Paolo Vita

 

 Conversazioni con l'IO - testata

colloquianti

  
Quattro chiacchiere col nostro Se Superiore: la nostra Guida Spirituale
con due modelli della vita

Edizione digitale  gratuita del libro, edito da Edizioni Soham © 2009 - Prima edizione web: dicembre 2013
Rev.7: 16/12/2016

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INDICE

 

         

Introduzione

Lo scopo della vita

Perche’ impegnarsi?

Tante strade

La scelta

Tipo d’impegno

Atteggiamento

Del piu’ e del meno

 

“I tre porcellini”

"Canto notturno di un pastore errante dell'Asia"

Due modelli della vita


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Introduzione

Un giorno mi trovavo in riva al mare e me ne stavo senza far nulla a godermi il sole e la brezza leggera. Sorse in me una sorta di conversazione tra due aspetti della mia coscienza: quello della consapevolezza ordinaria, che ci fa identificare col nostro corpo o' tutt’al piu’ con la nostra mente, che presiede alle nostre faccende quotidiane e che – secondo l’accezione piu’ usata - chiamo “ego” e quello della Coscienza Superiore: la parte piu’ elevata di me, che nella tradizione occidentale e’ chiamata la “Voce della Coscienza” e nelle filosofie orientali spesso “SE superiore”; in questo libro lo chiamo “IO”, perché rappresenta il nostro vero Essere. L’argomento era dei piu’ “profondi”: lo scopo della vita.

Che stavo facendo?

A che serviva la mia vita?

Cosa mi aspettava?

Come mi dovevo comportare?

Era come se il mio ego volesse dei chiarimenti che il mio stesso SE conosceva gia’, e che in gran parte erano affiorati, in maniera frammentaria in varie occasioni piu’ o' meno critiche della mia vita, magari suggeriti dalla lettura o' l’ascolto d’insegnamenti dei Saggi. Quei chiarimenti erano restati nell’ombra, quasi a voler evitare un’esternazione troppo impegnativa ed imbarazzante. Sembrava che fosse giunto ora il momento per una sistemazione della materia, forse favorito dalla mancanza d’impegni, che normalmente mi distraevano, trascinandomi nel tran-tran quotidiano della vita lavorativa. Ne nacque una tranquilla conversazione interiore, in cui tante domande importanti trovarono una risposta semplice ed ordinata dentro me stesso. 

La Conversazione poi riprese in tempi successivi, come se avesse trovato una strada di comunicazione inimmaginabile per la sua semplicita’, ma a portata di mano. Gli argomenti trovarono cosi’ altre risposte e dettagli. La vita ha sempre degli aspetti misteriosi, ma queste conversazioni possono fornirci un quadro piu' accettabile di altri.

Nel testo le domande sono presentate in caratteri normali, mentre le risposte sono in corsivo.

 

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Lo scopo della vita

Cos’e’ la vita? E’ una ricerca della felicita’? Possiamo veramente ottenere d’essere “felici e contenti”, com’è descritto nelle favole? Arriveremo a raggiungere la ricchezza economica, il prestigio sociale e l’amore della bella principessa (o del principe azzurro?). Oppure – come accade prevalentemente – la nostra vita sara’ una sequela d’alti e bassi, costellata da una serie di “disgrazie”, prove e sofferenze? Hanno ragione le favole e la canzone di Modugno “Meraviglioso”, o’ Giacomo Leopardi ed il suo “Vecchierel bianco, infermo”?

 

Le favole non vanno prese come istigazioni a perseguire un successo fatto di benessere materiale o' affettivo, ma come metafora dell’alternarsi delle situazioni, come insegnamento secondo cui situazioni difficili si snodano e sono affrontate positivamente, per raggiungere una condizione migliore.  La vita non e’ una passeggiata, ne’ tanto meno una vacanza: essa e’ un’occasione per imparare e per evolvere. Infatti la vita e’ basata sull’evoluzione, sul cambiamento che si snoda come in una spirale ascensionale. Dal minerale al vegetale, all’umano ed al super umano, tutto procede in un’infinita marcia verso l’Alto. Per evolvere occorre sperimentare le varie situazioni della vita, in tutte le sue diramazioni.

 

Com’e’ possibile evolvere cosi’ tanto in una sola vita d’alcuni decenni?

 

Giusto! Per capire meglio le cose occorre ricorrere ad un modello in cui un’entita’ possa passare di vita in vita, in cui le vite siano tante.

La vita puo’ essere immaginata come una scuola teorico-pratica, composta di una serie di classi successive, dall’asilo all’universita’ ed oltre. La scuola, si sa, e’ interessante e necessaria per imparare, ma comporta una serie di prove ed esami, che ci stressano nel momento in cui dobbiamo affrontarli, ma senza tali prove non potremmo migliorare. Percio’ in quei momenti ci sembrano delle sventure e vorremmo evitarli, magari copiando o' facendoci suggerire le risposte, o' marinando la scuola. Eccezionalmente questo si puo’ fare, ma come regola non funziona: se insistiamo in quegli atteggiamenti saremo bocciati e rimarremo indietro. Non c’e’ una migliore scuola della vita terrena e questa e’ ambita da molte entita’, anche se stanno in condizioni assai piu’ felici, perche’ il progresso e’ la vera vita! 
La scuola e' un termine inadeguato al paragone, perche' e' per lo piu' teorica, mentre la vita e' assai pratica e va sperimentata sulla propria pelle.

 

Ma a scuola ci sono degli insegnanti!

 

Nella vita, come nella scuola ci sono tanti bravi insegnanti, che ci offrono buoni consigli e soluzioni, ma noi di solito li ascoltiamo poco: preferiamo fare a modo nostro.

Questo e’ un male ma anche un bene: e’ un male perche’ cosi’ perdiamo tempo rifacendo errori che potevamo evitare; e’ un bene perche’ se tutti si basassero sugli insegnamenti dei predecessori non si andrebbe mai piu’ avanti. Quando un bambino comincia a camminare, la mamma gli raccomanda: <<vai piano, che se no cadi!>>; fortunatamente il bambino non da’ retta sempre alla mamma: corre e cade e si fa un po’ male, ma impara a correre; se obbedisse in maniera ferrea resterebbe impedito per il resto della vita. Lo stesso accadrebbe nella scienza: se gli scienziati seguissero sempre e solo gli insegnamenti ricevuti, la scienza non andrebbe mai avanti. Questo vale in tutti i campi umani: dal volo alle scalate, dalle esplorazioni polari ai viaggi spaziali. E’ lo stimolo interiore dell’uomo rappresentato da Ulisse che vuole superare le colonne d’Ercole e da Cristoforo Colombo, che si avventura nell’ignoto oceano.

Occorre trovare e seguire l’insegnante che fa per noi al momento giusto e seguirne i consigli con discriminazione.

 

Pero’ nella vita non tutti vanno o' andavano a scuola, eppure vivono ugualmente.

 

E’ vero, alla fine tutti arriveranno alla mèta, e’ solo questione di tempo, a furia di provare ed imparare dai nostri stessi errori, ci correggiamo ed aggiustiamo il tiro. Sbagliando i nostri atteggiamenti torniamo ad incarnarci per riprovare. Il fato e’ solo il programma che ci siamo proposti prima di incarnarci e quello dobbiamo seguire, col nostro intuito.

 Per lo piu’, senza ricordarlo, incontriamo di nuovo le stesse entita’ delle vite precedenti, con ruoli spesso diversi: chi era stato nostro marito ora e’ nostro padre, chi fu nemico ora e’ fratello; cosi’ proviamo a correggerci.

 

Quindi veniamo puniti se non ci comportiamo bene.

 

Non e’ esatto, nessuno ci punisce; quando lasciamo il corpo ritorniamo capaci di esaminare i nostri comportamenti durante l’incarnazione e ci rammarichiamo di quelli che non si sono conformati all’armonia dell’Amore; quindi ci ripromettiamo di reincarnarci per riprovare situazioni analoghe e correggerci. Visto con un altro modello[2], il mondo e’ regolato dalla legge di causa-effetto: ogni azione che facciamo produce un effetto e noi dobbiamo subirlo. Ad esempio, se un bambino, al parco prende della ghiaia e la getta in aria, la legge di gravita’ gliela fa ricadere in testa; non e’ una punizione, ma  una logica conseguenza.

 

Ho sentito dire che un Maestro puo’ togliere le conseguenze delle azioni compiute.

 

In un certo senso: il Maestro puo’ prendere su di se’ tali conseguenze, come ha fatto Gesu’, facendosi crocifiggere per ridurre il karma dell’umanita’. Il karma e’ la conseguenza delle azioni che facciamo: ogni azione, inclusi i pensieri, provoca un’onda energetica nell’universo, che a sua volta c’influenzera’, prima o' poi. E’ come se la mamma del bambino al parco interponesse le sue mani per impedire alla ghiaia di cadergli in testa. La mamma ne avra’ minori danni, perche’ e’ piu’ robusta del bambino, ma se ha molti figli e se sono molto sbadati, le sue mani finiranno per rovinarsi.
Il karma e’ un’energia, che si localizza da qualche parte e corrode la terra o' altro pianeta, se non si esaurisce. Il modo per farlo e’ di usare quest’energia, in qualche maniera, per esempio permettendole di sfogarsi a fare il suo effetto.

Quello che fa il Maestro e’ di lasciare che essa si eserciti sul suo corpo e lo rompa o' lo degradi, tanto Lui ha un corpo molto piu’ resistente del vostro. Certo le energie che maneggia sono enormi, perche’ ha tanti allievi da proteggere ed il suo e’ un solo corpo, cosi’ si degrada e morira’, ma questo e’ uno dei suoi compiti: e’ venuto per questo.

A proposito di cio’ ti vorrei dire che anche tutti voi potete fare qualcosa del genere, ma andateci cauti, fatelo in piccolissime dosi. Basta che lo decidiate, poi ci sono le Guide, che dispongono di conseguenza. Nulla esse possono fare senza il vostro consenso o' richiesta!

