studio della modificazione delle onde cerebrali, della resistenza cutanea, e di tanti altri parametri fisici e psichici.

La MT puo' essere appresa, da istruttori specializzati, mediante un breve corso e poi si pratica liberamente a casa propria.

 

Bakti Yoga

E' lo Yoga dell'Amore; si basa sull'abbandono e l'amore a Dio ed al Guru. Quest'ultimo assume importanza fondamentale, sia perche' la sua figura aiuta il discepolo ad abbandonare preoccupazioni ed attaccamenti, lasciandone a Lui la cura, sia perche' il Guru puo' aiutarlo con la propria energia (Grazia). Il Guru e' generalmente considerato o autodichiarato come Avatar = incarnazione divina, un'entita' che ha deciso di incarnarsi per aiutare l'umanita', anche a costo di sacrifici personali e che si puo' assumere il peso di azioni ("peccati") altrui, per facilitarne l'evoluzione. Il bakti yoga è adatto particolarmente per le persone emotive che preferiscono collegarsi affettuosamente ad una figura fisica e siano portate per la preghiera comunitaria ed il canto. Lo stesso cristianesimo ha un approccio del genere, col suo culto del Cristo e dei santi. Prima o poi ogni forma di Yoga porta all'Amore, che e' il motore dell'Universo. Un detto sostiene "Non c'e' Yoga senza bakti".

Prevede la ripetizione di Mantra e canti devozionali ad alta voce e in comune ed altre eventuali pratiche. Ne abbiamo vari esempi. 

Un esempio di bakti yoga può essere considerato quello di Sai Baba, anche se Lui non definisce esplicitamente così il Suo insegnamento.

Sai Baba (1925-2011) e' il piu' grande Avatar contemporaneo, prodigo in miracoli e interventi soprannaturali, ma anche in opere materiali di utilità sociale (scuole, ospedali, acquedotti,...).

Sai Baba insegna : Verità, Dovere, Pace, Amore, Non Violenza al livello della coscienza usuale. Egli insegna anche l'Advaita = Non Dualita' : esiste una sola Realta' Divina, di cui tutto cio' che vediamo e' manifestazione; la nostra meta è di riconoscerci Divini e non identificati col corpo o con la mente.

I suoi seguaci (molte decine di milioni) si riuniscono per cantare canti devozionali (bhajans), che Baba considera il mezzo piu' facile ed universale per progredire; essi svolgono spesso attivita' di volontariato sociale e partecipano a riunioni di studio. Molti vanno a vedere Sai Baba in India. Il Suo Darshan (Visione) conferisce pace ed aiuto spirituale.

Sai Baba suggerisce anche tecniche collaterali, quali la meditazione della luce e l'indirizzamento del respiro sul cuore.
           Un altro esempio di bakti yoga è rappresentato dall'ISKON = Institute for Krishna Consciousness fu fondato dal maestro indiano illuminato contemporaneo Baktivedanta Swami Prabupada (non piu' incarnato). E' una comunità, piu' che una scuola, in cui i partecipanti si dedicano totalmente alla pratica religiosa, di tradizione induista-vishnuita, con adorazione dell'avatar Krishna, tra cui spicca il canto continuo del "Maha Mantra": <<Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare; Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare>>

Gli adepti vestono abiti indiani arancione e gli uomini si radono il capo. Grande importanza viene attribuita al cibo, strettamente vegetariano, ed all'allevamento delle mucche.

 

Raja Yoga

Il Raja Yoga si basa sulla concentrazione della mente verso un unico pensiero o punto e somiglia alla contemplazione cristiana. Il suo meccanismo e' probabilmente basato sul fatto che la concentrazione riduce molte distrazioni e, alla fine, una sorta di collasso mentale puo' far superare il limite della mente e condurre all'Illuminazione.

Un esempio ne e' il Kriya Yoga, insegnato dalla SRF (Self Realization Fellowship) fondata da Paramahansa Yogananda (1893 - 1952), autore del famoso libro "Autobiografia di uno Yogi".

 

Kundalini Yoga

In questo Yoga si punta molto sul miglioramento del flusso energetico (kundalini) lungo un canale virtuale localizzato nella colonna vertebrale; l'energia deve alimentare liberamente sette plessi (chakra = ruote, v. Appendice 9) ubicati lungo tale canale. Si praticano percio' esercizi psico-fisici atti a liberare il canale e bilanciare l'energia nei vari chakra. Questo Yoga puo' avere ripercussioni rilevanti sul benessere psico-fisico della persona, sia in bene che in male. Va perciò praticato sotto la guida di un istruttore molto qualificato.

Un tipo di kundalini yoga è insegnato dalla realizzata contemporanea Shri Mataji Nirmala Devi, con la denominazione di "Sahaja yoga". Prevede tecniche di meditazione e sensibilita' della propria kundalini, sotto forma di brezza.


Jnana Yoga

Nello Jnana Yoga si medita sulla esistenza e sul SE. E' una delle tecniche piu' elevate intellettualmente e percio' poco diffusa, adatta a persone di stampo intellettuale e filosofico, fondato sull'advaita (non dualità della Realtà). Un esempio ne e' la tecnica insegnata da Ramana Maharshi(1879-1950), uno dei massimi mistici indiani del XX secolo, maestro illuminato vissuto prevalentemente ad Arunachala, una collina sacra a Shiva, nell'est dell'India.
 Tale tecnica consiste nel porsi ripetutamente la domanda: "Chi sono io?"

   

ALTRI APPROCCI

Vi sono, poi, numerosi altri approcci, che non cadono sotto la classificazione di Yoga, perche' di estrazione culturale diversa, anche se i principi e le tecniche sono simili:

 

BUDDISMO ZEN, o ZAZEN

E' la pratica mistica piu' nota del buddismo. Usa posture, simili a quelle dell'hata yoga, meditazione silente, meditazione camminando ed i koan: sorta di indovinelli senza soluzione che possono sbilanciare la mente e portarla a momenti di vuoto, che favoriscono l'Illuminazione

 

SOKA GAKKAI

Metodo buddista proposto dal maestro medievale giapponese Nichiren Daishonin. Consiste nella recitazione a voce alta e preferibilmente in gruppo del Mantra "Nam-myo..ho-renge-kyo", chiamato "Daimoku". Cio' si puo' fare a casa propria o in centri dell'Istituto buddista Soka Gakkai (chiamati Kaikan). La ripetizione, in maniera veloce ed ininterrotta del Daimoku, procura energia, come accade in pratiche analoghe.

Si usa anche una pergamena, detta "Gohonzon" su cui e' scritto il Daimoku, in giapponese, che si tiene in una specie di bacheca (mobiletto chiamato Butsudan), secondo la tradizione e tiene luogo di immagini sacre.

 

MEDITAZIONE CRISTIANA

            Il misticismo fu suggerito episodicamente da Gesù a chi vi fosse preparato. Parlando con una donna samaritana, che gli chiese se fosse piu' giusto adorare Dio nel tempio di Gerusalemme, come volevano i giudei, o sul monte Garizim, come preferivano i samaritani, le rispose:

<<...viene un'ora, ed e' adesso, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verita' ..>>

            In un altra occasione insegnò:

<<.. quando vuoi pregare entra nella tua camera e, serratone l'uscio, prega il Padre tuo che sta nel .>>

E S. Agostino scrisse: ".. non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell'uomo ."

La spiritualità e' praticata nei monasteri cristiani, ma trascurata dalla maggior parte delle iniziative rivolte ai laici; tuttavia esistono alcuni esempi da segnalare:

Come il Sufismo rappresenta il misticismo islamico, cosi' la Gnosi (= Conoscenza) rappresenta l'approccio esoterico del cristianesimo, anche se respinto dalla gerarchia. Esso si sviluppò fin dagli albori del cristianesimo. Una pratica della gnosi e' ripetizione della preghiera esicasta, che consiste nell'invocazione del nome di Gesù, specie nella forma simile a quella del Kyrie Eleison: "Gesù, Signore, abbi pietà di me!"

Padre Mariano Ballester è un gesuita spagnolo, che insegna periodicamente anche in Italia, mediante dei brevi corsi residenziali di 2-3 giorni. Pratica una meditazione profonda, guidata, tendente a far scendere la mente a livelli piu' bassi di attivita', mediante tre tipi di corsi di profondita' diverse.

Padre Gentili è insegnante e scrittore di tecniche mistiche, autore del libro "Dio nel silenzio". Tiene classi di vari tipi di meditazione.

Erevna è una scuola cristiana iniziatica cipriota, che si considera guidata da San Giovanni evangelista. E' diretta da Kikis Christofides, discepolo del compianto "Mago di Strovolos", la cui storia ed esperienze sono narrate dalla serie di libri affascinanti, scritti da Markides. L'Erevna fornisce, a seguito di un'iscrizione ed abbonamento, delle lezioni di meditazione per corrispondenza, basate su visualizzazioni e sensazioni. Si puo' paragonare al raja yoga.

 

ENDEAVOR ACADEMY

Scuola fondata da un illuminato americano, chiamato "Dear One", o "The Master Teacher". L'insegnamento teorico, basato sul libro "Un corso in miracoli" (ispirato da Gesù e ritenuto "obbligatorio", nel senso che prima o poi tutti dovranno studiarlo) è di tipo Jnana e sostiene l'irrealtà del Mondo e la necessita' di risvegliarsi alla consapevolezza di essere il Se Superiore, figlio di Dio. Si può sintetizzare nelle tre righe seguenti:

                Nulla di Reale puo' essere minacciato                Nulla di irreale esiste                 Quando hai paura tu non Esisti

La pratica consiste nell'esercizio mentale su brevi frasi che sviluppano tali concetti sull'irrealtà del Mondo e si può fare a casa propria.

 

GURDJIEFF

Maestro illuminato, non piu' incarnato, insegnò a sentire consapevolezza di se, a vedersi dall'esterno, un po’ come Krishnamurti, ed a porsi domande quali:

<<sono consapevole di come sono seduto ora?> <<sono qui e ora?>>  <<posso riuscire a vivere in uno stato di consapevolezza del presente e di me stesso per prossimi 10 minuti?>>

 

PSICOSINTESI

E' una scuola laica fondata dallo psicologo italiano Roberto Assagioli (non piu' incarnato). Utilizzando metodi e strumenti tratti e rielaborati dalla psicologia e dallo yoga (quali: meditazione. visualizzazione, colori, profumi, musica), cerca di portare l'allievo nelle condizioni migliori per raggiungere il contatto col Se superiore.

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CANTI E MUSICA

           "Chi canta prega due volte" scrisse S. Agostino nella sua "Esposizione sui salmi" e questa opinione sembra condivisa da tutto il mondo. In tutte le confessioni religiose e pratiche spirituali, infatti, si cantano preghiere, come menzionato anche prima.

           Mi viene da pensare che ciò sia dovuto al fatto che, per cantare, si è indotti a praticare delle respirazioni profonde ed esse sono un elemento importante dell'hata yoga e di ogni tecnica di rilassamento. Infatti la respirazione profonda e ritmica aiuta la discesa verso la stato alfa.

            Un particolare cenno merita il canto gregoriano, che sembra aver accumulato nei secoli molte valenze mantriche.

           Anche il suono ha una funzione analoga: generalmente rilassante e suscitatore di vibrazioni favorevoli, utilizzato perciò non solo nella liturgia di tutte le etnie, ma anche nelle tecniche psicologiche; alcune suggeriscono anche l'ascolto dei semplici rumori della Natura, come la risacca del mare, il fruscio del vento tra gli alberi, o quello dei fiumi. Vi sono strumenti che sembrano molto adatti a stimolare uno stato d'animo meditativo, come i gong buddisti, i corni tibetani, le campane, l'organo.

            Nel "Settimo raggio"[39bis] Saint Germain sostiene che la musica ha diverse funzioni: acquietare la mente, rilassare il corpo e ri-polarizzarne le molecole. Il tipo di musica utilizzata determinerebbe la classe di aiutanti invisibili richiamati nell'ambiente della riunione; essi costruirebbero delle forme pensiero, atte a sublimare le energie dei partecipanti. Esse sarebbero utili ad aiutare tutti i bisognosi. Del resto le musiche composte dai musicisti non sono altro che trascrizioni ispirate di musiche create nell'Aldilà dagli stessi elementi ed Entità della creazione. Il libro offre degli esempi dei motivi più noti e loro origine.

 

            Secondo la tradizione indiana Krishna - uno dei massimi avatar - è rappresentato come un divino suonatore di flauto. Davide suonava l'arpa a scopi religiosi In India si ritiene che i bhajans rimuovano lo stress, riducano le differenze sociali, rilassino la mente, aiutino la concentrazione ed inducano la meditazione

           

Il ritmo è un elemento importante nella musica e nella pratica religiosa, prima ancora della melodia. Un esempio di ciò è la modalità di canto dei mantra vedici, come recitati dai bramini indiani.

C'é chi canta inni diversi, come la maggior parte delle correnti religiose e chi preferisce ripetere sempre lo stesso mantra. Nel primo caso si scongiura la noia, nel secondo caso si esalta un "tormentone" che finisce per ripetersi anche automaticamente nella mente del devoto.

 

Anche la combinazione di musica e danza è molto usata in tante tradizioni per condurre ad uno stato di stordimento, con conseguente sospensione del pensiero ed accantonamento della mente razionale. Basti pensare ai dervisci rotanti, o più semplicemente alle danze rituali di tanti popoli primitivi. La rotazione del corpo sembra avere anche la funzione di attrarre energia; lo testimonia il primo dei cinque esercizi "Tibetani"[41b], nonché una pratica antica degli aborigeni australiani [41c]. Nella tradizione indù Shiva è rappresentato come un sublime danzatore. Ho raggiunto la convinzione che la danza serva - oltre che al folclore ed alla festa - a muovere e vivacizzare l'energia che abbiamo nei nostri corpi sottili; essa si incrementa specialmente nella rotazione del corpo. L'aumento di energia è utile sia per l'aspetto spirituale, sia per quello materiale; è probabilmente per questo che tradizionalmente, quanto inconsciamente si balla anche per incentivare l'incontro e  l'affiatamento tra i sessi.
 