C’era una volta una signora, che aveva una bambina e fece un voto perche’ la bambina malata guarisse. Questa e’ una forma comune di spostamento del karma, anche se non e’ nota in questo modo, con questo nome! Tutto e’ noto da sempre, basta saperlo riconoscere, applicarvisi.

 

Allora continueremo a reincarnarci finche’ avremo imparato?

 

Esatto. Poi una volta che avremo imparato potremo decidere se non incarnarci piu’, o' magari farlo ugualmente non per nostra necessita’, ma per aiutare gli altri, come fanno i santi.

 

Che dire delle leggi civili e penali? Esse dovrebbero essere applicate efficacemente e giustamente per punire chi agisce male, o' no?

 

Le leggi umane e la loro applicazione sono fallaci come tutte le cose relative. Esse servono per cercare di mantenere l’ordine nella societa’, ma non bisogna confidare eccessivamente in esse. Se qualcuno ci “nuoce” - secondo quanto sappiamo - non si tratta di un ingiusto danno, ma di una prova che ci siamo proposti o' della conseguenza di nostre azioni passate. Percio’ il “danno” non e’ tale, ma e’ una circostanza utile alla nostra evoluzione. Una ferita, una perdita di possesso, o' altri fatti possono giungerci per mano di una persona, di un animale o’ di un evento naturale. Se la “causa” apparente e’ una persona, ce la prendiamo con lei e vogliamo ”giustizia” e risarcimento, ma questa e’ un’illusione; anzi una compensazione puo’ sciupare l’effetto dell’evento e costringerci ad incorrere nuovamente in una circostanza analoga.

Quanto all’agente, se ha agito per “malevolenza”, ne subira’ in un modo o' l’altro le conseguenze karmiche. Una conseguenza puo’ essere quella procuratagli dalla legge umana: la reclusione; percio’ fa bene ad accettarla.

D’altra parte la sofferenza che proviamo per la perdita di un oggetto o' di un affetto non e’ colpa d’altri, ma dei nostri attaccamenti, del nostro bisogno di sicurezza e d’amore; perfino la perdita di persone care rientra in questo: noi diciamo che piangiamo per la disgrazia che e’ occorsa alla persona cara, ma essa e’ ora in una condizione di gioia, migliore di quella terrena; in realta’ noi piangiamo per noi stessi, che sentiamo il bisogno di quella persona (o addirittura abbiamo sensi di colpa nei suoi confronti).  Le gioie e i dolori sono basati sugli attaccamenti e sulle aspettative.

Anche l’attaccamento ai risultati delle nostre azioni e’ pericoloso; spesso diciamo: <<ho fatto tanto e questo e’ il risultato!>> e ci scoraggiamo. Successo o' insuccesso, apprezzamento o' meno non devono motivarvi mai: essi sono una forma d’attaccamento.

L’anima realizzata e’ al di la’ di tali turbamenti, e’ sempre serena e recita il suo ruolo con distacco, senza esaltarsi per le “gioie”, ne’ abbattersi per i “dolori”. Cosi’ si fa esperienza senza karma, senza costruirsi cose che ci fanno tornare in incarnazioni simili alle precedenti.

Niente attaccamenti percio’; essi ci fanno soffrire, perche’ tutto cambia e finisce presto.

 

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Perche’ impegnarsi?

Se e’ solo questione di tempo e tutti arriveremo alla mèta, perche’ darsi da fare, porsi dei problemi?

 

Per fare prima e meglio, per realizzare un’evoluzione cosciente e condurre una vita piu’ serena, non piu’ basata sul cambiamento continuo di rotta, causato dall’imboccare strade sbagliate, per poi pentirsene, non piu’ condotta in preda alle preoccupazioni, ma sapendo qualcosa su quanto sta accadendo e remando nella direzione giusta.

Per continuare l’esempio della scuola, quelle persone che non studiarono, rimpiangono di non avere un’istruzione, che avrebbe offerto loro maggiore agiatezza e fanno di tutto perche’ i loro figli studino. Quelli che furono mandati a scuola dai genitori, ma preferirono marinarla, si pentono di non essersi applicati ed essere stati bocciati. Non e’ meglio impegnarsi a scuola, anziche’ continuare a ripetere la stessa classe?

Un altro parallelo si puo’ fare tra la vita ed una scalata: si puo’ dire che la vita e’ simile ad un’ascensione verso la cima di un monte; tutti ci troviamo inizialmente in una vale alla base del monte e ci aggiriamo, senza sapere bene dove andare, senza neppure capire che ci conviene dirigerci verso la vetta, da dove potremo godere un panorama eccezionale. Ci attardiamo a bighellonare qua e la’, a raccogliere fiori e lamponi, a rotolarci sui prati. Prima o' poi ci rendiamo conto che restare nella valle non ci soddisfa e ci domandiamo cosa fare. Poi ci accorgiamo che ci sono delle guide che ci suggeriscono di cominciare a salire lungo certi sentieri che conducono piu’ in alto e magari c’insegnano a marciare senza stancarci troppo. Chi e’ stato in montagna sa che la salita e’ dura e fa venire il fiatone e che e’ molto piu’ divertente e riposante scendere, magari balzelloni, o’ scivolando lungo il pendio erboso. La comoda discesa sembra soddisfarci momentaneamente, ma ci conduce nella direzione sbagliata, che non solo non ci aiuta, ma ci costringera’ poi a riguadagnare quel po’ di quota che avevamo conquistato.

Non e’ meglio procedere con continuita’ nella scalata, seguendo i consigli di una guida alpina, anziche’ vagare qua e la’ per giorni e giorni, per poi ricominciare tutto da capo?

 


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Tante strade

E qual’e’ la strada migliore, l’insegnamento piu’ efficace o' il Maestro piu’ in gamba per accelerare la mia evoluzione?

 

Ci sono tante strade, tante tecniche diverse, come i raggi di una ruota, apparentemente differenti, ma che portano tutti allo stesso punto: al centro della ruota.

Ogni persona ha modalita’ e tempi diversi per incamminarsi e procedere sulla sua specifica via evolutiva, per raggiungere prima e meglio la “vetta” (che poi sara’ il punto di partenza per una vetta piu’ alta: non si finisce mai di evolvere).

La strada piu’ semplice e naturale e’ quella dell’azione disinteressata: vivere seguendo la nostra ispirazione interiore ed agire senza aspettative di vantaggi personali materiali o' psicologici ed in uno spirito unitario con tutta la creazione. Questa e’ la strada insegnata da tutte le religioni. Non si deve fare niente di speciale: solo vivere, facendo le stesse cose di prima, ma con uno spirito diverso, disinteressato.

 

Questo lo posso fare: sono un “volontario” e faccio dei servizi agli altri ogni settimana.

 

Bene! Ma e’ la famiglia e la convivenza (ed in parte l’ambiente di lavoro) che rappresentano il banco di prova piu’ impegnativo. Infatti, un conto e’ agire nei confronti d’incontri occasionali ed un altro e’ comportarsi bene quotidianamente con le stesse persone, che hanno tanti “difetti” che ci mettono alla prova. In realta’ non sono loro ad avere difetti, ma noi a non saper accettarli. Ognuno di noi e’ mezzo ed occasione d’evoluzione per gli altri, spesso involontariamente. E’ un gioco strano e provvidenziale, che ci viene offerto. L’afferrarlo e’ indice d’intelligenza e comprensione profonda della vita.

Questa e le altre strade sono difficili da percorrere senza una stretta connessione con Me (l’IO, la Coscienza Superiore, che e’ una scintilla Divina, una goccia dell’unico Oceano). E’ solo collegandosi con Me che l’ego puo’ farsi da parte e lasciare che le cose vadano secondo la mia ispirazione. D’altra parte Gesu’ non disse: “Senza di Me non potete far nulla”?[3] Il “Me” di Gesu’ rappresenta appunto la Coscienza Cristica, la Divinita’ in noi. Percio’ S. Agostino scrisse: “Noli foras exire, in te ipsum rede, quoniam in te ipsum habitat veritas. Et si te ipsum mutabilem inveneris, trascende te ipsum”[4]

Il fare le azioni apparentemente in modo disinteressato, senza che siano basate sul SE, puo’ procuraci solo approvazione sociale, ma non ci aiuta veramente, anzi puo’ alimentare l’ipocrisia (fingere d’essere migliori di quello che siamo).

Percio’ i vari insegnamenti sono volti a rimetterci in contatto con il SE Superiore (IO). Tale contatto e’ ostacolato dalle esigenze del corpo e della mente; percio’ occorre tranquillizzare il piu’ possibile questi due strumenti, che interferiscono nell’operazione. E’ un po’ come se ci fosse stata data una macchina da corsa – un mezzo per sperimentare la velocita’ – durante la corsa saremmo impegnati a controllare il mezzo, la strada, gli avversari, ecc. e ci sarebbe assai difficile fare delle riflessioni o' pensare ad altre cose importanti, come il nostro matrimonio o' i nostri figli. Se la corsa e’ lunga e riconosciamo che e’ importante dipanare i nostri problemi interiori, forse e’ bene che ci fermiamo per alcuni minuti per pensare tranquillamente.

 

Ma se ci fermiamo perderemo il vantaggio sugli altri concorrenti!

 

Si, ma cos’e’ piu’ importante: vincere una corsa o' star bene con la propria famiglia? E poi se avremo risolto i nostri problemi, probabilmente saremo piu’ concentrati e vinceremo la corsa ugualmente, anzi piu’ facilmente.

 

Non ho capito bene chi sei tu, chi e’ questo “IO” o’ “SE Superiore”.

 

Un modello chiarificatore e' quello del teatro:

Noi, siamo essenzialmente il SE, una scintilla dello Spirito Divino ed agiamo come attori, che salgono sul palcoscenico che e' il Mondo sensibile, per recitare un ruolo (quello dell'ego, la persona incarnata; attenzione: "persona" significa "maschera"!).

La nostra identita' col Divino e' indicata da tutte le religioni, nel loro aspetto piu' evoluto [5]. Purtroppo spesso c’identifichiamo talmente nel personaggio che interpretiamo (l’ego), da attaccarci alle sue vicende e pretendere di forzarle, rifiutando cio' che gli accade, anziche' concentrarsi sulla recitazione, che e' definita e diretta dall'Autore/Regista. Inoltre l'ego pretende spesso di cambiare lo svolgimento dei fatti della vita, resistendo a certe cose e pretendendone altre, cercando cosi' di sostituirsi al Divino Regista. Quell’identificazione ci fa soffrire delle pene proprie del personaggio, ma che non toccherebbero l'attore, purche' lui si "Risvegliasse" da tale identificazione e ricordasse di essere solo un interprete. Se, invece, l’attore riesce a mantenere la coscienza di non essere il personaggio, non gli importera’ se sta facendo la parte del re o' del poveraccio, della bella corteggiata da tutti o' della serva, se sara’ ucciso o' portato in trionfo. E’ solo un’esperienza professionale, che l’arricchirà comunque. Naturalmente una cosa e’ capire queste cose intellettualmente ed un’altra e’ impadronirsene intimamente: viverla spontaneamente; a questo distacco  dobbiamo arrivare, con la pratica o' con la scuola.

 

Allora, in pratica come si fa a mettersi in contatto con Te?

 

Non si puo' perseguire questo contatto in modo diretto e volontario, mediante uno sforzo mentale, perche' la mente e' incompatibile con il Se'. Lo stato del Se appartiene al puro Essere, privo d’ogni attivita', mentre la mente e' in continua agitazione. Percio' l'insegnamento non puo' che indicare le premesse, suggerire le migliori condizioni, per favorire una temporanea immersione nel SE, che poi dovra' "avvenire" da sola.

Il metodo piu’ diffuso e’ la preghiera, che si definisce appunto come un colloquio, un contatto tra l’uomo e Dio. Purtroppo la preghiera e’ generalmente fatta per chiedere qualcosa di mondano a Dio e non per “stare”, mettersi in contatto con Lui. Cosi’ facendo si puo’ ottenere qualche agevolazione nelle difficolta’ della vita, ma non si esce dall’illusione che essa abbia un fine mondano, come fare carriera, o' trovare il partner ideale. Alcuni chiedono cose mondane, altri piu’ spirituali, ma tutti ci tengono a che Dio risolva i loro problemi.

La cosa giusta e’ invece che ognuno s’impegni personalmente nel progredire, attraverso la sadhana, anziche’ aspettare la manna dal cielo, anziche’ credere che Dio - con un tocco - elevi la loro coscienza o' risolva le loro situazioni materiali. Siamo qui sulla terra per evolvere e dobbiamo farlo di persona. Qualche aiuto eccezionale si puo’ avere, ma non ci si puo’ basare sull’azione di Dio da solo.

La preghiera e’ l’arma piu’ potente dell’uomo, in tutte le sue forme. Silenziosa o' comunitaria, tradizionale o' personale, essa scioglie tanti problemi, che non sono stati risolti da azioni materiali; gli interventi materiali spesso portano a poco, e talora sono addirittura controproducenti!

A proposito di questo vorrei notare che non e’ stato un caso che le cose si siano risolte nella vicenda di una signora rapita: essa non ha fatto altro che pregare e tutto si e’ sciolto! Altro che Carabinieri e Forze dell’ordine! Tutto si svolge su piani e in modi che voi non immaginate neppure, perfino con i libri ispirati, che avete letto!

Non c’e’ cosa che non si possa ottenere con la preghiera; certo e’ meglio chiedere cose spirituali: sono quelle che CONTANO.

Occorre che la preghiera sia un mezzo per superare l’attivita’ della mente, ottenendo qualche attimo di sospensione della sua attivita’. Quegli attimi ci consentono di attingere alla pienezza del puro ESSERE, che e’ la vera natura nostra. Quel bagno va ripetuto periodicamente, quotidianamente, in modo che – con gli anni – siamo fortificati da questa sottile, inconscia consapevolezza interiore, che cambia la nostra vita. La preghiera e' sempre la migliore medicina per tutto; l'azione, invece, puo' fallire, specie se non guidata dall'alto, se egocentrica, ed e' difficile evitarlo.

La preghiera migliore puo’ essere basata sulla ripetizione di litanie o’ mantra (suoni mistici tramandati da antichi Maestri). La loro ripetizione puo’ portare indirettamente a quegli attimi di sospensione dell’attivita’ pensante necessaria allo scopo. Oppure esistono delle meditazioni guidate, che agevolano la riduzione progressiva del livello di coscienza di veglia, avviandoci verso uno stato di coscienza piu’ sottile. Altre tentano di ottenere una forte concentrazione, che poi porti involontariamente alla momentanea sospensione del pensiero.

Ci sono metodi basati sulla meditazione sull’esistenza e sul SE. E' una delle tecniche piu' elevate intellettualmente e percio' poco diffusa: consiste nel porsi ripetutamente la domanda: "Chi sono io?", oppure riflettere sull’irrealta’ del mondo fenomenico e la sostanziale unita’ dell’ESSERE; ovvero cercare di sentire consapevolezza di se, vedersi dall'esterno, porsi domande quali: "Sono consapevole di come sono seduto ora? Sono qui e ora? Posso riuscire a vivere in uno stato di consapevolezza del presente e di me stesso per prossimi 10 minuti?".

Ci sono anche dei metodi fisici. Approfittando dell’interazione tra il corpo e la mente, cioe’ dell’influenza reciproca che sappiamo esiste tra quei due mezzi, si puo’ praticare una serie d’esercizi fisici che agevolano la riduzione dell’attivita’ mentale. Essi possono consistere in posture particolari del corpo, pressioni su alcuni organi, esercizi respiratori, uso di profumi, musiche, luci colorate, ecc.

Un altro mezzo molto importante e’ l'Amore: si basa sull'abbandono e l'amore a Dio ed al Maestro spirituale; quest'ultimo assume importanza fondamentale, sia perche' la sua figura aiuta il discepolo ad abbandonare preoccupazioni ed attaccamenti, lasciandone a lui la cura, sia perche' il guru puo' aiutarlo con la propria energia (Grazia). Prevede la ripetizione di Mantra e canti devozionali ad alta voce e in comune ed altre eventuali pratiche, che fanno maturare l’Amore interiormente, spontaneamente e realmente e non come un atteggiamento mimato.

 

Chi offre questi insegnamenti?

 

Queste tradizioni sono assai piu’ diffuse in oriente che da noi in occidente, dove troviamo alcuni guru trapiantati dall’India e qualche insegnante occidentale. Nella tradizione cristiana generalmente si evita di insegnare queste cose, limitandosi ad un primo grado d’indottrinamento superficiale e teorico; solo pochi preti isolati vi si dedicano e li insegnano nella semi-clandestinita’, per non suscitare allarmi nella gerarchia ecclesiastica, poco aperta a queste cose. E’ un peccato, perche’ in questi insegnamenti e’ importante la figura di un istruttore, specie se e’ un Maestro realizzato, che puo’ agevolare molto l’apprendimento del discepolo, non solo con le teorie, ma soprattutto trasmettendogli un aiuto sottile.

L’opera del Maestro e’ poi indispensabile se si vuole praticare un altro tipo d’esercizio, che cerca di guidare la nostra energia interiore, in modo da equilibrarla, facilitando cosi’ la nostra sintonia con il SE.

 

Mi spieghi meglio questa storia degli stati di coscienza?

 

Un modello illustrativo dei diversi stati di coscienza che l’uomo puo’ raggiungere e’ il seguente, basato su sette stati di coscienza:

I primi tre sono noti a tutti. Il primo e’ quello piu’ usuale: la veglia; il secondo e’ quello di sonno (senza sogni); il terzo e’ il sogno; quando sogniamo crediamo di vivere una realta’ simile a quella della veglia, poi ci svegliamo e pensiamo: <<era solo un sogno>>.

Il quarto stato di coscienza e’ quello di sospensione momentanea dell’attivita’ pensante (ottenuto durante la meditazione o' raggiunto spontaneamente per caso) e disidentificazione dall’ego; uno stato in cui ci si rende conto di non essere il corpo o' la mente, ci si osserva come dall’esterno.

Il quinto - chiamato talora: “coscienza cosmica” - consiste nel restare in uno stato simile al quarto, ma permanentemente, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, cioe’ anche nel sonno, rendendosi conto che i sogni non sono realta’.

Il sesto – chiamato coscienza divina - e’ uno stato in cui si percepisce la natura divina in ogni cosa nella creazione; il bello, l’armonia, la vita diventa nostro costante patrimonio.

Nel settimo stato - la coscienza dell’unità - tutto si rivela come noi stessi; ogni cosa creata e Dio stesso sono tutt’uno con Me.

Questi vari stati si conquistano prima come condizioni transitorie, che sperimentiamo solo per alcune ore, poi ripetendosi, si radicano, divenendo permanenti.

 

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La scelta

Fantastico! E tra tutte le scuole che mi hai esposto, quale strada mi consigli di intraprendere?

 

Ognuno deve scegliere quella piu’ adatta per lui. La strada con cui uno ha avuto successo puo’ essere difficile o' poco attraente per un altro. Ognuno incontrera’ quella adatta per se, basta che la cerchi. “Chi cerca trova” non e’ un semplice proverbio da strada, ma una pillola di saggezza insegnata anche da Gesu’ [6].

Nel mondo relativo non ci sono verita’ assolute – per definizione – ogni scelta ha qualche inconveniente, ogni medaglia il suo rovescio.

Ad esempio, se siamo qui per sperimentare, dobbiamo poter sperimentare tutte le situazioni, anche quello tradizionalmente considerate “negative”, come la droga, il sesso libero, le corse, le lotte, ecc. ed in realta’ prima o' poi lo facciamo, ma in modi goffi e confusionari, lasciandocene coinvolgere al punto che tali esperienze diventano rischiose; corriamo il pericolo di esserne travolti.