 Persino i rumori possono avere una funzione: battere le mani durante il canto - come si fa sia in oriente che in occidente - oltre che utile per ritmare, può aiutare ad allontanare spiriti bassi, come disse Sai Baba a chi lo interrogò in proposito e paragonò l'effetto del battere le mani al fatto che ciò mette in fuga i corvi (simbolo, o addirittura incarnazioni di spiriti bassi). Ho pensato anche che una simile spiegazione sia da applicare a tanti altri riti primitivi, in cui si usano tamburi o altri strumenti rumorosi e perfino all'abitudine - tuttora in auge - in molti paesi italiani - di sparare "colpi oscuri" in occasione di processioni e feste, anche se ormai tale uso contrasta con l'accresciuta sensibilità generale nei confronti dell'inquinamento acustico.

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 PROCESSIONI e PELLEGRINAGGI

In quasi tutte le religioni e pratiche spirituali sono previste le processioni ed i pellegrinaggi.

I cattolici praticano processioni sia per il venerdì santo, che per le feste dei santi, nonché la via crucis all'interno delle chiese. Gli indù non sono da meno; essi usano procedere ripetutamente in cerchio intorno alle statue, ai templi o luoghi santi, muovendosi in senso orario, come si faceva già nell'antico Egitto. Il buddismo Zen include la processione nelle sue tecniche meditative. Sai Baba suggerisce il Nagar sankirtan: processione con canti devozionali al ritmo di musica. Purtroppo spesso le processioni sono diventate una specie di show, in cui si fa a gara a chi offre l'obolo maggiore al "santo", per pavoneggiarsi davanti alla comunità, oppure un divertimento per i ragazzini che sfilano vestiti da chierichetti. Spesso sono intrise di una religiosità paganeggiante e fanatica, come illustrato nel film "Per grazia ricevuta".

Anche i pellegrinaggi sono comuni a tante religioni. Essi si indirizzano a luoghi "santi", che spesso sono particolarmente energetici dal punto di vista geomagnetico, altre volte includono sorgenti, o fiumi sacri; si pensi ai pellegrinaggi alle principali cattedrali cristiane, alle città "sante", ai luoghi di apparizioni o di sepoltura di santi, a Gerusalemme, a Santiago de Compostela, alla Mecca, a Benares.

 


       

foto dal camino de Santiago

 

Il pellegrinaggio tradizionale ed ideale è un cammino, che andrebbe fatto a piedi, ma col progresso l'uso si è corrotto e lo si fa spesso in aereo o in pulman, perdendo certamente buona parte del vantaggio e del significato; in una trasmissione TV c'è stata perfino una signora che ha raccontato di aver delegato un ragazzo a fare il pellegrinaggio in vece sua, a pagamento! Invece nel pellegrinaggio è spesso più importante il tragitto della meta stessa. Hermann Hesse, scrisse infatti che esso è un mezzo per raggiungere la saggezza e la pace dell’animo, passando per luoghi e persone.

Sai Baba disse - fra l'altro - in un Suo discorso del 31/8/1983: <<Molti devoti fanno pellegrinaggi a Benares, a Prayag o altri luoghi sacri, nella speranza che i loro peccati vengano così perdonati, ma i pellegrinaggi non sono il mezzo per lavar via i peccati, ciò che necessita è la purificazione del cuore e della mente; se la mente viene purificata con la disciplina spirituale, la Divinità si rivela spontaneamente.>>

A queste pratiche sovente è associato l'uso del "voto": una persona chiede una grazia, promettendo di "sdebitarsi" con un pellegrinaggio, a grazia ricevuta. E' ovvio che la divinità non ha vantaggio alcuno da questi voti e relativi scioglimenti; essi possono tutt'al più avvantaggiare il fedele stesso, che espleta una pratica religiosa. E' bene, comunque, ricordare che l'impegno preso va rispettato alla stregua di ogni promessa fatta a chiunque, pena un debito karmico.

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BENEDIZIONI

Una pratica adottata da tutte le religioni è quella delle benedizioni. Nel cattolicesimo si benedicono le case a Pasqua, le nuove realizzazioni, siano esse costruzioni, come edifici, fabbriche, o altro, ma anche importanti realizzazioni da inaugurare, come navi. Chi non ha presente un vescovo invitato a tali inaugurazioni che spruzza l'acqua santa sui nuovi oggetti?

Le altre religioni non sono da meno. Molti anni fa ero capo progetto di un'installazione radar in un paese del lontano oriente. Dato che gli apparati subivano frequenti guasti, i  clienti chiamarono un monaco buddista, che eseguì una speciale benedizione sugli apparati.

Appropriate o meno, evidentemente lo scopo delle benedizioni sembra quello di allontanare entità di bassa lega, che possono nuocere a tali oggetti ed a chi li utilizza.

In fondo varie pratiche già menzionate, come i pellegrinaggi, sono fatte per ottenere delle benedizioni o indulgenze.

Le "indulgenze" sono dei benefici spirituali conseguenti a certe nostre azioni. Esse sono note nel cattolicesimo, ma anche in altre tradizioni, come quella indiana. In India, per esempio, si pratica il contatto con un Guru, anche per averne delle "indulgenze". Pratiche tipiche sono: il darshan, lo sparshan ed il sambashan.

darshan: la pratica più nota e diffusa, è vedere il guru; ciò procura la cancellazione dei peccati

sambhashan è parlare col guru; ciò cancella dolori ed afflizioni

sparshan è toccare il guru; ciò procura la liberazione dai legami karmici. Il tocco del guru si esplica tradizionalmente mediante il padnamaskar (saluto ai piedi, che non molti decenni fa si usava anche col romano pontefice). Al guru si toccano, o si baciano, i piedi per motivi di rispetto, onde evitare che i devoti si permettano di toccarne le mani, il petto o addirittura il viso. Questa tradizione spesso si mantiene inconsciamente anche quando il guru è molto disponibile, al punto di abbracciare i devoti (come fa Shri Amritananda). E' chiaro che, in tal caso toccarGli i piedi non è più  necessario.

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ALTRI AUSILI

                La preghiera profonda si avvale anche di altri ausili, che sono dilagati nella preghiera collettiva, perdendo la loro probabile motivazione originale:

 

 

Candele

 

La candela è usata da tutte le cerimonie religiose di ogni etnia. Essa sembra avere due funzioni: quella di fungere da strumento di concentrazione e quella di rappresentare il fuoco.

Come strumento di concentrazione è usata per la meditazione dei frati trappisti, nonché in oriente, come nella "Meditazione della luce" suggerita da Sai Baba. Essa funge da sorgente di luce puntiforme, utile a focalizzare la mente ed a creare un'immagine luminosa simbolo della Luce stessa, che poi pervade il meditante.

Come rappresentante simbolica del fuoco ricorda un elemento molto presente in varie fedi e di cui accenno più avanti.

La candela ed il fuoco, inoltre hanno una funzione utile nell'aiutare la disgregazione del corpo eterico dopo la morte. Questo sembra essere lo scopo dimenticato dell'uso  di accendere candele presso il corpo di un defunto o davanti al suo sepolcro, o addirittura di cremarlo: il corpo eterico si avvale del fuoco per disgregarsi prima. Inutile quindi la sostituzione - di origine puramente pratica, ma inefficace - delle candele o dei moccolotti con lumini elettrici, a cui ci si riferisce come "lux perpetua". Il nome stesso appare ridicolo se si riferisce alla luce costante e meravigliosa che il defunto sperimenta nell'Aldilà, dove non ci sono notti, ma ogni  cosa risplende di luce propria.

 

 

Fuoco

 

Il fuoco sacro è un altro elemento rituale, utilizzato da molte religioni, prima fra tutte il mazdeismo, che ne fa il suo simbolo fondamentale. I seguaci di Zoroastro hanno l'impegno di tenere acceso un fuoco sacro senza mai lasciarlo spegnere. Simile compito era affidato alle vestali dell'antica Roma. La Bibbia - antico testamento - menziona il fuoco come base dei sacrifici a Dio.

Anche nell'induismo il fuoco è utilizzato sia per le cerimonie vediche (Yajna), in cui si cantano versi sacri (Mantra), gettando nel fuoco generi alimentari, (burro schiarito, latte, granaglie, ecc) sia per l'arathi: il rito offerto a Dio o al Guru, in cui si agita un piatto contenente un pezzetto di canfora acceso; la canfora, che brucia completamente, senza lasciare cenere, rappresenta l'ego dei devoti, che deve scomparire per lasciare posto al SE.

Forse il fuoco, avendo come origine il sole, costituisce una piccola ricostruzione del sole, la cui energia è indispensabile alla vita. Esso è certamente uno dei simboli più usati e condivisi, tra quelli menzionati più oltre.

Studi sperimentali indicano che gli Yajna purificano l'atmosfera. Microbiologi hanno osservato che i vapori medicinali che si sviluppano uccidono i microrganismi.

 


               
         Rosari

 
           Molte religioni utilizzano un rosario per ripetere delle preghiere, o semplicemente il nome di Dio. Quello che nel cattolicesimo è stato introdotto per ripetere le Ave Marie

 rosario
                    rosario cattolico


            Esisteva già da millenni nell'induismo e nel budismo, ha 108 grani e viene chiamato "japamala"

japamala
japamala


            Poi è stato introdotto nell'Islam verso nel VII secolo AD, in cui prende diversi nomi, secondo le nazioni : Tasbeeh, Subha, Misbaha, ecc. e può avere 99 o 33 grani più uno. Il rosario cattolico arriva storicamente per ultimo, nel 1214.

misbaha
                    un misnaha (rosario musulmano)


Incenso

 

I profumi giocano una parte utile nelle religioni e nelle tecniche psicologiche. Si usano spesso profumi liquidi per profumare l'ambiente, ma certamente il mezzo più diffuso ovunque per questo scopo è l'incenso. L'incenso viene bruciato in occidente solo dai sacerdoti, in forma di polvere messa in un turibolo in cui è presente della brace. In oriente, invece si vende a tutti, incollato su bacchette ed acceso direttamente, senza altri ausili.

Esso viene bruciato nominalmente come omaggio ed offerta alla divinità e fu uno dei doni dei Re Magi a Gesù bambino. Come altri strumenti (candele, acqua santa, mantra, ecc.) esso viene anche usato per purificare gli ambienti; la purificazione è tanto più importante quante più persone convengono in un'assemblea, portando - inconsciamente - possibili elementi di disarmonia e negatività. La sua funzione più importante mi sembra quella di aiutare il praticante a rilassarsi e raggiungere stati di coscienza più profondi della veglia.

 

 

Simboli, Figure  e colori

 

I simboli giocano un ruolo chiave sia nella religione che nelle tecniche per la ricerca spirituale; essi possono essere costituiti da immagini, disegni, statue, nomi, personificazioni della divinità, ecc.

Un esempio ne sono i mandala: disegni multicolori,  circolari, inscritti in un quadrato, disegnati in genere per terra, con della sabbia colorata da monaci lamaisti; sembra che la loro preparazione aiuti la concentrazione e la meditazione; infatti, una volta realizzati, spesso vengono cancellati, a dimostrazione che essi sono solo un mezzo. Una cosa analoga sono gli yantra induisti. Senza andare nel lontano oriente, i rosoni, o vetrate circolari colorate ed i dipinti su pavimenti, volte e soffitti delle cattedrali cristiane sembrano avere funzione simile.

Un altro esempio sono i simboli del Reiki, usati per aumentare il ch'i, o prana, da canalizzare verso il paziente. Anche il Gohonzon di Nichiren Daishonin, consistente in un rotolo di pergamena che riporta delle scritte giapponesi, ispirate, tra cui il Daimoku (il famoso "Nam myo ho renge kyo") ed alcuni nomi di maestri del passato; ha valenza energetica e protettiva.

Altri esempi riguardano la magia. A tal proposito noto che essa può essere usata per il bene, come nella religione e nella spiritualità ed in questo senso il loro confine sembra assai sottile, ma anche per il male, le fatture, le maledizioni.

La loro funzione migliore può essere - ancora una volta - quella di stimolare la mente a concentrarsi su un singolo oggetto, contemplandolo, fino ad astrarsene, sospendendo così, per qualche attimo, l'attività pensante.

Il loro potere forse discende dalla tradizione, forse da qualche energia particolare ed ancora poco nota, come nel caso della magia nera, in cui probabilmente le formule ed i simboli attirano entità basse, ma potenti, che eseguono i sortilegi al servizio del mago (esigendone poi, in cambio, un suo asservimento malvagio).

 

 

Penitenza

 

La penitenza è un altro elemento rituale. Esso si basa sul fatto - sostenuto da tutti i Maestri - secondo cui il dolore e le traversie che ci "capitano" accelerano l'evoluzione spirituale. Come conseguenza molti santi ed asceti - non paghi delle sofferenze che capitavano loro - vollero aggiungerne altre auto inflitte. Personalmente sono perplesso su questo approccio e preferisco pensare che le altre pratiche, più spirituali possano svolgere la funzione di accelerazione evolutiva.

 

 

Risate

 

La vita è dualità e in essa può essere vero tutto ed il contrario di tutto. Sicché, per esempio, la spiritualità si avvantaggia della continenza sessuale, ma può anche utilizzare il sesso tantrico per svilupparsi. Al contrario della penitenza c'è l'allegria. Anche questa può essere un mezzo di elevazione spirituale. Osho, ad esempio, sostiene che durante una risata vera "di cuore" il pensiero si arresta per pochi istanti. Il risultato è quindi analogo a quello di una meditazione: la sospensione dell'attività pensante, ed il conseguente contatto col nostro SE superiore.

Anche altri tipi di emozioni possono avere un effetto analogo e la ritualità comunitaria ne offre l'occasione, come ad esempio nelle chiese protestanti nere degli USA, dove i fedeli sono usi esprimere platealmente sentimenti ed emozioni (spontanee, o talora forse mimate).