D’altra parte coltivare l’Amore e’ una bella cosa, il massimo ideale; l’Amore puo’ tutto, e’ la forza principale dell’Universo, ma occorre che nasca realmente, sia quell’energia che sgorga spontanea ed irrefrenabile dal centro del cuore. Cercare di dimostrare amore che non c’e’ realmente – solo perche’ siamo in un ambiente in cui lo si propugna – non funziona, anzi e’ un inganno, magari inconsapevole, che traspare. Pensa a certe persone che ruotano attorno alle parrocchie ed esibiscono atteggiamenti pii di superficie, usando parole acconce, accompagnate da intonazioni benevole della voce e gesti morbidi delle mani prima unite, poi che si aprono, con le palme rivolte verso l’alto, sorridendo con la testa inclinata di lato. Poi nella sostanza spesso non traducono gran che nelle loro azioni.

 

Ma allora l’Amore e’ solo un bell’ideale!

 

Si e no: al cuore non si comanda, non si puo’ “decidere” di amare gli altri perche’ ci viene suggerito dai saggi; si puo’ pero’ impegnarsi nel raggiungere l’apertura del cuore con mezzi indiretti, cioe’ praticando il contatto con Me. L’Amore e’ energia vitale e si puo’ catturare dall’Universo col respiro, le braccia alzate e la visualizzazione dell’Energia, che entra dalla sommita’ del capo. L’Energia poi puo’ essere emessa dal chakra del cuore verso la persona amata di fronte a noi.

 

E cos’e’ l’apertura del cuore?

 

Sono nel linguaggio comune – anche se generalmente non comprese – le locuzioni “a cuore aperto”, “aprire il cuore”, “cuore a cuore”, ecc. Il “cuore” - oltre che un organo del corpo – e’ un centro energetico dell’uomo. Se riusciamo a purificarlo si apre, lasciando fluire l’energia dell’Amore universale. Un Amore (con la A maiuscola) che richiede di scorrere verso tutti gratuitamente, senza sforzo alcuno e senza nulla aspettarsi.



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Tipo d’impegno

E’ vero che un Maestro puo’ darmi una trasformazione istantanea di coscienza, con un suo semplice tocco, senza troppi sforzi?

 

E’ vero, l’illuminazione – cioe’ il cambiamento di livello di consapevolezza - e’ essenzialmente istantaneo, ma avviene solo dopo che uno abbia fatto gia’ un bel po’ di lavoro in proprio, nella vita presente, o’ in vite precedenti. La situazione puo’ essere compresa paragonandola allo scavo di un tunnel da parte di una persona che si trovi imprigionata in una caverna senza uscita: la persona scava e scava senza vedere mai la luce e si puo’ scoraggiare, vedendo che il risultato non arriva. Poi, improvvisamente, cade l’ultimo diaframma che lo separa dalla luce dell’ambiente esterno e gli fa vedere la liberta’. Il Maestro puo’ certamente aiutare il discepolo a far cadere quell’ultimo diaframma, ma non puo’ fare il grosso del lavoro per lui. Non ci sono scorciatoie.

Percio’ occorre perseverare fiduciosamente con l’impegno: non si puo’ avere tutto e subito. Se per caso lo si ottenesse sarebbe pericoloso, perche’ l’essere umano non potrebbe sopportare un cambiamento troppo improvviso.

 

Ma non posso impegnarmi, quando ne sentiro’ il bisogno, quando e se avro’ delle difficolta’?

 

Per prima cosa tutti noi avremo delle difficolta’: come gia’ detto esse sono intrinseche all’esperienza che viviamo ed all’evoluzione che stiamo compiendo, altrimenti non progrediremmo. Per quanto riguarda l’aspettare e’ sconsigliabile, perche’ nel momento della maggior difficolta’ non c’e’ ne’ la lucidita’, ne’ il tempo necessario per attrezzarsi (ricordi la necessita’ dell’impegno continuo?). A questo proposito c’e’ la storiella dei tre porcellini, che e’ una favoletta per bambini, ma di grande profondita’.[7]

 

Pero’ dev’essere una bella noia impegnarsi quotidianamente in esercizi del genere, chissa’ per quanti anni!

 

Non e’ esatto: l’importante e’ cominciare e perseverare per qualche mese. Col passare del tempo l’esercizio diventa piu’ attraente, perche’ l’infusione del SE in noi ci da’ qualcosa che non possiamo trovare altrove. La Sadana (pratica spirituale) e’ l'attivita' principale dell'uomo, perche' senza di essa non si puo' andar lontano; essa puo' assumere molte forme, assai diverse, dalla piu' spirituale ed estatica, alla piu' pratica e materiale, l'importante e' farla con regolarita' e fiducia: i risultati arriveranno!

La sadana regolare, dopo alcuni anni, dara' cio' che si cerca; non ci sono scorciatoie, ma solo intralci e rinvii. La natura umana, invece, ha i suoi tempi e, per quanto vi possa aiutare, richiede un lavoro lento e costante per trasformarvi. Dovete pazientare.

 

Finora mi hai parlato d’impegno interiore, ma che fare per la societa’?

 

Per la societa’ devi svolgere il servizio, che ti viene dall’ispirazione. Ma il lavoro principale e’ quello di migliorare te stesso. Cambiare la societa’ e gli altri e’ un’illusione: e’ quello che tutti cercano di fare, perche’ non richiede un cambiamento proprio. Tutti dicono: <<come sarebbe bello se tutti fossero buoni, onesti, pacifici, equi, ecc.>> e cercano di cambiare la societa’ perche’ metta leggi che costringano gli altri a comportarsi meglio. Ma non funziona, perche’ noi non cambiamo in profondita’. Cosi’ ogni organizzazione sociale che cerchi di risolvere un problema viene aggirata dalla furbizia umana o' e’ vittima d’altri problemi. Migliorare te stesso, invece, e’ un lavoro che rende e non solo a te, ma anche alla societa’. Pensa quanto ha inciso nella storia e nelle coscienze l’esempio di pochi uomini soli come S. Francesco, S. Antonio, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta e tanti altri del loro livello!



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Atteggiamento

Insomma, sono un po’ confuso; non ho ben capito come dovrei atteggiarmi nella vita, secondo te.

 

Occorre accettare la vita come si presenta. Chi si pone in maniera egocentrica fallisce sempre, alla fine; chi si pone in maniera altruistica, o' almeno neutra, non potra’ mai pentirsene. Se la vita ci ha programmato un incontro, quello avverra’ e se noi lo utilizzeremo al meglio, altruisticamente, donando quanto possiamo, sara’ un’esperienza utile, altrimenti sara’ un’occasione persa, sprecata!

Resistere, cercare di far andare a tutti i costi le cose come vogliamo ci nuoce. “La resistenza crea la sofferenza” dice un proverbio saggio. Infatti, gran parte della sofferenza ha basi psicologiche: le stesse circostanze affrontate in maniera diversa – respinte, accettate, o’ addirittura ricercate - possono essere di sofferenza, indifferenti, o’magari soddisfacenti; vuoi alcuni esempi?

Una signora torna a casa, abita al terzo piano e si accorge che l’ascensore e’ guasto: disappunto! Salita in casa si lamenta con l’amministratore del condominio e con le amiche per aver dovuto fare le scale a piedi; poi esce nel pomeriggio per andare in palestra, dove – indovinate – paga per fare degli esercizi di “step”: una ginnastica che consiste nel salire e scendere un gradino decine di volte!

Un lavoratore pianta una protesta sindacale perche’ il suo datore di lavoro gli ha chiesto di scaricare 5 sacchi di materiale da 35 kg l’uno; sostiene (giustamente) che il massimo sindacale e’ un peso di 25 kg. La sera va in palestra, dove paga un l’istruttore che gli fa sollevare dei pesi crescenti, fino a 100 kg..

Un gruppo d’amici va in crociera nel Mediterraneo, con uno yacht; un guasto lascia l’imbarcazione alla deriva per un paio di settimane, in attesa dei soccorsi; i gitanti devono tirare avanti con poche provviste e il pesce che riescono a pescare: racconteranno al loro ritorno della “tragedia” occorsa loro. Nel frattempo un’attricetta loro amica e’ felice di essere stata ammessa a partecipare al reality show “L’isola dei famosi”; lo show prevede che una dozzina di persone resti isolata su un atollo per due mesi senza cibo, ne’ alloggio.

Alcune persone restano vittime di un’inondazione: le loro case sono invase dal fango; la protezione civile li alloggia in alcuni prefabbricati; dopo un paio di mesi, gli alluvionati cominciano ad agitarsi per avere una sistemazione migliore. Nel paese vicino ci sono due geologi che brindano per aver vinto un concorso: esso consente loro di partecipare ad un programma di ricerche in Antartide, dove vivranno per un anno in prefabbricati, senza poterne uscire che per pochi minuti, poiché l’ambiente circostante e’ a temperature inferiori a -40°.

Una famiglia, vittima della stessa inondazione, anziche’ accettare di stare in prefabbricati, preferisce l’ospitalita’ di alcuni parenti: devono convivere in otto persone nello stesso appartamento e questo li mette in notevole disagio. In piu’, dato l’affollamento della casa, parte della loro giornata, come i pasti ed altro, si deve svolgere nel giardinetto antistante l’abitazione, percio’ saranno visibili ai vicini e la loro privacy e’ scarsa. La sera guardano la TV: dodici persone esultano perche’ hanno “vinto” la selezione per partecipare al “Grande fratello”, percio’ vivranno assieme in un appartamento per alcuni mesi e non sono parenti, anzi non si erano mai incontrati prima; la loro vita sara’ sotto gli occhi di milioni di telespettatori.

Un uomo si separa dalla moglie e resta senza casa: come spesso accade la casa coniugale viene assegnata alla moglie con i figli. Deve adattarsi a dormire in una camera ammobiliata, dato che il suo stipendio, detratti gli alimenti non gli consente di meglio. Anche le sue altre spese sono contratte: può mangiare solo cose semplici ed economiche, preparate in casa, avere passatempi gratuiti, come passeggiate, o letture nella biblioteca comunale. Non può invitare nessuna ragazza, perché non ha soldi da spendere al cinema, al bar o al ristorante, né si può permettere più la macchina. Comincia a deprimersi a causa di quella "vita grama".
        Suo fratello, invece, da parecchi anni ha scelto una vita austera: è andato a stare in una vecchia stalla di famiglia in campagna; l'ha riadattata sommariamente, tanto da poterci vivere senza che ci piova dentro; mangia prevalentemente ortaggi e frutta, che coltiva lui stesso; anch'egli fa passeggiate e letture, ma lui è contento così, sente di aver fatto una conquista: liberarsi dal consumismo, dalla dipendenza dagli oggetti e condurre una vita più salutare. Ha conosciuto una ragazza di una fattoria vicina, che conduce una vita simile alla sua e stanno bene insieme, incontrandosi sull'aia e condividendo la cura degli orti. 

L'esempio  più incredibile è il seguente:
        Un aereo deve fare un atterraggio di emergenza in pieno deserto sassoso; i pochi passeggeri si salvano, ma sono soli in quel deserto; possono contare sulle provviste dell'aereo, che sono abbondanti, perché destinate ad un volo pieno di passeggeri. Alcuni cercano di adattarsi, ma altri - presi dal panico - si agitano a cominciano a correre a destra e a manca disperati. Uno di loro addirittura si suicida, per non morire di fame e sete. Gli altri finiscono per essere soccorsi e riporati al sicuro.
      Tornati a casa, alcuni di loro vedono un programma TV, che riferisce come un'agenzia olandese stia selezionando dei passeggeri per un viaggio su Marte. La spedizione, denominata "Mars One" è programmata per il 2023. Marte, come si vede dai filmati inviati dalle sonde spaziali, è un pianeta spoglio, desertico, sassoso, con condizioni ambientali ardue, temperature molto discoste da quelle terrestri anche più estreme, atmosfera rarefatta. Tuttavia oltre 200.000 persone hanno fatto, domanda nel 2013 per partecipare al viaggio (versando una piccola cifra); tra esse ne sono state selezionate per ora un migliaio, che scenderanno a 40; i selezionati seguiranno un training di sette anni, per un'ulteriore selezione. I primi quattro volontari godranno
dell'agognato biglietto di  SOLA ANDATA per Marte!! Ogni due anni ne seguiranno altri quattro.

Qualsiasi cosa puo’ piacere, basta approcciarla nel modo giusto: con interesse, con entusiasmo. Non occorre fare cio’ che ci piace, ma fare bene e farci piacere cio’ che c’e’ da fare! Questo e’ il consiglio principe. La vita e’ piena d’alti e bassi, tutto sta a saperli prendere. Se ci si scontra con essi e’ la fine. Se ci lasciamo trasportare e’ tutta un’altra cosa, come con l’onda!

Per vivere meglio, l’ego deve lasciare il posto al SE: il Se c’ispira cosa fare di momento in momento. In realta’ tutte le cose importanti che facciamo sono ispirate da lui. Non ci rendiamo conto di quanto importante sia l’azione divina nelle vicende umane, ma essa e’ la linfa, senza la quale non potrebbe esistere nulla di quanto si svolge!

Poi l’ego razionalizza, si da’ delle spiegazioni razionali per quello che fa, s’illude di agire lui. Per esempio se sceglie un mestiere, ci sono ragioni profonde per averlo fatto; poi lui crede di spiegare la scelta con motivazioni contingenti, con spiegazioni economiche o' con la sua abilita’ nello scegliere.

Un altro aspetto dell’atteggiamento saggio e’ vivere qui ed ora, senza preoccupazioni per il domani, una volta che si e’ fatto cio’ che e’ ragionevole fare.

La creazione e’ duale per definizione: alto e basso, luce e buio, caldo e freddo, gioie e dolori, bene e male, pioggia e sole, giorno e notte, estate e inverno, cultura e spontaneita’, tradizione e progresso, liberta’ e regole, … coesistono; ogni medaglia ha il suo rovescio, ogni cosa ha vantaggi e svantaggi e tutto puo’ essere utile. Non e’ possibile avere quello che definiamo positivo, senza che vi si accompagni qualcosa che definiamo negativo. Nulla e’ “bene” e nulla e’ “male”. Tutto concorre allo svolgimento del tema che vi siete preposti, nascendo sulla Terra. La vita e’ alternanza di gioie e dolori; e’ dualita’ inscindibile. Chi non si aspetta nulla e non desidera nulla in particolare, non sara’ mai deluso. Ancor meno i genitori dovrebbero pretendere dai figli che si conformino ad un loro modello, alle loro aspettative: e’ bene che li educhino ed incanalino per il meglio, ma poi lascino che essi seguano la loro ispirazione.

Nel teatro o' nei romanzi non rimarrebbe gran che, se non si presentassero dei “problemi” iniziali. Pensate un po’ ai “Promessi sposi”: se non ci fosse stato don Rodrigo ad intralciare il loro matrimonio, Renzo e Lucia si sarebbero sposati come milioni d’altre coppie, senza storia e senza emozioni. Sulla Terra non esiste il “vissero felici e contenti” delle fiabe.

 

C’e’ in proposito, la storiella del “Saggio contadino cinese”, che dice cosi’:

 

“C'era una volta un saggio contadino cinese. Lavorava duramente i campi, aiutato dal suo cavallo. L’animale si ammalo’ e mori’ in pochi giorni. Gli abitanti del villaggio seppero la notizia e andarono a trovare il saggio contadino, per sostenerlo nella sua disgrazia

Ma il contadino rispose: <<Chi vi dice che sia una disgrazia?>>.

Infatti, qualche giorno dopo, un cavallo selvaggio passò vicino al campo del contadino, s’impigliò nella rete, rimanendo bloccato. Il mattino dopo, il contadino lo liberò e lo portò nella sua stalla.

Tutti gli abitanti del villaggio dissero: <<che fortuna!>> Ma il contadino rispose: << Chi vi dice che sia una fortuna?>>.

Una settimana dopo, infatti, il figlio del contadino, nel tentativo di domare l'animale, fu disarcionato e si ruppe un femore.

Tutti gli abitanti del villaggio dissero: <<che sfortuna!>> Ma il contadino rispose: <<Chi vi dice che sia una sfortuna?>>.

Infatti, un mese dopo scoppio’ la guerra, le guardie del re vennero nel villaggio e si presero tutti i giovani figli maschi per portarli al fronte. Ma il figlio del contadino fu esonerato, dato che era immobilizzato dalla frattura. E tutti gli abitanti del villaggio dissero: <<che fortuna! >>

Ma il contadino rispose: <<Chi vi dice che sia una fortuna?>>

La guerra duro’ poco e fu vinta dai cinesi ed i ragazzi del villaggio che vi avevano preso parte tornarono vivi e con un bel bottino di guerra. Gli abitanti del villaggio dissero: <<peccato che tuo figlio non abbia potuto partecipare!>>

... E la storia va avanti così all'infinito.”

  

Ma questo e’ “fregarsene” di quello che accade, essere insensibili!

 

No: uno deve fare del proprio meglio, seguendo la sua ispirazione (che io gli fornisco continuamente). La lucidita’ derivante dal distacco raggiunto gli agevolera’ grandemente la vita e l’efficacia della sua azione. Inoltre gli eventi avranno per lui un impatto progressivamente piu’ lieve.

Le prove della vita sono come un coltello che incide la nostra mente. Se la mente e’ rigida come il ferro, la punta del coltello vi lascera’ un solco indelebile per sempre. Se avremo ammorbidito un po’ la nostra mente, essa diventera’ come un legno: sara’ rigata dal coltello, ma si potra’ spianare con un po’ di carta vetrata. Se sara’ ammorbidita come la sabbia, bastera’ il passaggio di un’onda per cancellare il segno. Infine quando la mente diventera’ fluida come l’acqua, il coltello non fara’ in tempo ad immergersi in essa che il suo solco sara’ gia’ richiuso.

 

A quali compiti ed atti speciali dovremmo dedicarci?

 

Non c'e' nulla di straordinario da fare, solo quello che vi viene ispirato; voi conducete la vostra vita regolare e seguite le ispirazioni e basta; e' tanto semplice.

Non immaginate cose grandiose, grandi gesti od operazioni complesse. Le cose da fare sono semplici; la loro grandezza emergera' dopo ed e' affare di Dio. Voi comportatevi da attori, quali siete; seguite i consigli del Regista; il resto verra' da se'.

Dio sa cosa fare, quando e come; voi dovete solo essere docili esecutori dei suoi suggerimenti. Quante volte abbiamo pensato di fare cose "grandiose”, come Napoleone o' Giulio Cesare, ma molti di quei "grandi” personaggi non hanno concluso molto di utile, anzi spesso hanno peggiorato la loro posizione, perche' il potere e l'ambizione legata ad esso non fa crescere nell'evoluzione, ma arretrare! Prendete, invece, esempio da MARIA, che non fece alcun gesto altisonante, ma ha marciato a grandi tappe nella strada dello Spirito!

Non ci sono regole buone per tutti: ciascuno deve recitare solo il suo ruolo, principale o' secondario, bello o' 'brutto' che gli appaia. In realta' non ci sono ruoli 'brutti', ma solo apparentemente tali. Senza una connessione con la vostra coscienza non potete far nulla; concentratevi percio' su di essa (che e’ divina) e tutto andra' sempre meglio e lasciate in disparte le pene e le preoccupazioni. La coscienza vi guidera’ anche sul modo di comportarvi in ogni circostanza, perche’ quello che va bene in un momento, puo’ essere inutile o' dannoso in un altro e quello che e’ giusto per una persona puo’ essere sbagliato per un’altra. La vita cambia continuamente ed e’ difficile dare consigli definitivi; basta che cambi qualche condizione perche’ la scelta vada cambiata dinamicamente. Cosa sara’ giusto fare? Te lo dira’ la tua stessa coscienza interiore. Non c’e’ nessuno che possa decidere per te. Quello che e’ giusto cambia di persona a persona, di momento in momento: devi sentirlo da te.