 

 

Altro

 

            In realtà i mezzi per ottenere uno stato di coscienza superiore sono tantissimi e molti di essi sono spontanei. Infatti durante la nostra vita quotidiana, senza accorgercene, abbiamo vari istanti di sospensione del pensiero. Molti di essi sono descritti nella serie di libri di Osho Rajneesh "The book of the secrets": un commento all'antico testo indiano "Vigyana Bhairava Tantra" e teoricamente potrebbero essere sfruttati coscientemente per ottenere istanti di estasi ed eventualmente salti permanenti di coscienza. Ognuno di noi  può seguire un metodo diverso per questi scopi e non è detto che lo stesso metodo possa valere per persone diverse.

Una mia amica mi disse che anche il bastone che gli anziani usano per deambulare può avere una funzione energetica, oltre che fisica e spesso psicologica: il bastone, portato correttamente, preme col suo manico sul palmo della mano; ciò stimola un chakra secondario, che si trova al centro delle mani: quello utilizzato dai pranoterapeuti. Tale stimolazione dà energia all'anziano nella sua passeggiata.

Il contatto fisico sembra avere una grande importanza nello scambio energetico. Istintivamente tutti i "fedeli" non cercano forse di toccare statue, immagini, tombe di santi per trarne benedizione, cioè energia? Ed il contatto col guru non è forse una delle opportunità più ricercate? Perfino il vangelo menziona tale interesse nei confronti di Gesù, associandolo al flusso energetico che se ne traeva. La psicometria dimostra che ogni oggetto, avente una storia di vita vissuta, possiede delle energie collegate ad esso, che possono essere percepite da un sensitivo, il quale - attraverso di esse - può visualizzare scene di avvenimenti di cui l'oggetto fu parte o testimone. Ancor di più l'energia positiva può essere associata ad oggetti o materiali su cui fu intenzionalmente convogliata. Questo può spiegare l'importanza conferita da molti ad oggetti che furono in contatto con personaggi di elevato livello spirituale. Perciò molti amano raccogliere, conservare e venerare oggetti che appartennero a santi, o che furono loro donati da grandi maestri, come reliquie, talismani e materiali benedetti (acqua santa, vibhuti, amrita).

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POSTURE e GESTUALITA'

            Molte posture del corpo, gesti e posizioni delle mani e delle braccia hanno valenza energetica e si trovano in tutte le religioni. In sanscrito la posizione del corpo si chiama "asana", quella delle braccia si chiama "hasta" e quella più specifica delle mani si chiama "mudra". In India, nell'hata yoga (lo yoga fisico), esse sono molto numerose e varie. Chi non conosce la "padma asana" (posizione del loto)? Essa consente a chi riesce a tenerla correttamente (con entrambe le gambe conserte) di restare seduti con la schiena bene eretta, senza l'ausilio di schienale.

            In ogni caso, in tutte le culture e religioni si nota che la postura per la preghiera comporta la piegatura delle ginocchia. In occidente, nell'Islam e in Giappone ci si mette proprio in ginocchio; in India la postura è seduta, ma sempre con le ginocchia ben piegate.

            Similmente è ben nota la "chin mudra" (posizione delle mani aperte, con pollice ed indice chiusi a cerchio). Non è simile a quella che il sacerdote tiene durante e dopo la consacrazione dell'ostia?

            In India se ne dà la seguente spiegazione simbolica: il pollice simbolizza Dio, mentre l'indice rappresenta l'io del soggetto e le altre tre dita sono i tre guna (le tre qualità della Natura umana: tamas = inerzia, rajas = azione e sattwa = saggezza). Perciò il meditante in chin mudra si allontana dai tre guna (in cui è usualmente immerso) per unirsi a Dio.

La posizione delle mani giunte, così popolare in occidente, è chiamata in India: "anjali mudra", mentre quella simile e più spontanea delle mani unite con le dita intrecciate è la "ushas mudra". Durante la meditazione, mi viene spontaneo ed automatico mettermi in ushas mudra, o in dhyani mudra: simile alla precedente, ma con le mani appoggiate in grembo l'una sull'altra, anziché con le dita intrecciate.

            La "abhaya mudra" o "anugraha mudra": il gesto di alzare entrambe le mani ad indicare benedizione (invio di energia) della folla dei devoti, non è simile a quella denominata "orante" nella consuetudine cristiana? E' usata anche dal Papa per benedire i fedeli.

 

 

        Una posizione simile, ma con le mani affacciate (Tada asana) è molto utile per assorbire energie dall'Universo, ricaricando il soggetto che la compie.

 

 

           Insomma l'intero hata yoga sembra basato su azioni che cercano di ricavare energia dall'Universo, oltre che esercitare il corpo fisico ed agevolare stati più profondi di coscienza.

Mi sembra che questo possa trovare conferma in un passo della Bibbia, in cui si descrive Mosé che assiste Giosué nella battaglia contro gli amaleciti: se Mosé teneva le mani in alto – probabilmente inviando energia ai suoi combattenti – Giosué vinceva; se si stancava ed abbassava le braccia, essi venivano soverchiati.

Tutto ciò mi sembra ricondursi al fatto che noi - anche se non ne siamo tangibilmente coscienti - viviamo in un ambiente commisto di energia. In realtà, come si sa, tutto è energia, inclusi i corpi materiali, che sono fatti di atomi, i quali si possono trasformare in energia e viceversa. A parte ciò, noi ci nutriamo, oltre che degli alimenti, inconsciamente anche di energia pura; essa ci viene da tutto l'Universo e sopratutto dal sole. E' per questo che quando il sole è coperto spesso ci sentiamo un po' depressi e diciamo che è "brutto tempo" (laddove, invece, la pioggia è altrettanto necessaria quanto il sole), mentre un bel sole ci carica e fa funzionare meglio il nostro metabolismo. Ci sono addirittura persone che - consciamente o spontaneamente - possono vivere solamente di questa energia, senza doversi alimentare, o assumendo quantità irrisorie di cibo.

            L'assorbimento di questa energia può essere agevolato volontariamente sia visualizzandola e guidandola col pensiero a penetrare nel nostro corpo, sia utilizzando i mudra. Essi forse dispongono i chakra in modo da favorire lo scambio di energia con l'ambiente. Come è noto i chakra  (letteralmente "ruote") sono dei centri di addensamento e scambio di energia.

Nella mia esperienza l'assorbimento di energia è maggiore se si è al sole e con abbigliamento più ridotto possibile, in modo da esporre la maggior parte del corpo al sole. D'altra parte anche Sai Baba ci esorta a "stare al sole". L'assorbimento è agevolato dalla respirazione profonda (che, non a caso, è chiamata "prana yama": la tecnica yoga di  assorbimento dell'energia") e dalla concentrazione e visualizzazione dell'energia che entra dalla testa e pervade l'intero corpo. Infatti è noto che "l'energia segue il pensiero", cioè possiamo assorbire energia e guidarla mediante il pensiero, specialmente con delle visualizzazioni, che configurino il percorso dell'energia stessa.

Possiamo fare ancor meglio questo esercizio in un parco alberato, dato che anche la vegetazione ci aiuta in questo scambio energetico. Se non siamo soli, per ridurre l'imbarazzo di gesti fuori del comune, anziché alzare le braccia al cielo, possiamo porre le mani intrecciate dietro la nuca, formando un triangolo rovesciato con le braccia: il risultato è simile. La posizione con le mani dietro la nuca è utile anche per protrarla senza stancarsi e si può usare anche da sdraiati. In effetti - senza saperlo - la usiamo spontaneamente, in poltrona o sulla sedi a sdraio, chiamandola "starsene in panciolle".

 

 

Un simile utilizzo delle mani per scopi altruistici è, poi, quello della loro imposizione, che costituisce una versione individuale dell'anugraha mudra, appena descritto e commentato. L'imposizione delle mani è sempre stata riconosciuta come gesto di benedizione, guarigione, investitura, trasmissione di energia e potere. Ciò si accorda con le conoscenze del Reiki, della pranoterapia e bioenergetica e scaturisce dal fatto noto, o intuìto, secondo cui l'energia dell'universo: "prana", o "ch'i", può essere trasmessa o canalizzata verso un'altra persona, da parte di chiunque, ma specialmente da chi sia particolarmente dotato di tale facoltà. Di questa conoscenza e tradizione troviamo ampia traccia nella Bibbia. Fin dalla Genesi troviamo Giacobbe che benedice i suoi nipoti imponendo loro le mani.  L'effetto del gesto è esplicitato nel Deuteronomio, dove si precisa che: "Giosuè, figlio di Nun, era pieno dello spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui".

Secondo le descrizioni dei vangeli, Gesù fece ampio uso dell'imposizione delle mani, sia per benedizione, ma soprattutto per guarire e lo insegnò ai Suoi apostoli, che lo praticarono diffusamente, come menzionato negli Atti degli Apostoli.

            Nell'hata yoga uno degli esercizi principali è il "saluto al sole" (surya namaskar), che certamente è inteso ad assorbire energia dalla nostra stella. Certi  riti religiosi prevedono una preghiera fatta al mattino rivolgendosi ad est, certo per fronteggiare il sole nascente. E quanti popoli hanno confuso le proprietà energetiche del sole con una sua pretesa divinità, finendo con l'adorarlo come un dio?
 

          Anche il tocco, o la pressione su alcuni punti del corpo possono aiutare. Si racconta che al momento opportuno dell'evoluzione di un discepolo, un Maestro può dargli l'illuminazione, mediante un semplice tocco. E' anche noto l'effetto della digito-pressione sul corpo umano. Io personalmente sognai una notte di essere a Prashanti Nilayam (l'ashram principale di Sai Baba) ed un Seva Dal (collaboratore volontario di Sai Baba) mi si avvicinò e mi applicò una specie di piercing all'interno dell'orecchio sinistro, in basso, al di sopra del lobo; ebbi una sensazione di leggerezza e di poter svolazzare a piacere, in posizione supina. Risvegliatomi, provai a spingere con l'unghia all'interno del padiglione auricolare sinistro e constatai che quella pressione mi induceva un senso di discesa in meditazione.

orecchio

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ATTIVITA' CONCENTRATIVE

La capacità di concentrazione è  importante nell'introspezione e nella meditazione, per svilupparla possono esser utili alcune attività.

 

 

CHA NO YU  (Cerimonia del tè)

 

La Cha no yu o Cha do = "arte del tè" è una tradizione giapponese zen del 1500; risulta basata sul concetto della perfezione rituale, con cui il tè viene preparato, mescolando il tè verde polverizzato con l'acqua calda e poi servito e consumato. Ogni gesto viene svolto con estrema calma e precisione, secondo un rito meticoloso.

Secondo me la concentrazione e la consapevolezza connesse con la cerimonia possono portare la mente a livelli estatici tali da favorire il "salto" di coscienza.

 

 

ARTI MARZIALI

 

            Le arti marziali, di origine giapponese, sono il Judo, il Ju Jitsu, il Karate, il Ken do, il tiro con l'arco ed altri.

Come è noto le arti marziali, apparentemente rivolte all'aggressione, o almeno alla lotta difensiva, sono, in realtà delle tecniche che cercano idealmente di sviluppare la concentrazione. Esse sono associate all'immagine del samurai: una sorta di cavaliere medievale, mezzo asceta e mezzo maestro di lotta, non per arrivismo, ma per difesa personale e dei deboli.

Purtroppo nella pratica moderna poco è rimasto della concentrazione mistica e sembra prevalere la competitività e la vittoria sportiva.

 

 

 

ARTI IN GENERE

 

L'arte stessa, nella sua accezione migliore, ha una funzione estatica: la bellezza dell'opera ed il messaggio subliminale che se ne può recepire possono indurre degli attimi di sospensione dell'attività pensante, al pari di una meditazione.

 

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IL SILENZIO

Il silenzio è un ingrediente importante per aiutare la spiritualità, facilitando l'interiorità ed evitando le distrazioni, per non dire i pettegolezzi inutili e dannosi.

Il silenzio, o quanto meno la moderazione nel parlare, sono raccomandati in molte religioni ed in tutte le forme di spiritualità. E' noto come nei conventi ci sia la scritta "Silentium", specie nella zona riservata alla vita più raccolta e nelle clausure; altrettanto nota è la regola del silenzio durante i pasti nei refettori.

Sai Baba suggerisce di non parlare se non sia realmente necessario.

Alcune persone, specialmente donne, sentono il bisogno di parlare moltissimo; è quasi una necessità. Penso che la necessità di parlare continuamente, anche al telefono, se non si può incontrare un interlocutore personalmente, sia dovuta sia alla ricerca dello uno sfogo di qualche problema che ci opprime, sia all'illusione di "distrarci" dal confronto col problema stesso e dalla nostra interiorità. La stessa parola "distrazione", associata a tante attività ludiche o hobbistiche, ne è un'involontaria dimostrazione; distrarci da cosa? dovremmo domandarci; concentrarci su cos'altro: sugli oggetti esterni, per far tacere la nostra interiorità?

La distrazione è l'esatto contrario della meditazione e del raccoglimento. Gli asceti usano fare tutt'altro: si ritirano in solitudine, lontano dagli altri e minimizzano tutti gli stimoli esterni.

In Tibet i monaci usano, non di rado, farsi rinchiudere in una grotta, murata al buio, con un'unica apertura, da cui un aiutante passa loro una scodella di cibo a giorni alterni, senza far rumore, né scambiare alcuna parola col recluso volontario. Dopo sette anni il muro viene abbattuto molto gradualmente ed il monaco viene tratto fuori, generalmente avendo conseguito l'illuminazione.

Un'usanza del genere è seguita, talora, anche dai monaci del Monte Athos, in Grecia: la grotta si trova magari a metà di uno strapiombo sul mare, non è murata, ma quasi inaccessibile e l'aiutante cala all'asceta una pagnotta a settimana.

In entrambe le situazioni l'asceta non può essere curato se ammala; se muore lo si scopre dal fatto che non ritira più il cibo offerto. Perfino gli aborigeni australiani sostengono che "Non si può udire la voce di Dio, se si è occupati a parlare"[63b].

Il silenzio è talmente collegato con la spiritualità che alcuni Guru evitano di romperlo persino per insegnare ai loro discepoli. A questo proposito c'è una storiella che dice:

"C'era un indiano di nome Kumar, che voleva praticare la spiritualità e perciò seguiva un insegnante di yoga, di nome Rashid, ma aveva la sensazione di progredire troppo lentamente. Perciò gli fece presente la sua premura di avanzare meglio sul sentiero spirituale. L'insegnante gli rispose di non poter fare di più per lui, ma se voleva avrebbe potuto indirizzarlo ad un grande guru. Kumar ne fu entusiasta e si fece dare tutte le indicazioni per raggiungere il guru. Dopo un lungo ed arduo viaggio, arrivò dal guru, che viveva in un grotta tra i monti dell'Himalaya. Kumar entrò nella grotta e, in fondo ad essa scorse il guru assorto in meditazione, nella posizione del loto. Attese qualche ora, ma vedendo che il guru non si muoveva, gli si avvicinò e gli sussurrò in un orecchio: <<Maestro: sono Kumar, mi manda Rashid perché io diventi Tuo discepolo>>. Il guru non mosse ciglio e Kumar si rassegnò ad andare a dormire. Trascorse tutto il giorno seguente senza novità; Kumar continuò pazientemente ad attendere qualche segno dal guru, che restava immobile, mentre Kumar si occupava delle incombenze quotidiane. Dopo una settimana trascorsa così, Kumar prese coraggio e si decise a ripetere la stessa frase all'orecchio del guru, ma egli non si mosse ad alcuna risposta. Trascorse un altro mese in quella situazione e Kumar si era scoraggiato, tanto che pensava di tornarsene a casa, senza aver concluso nulla, ma prima di partire volle fare un ultimo tentativo; si riavvicinò al guru e ripeté: << Maestro: sono Kumar, mi manda Rashid perché io diventi Tuo discepolo>>. Il guru finalmente dette un sospiro e sussurrò: <<Ho capito Kumar, ho capito! Ma se sei venuto qui per far casino, te ne puoi pure andare!>>

 


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SACRAMENTI
e RITI di PASSAGGIO

 Alcuni sacramenti cattolici hanno delle pratiche omologhe in altre religioni e sono importanti nella spiritualità.

 

 

Battesimo

 

Il battesimo è praticato in quasi tutte le religioni, sia pure in forme e con modalità diverse. Originariamente era fatto per immersione completa nell'acqua di un fiume, a rappresentare un bagno e purificazione di tutto il corpo.  Talora lo si pratica ancora così:

 

 

Ormai viene fatto bagnando appena il capo del bambino, non so con quale efficacia, visto quanto menzionato sopra a proposito delle abluzioni.

Rappresenta allo stesso tempo l'accoglienza del nuovo nato nella società e la sua consacrazione a Dio. In molte religioni (non solo nell'ebraismo) il rito di iniziazione alla vita è praticato nei maschi sotto la forma della circoncisione.

 

 

 

Comunione

 

La comunione, sebbene sembri specifica del cristianesimo, è uno dei riti più comuni a molte religioni, anche precedenti il cristianesimo e praticato anche con gli stessi elementi del pane e del vino. Nel cristianesimo rappresenta l'abbraccio col corpo del Cristo, in cui l'ostia viene trasformata dalla consacrazione sacerdotale.

Nelle altre religioni, come nello stesso ebraismo antico, si celebra con l'offerta a Dio di prodotti della Terra; essi, dopo tale offerta, sono santificati e vengono consumati dai sacerdoti e dagli stessi fedeli. Anche il pasto quotidiano andrebbe regolarmente offerto a Dio prima di consumarlo, per benedirlo e purificarlo. In India il cibo offerto a Dio e poi distribuito si chiama "Prasad". La cultura dell'advaita vedanta cioè del monismo, che mi sembra molto appropriata alla spiritualità, considera ogni elemento della creazione come il corpo di Dio, perciò l'assunzione del cibo, con tale consapevolezza, mi sembra assai prossimo alla tradizione cristiana, che ha promosso all'eccelso la tradizione del prasad.

 

 

Cresima

 

La cresima è praticata anch'essa da tutte le religioni, nel senso di rito che introduce il ragazzo, prossimo alla pubertà, nella società degli adulti. Esso ha quasi sempre delle connotazioni di sfida e di prova fisica, quasi a sottoporre il giovane a una o più stress, che lo mettano di fronte alla difficoltà della vita, concludendo il periodo protetto dell'infanzia. Anche nella cresima cristiana troviamo lo schiaffo simbolico.

 

 

Perdono

 

Il perdono è un altro sacramento che si ritiene specifico del cattolicesimo, in quanto amministrato dai sacerdoti, ma è un'operazione fondamentale per ogni uomo, anche se richiesto interiormente. E' riconosciuto importante anche nella pratica psicologica, da chi fa la regressione a vite precedenti e vuole superare blocchi psicologici trascinati di vita in vita.

 

 

Matrimonio

 

Il matrimonio, poi, non manca ovviamente in alcuna religione e sta a rappresentare l'impegno ufficiale a salvaguardare la famiglia per tutta la vita, in modo da assicurare una tutela ai figli. Sebbene l'ufficialità del rito sia volta a garantire socialmente e responsabilmente tale salvaguardia, è chiaro che la sua reale validità va ricercata nell'intenzione dei soggetti; un matrimonio formale, ma imposto, o comunque privo dei giusti presupposti non può costituire un impegno valido, come del resto riconosce anche la chiesa cattolica; una convivenza di fatto, ma basata su una promessa ed un senso profondo dell'impegno reciproco, anche implicito, è certamente vincolante moralmente, d'altra parte, sempre secondo la stessa chiesa, i ministri del matrimonio sono gli sposi stessi ed un matrimonio che essi celebrino consensualmente, anche se informalmente e lontani da tutti (come su un'isola deserta), è valido.

Un eventuale scioglimento del matrimonio - auspicabilmente dopo l'affrancamento della prole, ormai matura - andrebbe svolto con una cerimonia altrettanto pubblica e consensuale, in modo da evitare strascichi karmici, dovuti alla rottura di un impegno solenne come questo; negli USA alcune coppie seguono questa procedura, facendo una festa di divorzio analoga a quella matrimoniale.

A proposito di questo, giova notare che il tradizionale lutto dopo la scomparsa del coniuge non è solo una consuetudine sociale, volta a salvare le apparenze, ma risponde ad un'esigenza riconosciuta dalla psicologia. Dopo la morte, o anche la separazione o abbandono da parte del coniuge, interviene una fase di depressione, che è bene rispettare prima di intraprendere una nuova relazione serena. Tale periodo è stimato normalmente in sei mesi - un anno. In tale periodo il corpo e la mente del soggetto devono elaborare la perdita e distaccarsi adeguatamente dall'altra persona; altrimenti potrebbero avere delle ripercussioni negative sia sul proprio stato psicologico, che sulla nuova relazione. E' perciò pericoloso intraprendere una nuova relazione, come reazione all'eventuale abbandono della precedente, per "consolarsi" della perdita e dimostrare a se stessi ed agli altri di essere "superiore", usando la tecnica detta: "chiodo scaccia chiodo".

 

 

Ordine sacro

 

La consacrazione sacerdotale è spesso assai più pregnante in altre forme di spiritualità, rispetto alla religione cristiana. Infatti i Maestri spirituali orientali trasmettono dei poteri tangibili ai loro discepoli e solo quando li ritengono maturi per continuare il proprio servizio. La consacrazione somiglia assai più alla Pentecoste di quanto ci si possa ricollegare la consacrazione sacerdotale cristiana.

 

 

Ipotesi di meccanismo

 

I sacramenti, in tutte le tradizioni, sembrano avere degli effetti più o meno reali sull'individuo. Potremmo supporre che i riti relativi siano in grado di richiamare l'attenzione e l'opera di entità disincarnate, che si adoprino per collaborare con gli scopi del celebrante. Nelle religioni superiori tale Entità è Dio stesso, il Suo Avatar, o un santo. In altre tradizioni minori, come quelle sciamaniche o pagane può essere un'entità di livello meno alto, anche appartenente alla Natura. Difatti, secondo alcune fonti , anche gli animali e le piante hanno associati degli spiriti della natura, che li tengono in vita, scambiano sentimenti ed energie con gli umani (pensiamo al famoso "pollice verde"), trasmettono le proprietà ed esperienze della singola creatura alla specie; forse questo modello spiega l'origine dell'istinto, che si trova negli animali, senza che nessuno abbia loro insegnato come agire.

L'interazione con i vari spiriti da ritualità religiosa può sconfinare con la magia, che può essere a fin di bene, se canalizzata da entità positive, o a fin di male, se effettuata con l'ausilio di entità negative (magia nera).

L'assistenza e l'ausilio di entità di vario livello può essere ipotizzata anche nel campo delle mantiche. Le mantiche (o manzie) sono le tecniche volte a conoscere la vita attraverso metodi non tradizionali ed a predire il futuro. Cadono sotto questo nome le decine e decine di tecniche che cercano di indagare sulla sorte, usando i mezzi più disparati (carte, fondi di caffè, interiora di animali, macchie d'inchiostro, nuvole, ecc.: vedi Appendice dedicata), ma i quali probabilmente servono come polarizzanti dell'attenzione del sensitivo; egli può essere assistito da un'entità che gli suggerisce cosa dire; non a caso le mantiche sono anche dette "divinazioni". Può, invece darsi che quei riti servano ad indurre uno stato di rilassamento che stimoli la chiaroveggenza del sensitivo.

 


 

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RITI FUNEBRI

Quando muore una persona, in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi religione si pratica un rito funebre.

Mi sembra che le motivazioni per tale rito possano essere interpretate in modi vari :

  1. suffragio: si vuole pregare per il defunto, aiutandolo nel trapasso e nell'ascesa a livelli più alti possibile nell'Aldilà

  2. supporto ai superstiti: si cerca di stare vicino ai parenti più stretti, con affetto, supportandoli nella loro perdita

  3. onoranza: si desidera testimoniare stima ed affetto per il defunto

  4. cura del corpo fisico

  5. formalismo: ci si sente in dovere di partecipare, per non sfigurare nei confronti di altri

          La prima motivazione si spiega col fatto che il rito funebre dovrebbe incrementare la forza delle preghiere, in omaggio al meccanismo assembleare, già discusso prima.

            La seconda non richiede una ritualità, ma solo una vicinanza sincera; anzi spesso si profondono in offerte formali ai parenti stretti a cui offrono condoglianze, dimenticate pochi minuti dopo; un fenomeno da me stesso sperimentato in occasione della morte di mio padre, quando ero ventenne; vari convenuti mi dissero al funerale la frase standard: <<per qualsiasi cosa...>> poi quando cercai di farmi aiutare in qualche piccola incombenza non ebbi gran che!

            La terza motivazione prende l'occasione del rito per manifestare ciò che si desidera, ma non ha un vero legame col rito.

            La quarta sembra essere la più connessa col rito e quasi una necessità per la cura del corpo deceduto, confermata anche da uno degli "Atti di misericordia corporale" della Chiesa Cattolica. E' come se occorresse seppellire il cadavere per evitarne un maltrattamento, quasi si trattasse di una cura indirizzata ad un'entità sensibile. Quanti spendono tempo e denaro personale e pubblico nel tentativo di recuperare le salme dei propri cari morti in naufragi, guerre, cataclismi eccetera! Poi vanno al cimitero a "trovare" i defunti, come se essi abitassero lì! Di converso vi sono interi popoli che cremano i cadaveri e ne gettano le ceneri nei fiumi o nei campi; altri li smembrano, dandoli in pasto agli uccelli rapaci, dimostrando così che non sono interessati al cadavere, ma solo a che esso non imputridisca in  condizioni pericolose per la salute dei superstiti. Riti riferiti al corpo sono più importanti prima della morte, come l'unzione dei malati, su cui ci soffermiamo nell'Appendice 13.

            Preferisco non commentare la quinta motivazione, tipica sopratutto dei funerali di VIPs e di Stato, a cui "devono" partecipare politici ed altri VIPs, per motivi elettorali e di forma.

            Penso che la migliore attività da svolgere nei confronti dei defunti sia quella di pensare spesso a loro con amore ed ottimismo, anziché piangerli per il nostro attaccamento e mi piace ricordare la frase che Gesù pronunciò, quando un suo candidato seguace voleva andare al funerale di suo padre: <<lascia che i morti seppelliscano i loro morti>> (Lc 9,60). Penso anche che il defunto - salvo casi  di particolare attaccamento - non sia interessato al proprio corpo dismesso, ma a ben altro ed in particolare sia interessato alla sua nuova condizione, come illustrato dall'altro nostro libro on-line: "Morire è bello".

            Per gli stessi motivi la cura dei cimiteri e dei sepolcri è comprensibile se consideriamo che il rapporto fisico con i resti ed i simulacri del defunto possano servire a rinnovare il ricordo e l'affetto verso quella persona. Di per sé, pulire una lapide e metterci dei fiori e dei lumini non ha gran senso: Il defunto non alberga lì; il suo cadavere è come un abito logoro e dismesso. E' vero che ci sono persone che conservano con grande cura ed onore i "ricordi" dei propri cari scomparsi e magari tengono i loro abiti migliori in esposizione, ma questo non credo giovi a nessuno: non al defunto, che si sente frenato alla Terra e non libero di volare sempre più in alto, nemmeno al superstite che coltiva un attaccamento vincolante al passato, alla Terra e ad un probabile ritorno a quelle situazioni, che ha già vissuto. Diverso può essere un culto del genere nei confronti di un santo: il Suo sepolcro e le Sue reliquie possono aiutare la fede e l'affetto di tanti devoti, che Egli scese ad aiutare. Inoltre le spoglie e gli oggetti del santo (come di chiunque) possono mantenere parte della Sua energia, che, nel caso specifico, è particolarmente positiva, anzi miracolosa.

 

 

 

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CONCLUSIONI

Tutta la Vita è basata sull'Energia; tutto è essenzialmente Energia.[67bis]

Lo scopo della vita è di evolvere, attraverso l'esperienza della materia.

Possiamo accelerare tale evoluzione, ed evitare di recedere, utilizzando non solo la spiritualità individuale, ma anche dei mezzi quali la preghiera comunitaria ed i riti.