Cio’ che vale per uno non vale per l’altro e cio’ che e’ bene fare ora non va piu’ bene fra mezz’ora. Affidati a me e ascolta la tua coscienza. Siamo tutt’uno!

            Questo comporta anche un corollario molto comune: i genitori che vogliono pilotare la vita dei figli. E’ umano, ma occorre stare attenti alle conseguenze, ognuno deve sviluppare il proprio dharma; chi s’intromette nel dharma altrui puo’ averne delle conseguenze negative, pentirsene, quando e’ troppo tardi: dover vivere un’altra vita per porvi rimedio.

Il genitore deve fare del suo meglio per insegnare con l’esempio ai figli ad essere autonomi, a lanciarsi nella vita con le proprie forze. Poi ognuno seguira’ il programma che si e’ preposto prima di incarnarsi e non sempre quel programma coincide con le aspettative dei genitori.

Non avere aspettative: questo e’ il segreto. Ognuno deve vivere la propria vita, non quella di un altro, fosse anche suo figlio.

 

La vita ha un valore tutto suo, ha una valenza che si adatta alle vostre esigenze. Non si tratta di cose importanti di per se, ma di cose che vi aiutano a capire voi stessi e ad evolvere, a crescere spiritualmente nell’autocoscienza. Questo e’ il vero scopo della vita, non le amicizie, i beni economici, i figli per se stessi. Tutto e’ strumentale all’evoluzione d’ogni singola entita’ e del genere umano in larga misura. La vita e’ bella come strumento non come fine. La “fine” non esiste: tutto evolve, tutto cambia continuamente. Non riponete percio’ alcun valore nei possessi o' nello “status” della vostra “personalità”.

E' come se doveste fare i compiti di scuola per imparare, ma poi essi sono gettati nel cestino e tutti sono d'accordo in questo: nessuno se ne stupisce! Tante cose si dicono e si fanno per tentare di realizzare qualcosa, ma non e' la cosa che conta: e' il "come”.

 

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Del piu’ e del meno

Avrei altre domande da fare

 

Spara!

 

Perche’ molte delle nostre difficolta’ si manifestano nei rapporti familiari, cioe’ con le persone che ci sono piu’ care e dovremmo amare di piu’?

 

Innanzi tutto, generalmente quelle persone convivono con noi e la convivenza e’ una delle prove piu’ dure: ci mette continuamente di fronte alle nostre diverse pretese. E’ forse l’esercizio piu’ impegnativo e continuo della vita.

Ma c’e’ di piu’: secondo quanto gia’ detto, noi ci reincarniamo per correggere alcuni lati insoddisfacenti del nostro carattere e per ottimizzare i nostri rapporti con entita’ che incontrammo in vite precedenti; le incarnazioni di quelle entita’ noi le abbiamo trattate spesso in modo inadeguato; per esempio le abbiamo rifiutate, tradite, ferite, o' addirittura uccise. Ci siamo incarnati in questa vita per correggere i nostri atteggiamenti e riconquistare una relazione d’amore con tutti, ma segnatamente con quelle entita’.  Percio’ ci siamo messi d’accordo con loro (nel piano disincarnato, prima di scendere in Terra, quando avevamo una visione piu’ distaccata della vita) per rincontrarci. Abbiamo, per esempio, chiesto ad un paio di loro di farci da genitori; ad un'altra entita’ di diventare nostro coniuge. Una volta incarnati, come sappiamo, dimentichiamo tutto e le nostre parti “pesanti” (corpo e mente) resistono alla relazione con quelle persone, che percepiamo inconsciamente come “avversari” di vite precedenti. Ecco perche’, per esempio, esistono tanti conflitti chiamati “generazionali”, tante rivalita’ tra genitori e figli. Spesso c’e’ dato di nascere da una persona che ci ha ucciso in una vita precedente e che ora per rimediare ci rida’ la vita. E’ una buona opportunita’ di riconciliazione, ma generalmente alla fine affiorano sprazzi inconsci delle rivalita’ precedenti, che rendono difficile il rapporto. Anche i rapporti coniugali soffrono spesso di queste contraddizioni. D’altra parte, se dobbiamo riconciliarci, un esercizio lo dobbiamo fare!

 

Ma almeno il coniuge lo scegliamo da noi, non e’ cosi’?

 

In senso generale si, perché si tratta di una scelta precedente la nostra incarnazione, ma certo non nel senso che la scelta sia del nostro ego, come comunemente crediamo. Noi abbiamo l’impressione di scegliere quando siamo incarnati, ma semplicemente seguiamo una spinta interiore che ci fa applicare le nostre decisioni precedenti. Esse si attualizzano in un modo o' in un altro; puo’ essere in base ad un innamoramento, o’ ad una convenienza o' ad una scelta altrui, come spesso accadeva in passato ed accade tuttora in altri paesi. In India, per esempio e’ ancora in vigore nelle famiglie tradizionali il costume di pianificare il matrimonio dei figli; sembra una crudelta’, ma e’ un mezzo come un altro con cui, senza saperlo, si concretizzano le scelte pianificate.

Quando invece i fidanzati si “scelgono da loro”, il meccanismo della vita e’ tale per cui inizialmente i rapporti sono positivi, allo scopo di avvicinarci (altrimenti non entreremmo mai in contatto con un amico o' un fidanzato), poi emergono le difficolta’ da superare. Ecco perche’ le religioni – spesso senza dirlo o' addirittura senza piu’ saperlo – raccomandano di onorare i genitori e di rispettare il vincolo matrimoniale: perche’ i genitori ci hanno fatto un favore consentendoci di incarnarci e di farlo in un ambiente che ci offre l’occasione necessaria; il matrimonio, se lo continuiamo, nonostante le difficolta’, ci puo’ far sciogliere alcuni nodi.  Se invece rifiutiamo quei rapporti difficili, vanifichiamo la nostra incarnazione: dovremo riprovarci in un’altra vita! Nel caso della pianificazione del matrimonio da parte dei genitori (inconsapevolmente guidati a svolgere una funzione provvidenziale) gli sposi sanno di dovercela mettere tutta per convivere positivamente, non hanno aspettative di una vita d’amore entusiastico in cui dovrebbero “ vivere felici e contenti”, come dicono le fiabe e quindi hanno probabilmente meno delusioni e, se riescono, maggiori soddisfazioni.

 

Quindi, non dovremmo inseguire l’amore, che invece interessa tanto tutti noi?

 

Nell'amore umano si cela il desiderio di quello Divino; e' questo che va perseguito e ricercato sempre. L'amore umano e' un surrogato e non va cercato o' anelato oltremodo. E' solo uno strumento d’evoluzione che ci serve per progredire ed avvicinarci sempre piu' all'ideale, che oltrepassa ogni intendimento!

Talora incontriamo persone che ci attirano ed affascinano perche' gia' incontrate e magari amate in altre vite, ma non sempre tali rapporti vanno riallacciati, certe volte servono per bruciare un karma e noi invece le inseguiamo, costruendone dell'altro.

 

Insomma se c’incarniamo e soffriamo delle difficolta’ e’ perche’ abbiamo fatto qualcosa che non va?

 

Non e’ detto: ci sono alcune entita’ che s’incarnano per aiutare gli altri, non per necessita’ propria. Esse sono chiamate col termine sanscrito di “Avatar”; ce ne sono di diversi gradi evolutivi; sono quelle che chiamiamo santi, profeti, maestri. Certe persone con un corpo handicappato s’incarnano per stimolare il nostro Amore. Tutti sono stati, in passato, in rapporti, che possono essere stati non ideali, conflittuali o' peggio, ma siamo qui per perfezionarci e vivere con amore e con positivita'.

I rapporti dovrebbero essere spontanei e non nascondere ragionamenti e premeditazioni, infatti, questi ultimi precludono la risoluzione karmica. Per questo e' meglio non sapere cosa accadde in vite passate, a meno che uno non sia avanzato spiritualmente e certe cose non lo tocchino piu'. Tanto vale scordare il passato ed accettare l'oblio, che la Natura ci da', salvo casi particolari, in cui siamo maturi per ricordare qualcosa e per trarne profitto; persino alcuni avatar minori, sulla Terra, non ricordano di aver scelto le loro traversie terrene prima di incarnarsi.

 

E’ conveniente sapere piu' informazioni ordinate sulle sue vite precedenti?

Puo’ essere utile ad alcuni, in ogni caso non e' una "storia" quella che si puo' avere, ma solo degli sprazzi di 'veduta' su questo o' quel personaggio, Le vite passate sono dimenticate a giusta ragione, perche' potrebbero interferire con l'attuale. Man mano che si evolve e che la cosa puo' avere un'utilita', si rivelano parti delle vite passate, ma non tutte e non completamente. Quello che e' importante e' vivere il presente: Gia' l'anno scorso o' il giorno scorso non interessano, non devono interessare piu'. Vivere bene, pienamente l'oggi e' importantissimo e puo' essere risolutivo. Il resto viene se deve venire!

E le profezie, i tarocchi?

E' certo che le carte sono uno strumento di divinazione e senza dubbio c'e' dell'utilita' in esse. Comunque non tutti e non sempre si deve fare della cartomanzia. Ci sono periodi della vita in cui cio' e' utile e altri in cui e' meglio evitare.

 

A che serve la fede?

 

Serve a distaccarsi dalle preoccupazioni quotidiane e rivolgersi al Se superiore sempre di piu’; questo perche’ noi siamo troppo occupati con le cose terrene e non ricordiamo che c’e’ qualcuno “lassu’” che provvede a tutto. Percio’ distacchiamoci e saremo piu’ felici, piu’ leggeri, piu’ sereni.

Quando ci sembra che tutto vada male allietiamoci, perche’ il compito e’ duro, ma l’insegnamento e’ forte e l’apprendimento rapido. Questo e’ cio’ che tutti i Maestri insegnano ma che pochi vogliono accettare nella pratica. Tutti vogliono scansare le fatiche e le difficolta’, ma esse servono come il pane; altrimenti non si progredisce.

L’unica alternativa alla scalata dura e’ la sadana: chi si dedica agli esercizi spirituali si distacca progressivamente dall’illusione e non ha bisogno che glie lo si rammenti con le prove: tutto e’ piu’ facile per lui ed anche le circostanze piu’ dure non gli pesano tanto, perche’ e’ piu’ vicino al suo Se e meno coinvolto dall’illusione del mondo.

 

            Gli esseri umani sono tutti uguali?  Come si concilia questo principio, ormai acquisito dalla cultura moderna, con il fatto che siamo tutti in evoluzione?  Io  sono un convinto assertore della piena uguaglianza tra gli esseri umani.

    "Libertè, Egalité, Fraternité"  recitava il motto della rivoluzione francese. Fu una grande svolta storica, che abbatté i privilegi ingiustificati della nobiltà e del clero, che prosperavano e comandavano su borghesia e popolo.
    Quel motto si tradusse poi in tante costituzioni nazionali, che si ispirarono ai principi di quella rivoluzione, che è stata considerata guida dell'era moderna.
    Alcune carte e dichiarazioni, sponsorizzate dall'ONU, andarono molto oltre, stabilendo i diritti ugualitari dell'uomo e del bambino a tante risorse materiali e morali.
    E' sacrosanto che tutti debbano essere liberi ed avere gli stessi diritti e doveri, le stesse possibilità di istruzione e realizzazione, la libertà di pensiero, di espressione, di culto, di idea politica, di matrimonio, di scelta sessuale, ecc. ecc.
    Anche i tribunali espongono solennemente la scritta:  "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI". E' giusto che tutti rispettino la legge ugualmente: ricchi e poveri, ignoranti ed istruiti, giovani ed anziani, concittadini e stranieri.

    Non sei d'accordo ?


        Ciò che pensi è giusto, è vero anche però che siamo incarnati per sperimentare la materia, imparare ed evolvere.
    In questo iter ognuno di noi ha una storia diversa, fatta di errori e conquiste attraverso numerosissime incarnazioni. Conseguentemente in ogni momento della nostra vita noi ci troviamo accanto persone con diverse storie evolutive. Siamo come in una grandissima classe scolastica che raduna allievi di tutti i gradi e che imparano in parte dalle teorie, ma sopratutto scontrandosi con la pratica quotidiana, giacché ognuno vuole e deve imparare attraverso la propria esperienza.
    Ci saranno alcuni che avranno raggiunto stadi molto avanzati di istruzione, intuizione, spiritualità ed amore; sono i grandi della storia e della società anche attuale: i geni, i filantropi, i benefattori, i santi, come: Dante, Leonardo, Einstein, Schweitzer, Madre Teresa, S.Pio da Pietrelcina, ecc.. Persone che vengono ammirate, ricercate ed imitate (ma spesso anche osteggiate, perseguitate ed uccise).
    Abbiamo però anche a che fare con individui più vicini agli inizi della loro evoluzione, persone che concepiscono ancora la violenza come strumento di comunicazione e lo sfruttamento degli altri come stile di vita.
    In mezzo ci sono tante altre persone a diversi livelli, che arrancano per la loro strada; ognuno con uno sviluppo personale diverso e variabile, in campi differenti: c'é chi è più educato e chi meno, chi è più evoluto in campo artistico che in campo tecnico, chi in quello sociale ed affettivo, ecc.

    E' un po' come osservare i bambini nei loro successivi stadi di crescita: da molto piccoli fanno solo chiasso, disordine, hanno pretese egocentriche ed elementari, come mangiare, essere cambiati, essere coccolati; poi cominciano ad inserirsi nella società con alcuni rudimenti di educazione e di apprendimento, ma ancora dipendenti dai genitori in tutto e spesso autori di atti antisociali, come: suonare ai citofoni e scappare, gettare oggetti dalla finestra sui passanti, fare chiasso di notte nei condomìni e simili cose, che - data l'età - vengono etichettati come "ragazzate".
    Infine le persone arrivano a stadi di maturità, indipendenza e collaborazione, simili a quelli dell'adulto medio.

    Noi (e la società civile in genere) trattiamo diversamente i bambini ed i ragazzi fino ad una certa età, comprendendo la loro immaturità ed un certo grado di irresponsabilità. Viceversa, a causa dell'aspetto adulto delle persone, ci aspettiamo che tutti si comportino come se fossero allo stesso livello evolutivo, con pari diritti e doveri. In altre parole consideriamo le persone solo in base alla loro crescita corporea, trascurando completamente quella mentale e spirituale, che sono quelle più importanti. Infatti, pur senza fare i ragionamenti esposti qui, talora capita di dire: <<il figlio di quell'uomo è più maturo del padre>> oppure <<tra quei due fratelli, quello molto più giovane sembra il padre di suo fratello maggiore>>.

    Da un altro punto di vista, pure Don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi della scuola pluriclasse di Barbiana, nella famosa "Lettera ad una professoressa", evidenziarono che, anche nel campo infantile, non tutti sono uguali, giacché c'é il figlio di contadini analfabeti, che arranca a fatica per imparare l'ABC e chi è nato in una famiglia colta ed agiata e parte da una base che gli agevola molto l'apprendimento, con buoni risultati scolastici. La frase emblematica del libro è: <<Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali>>, promuovendo quelli più agevolati e respingendo, o addirittura espellendo, quelli svantaggiati.
   
Sembra perciò opportuno tenere presente questi concetti nel valutare i fatti e le persone, comprendendo la diversità evolutiva.

   Allora toccherebbe scusare tutto ed accettare tutti, qualsiasi cosa facciano!?

  No! Questo non significa che si debbano trattare alcune persone meno evolute in modo diverso, consentendo loro di comportarsi in maniera disallineata rispetto all'educazione ed alle norme sociali, o che si possano tollerare crimini, sulla base di un handicap evolutivo. Infatti, anche nei confronti dei ragazzi, pur non applicando la severità pertinente nei confronti di un adulto, è necessario non ignorare l'accaduto, ma segnalare all'autore eventuali azioni asociali, in modo da incoraggiarlo a correggersi.

    Nella pratica sembra di notare una discrasia tra la teoria della rigorosa uguaglianza e la pratica del "lasciar correre", per cui, quando capita che qualcuno faccia qualcosa di scorretto, da un lato lo critichiamo, riferendoci alle norme sociali, poi dall'altro lasciamo andare, molto per pigrizia e timore di discussioni, un po' forse anche per l'intuizione inconscia della disparità evolutiva tra le persone.
   

  Questo atteggiamento mi sembra sbagliato, giacché se va considerata la differenza evolutiva, non è utile a nessuno ignorare l'accaduto; infatti chi si comporta impropriamente continuerà a farlo, se nessuno se ne lamenta: sarebbe segno che quell'azione non comporta fastidio ad alcuno. E'  utile, invece, sottolineare l'accaduto e la relativa inurbanità, eventualmente, nei casi più seri e reiterati, anche invocando sanzioni. Così si aiuterà la società e sopratutto l'individuo a migliorare.

    Un esempio semplice può essere quello del rispetto del codice della strada. In Italia c'é una parte di automobilisti che considera il codice stradale e anche semplicemente l'educazione come un optional, prendendosi la precedenza quando non l'ha, partendo dal parcheggio senza curarsi di chi sopraggiunge, parcheggiando in seconda e terza fila, bloccando gli altri veicoli, ecc. Nella maggior parte dei casi nessuno dice o fa nulla. Anni fa abbiamo avuto occasione di notare in Germania e Gran Bretagna, dove le leggi erano rispettate di più, che, se qualcuno - magari italiano - non lo faceva, ledendo i diritti altrui, gli altri protestavano a suon di clackson: il contravventore cambiava subito atteggiamento, rendendosi conto che lì facevano sul serio!

    Un altro esempio può essere il rispetto delle file: senza arrabbiarsi o litigare, basta far notare cortesemente che tutti dobbiamo avere pazienza ed aspettare il nostro turno; una frase educata ha più efficacia - magari a lungo termine - che una sfuriata, che ci metterebbe alla pari del maleducato.

    Perciò non voglio consigliare un comportamento moralista o repressivo, né tantomeno la pretesa illusoria di cambiare gli altri, o di vendicarsi, ma semplicemente una puntuale fermezza nel manifestare dissenso nei confronti di chi non rispetta le regole del vivere civile.

    Tornando al parallelo dell'adulto e del bambino, quale adulto passerebbe sotto silenzio un comportamento scorretto del bambino? Senza punirlo  inizialmente, occorre fargli capire che "non si fa così".  Questo è quello che fanno le forze dell'ordine, che spesso sottolineano l'infrazione prima ancora di sanzionarla. Poiché i vigili non sono sempre presenti, se vogliamo una società più ordinata, tutti siamo intitolati ed esortati a chiederlo. 

    Ovviamente chi  si assume il compito di "suggeritore" deve essere il primo a rispettare le regole, dato che si insegna più con l'esempio che con le parole e poi con che faccia ci permetteremmo di indicare una scorrettezza altrui, se fossimo noi stessi a comportarci male? Questa considerazione ci fa capire che una nostra vigilanza sui comportamenti finirà per rendere più attenti noi stessi su come comportarci e ci sarà di sprone a migliorare.


            Come dobbiamo comportarci, quando gli altri ci fanno qualcosa di male?

In base a quanto discusso finora, dovresti aver capito che nessuno ci puo’ “fare” del male: quello che ci capita e’ preordinato al fine di farci imparare o' rimediare a qualcosa. Gli altri sono solo un mezzo perche’ le cose si svolgano in quel modo. Se la nostra vita prevede che ci facciamo male (perche’ in una vita precedente abbiamo bastonato qualcuno, o' per altri motivi), puo’ succedere che ci cada un ramo sulla testa, oppure che un ladro ci colpisca per derubarci. Nel primo caso pensiamo che sia sfortuna, nel secondo ce la prendiamo col ladro, ma egli non avrebbe potuto nuocerci se cio’ non fosse stato destinato. L’organizzazione sociale e legale ci rafforza in questo equivoco, stabilendo che chi “ci procura” del male venga punito e ci debba risarcire. Invece gli insegnamenti evangelici[8] c’indicano come comportarci: in fondo l’altro e’ stato uno strumento per l’avverarsi di un fatto che c’e’ utile! Non c'e' nulla di reale; il "male” sta nel coinvolgersi in cio' che accade; col distacco tutto si appiana. Percio’ le religioni ci raccomandano di non vendicarci e di ricambiare bene per “male”. La vendetta non sistemerebbe la nostra situazione, ma la peggiorerebbe. Non c’e’ nulla di veramente male nel mondo, solo a noi sembra cosi’, ma in una logica piu’ alta tutto ha una sua motivazione, una sua funzione. Quello che ci colpisce di piu’ e’ cio’ che ci forgia, ci fa crescere ed avanzare piu’ rapidamente; la sofferenza e’ un grande purificatore. D’altra parte la sofferenza e’ soggettiva e voi la percepite perche' resistete agli eventi della vita, che sono in se’ neutri.