I riti, le regole ed i suggerimenti religiosi e spirituali sono stati molto spesso usati in modi e per scopi impropri o materiali, o se n'è perso il valore originale, allontanando chi vi si accosta superficialmente dallo Spirito; essi però non vanno considerati come inutili ed arbitrarie imposizioni, perché molti di essi hanno una funzione strumentale e radici molto valide, da considerare ed approfondire prima di respingerli, anche per un approccio spirituale e mistico personale. Dalle analisi svolte, i riti sembrano essere utili secondo i seguenti meccanismi principali:

  1. Celebrare eventi sociali, come: l'accoglienza di un nuovo nato, l'unione di due sposi, il passaggio dall'infanzia alla adolescenza, fornendo un mezzo di riconoscimento culturale nella società.
  2. Ricordarci di spendere qualche tempo in preghiera; questo è spesso lo scopo educativo più diffuso in chi segue una religiosità tradizionale, con scarso impegno spirituale.
  3. Approfittare della sinergia energetica di più persone (per i riti comunitari: "dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro")
  4. Creare ed incrementare aggregati di energia, mediante la ripetizione conforme di formule e gesti (v. Appendice 13)
  5. Stimolare l'emozione e la devozione nei confronti del divino.
  6. Purificare i nostri corpi (fisico e non), i nostri ambienti e l'intero pianeta, allontanando influssi ed energie negative
  7. Allontanare ed aiutare a liberare entità di bassa energia (vedi anche l'Appendice sugli "Elementali"), che possono deprimere un ambiente con la loro presenza
  8. Invocare aiuto da Entità capaci di supportarci; esse sono sempre pronte a farlo, ma è necessario chiederlo ("chiedete e vi sarà dato").  
  9. Aiutarci a concentrarci sulla connessione con il nostro SE superiore, mettendo da parte gli stimoli dei sensi e la mente, accedendo così (sia pure per brevi istanti) a stati di coscienza superiori ed attingendo a condizioni atte ad allontanarci dalla identificazione col corpo e con la materia
  10. Acquisire e scambiare energia vitale, cioè accogliere la "Grazia" (v. Appendice 9). Questo ed il precedente sono gli scopi più importanti per chi è orientato alla spiritualità.

Come esistono Entità elevate, pronte ad aiutarci nell'evoluzione e con cui è bene entrare in contatto, così esistono entità di basso livello che non vogliono entrare nella Luce e cercano di attirare a sé altre entità, con una logica vandalica. Certi riti sono in grado di legarci all'uno o l'altro tipo di entità, con risultati facilmente intuibili.

L'uso di riti religiosi e preghiere induce i nostri pensieri ad avvicinarsi a energie più elevate ed Entità positive, che noi invochiamo (rendendocene conto o meno) e che ci proteggono e ci aiutano nell'evoluzione. Tali invocazioni possono essere supportate da un patto, che noi stabiliamo, adoperando i riti e le formule e che ci impegna sulla strada dell'evoluzione. Occorre tener presente che ogni promessa e patto va rispettato, altrimenti il relativo karma potrebbe pesare sulla nostra stessa esistenza ed evoluzione. I riti ed i patti funzionano sia nel bene che nel male, cioè si possono fare sia con entità positive che con quelle negative (il famoso patto col diavolo ed i riti satanici) che  può dare dei vantaggi materiali, ma si paga con un vincolo negativo assai pericoloso.

            I riti e le pratiche più interiori possono aiutarci a calmare l'agitazione mentale per farci entrare in contatto momentaneo col nostro SE: il Puro Essere, che solo ci consente di distaccarci dagli oggetti sensibili (che sono un mezzo e non un fine, come molti di noi spesso finiscono per pensare) e darci modo di evolvere. Il politeismo e la venerazione dei santi, che scandalizza molti e sembra (o talora lo è) una deviazione dalla purezza del monoteismo, anzi dell'ideale astratto monismo (advaita) va interpretato come necessità della mente materiale, che necessita di immagini concrete per orientare la propria devozione, che si perde nell'astrattismo dell'indefinito monismo. In India l'adorazione di tante deità diverse e spesso bizzarre nelle loro fattezze, può servire a contemplare i vari aspetti ed a concentrarsi sugli attributi preferiti della divinità.

            Un modello utile per la comprensione di questa e di altre problematiche sulla materia e l'energia sembra essere quello secondo cui, come indicatoci da Einstein: Tutto è ENERGIA sia gli oggetti ed i corpi fisici, sia le entità non fisiche. Inoltre:

L'energia permea tutto l'universo e molta viene emessa dal sole (v. anche Appendice 9).

Ogni energia interagisce con le altre.

L'energia segue il pensiero, per cui con i nostri pensieri possiamo richiamare le energie più utili per la nostra evoluzione. Il pensiero crea vere e proprie entità, chiamate "elementali", che ci possono servire, oppure danneggiare, secondo la loro qualità (v. Appendice 13). Perciò è bene controllare, padroneggiare i pensieri, i quali hanno una notevole forza che non conosciamo e non lasciarci trascinare da ciò che ci "viene in mente", come polli che vagano senza meta.[70b]. Infatti uno dei meccanismi fondamentali dell'universo è la "legge di affinità". Essa fa si che ogni simile attragga il suo simile, ad ogni livello del creato, come un diapason che ne fa vibrare un altro avente la stessa conformazione. Quindi ci conviene fare in modo da coltivare pensieri positivi ed elevati, onde entrare in comunicazione con entità positive ed elevate.[70c]

L'energia è vibratoria, cioè è costituita da onde elettromagnetiche, o di altra natura, ancora ignota, ma con caratteristiche simili.

L'energia si manifesta con frequenze diverse: le frequenze più basse corrispondono a manifestazioni più materiali e basse; le frequenze più elevate corrispondono a manifestazioni più spirituali ed elevate.

"Tutti i culti, i rituali e le penitenze vengono compiuti per conseguire la presa di coscienza"

(Sai Baba: dal Discorso del 3/10/1996)

 

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Appendice 1
I MANTRA

(dal libro "Reincarnando s'impara", dello stesso autore)

Mantra è un nome sanscrito che indica una parola o suono dotato di una particolare energia sacrale, la cui risonanza ha un effetto sulla psiche di chi lo recita o lo ascolta, favorendo la concentrazione ed aiutando lo sviluppo delle qualità spirituali. I mantra sono spesso dei nomi o appellativi divini e furono ispirati ai profeti, scoperti dai mistici, o assunsero la loro funzione attraverso la ripetizione continua nei secoli, da parte dei fedeli. Sono anche annoverati tra le "parole di potere", che possono influire letteralmente sulla materia, se pronunciate da chi ne ha la piena comprensione.

 È questo il caso di alcuni grandi mantra dell'induismo come, ad esempio: "Hare Krisna, Hare Rama", cantato dai devoti di Krishna, "Om Namah Shivaya" oppure "Om Sai Ram", tipico di Sai Baba.

 Tra i mantra prevale il semplice "OM", considerato come la base dell'intera spiritualità indiana, e di tutti i mantra; esso è una diretta emanazione del suono cosmico primordiale, della parola creatrice che risuona dall'origine dell'universo, che incessantemente echeggia negli atomi del mondo materiale, del quale costituisce il fondamento vibratorio. Molti mantra stimolano i vari chakra e possono attivare esperienze corrispondenti a tali chakra (v. Appendice9).

 

Un mantra ritenuto particolarmente efficace e, per secoli, tenuto riservato ai bramini è il Gayatri Mantra, esposto nel Rig Veda:

Om, bhoor-bhuvah-svah
tat savitur varenyam
bhargo devasya dhimahi
dhiyo yo nah prachodayat.

 

Bhoor, Bhuvah e Svah sono I tre piani o livelli di Coscienza. Tat savitur varenyam significa "quel Dio onorato (Principio Solare)"; bhargo devasya dhimahi  significa "distrugge l'ignoranza con la Divina Saggezza”;

dhiyo yo nah prachodayat significa "guida il nostro intelletto e la nostra energia nella giusta direzione ".

Una traduzione libera potrebbe essere :

“Medito su di te, meraviglioso splendore, luce divina dell'Assoluto. Medito su di te, che sei  nel piano fisico, mentale, causale ed al di la da questi. Medito su di te, illuminami , ti prego.”

 

Uno degli aspetti dei  mantra, sul quale raramente ci si sofferma, è costituito dalla sua componente acustica che ne rappresenta l'essenza più intima. Per preservarla, varie tradizioni ne insegnano la relativa pronuncia; un esempio tipico ne è la recitazione dei mantra vedici.

Il valore rituale del suono, inteso come mezzo di collegamento tra la sfera umana e quella divina, è testimoniato dall'insegnamento spirituale di molte tradizioni religiose, inclusa quella cristiana,.

     Senza saperlo, usiamo normalmente dei mantra cristiani, come: "Amen", "Christe eleison", "Alleluja".

            Il valore mantrico delle invocazioni nelle varie tradizioni e religioni è enfatizzato dalla loro ripetizione, fatta di milioni di fedeli attraverso i secoli, durante cui sono state utilizzate. Probabilmente questa è una delle ragioni per cui ogni tradizione tende (consciamente o meno) a mantenere l'uso della lingua originale in cui tali preghiere furono create (o ispirate). Così, ad esempio - anche fuori dalle loro nazioni -  gli indù usano ancora il sanscrito, gli ebrei l'ebraico biblico, i musulmani (che siano arabi o no) l'arabo ed i cristiani occidentali - fino a pochi anni fa - il latino; non a caso ci sono dei cristiani che si oppongono al suo abbandono e come non comprenderli, ascoltando i canti gregoriani?

 

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Appendice 2
STATI di COSCIENZA ed ONDE CEREBRALI

(dal libro "Reincarnando s'impara", dello stesso autore)

     Gli studi encefalografici hanno permesso di identificare ed associare quattro tipi di onde - prodotte dall'attività elettro-chimica del cervello umano - allo stato di attività e coscienza:

 

·      Onde Beta: Frequenza tra 14 a 30 Hz, presenti nelle normali attività di veglia, in cui ci rivolgiamo all'esterno di noi (e non ricordiamo normalmente le esperienze di vite precedenti)

 

·      Onde Alfa: Frequenza tra 8 a 14 Hz, associate ad uno stato di coscienza vigile, ma rilassata e rivolta all'interiorità, o in stato meditativo leggero, nel sogno ad occhi aperti, o in ipnosi di lieve o media profondità. ….

 

·      Onde Theta: Frequenza tra 4 a 8 Hz, associate ad attività di immaginazione o ispirazione, tipiche della meditazione profonda, dell'ipnosi profonda e del sonno con sogni (fase REM = Rapid Eye Movement). ….

  

·      Onde Delta: Frequenza tra 0,5 e 4 Hz, associate al massimo rilassamento, specifiche della mente inconscia e del sonno senza sogni. E' la situazione del puro Essere, dell'identificazione col nostro SE superiore, o Coscienza Cosmica, se ottenuta - sia pur per brevi istanti - in stato cosciente, mentre la mente tace.

 


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Appendice 3
SETTE STATI DI COSCIENZA

(dal libro "Chi sono...?", dello stesso autore)

La realizzazione del nostro “Sé”, l’illuminazione, come viene chiamata in oriente, la conoscenza della nostra vera natura divina, avviene attraverso il raggiungimento di stati di coscienza più avanzati di quelli ordinari, che sono i primi tre: la veglia, il sonno e il sogno.

Un modello illustrativo dei diversi stati di coscienza che l’uomo puo’ raggiungere e’ il seguente, basato su sette stati di coscienza:

I primi tre sono noti a tutti. Il primo e’ quello piu’ usuale: la veglia; il secondo e’ quello di sonno (senza sogni); il terzo e’ il sogno; quando sogniamo crediamo di vivere una realta’ simile a quella della veglia, poi ci svegliamo e pensiamo: <<era solo un sogno>>.

Il quarto stato di coscienza e’ quello di sospensione momentanea dell’attivita’ pensante (ottenuto durante la meditazione o' raggiunto spontaneamente per caso) e disidentificazione dall’ego; uno stato in cui ci si rende conto di non essere il corpo o' la mente, ci si osserva come dall’esterno.

Il quinto - chiamato talora: “coscienza cosmica” - consiste nel restare in uno stato simile al quarto, ma permanentemente, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, cioe’ anche nel sonno, rendendosi conto che i sogni non sono realtà.

Il sesto – chiamato coscienza divina - e’ uno stato in cui si percepisce la natura divina in ogni cosa nella creazione; il bello, l’armonia, la vita diventa nostro costante patrimonio.

Nel settimo stato - la coscienza dell’unità - tutto si rivela come noi stessi; ogni cosa creata e Dio stesso sono tutt’uno con Me.

Questi vari stati si conquistano prima come condizioni transitorie, che sperimentiamo solo per alcune ore, poi ripetendosi, si radicherebbero, divenendo permanenti.

 

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Appendice 4
PREGHIERA PER IL CIBO

(come suggerita da Sai Baba, tratta da due brani della "Bhagavad Gita":
cap. 4, verso 24 e cap. 15, verso 14)

Sanscrito traslitterato:

 

Brahmarpanàm Brahma Havìr

Brahmagnaù Brahmanà Hutàm

Brahmàiva Tèna Gantavyàm

Brahma - Karma - Samadhinaà

 

Aham Vaishv Anarò Bhootwàa

Praninam Deham Ashrithahà

Prana Apana Samàyuktahàa

Pachamy' Annàm Chaturvidhàm

 

 

Traduzione:

 

L'atto dell'offerta é Dio, l'offerta é Dio,

da Dio viene versata sul fuoco sacrificale di Dio.

In verità si raggiunge Dio concentrandosi perfettamente sull'azione, la quale essa stessa é Dio.

 

Divenuto fiamma di vita, penetro il corpo degli esseri che respirano e mi unisco al loro respiro vitale, digerendo le quattro specie di alimenti: solidi, fluidi, semifluidi e liquidi.

 

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Appendice 5
LA GRANDE INVOCAZIONE



"Dal punto di Luce entro la Mente di Dio

Affluisca luce nelle menti degli uomini.

Scenda Luce sulla Terra.
Dal punto di Amore entro il Cuore di Dio

Affluisca amore nei cuori degli uomini.

Possa il Cristo tornare sulla Terra.
Dal centro ove il Volere di Dio è conosciuto

Il Proposito guidi i piccoli voleri degli uomini;

Il Proposito che i Maestri conoscono e servono.
Dal centro che vien detto il genere umano

Si svolga il Piano di Amore e di Luce.

E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede.
Che Luce, Amore e Potere

ristabiliscano il Piano Divino sulla Terra"


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Appendice 6

 PRINCIPALI MANZIE o MANTICHE

 

 

ACHILLEOMANZIA

Antichissima pratica divinatoria cinese che si avvale di steli.

E' utilizzata ancora oggi come base del I King, o Libro dei Mutamenti. Dividendo successivamente 50 steli, se ne ottengono 6 da cui si ricava un esagramma dei sei tratti interi o spezzati sovrapposti da interpretarsi secondo le regole dell'I King.

 

ACUTOMANZIA

Mantica che si pratica mediante spilli o aghi. Si possono gettare sette spilli chiari e uno nero, spezzato in due, su di un tavolo e interpretare le figure che risultano. Oppure si gettano in acqua tredici aghi asciutti: il responso è favorevole se gli aghi galleggiando rimangono separati, sfavorevole se tendono a unirsi.

 

AEROMANZIA

Antica divinazione che si praticava osservando le increspature provocate dal vento sulla superficie dell'acqua contenuta in un bacile di rame.

 

ALETTRIOMANZIA

(Dal greco alèctor = gallo) Divinazione praticata in Grecia per mezzo di un gallo. Si tracciava per terra un cerchio dividendolo in 24 spazi nei quali scrivevano le lettere dell'alfabeto, ponendo su ognuna un chicco di frumento.

Si metteva poi il gallo entro il circolo e si prendeva nota delle lettere corrispondenti ai grani beccati, formando con esse, anche mediante anagrammi, delle parole che davano risposta alle domande fatte.

 

ALEUROMANZIA

(Dal greco àleuron = frumento) Divinazione praticata per mezzo di farina di frumento. E' stata praticata da moltissimi popoli in modi diversi. Nel Medioevo si praticava nascondendo in mucchi di farina foglietti sparsi a caso, su cui erano scritti i responsi.

 

ALOMANZIA

(Dal greco als = sale) Divinazione praticata tramite il sale. Vengono osservati i modi con cui si scioglie nell'acqua o come crepita nel fuoco. Altre volte se ne mette un pizzico sulla mano di un malato e, a seconda della disposizione che assumono i granuli, si traggono divinazioni mediche.

 

AMNOSCOPIA

(Dal greco amnòs = agnello) Divinazione praticata mediante l'osservazione delle viscere di un agnello.

 

ANEMOMANZIA

(dal greco anemos=vento) Presso i Greci e i Romani così era chiamata una forma di divinazione che si praticava tramite osservazione del vento. Si considerava la sua azione sulle foglie staccate da un albero, o sul fogliame, o su campanelli che il suo soffio faceva suonare.

 

APANTOMANZIA

(dal greco apante=dappertutto) Pratica di prevedere il futuro tramite l'analisi di un qualsiasi avvenimento. Molto diffusa, secondo la tradizione popolare bisogna considerare il primo fatto della giornata, stabilendo alcuni schemi: per esempio, la civetta, un gatto nero, oppure una gallina bianca sono sintomo di disgrazia, mentre un cane bianco ed un bambino biondo indicano buoba sorte.

 

ARACNOMANZIA

Divinazione che si pratica tramite l'osservazione del movimento di uno o più ragni. Molto diffusa, in pratica un dappertutto, è praticata con sistemi diversi. Uno per tutti consiste nel chiudere un ragno in una scatola insieme a diversi foglietti su cui sono scritti numeri o parole. Il mattino successivo i foglietti rovesciati daranno la risposta.

 

ARITMOMANZIA

(dal greco arithmos) Antica forma di divinazione ottenuta tramite i numeri. Era utilizzata dai Cinesi, dai Caldei, dagli Ebrei, dai Greci e dai Romani.

L'aritmomanzia si fonda sul valore numerico delle lettere nell'ordine alfabetico: vale a dire A=1, B=2, C=3 e così via. Ad esempio nel nome Cristian si ha 3 + 18 + 9 + 19 + 20 + 9 + 1 + 14 =93; 9 + 3=12; 1+2=3. Il 3 quindi è il numero di questo nome. Quanto al significato dei numeri e alla loro interpretazione i criteri variano a seconda delle teorie numerologiche e delle tradizioni.

 

ASTRAGALOMANZIA

Divinazione per mezzo degli astragali, ossi del tarso, in seguito sostituiti dai dadi. Si gettavano a caso osservando poi le figure che ne risultavano. Più tardi si scrissero su di essi le lettere dell'alfabeto traendone parole, oppure si interpretarono i numeri dei dadi facendoli corrispondere alle lettere dell'alfabeto.

 

BATRACOMANZIA

(dal greco batrachos=rana) Pratica per prevedere le condizioni climatiche, fondata sull'osservazione del comportamento di una rana o di un rospo.

 

BIBLIOMANZIA

(dal greco biblios=libro) Divinazione ottenuta per mezzo di un libro sacro. Praticata nel mondo cristiano, ovviamente con la Bibbia, soprattutto nel Medioevo, anche se costantemente avversata dalla Chiesa. Si apriva il libro a caso inserendo fra le pagine un ago d'oro, e si leggeva il versetto che iniziava la pagina a destra.

 

CAFFEOMANZIA

Divinazione ottenuta tramite l'osservazione dei fondi di caffè. In Occidente tale mantica risale al XVII e si basa essenzialmente sul trattato di Tomaso Tamponelli. Il caffè, macinato ed infuso, si lascia raffreddare in una tazza. Si beve senza agitare e poi si rovescia la tazza su un piatto facendola ruotare più volte.

Le figure formate dai fondi rimasti nella tazza serviranno per interpretare il presente. Con quelle dei fondi caduti sul piatto verrà interpretato il futuro. Personalmente ho assistito a questo rito, con risultati interessanti.

 

CARTOMANZIA

Divinazione praticata mediante le carte da gioco. Tale mantica risale, sembrerebbe, al 1770 quando un fabbricante di parrrucche, Alliette, pubblicò, sotto lo pseudonimo-anagramma di Etteilla, un opuscolo sul come fare le carte con un gioco di picchetto. Si distinguono due tipi di divinazioni: quella con le carte comuni e quella con i Tarocchi.

La prima può essere eseguita in tre maniere diverse: il metodo simbolico con 32 carte (asso, sette, otto, nove, dieci, fante, donna, re, dei quattro semi); il metodo italiano (praticato con le stesse carte); quello francese con 52 carte.

 

CEROMANZIA

Divinazione fatta con cera fusa che viene gettata lentamente nell'acqua per ottenere figure che dovranno poi essere interpretate.

 

CHIROMANZIA

(dal greco cheir=mano) Divinazione per mezzo dell'osservazione della mano. I principali dati di osservazione sono i monti, le linee, le figure, i segni.

I monti sono 7 rigonfiamenti che si trovano alla radice delle dita e lungo il margine esterno: a cominciare dal monte di Venere, sotto il pollice, troviamo il monte di Giove sotto l'indice e via via, quelli di Saturno, del Sole e di Mercurio, a cui seguono, lungo il margine, quelli di Marte e della Luna.

Le linee principali sono quattro: la linea della vita, che ha inizio sotto il monte di Giove e contorna il monte di Venere, essa rappresenta la durata dell'esistenza dell'individuo e la salute; la linea del cuore, che inizia tra l'indice e il medio e volge verso il monte di Mercurio, rappresenta gli amori e gli affetti dell'individuo; la linea di testa, fra le prime due, rappresenta l'intelligenza e la salute mentale; la linea di fortuna, che le taglia perpendicolarmente scendendo dalla base del medio, rappresenta gli accadimenti e le difficoltà che l'individuo incontrerà nella sua vita.

Vi sono poi quattro linee secondarie: il braccialetto, attorno al polso, una o più linee; la via lattea, dalla linea di fortuna al monte di Mercurio; la linea del Sole, dalla linea del cuore al monte del Sole; la cintura di Venere, a semicerchio dal monte di Saturno al monte del Sole.

Le figure derivano dall'incrocio delle linee e sono tre: il grende triangolo, formato dalle linee di vita, di testa e di fortuna; il piccolo triangolo, tra la via lattea, la linea di fortuna e la linea di testa; il quadrangolo, compreso tra la linea di cuore, di testa, di fortuna e la via lattea.

I segni sono dieci figure geometriche irregolari che vanno sotto il nome di stelle, quadrati, punti, isole, triangoli, croci, rami, cerchi, catene e griglie.

I criteri maggiori sono la lunghezza, la solidità, il colore e il calore.

L'esame della mano, per risultare efficace, deve essere fatto ad individui che abbiano superato il decimo anno di vita.

Il principale trattato su cui si basa tale mantica è quello di J.A. Rampalle, La chiromantie naturelle (1653).

 

CLEDONOMANZIA

(dal greco clèdon=nome augurale) Divinazione ottenuta traendo responsi da parole udite casualmente. Ad esempio, se, per strada, udiamo un passante che dice "certamente" mentre ci chiediamo se una nostra speranza si attuerà, sarà un buon auspicio.

 

CORACOMANZIA

(dal greco còrax=corvo) Divinazione praticata per mezzo dell'osservazione del volo o del comportamento dei corvi. Praticata soprattutto presso gli Etruschi.

 

CRISTALLOMANZIA

Una delle forme più diffuse di Catopromanzia, praticata con sfere di cristallo o coppe e bicchieri pieni di acqua. Le immagini di eventi passati, presenti e futuri appaiono sulla superficie della sfera e sono visibili solo dall'indovino.

 

DATTILOMANZIA

Divinazione praticata con un anello, chiamata così perché inventata da un indovino frigio di nome Dattilo. Si faceva dondolare un anello appeso ad un filo su di una bacinella intorno a cui erano scritte le lettere dell'alfabeto: l'anello oscillando, indicava alcune lettere che venivano composte in parole.

 

EMPIROMANZIA

(dal greco en=in e pyr=fuoco) Divinazione praticata gettando nel fuoco varie sostanze e osservando le reazioni della fiamma. E' da distinguere dalla piromanzia, che al contrario si basa sulla semplice osservazione del fuoco.

 

EPATOSCOPIA

(dal greco èpar, èpatos=fegato) Forma di divinazione antichissima praticata osservando attentamente il fegato. Nacque in Mesopotamia nel 2000 a.C., ma venne praticata anche dagli Etruschi, dai Greci e dai Romani. I Babilonesi utilizzavano modelli di argilla, mentre gli Etruschi modelli di bronzo.

 

ESTISPICIO

Con tale nome si indica qualsiasi mantica basata sull'esame delle viscere delle vittime sacrificate agli dèi (fegato, stomaco, milza, cuore, polmoni, intestini e reni). Nata probabilmente a Babilonia.

 

FABANOMANZIA

(dal latino faba=fava) Divinazione praticata lanciando fave. Nel medioevo era utilizzata anche come rituale magico per cacciare i cattivi spiriti dalla casa.

 

GEOMANZIA

(dal greco gè=terra) Mantica antichissima, di origine orientale. Consisteva nel tracciare per terra delle figure ricavate, secondo precise regole, dal lancio, ripetuto per sedici volte, di dadi, o bastoncini.

 

GIROMANZIA

Mantica praticata tracciando per terra un cerchio, lungo il quale vanno scritte in ordine sparso le lettere dell'alfabeto. Girando vorticosamente in tondo, ad un certo punto l'indovino barcollerà verso una lettera. Ripetuta più volte l'operazione, sarà possibile ottenere una parola o una frase a risposta della domanda fatta.

 

IDROMANZIA

Così si chiamano tutte quelle divinazioni effettuate per mezzo dell'acqua. Si può guardare il futuro sulla superficie riflettente dell'acqua, così come avviene per la cristallomanzia o l'Idatoscopia, oppure si possono lanciare oggetti nell'acqua ed osservare le onde che essi provocano; si può ancora versare dell'olio nell'acqua ed analizzarne le forme che assume.

 

LITOBOLIA

(dal greco lìthos=pietra e bolè=lancio) Divinazione praticata tramite il lancio di pietre. Ha origini molto antiche, era conosciuta dai Greci e dai Romani.

 

LOGARITMOMANZIA

Forma più articolata di Aritmomanzia, in cui ad ogni lettera dell'alfabeto viene associato un numero detto "triangolare" indicato da una tavola apposita.

 

MELANOMANZIA

(dal greco mèlan=nero) Divinazione recente che si pratica per mezzo di macchie di inchiostro. Si procede nel modo seguente: su di un foglio di carta bianco si lasciano cadere 13 macchie di inchiostro, si piega il foglio e si interpretano poi le figure che si sono formate in modo casuale. E' facile intravedere in questa mantica il successo e la risonaza che ebbe la teoria psicologica delle macchie di Rorschach.

 

NEFELIMANZIA

Divinazione he si basava sull'osservazione delle nuvole. E' di origine babilonese.

 

OCULOMANZIA

Divinazione molto simile alla catoptromanzia in cui l'indovino ha visioni chiaroveggenti o precognitrici guardando gli occhi del consultante.

 

ONIROMANZIA

(dal greco òneiros=sogno) Divinazione effettuata tramite dei sogni precognitori. Nell'Antica Grecia gli indovini erano soliti dormire nei templi dedicati ad Asclepio per favorire le visioni oniriche.

 

ORNITOMANZIA

Divinazione che si basava sul comportamento degli uccelli. Se ne osservava la specie, il volo, il grido, ecc. Era diffusissima tra gli Etruschi, i Greci, i Romani e gli Arabi.

 

PIROMANZIA

(dal greco pyr=fuoco) Divinazione basata sull'osservazione del fuoco.

 

RABDOMANZIA

(dal greco ràbdos=bastone) Divinazione praticata per mezzo di un bastone (di solito un ramo a forcella).

Ha un origine antichissima ma le notizie in nostro possesso partono dal Cinquecento, quando, in Germania, essa veniva utilizzata nelle miniere per scoprire filoni di carbone. In seguito fu utilizzata soprattutto per scoprire le sorgenti di acqua.

 

TURIFUMANZIA

(dal latino tus, turis=incenso) Divinazione per mezzo dei fumi di incenso, utilizzata in particolar modo da alcune sette eretiche cristiane.

 

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Appendice 7
LA VERA DATA DEL NATALE

 

 

     Il Natale è fissato al 25 dicembre, in tutto il mondo ed è caratterizzato dall'albero, Babbo Natale, le renne e la slitta sulla neve. Ma la data del Natale, anche se specifica di una ben determinata religione, è essa stessa convenzionale. Si tratta del compleanno di Gesù, ma nessuno sa esattamente quando Gesù nacque: certamente non il 25 dicembre e non nel primo anno dell'era cristiana, ma  probabilmente il 28 dicembre dell'anno 6 avanti Cristo! (748 dalla fondazione di Roma).

I primi cristiani festeggiavano l'anniversario del Natale il 25 aprile, poi il 24 giugno, infine il 6 gennaio. La data attuale del 25 dicembre  fu scelta attorno al 350 d.C. dalla Chiesa, per sostituire, nell'uso popolare una festa pagana: "i saturnali", in onore del dio Saturno, durante i quali si accendevano candele, si scambiavano doni, datteri e frutta secca, auguri e si giocava anche a soldi (da cui le usanze perpetuate). Il 25 dicembre si festeggiavano anche il dio persiano Mitra, il dio egiziano Osiride, il dio Tammuz babilonese e tanti altri.

 

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Appendice 8
LA FESTA DI SHIVA

 

 

La festività dello Shivarathri è legata ad antichi miti e leggende popolari. Una di queste narra di un uomo di un villaggio, che era un grande devoto di Shiva: un giorno si recò nella foresta a raccogliere legna. Quando scesero le ombre della notte e l'oscurità pian piano avvolse la foresta, egli non riusciva più a ritrovare la via del ritorno. Spaventato dal ruggito delle tigri che si aggiravano nel buio, si rifugiò tra i rami di un albero.

Passavano le ore, ma il povero uomo non trovava il coraggio di lasciare il suo rifugio. Per restare sveglio, iniziò a lasciar cadere a terra le foglie che staccava dai rami, recitando il nome di Shiva e così trascorse tutta la notte. Quando le prime luci dell'alba rischiararono la foresta, l'uomo vide che, dove aveva lasciato cadere le foglie, era spuntato uno Shiva lingam (oggetto a forma di uovo, che simbolizza la forma dell'universo). La sua devozione l'aveva protetto dai pericoli e aveva prodotto la straordinaria apparizione.

Secondo la tradizione, da allora nacque l'usanza di celebrare una notte (rathri) in onore del Dio Shiva, recitando in suo onore preghiere ed inni, praticando digiuno e austerità, compiendo riti e meditando sulla sua forma.

Questa festa si può praticare preferibilmente in tutte le notti di luna nuova, in quanto l'assenza di luminosità della luna calmerebbe la mente, favorendo una più profonda meditazione. Essa, però, si celebra più enfaticamente una volta l'anno col nome di Maha (= grande) Shivarathri e cade nel giorno della luna nuova dell'Acquario; ma Sai Baba ci precisa quanto segue:

            "Poiché questa notte viene passata in meditazione e cantando la Gloria del Divino Nome del Signore Shiva, viene chiamata Shivarathri. Non solo questa notte, ma anche ogni qual volta viene passata l’intera notte meditando sul Nome Divino, anche questa notte viene chiamata Shivarathri." (dal Pensiero del giorno del 2 Marzo 2011)

 

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Appendice 9
IL PRANA

 

Il prana, secondo tutte le tradizioni orientali, è l'energia che pervade l'universo e anima tutte le forme di vita; è la base stessa della creazione e della vita, dato che - come ormai anche la scienza ha riconosciuto - tutto è energia, anche le manifestazioni materiali, tanto che in India si suole rendere omaggio e ringraziamento anche agli oggetti che ci aiutano nella vita, come il focolare o l'automobile. Perfino qualche occidentale percepisce una forma di vitalità  in certi oggetti, come le bambole usate. [73b]

In oriente si sa e si opera in base al fatto che il prana (denominazione sanscrita), o "ch'i" (denominazione cinese) sono essenziali per la vita; l'uomo può giovarsi di questa conoscenza per rivitalizzare il proprio corpo, assorbendo prana dall'aria, dal cibo, dalla luce del sole, dall'acqua, direttamente, o tramite altri. La ricezione del prana è lo scopo sottile principale della ritualità e della spiritualità in generale. Possiamo dire che esso corrisponde alla "Grazia" nei termini della tradizionale denominazione cristiana.

Secondo il conte di Saint Germain [74], l'energia si può trarre dai seguenti canali:

·                    pensiero e sensazioni

·                    parole e visualizzazioni

·                    talismani ed oggetti magnetizzati

·                    musica

·                    cooperazione con angeli , uomini ed elementali

·                    fuoco sacro               

Il prana si concentra sopratutto in determinati centri del corpo eterico, chiamati "chakra" (= "ruote", o vortici in sanscrito), in quanto il prana non è statico, ma in perpetuo movimento rotatorio.

L'hata yoga è basato in gran parte su questo presupposto ed insegna a trarre il prana dall'aria, con esercizi di respirazione, che si chiamano, appunto: "prana-yama", nonché mediante posizioni delle mani e del corpo, atte allo stesso scopo.
            La medicina cinese è anch'essa basata sul concetto di energia che circola nei corpi e si può equilibrare con l'agopuntura, o la digitopressione.

I chakra sono numerosi e distribuiti ovunque; i principali sono sette, allineati lungo una linea che ricalca la colonna vertebrale, in corrispondenza delle ghiandole fisiche principali; hanno dei nomi sanscriti:

            I  MULADHARA: radice, alla base della colonna vertebrale; riguarda i bisogni fisici e la sopravvivenza umana, associato alle ghiandole surrenali ed al colore rosso. In questo chakra risiede la shakti: l'energia sessuale, che - mediante la sadhana - dovrebbe gradualmente salire verso i chakra superiori, attivandoli

            II SVADHISTHANA: dolcezza, posizionato vicino agli organi della riproduzione; collegato alle emozioni ed alla sessualità, associato alle ghiandole sessuali ed al colore arancio.

            III MANIPURA: gemma splendente, localizzato presso l'ombelico; collegato alla potenza ed autodeterminazione, associato al pancreas ed al colore giallo.

            IV ANAHATA: suono; posto al centro del petto, in corrispondenza della punta dello sterno; caratteristico del perdono, comprensione, amore incondizionato, accettazione degli altri, associato al timo ed al colore verde.

            V  VISHUDDHA: purificazione; localizzato nella gola, collegato alla parola. E' il chakra della comunicazione, associato alla tiroide ed al colore blu.

            VI AJNA: percezione, visione interiore, chiaroveggenza; è il chakra del terzo occhio, ubicato tra le sopracciglia, associato alla ghiandola pituitaria (ipofisi) ed al colore viola.

            VII SAHASRARA: il chakra dai mille petali, ubicato sopra la fontanella del cranio: il chakra dell'illuminazione, la realizzazione del SE, associato alla ghiandola pineale (epifisi) ed al colore bianco.

 

Oltre a questi sette chakra principali, ve ne sono molti altri secondari, tra cui i più rilevanti sono quelli che si trovano nelle palme delle mani. Essi sono lo strumento del Reiki e sarebbero connessi al chakra del cuore.
            Il Reiki, la bioenergetica, la pranoterapia, ecc. sono basati su questo stesso assunto: che il prana aiuta a risolvere i problemi di salute e la sua carenza, o squilibrio ne è spesso alla base. Il prana può essere trasmesso al paziente, attraverso il corpo del terapeuta, che è esercitato ad attingerlo dall'Universo. Anche il reiki utilizza dei simboli-talismano per accrescere l'energia da trasmettere al paziente.

I talismani sono oggetti che dovrebbero aiutarci e proteggerci, probabilmente richiamando energia a nostro favore; tale energia viene collegata ad essi mediante cerimonie  e benedizioni. Essi sono usuali nell'ambito del cristianesimo, sotto forma di medagliette, immaginette, rosari benedetti.
            Il "mago di Strovolos" spiega come preparare un talismano, che serve a richiamare l'assistenza e la protezione di Entità superiori.
Anche Sai Baba donava ai Suoi devoti oggetti-talismano dicendo che, in caso di bisogno, essi avrebbero costituito un link tra il devoto e Lui.

 

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Appendice 10
I CORPI UMANI

 

Noi siamo delle entità incorporee, che periodicamente assumono un corpo fisico per sperimentare la materia ed evolvere. Teillard de Chardin: il famoso teologo cattolico disse: "siamo esseri spirituali che vivono un'esperienza umana".

Oltre al corpo fisico ed allo Spirito: il corpo spirituale, cioè il nostro SE superiore divino, che è la nostra vera essenza, disponiamo di un'anima, una sorta di entità intermedia tra spirito e corpo fisico, che ci consente di vivere ed operare a vari livelli intermedi. Secondo la tradizione esoterica tali corpi sono così costituiti:

Parti generali

Suddivisioni

Proprietà

Note sec. Steiner

Corpo
Spirituale

Spirito
Individuale

 

Uomo-Spirito

"

Corpo di
Risurrezione

Indipendente dall'esperienza

Spirito vitale

"

Corpo
Causale
Corpo senza forma

Volontà, Memoria di vite passate: determina i corpi inferiori

Se spirituale

'Anima'

Corpo Mentale
Corpo di luce

Pensiero

"io", ha memoria

"

Corpo del
Desiderio o Astrale, simile al fisico

Sentimento,
desiderio

= animali

Corpo
Fisico

Corpo Eterico, Vitale,
Sottile

Energia vitale

= piante, non sentono dolori

"

Corpo
Grossolano

Membra

= minerali, senza vitalità

Schema della costituzione umana (secondo la descrizione di Annie Besant e Rudolf Steiner)

Edwin Abbott, uno scrittore del diciannovesimo secolo, creò una novella che può essere considerata una metafora dell'uomo multidimensionale. Essa è intitolata "Flatlandia" e descrive una situazione di fantasia in cui gli esseri sono solo bidimensionale, come delle figure geometriche piane: un cerchio, un triangolo, un quadrato, ecc. e vivono in un universo loro, costituito da una superficie piana  Poi essi vengono visitati da un solido, perciò tridimensionale, che si interfaccia con loro mediante una propria intersezione (variabile con la profondità) col piano della loro esistenza.

Un'altra metafora è quella dell'acqua, che si può presentare come dei cubetti di ghiaccio individualmente separati e potenzialmente rivali. Se innalziamo la temperatura (cioè la loro energia) essi si fondono, lasciando la loro forma, l'individualità e la separazione. Innalzando ulteriormente l'energia, l'acqua può diventare vapore, lasciando anche la limitazione nello spazio e perfino la visibilità. Un'ulteriore aumento di energia potrà scindere la molecole del vapore acqueo, separandole in atomi di idrogeno ed ossigeno, che non si identificano più in una specifica sostanza come l'acqua, ma sono parte di tutta la creazione. La metafora può proseguire con la disintegrazione degli atomi degli elementi di quei gas, che diventano così pura energia indifferenziata.

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Appendice 11
VIBHUTI ed AMRITA

(da: "Sai Baba e la straordinarieta' quotidiana")

 

            Vibhuti significa 'Protezione (Uti) del Signore (Vibhu)' e rientra nelle tradizioni spirituali dell'India fin dalle Upanishad. Essa simboleggia l'ultimo stadio della materia non soggetta ad ulteriore trasformazione, quindi pura. Si trae dalla cenere dei fuochi votivi accesi davanti alle immagini della divinità, dei santi e dei maestri spirituali. Nel nostro tempo la vibhuti è stata molto utilizzata da Sai Baba.

            La Vibhuti di Sai Baba e' cenere sacra materializzata con un gesto della mano.

            Per la pratica distribuzione alle migliaia di visitatori che ogni giorno la chiedono, essa è fabbricata triturando dei minerali e, grazie alla benedizione di Baba diretta o implicita, riceve le stesse proprietà di quella materializzata.

            Essa da' :

  • pace mentale
  • salute
  • elevazione spirituale

            Si consiglia di prenderne un pizzico ogni mattina, con il pollice e l'anulare della mano destra e metterla in bocca o in un po' d'acqua da bere. E' bene poi pulirsi le dita sul collo, in corrispondenza della tiroide, in quanto ghiandola chiave che influenza tutto il sistema endocrino. Gli ammalati la prendano tre volte al giorno allo stesso modo (non importa a quali intervalli). Inoltre chi ha problemi fisici puo' applicarla anche direttamente sulla zona malata alla sera, per la notte , lavabile al mattino. Per tale applicazione si consiglia di mescolarne un pizzico in olio alimentare, che agevola l'apertura dei pori.

  • Per problemi alla testa e' preferibile usare olio di mandorla
  • Per problemi al tronco o alle articolazioni si suggerisce l'olio d'oliva, con cui disegnare un Omkara (simbolo sanscrito della OM: ).
  • Per problemi psicologici si puo' mettere un sacchetto di Vibhuti sotto al cuscino, in modo che abbia effetto sul cervello.

            Risultano effetti positivi anche su animali e cose; ad esempio l'auto.

 

L'amrita e' un liquido acquoso, simile ad uno sciroppo molto denso. Il suo sapore e profumo somiglia a quello di un miele leggero. Amrita significa "Immortalità ". Percio' l'amrita e' l'attualizzazione dell'ambrosia, il mitico "nettare degli dei" e della "bevanda dell'eterna giovinezza". Essa veniva talvolta materializzata da Sai Baba, ma puo' gocciolare da immagini di Sai Baba, o da oggetti da Lui creati. Il luogo più noto, dove essa viene prodotta in continuazione è l'orfanatrofio di un devoto di Sai Baba,  nei pressi di Mysore (India).

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Appendice 12

ELEMENTALI

 

Un "elementale" è una carica energetica, caratterizzata da qualità specifiche: una sorta di entità creata inconsciamente, o coscientemente, mediante l'apporto energetico di una o più persone, che coltivano un pensiero o un desiderio. Esso è anche chiamato "forma-pensiero" o "Egregora".

Come si sa, il pensiero crea ed i suoi effetti permangono nel tempo e nello spazio.  Secondo alcuni mistici, che hanno anche cercato di studiare questi fenomeni, gli effetti del pensiero si possono immaginare come dei veri e propri esseri, creati dall'uomo. D'altra parte è noto che nei mondi superiori e già nel mondo astrale il pensiero si materializza istantaneamente, creando ciò che il soggetto desidera. Sulla Terra ciò è molto più impegnativo, ma sembra che valga ancora e questo sta alla base della teoria del "pensiero positivo" e simili, secondo cui se ci concentriamo adeguatamente, immaginando ciò che vogliamo, prima o poi, esso si realizzerà.

Questa teoria potrebbe spiegare perché spesso sentiamo che un oggetto che ci è caro abbia qualcosa di più che una semplice materialità e ce ne sentiamo attaccati, diciamo che è un bel ricordo ed esitiamo a disfarcene; probabilmente esso ha "guadagnato" un elementale, attraverso la convivenza, l'attenzione e la cura che gli dedicammo noi ed i nostri cari e noi inconsciamente lo percepiamo. Un esempio estremo di elementale fu creato ed utilizzato, addirittura visibilmente seguendo gli insegnamenti tibetani, dalla scrittrice Alexandra David Neel, come essa stessa narra nel suo libro "Maghi e mistici del Tibet".

Menzioni, considerazioni ed istruzioni sugli elementali sono fornite anche dal "Mago di  Strovolos", nei libri di Markides. Il mistico sostiene che perfino alcuni santi, piuttosto che essere delle persone che calcarono la gloriosamente la Terra, sono degli elementali, creati dal fervore religioso dei tanti fedeli che hanno coltivato il loro modello di virtù reale o immaginata dal clero. Nonostante ciò sembra che la cosa funzioni ugualmente, cioè l'elementale può aiutare ugualmente i fedeli che a lui si rivolgono. Analogamente una persona, o meglio un gruppo di persone, può costruire un idolo, un totem, o un feticcio e caricarlo di energia, anche senza saperlo, mediante pensieri, riti e preghiere; così facendo si genera un elementale associato a quell'oggetto, che diventa effettivamente attivo e produttivo dei risultati che gli si attribuiscono e si attendono da esso. Questo meccanismo può spiegare perché ogni sorta di idolo, o rito può manifestare proprietà miracolose.

Simmetricamente quando pensiamo insistentemente ai problemi nostri o dei nostri cari, finiamo per creare degli elementali negativi, che ci si ritorcono contro, perpetuando ed inasprendo i problemi. Forse questo spiega l'insistenza degli istruttori  e scrittori che raccomandano di coltivare sempre il "pensiero positivo". D'altronde le religioni ed i Maestri spirituali non suggeriscono di "consegnare" i nostri affanni al Signore ed affidarci a Lui?

Questa è un'ennesima constatazione della strumentalità dei riti e delle pratiche religiose, il cui scopo non è di onorare o gratificare Entità superiori, che non ne abbisognano, ma di aiutare il devoto a procedere sulla strada della sua evoluzione. La ripetizione conforme dei riti aiuta probabilmente a generare e rafforzare i giusti elementali, cioè le cariche energetiche positive e ad allontanare quelle negative, anche se gli operatori non lo sanno. Occorre però la giusta intenzione di impiegare queste conoscenze a fini elevati, altrimenti si rischia di rivolgersi all'ottenimento di cose fatue o addirittura negative, scadendo nella magia nera.

 

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Appendice 13

UNZIONE
OLIO E CORPO UMANO


Nella tradizione giudaico-cristiana l'unzione costituisce un rito antico, con cui si cerca di purificare il corpo fisico e , attraverso esso, anche  - spesso senza rendersene conto - anche i corpi sottili. Non è chiaro il meccanismo di tale purificazione, ma essa è confermata da moderni sensitivi:

"E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano" (Marco 6,12-13).

"Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura". [Atti 26,12]

    Papa Innocenzo I, nella propria lettera del 19 marzo 416, stabilì che l'olio consacrato dal vescovo, potesse essere amministrato anche dai fedeli ai cristiani che non erano sottoposti a penitenza, ponendone in risalto l'effetto corporale tant'è che fu definita da Cesario d'Arles "medicina della chiesa".

    Nei secoli successivi la diffusione del sacramento, raccomandata fino ad allora per contrastare rituali e pratiche magiche, venne regolamentata da disposizioni conciliari e celebrata dai sacerdoti.

    "L'olio essenziale di “Pruche” (Tsuga canadiensis) avrebbe adatta all’accompagnamento dei morenti. Esso favorisce la liberazione delle energie mentali contratte; è un olio di transizione, nel senso primo del termine, in quanto tende ad aprire le porte superiori dei corpi sottili, facilitando il passaggio da uno stato di coscienza ad un altro superiore. Va usato in piccola quantità, con massaggi lenti e delicati sulla pianta dei piedi o sul collo."  [A & D. Meurois Givaudan - "Cronaca di una disincarnazione"  Appendice 6]


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BIBLIOGRAFIA

Aivanhov, Mikhael - "Il libro della maga divina" - Prosveta - Frejus (CH), 1987

 

Assagioli, Roberto - "Psychosynthesis, a manual of principles and techniques" - The Viking press - New York, 1971

 

Ballester, Mariano - "Iniziazione alla preghiera profonda" - Edizioni Messaggero Padova - Padova, 1987

 

Bloomfield, H.+  Cain, M. + Jaffe, D. - "TM: discovering inner energy and overcoming stress"- Delacorte press - New York, 1975

 

Carstens, Veronica - Lettera del 1/1/1998 - rivista "Natur und medizin"

 

David Neel, Alexandra - "Maghi e mistici del Tibet" - Astrolabio

 

Frost, Gavin & Yvonne - "Il viaggio astrale" - Mediterranee - Roma, 1991

 

Gadhia, D.J. - "Pensando a Sai Baba" - Mother Sai Publications - Cologno Monzese (MI), 2006

 

Gentili, Antonio & Schnoller, Andrea - "Dio nel silenzio" - Ancora - Milano, 1986

 

Giovetti, Paola I - "Teresa Neuman" - Ed.Paoline - Milano, 1989

 

Giovetti, Paola II- "I misteri intorno a noi" - Rizzoli - Milano, 1988

 

Givaudan, Anne - "Forme-pensiero" - Amrita - Torino, 2004

 

Jasmuheen - "Nutrirsi di luce" - Mediterranee

 

Kelder, P. - "I cinque tibetani" - Mediterranee

 

Markides, Kiriacos I - "Il mago di Strovolos" - Il punto d'incontro - Vicenza, 2004

 

Markides, Kiriacos II - "Omaggio al sole" - Il punto d'incontro - Vicenza

 

Markides, Kiriacos III - "Fuoco nel cuore" - Il punto d'incontro - Vicenza

 

Morgan, Marlo - "... e venne chiamata due cuori" - Sonzogno - Milano, 1994

 

Osho (Rajneesh) I - "La mezza età: un nuovo inizio" - Ed. del Cigno - Peschiera del Garda (VR), 1996

 

Osho (Rajneesh) II - "The book of the secrets"- 5 volumi - Harper & Row o Rajneesh Foundation (sec. vol.) - 1975-76. Ora disponibili anche in italiano, con titoli diversi per ciascun volume, dal sito: http://www.oshoba.it/ 

 

Rampa, T.Lobsang - "La caverna degli antichi" - Astrolabio - Roma, 1976

 

Saint Germain - "The seventh ray" - http://www.isaac-tigrett.com/pdf/SEVENTH_RAY.pdf

 

Satvic, T.Gerard - "Satvic food and health" - Sai Towers Publishing - Puttaparthi, India, 1995

 

Scarduelli, Pietro - "Antropologia del rito" - Bollati Boringhieri - Torino, 2000

 

Secca, Laura - "Sandhia, Preghiere e mantra dell'ashram di Sai Baba" - Mediterranee - Roma, 1997

 

Shri Yukteswar - "The holy science" - Self Realization Fellowship

 

Stein, Diane - "Il libro del Reiki" - Armenia - Milano, 1997

 

Tarozzi, Giancarlo - "Reiki, energia e guarigione" - Tea pratica - Milano, 1997

 

Underhill, Evelyn - "Mysticism" - Methuen - London, 1911

 

Vannucci (curatore; autore anonimo) - "Lo yoga cristiano" - Libreria editrice fiorentina - Firenze, 1978

 

Vita, Gianni - "Spiritualità e alieni" - gratis on-line


Vita, Paolo, I - "La vita pare normale" - Soham, Roma 2008

 

Vita, Paolo, II - "Chi sono?..." e "Conversazioni con l'IO" - Soham - Roma, 2009

 

Vita, Paolo, III - "Reincarnando s'impara" - Soham - Roma, 2010 - ora disponibile anche gratuitamente on-line

 

Vita, Paolo, IV - "Morire è bello" - Soham - Roma 2011

 

Weiss, Brian I - "Molte vite un solo amore" - Oscar Mondadori - Milano, 1996

 

Weiss, Brian II - "Molte vite un'anima sola" - Oscar Mondadori - Milano, 2008

 

Weiss, Brian III - "I Miracoli accadono" - Mondadori - Milano, 2012

 

Yogananda, Paramahansa - "Autobiografia di uno yogi" - Astrolabio - Roma, 1971

 

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QUESTO TESTO E' DEDICATO AL SIGNORE, CHE SI E' INCARNATO NEI GRANDI AVATARS, COME : 

GESU'  SATHYA SAI BABA*
  

     * Sai Baba si è incarnato il 23 Novembre 1926 a Puttaparthi, un villaggio nella regione dell'Andra Pradesh nel centro-sud dell'India. Ha lasciato il corpo il 24/4/2011. Ha decine di milioni di devoti in tutto il mondo. Opera ogni sorta di miracolo. Ha realizzato ospedali, scuole, villaggi, acquedotti, ecc. per sollevare la condizione dei più disagiati. 
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Nota: i links agli indirizzi Internet, contenuti nel testo, possono cambiare senza preavviso.

 

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NOTE

 

"dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Mt 18,20

v. Gen 18, 20 e segg.

v. Gadhia

dal "Pensiero del giorno" del 16 Marzo 2011

" Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà." MT 6,5

v. dedica in fondo al libro

[6a] dal Pensiero del giorno di Prashanti Nilayam del 18/8/2011

v. Vita III

v. Carstens

[8b] v. Weiss II

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; (Mt 6,5)

 

v.: http://www.rome.info/it/basiliche/san-clemente/

La Porziuncola è una cappella di 7 metri per 4, costruita nel IV secolo AD, da eremiti palestinesi,  riparata ed utilizzata da S.Francesco e dai suoi primi confratelli, nei primi anni della Sua missione, alla fine del XII secolo. Egli vi morì il 3 ottobre 1226. Essa è stata poi protetta, incorporandola nella chiesa di S.Maria degli Angeli, poco fuori di Assisi.

v. Yogananda

v. Appendice 7

v. Appendice 8

v.  Giovetti II

Pranoterapia, bioenergetica e Reiki sono nomi di trattamenti terapeutici alternativi, in cui il terapeuta passa o tiene le mani vicino al corpo del paziente, con lo scopo di trasmettergli dell'energia, che lo aiuti a superare i suoi disturbi.

v. Tarozzi

v. Besant

v. Appendice

dieta priva non solo di carne, ma anche degli altri prodotti animali, come latte, formaggi, uova

Uno di tali Maestri è Shri Yukteswar: il guru di Paramahansa Yogananda; v. il suo libro in bibliografia

v. Satvic

in italiano "Il canto del beato", è una parte del poema epico indiano "Mahabharata" ed è considerato il vangelo indù

Pensiero del giorno del 10/5/2010

v. Appendice sui Mantra

in latino era: "adiutorium nostrum in nomine Domini"

[25bis] dal Pensiero del giorno di Prashanti Nilayam del 24/6/2011

v. Appendice "Sette stati di coscienza" + Underhill

v. Vita III

v. Vita I

Gv 4, 23

Mt 6,6

De vera religione 39.72

v. Vannucci

v. Ballester

v. Gentili

v. Markides I

v. Assagioli

v. Appendice "Stati di coscienza e onde cerebrali"

v. Assagioli

I Sam 16,23

v. Assagioli

[41b] v. Kelder

[41c] v. Morgan

v. Vita V

v. http://www.oocities.org/it/srisaibabaavatar/download/Meditazione.pdf  pag 22

v. Markides I

v. Vita IV

Mat 2,11

v. Assagioli

v. ad. esempio: http://www.reiki.info/Indici/6-Simboli-Reiki.htm

v. Stein

v. Vita I e http://it.wikipedia.org/wiki/Nichiren

v. Osho I

v. Osho II

v. Vita I

Es. 17, 11

v. Jasmuheen, Giovetti I

prana è sanscrito, ki è giapponese. E' nota anche in molti altri paesi e culture: "mana" in Polinesia, "orenda" tra i pellirosse, "ruach" tra gli ebrei, "barraka" nell'Islam; ed anche "energia orgonica", "magnetismo animale", ecc.

Gen 48,14

Dt 34,9

Mt 19,13

Mc 5,23; 7,32; 7,32; 8,22 e Lc 4,40

Mc 16,18

At 6,6; 8,17; 9,17; 13,3; 19,6

v. Rampa

v. Besant e nella stessa Bibbia, a proposito di Melchisedek (Gen.14,18)

v. Appendice: "Preghiera per il cibo"

v. Vita III

ibidem

v. Vita III

ibidem

v. Vita II

v. Besant

v. Secca

v. Secca

[73b] v. Vita I

[74] famoso sensitivo e Maestro occidentale del 1700

 v. Frost

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