Non c’e’ nulla che ci faccia del male, salvo la nostra resistenza; lasciarsi andare, accettare la vita come viene: ecco la vera saggezza. Piu’ presto e pienamente l’accetteremo, piu’ rapidamente i “problemi” svaniranno, perche’ li avremo superati. Inoltre spesso noi non sappiamo le vere ragioni per cui accadono alcuni eventi; in proposito c'e'  un'altra storiella, quella degli Angeli Viaggiatori:



Due angeli mentre viaggiavano si fermarono per trascorrere la notte a casa di persone benestanti.
La famiglia era sgarbata e si rifiutò d'alloggiare gli angeli nella stanza degli ospiti.

Diedero invece agli angeli una piccola stanza fredda nell'interrato.
Mentre si prepararono il letto sul pavimento duro, l'angelo più anziano vide un buco nel muro e lo riparò.

Quando l'angelo più giovane chiese il perche', l'angelo più anziano rispose, 'Le cose non sono mai quelle che sembrano.'

La notte seguente la coppia si fermò presso la casa d'un contadino e sua moglie molto poveri,ma molto ospitali.
Dopo aver condiviso il po' di cibo disponibile, fecero si che gli angeli dormissero nel loro letto così permettendogli d'avere una buona notte di riposo.

Quando il sole si levò il mattino seguente gli angeli trovarono il contadino e sua moglie in lacrime.
La loro unica mucca, il cui latte era la loro unica fonte di guadagno,era li che giaceva morta nel campo.

L'angelo più giovane s'infuriò e chiese al più anziano come aveva potuto permettere che ciò accadesse
Accusandolo disse, il primo uomo aveva tutto e l'hai aiutato.
La seconda famiglia aveva poco ma era desiderosa di condividere tutto e gli hai lasciato morire la mucca.

"Le cose non sono mai ciò che sembrano" rispose l'angelo più anziano. Quando eravamo nell'interrato della grande casa, ho notato che nel buco c'era conservato dell'oro. Visto che l'uomo era così ossessionato dall'avidità e non era tanto desideroso di condividere la sua fortuna, ho sigillato il muro così non lo troverà mai più.'Ieri sera mentre dormivamo nel letto del contadino, l'angelo della morte venne per prendersi sua moglie. In sua vece gli ho dato la mucca. "Le cose non sono mai così come sembrano"
 


A volte è esattamente ciò che accade quando le cose non vanno così come dovrebbero. Se hai fede, c'è bisogno di credere che qualsiasi cosa accade è a tuo vantaggio. Forse non lo capirai se non più tardi....

Per tornare alla domanda, c’e’ un rito molto utile per tutti: pregare per gli altri, anche per chi crediamo che “ci faccia del male”[9] e senz’altro va praticato sempre piu’ in quest’era dell’ORO.

 

Allora anche noi possiamo fare quel che ci pare, tanto non facciamo male a nessuno: chi ci capita era destinato cosi’!

 

In realta’ facciamo male solo a noi stessi, se ci comportiamo senza Amore. Le azioni non sono importanti per quel che appaiono o' per le loro conseguenze, ma per le intenzioni che ci stanno dietro, Anzi le intenzioni sono pericolose anche se non seguite dalle azioni. Del resto questo in buona misura e’ stato recepito anche dalle regole sociali: se uno uccide per depredare e’ passibile della massima pena, se invece uccide per difendere la Patria da nemici assalitori, puo’ essere candidato ad una medaglia.

Similmente non possiamo realmente giovare a nessuno come individui; possiamo solo essere dei mezzi dell’assistenza divina, se assecondiamo le nostre ispirazioni. Ecco perche’ dobbiamo essere umili: perche’ come ego non possiamo far nulla, e’ la semplice verita’. Coloro che si ritengono virtuosi, sono per lo piu’ superbi, alimentano il loro ego.


Ma insomma non c’e’ una VERITA’ nel mondo?

 

No: come dicevamo, il mondo creato nella relativita’ e’, per sua natura, intrinsecamente duale e mutevole ed inoltre e’ percepito da ciascuno a modo suo, secondo il filtro della sua personale sensibilita’, fatta di cultura, ricordi ecc.. tutta l’esperienza sensibile e’ un’invenzione del soggetto, a suo uso e consumo. Essa non e’ necessariamente eguale per qualcun altro, anzi almeno per sfumature e’ diversa per ciascun osservatore.

Percio’ cio’ che percepiamo ci serve per la nostra crescita individuale e sara’ inevitabilmente superato.

Noi percepiamo le cose etichettandole secondo quanto conosciamo; cerchiamo di farle combaciare con percezioni ed immagini che ci sono familiari. Quante volte sentiamo gente che storpia i nomi altrui se sono inusuali? Uno che si chiami “Possi” sara’ spesso scambiato per “Rossi”; “Milvio” sara’ probabilmente scambiato per “Silvio”. Se sentiamo parlare una persona della nostra lingua, capiamo subito cosa sta dicendo; se invece parlasse un cinese, non solo non lo capiremmo, ma non saremmo in grado di ripetere i suoni che ha emesso, perche’ non abbiamo nel nostro cervello alcun modello di parole cinesi.

Solo l’Assoluto, Dio, e’ Verita’ senza alternative. Ma qui parlo di Dio nella Sua Essenzialita’, non nel concetto che noi ce ne possiamo fare, anzi, tutte le religioni, che ne parlano e pretendono di fornire informazioni e ricette su Dio, sul mondo e sui comportamenti umani possono essere utili come primo indirizzo per menti in cerca d’appiglio, per ricercatori al livello elementare; essenzialmente non possono fare altro che fornire risposte unilaterali, proprio perche’ relative. Lo stesso testo del “Tao te ching”[10], che cerca di commentare l’Assoluto inizia con la frase: <<Il Tao che puo’ essere descritto non e’ l’eterno Tao>>.

Percio’ occorre lasciare liberta' anche su tesi che - come queste stesse che stiamo discutendo - riteniamo "giuste": essi lo sono per noi. Altri possono aver bisogno d’altre cose, in questo momento della loro evoluzione. Se un religioso diventa dogmatico e cerca di imporre le proprie idee agli altri, pensando di far bene perche’ segue i dettami di Dio, non solo fa una cosa sbagliata per gli altri, ma dimostra di non aver capito la logica della costituzione del mondo relativo.

 

Sicche’ non dobbiamo dar retta alle religioni!

 

Non e’ esatto. I loro insegnamenti sono utili per iniziare, ma poi occorre ascoltare sempre piu’ la voce della nostra Coscienza. Ci aiuta ancora il paragone della scuola: alle elementari c’insegnano a scrivere le lettere e le parole rispettando certe forme e dimensioni, comprese tra due righe; chi non lo fa viene corretto; crescendo e sviluppando una nostra calligrafia fluente, abbandoniamo i quaderni a righe e la scrittura infantile, che non solo non e’ piu’ richiesta, ma ci renderebbe addirittura ridicoli. Analogamente noi insegniamo ai bambini canzoncine e filastrocche puerili, ma ci guardiamo bene dal cantarle in veste d’adulti. Insomma ad ogni eta’ va associato il comportamento adeguato. La vita e’ divenire, e’ mutamento continuo e occorre adattarsi ad essa, in relazione al nostro stato evolutivo.

 

E come possono essere valide religioni tanto diverse, che parlano di monoteismo e di politeismo, che adorano gli elementi della Natura o' che addirittura non parlano di Dio, come il buddismo?

 

La religione e’ un mezzo per incanalare la mente umana che sente il bisogno di formarsi un modello: un quadro ordinato della Creazione. La mente pero’ non puo’ concepire l’Eterna Realta’, come dice il taoismo e come capi’ S. Agostino. Secondo l’evoluzione umana le varie religioni hanno messo in evidenza vari spetti della creazione.

Alcuni avevano compreso che ogni elemento della creazione – come i monti, i boschi, il mare, il fuoco, la luna, i pianeti, la terra stessa - ha un’energia che lo pervade e lo rappresenta, al di la’ della sua apparente struttura fisica; essi percio’ presero ad adorare quelle entita’ (folletti, gnomi, ninfe), che sentivano vicine ai loro problemi quotidiani e capaci di influenzare la loro vita. Effettivamente queste entita’ devono avere una “anima”, cioe’ un’energia piu’ o' meno evoluta dal punto di vista coscienziale, visto che tutti i popoli ne parlano in un modo o' nell’altro tuttora. Basti pensare all’astrologia, che e’ basata sull’influenza dei vari pianeti; tale influenza non puo’ essere quella gravitazionale, troppo semplice perché dia i complessi effetti astrologici. Dunque, Giove per esempio, e’ un pianeta, ma quello che puo’ influenzarci e’ l’entita’ che lo governa. D’altra parte la stessa Chiesa Cattolica usa collegare alcuni santi come protettori di nazioni e citta’. S. Francesco non parla delle creature – Terra, fuoco, ecc - come “fratelli”? Il concetto cosi’ diffuso ed accettato di “Madre Terra” come si applicherebbe ad un oggetto inanimato? Luciano De Crescenzo, in un suo libro, racconta di un “bambolaro” romano, che raccoglieva bambole usate e le metteva su un albero, sostenendo che avevano un’anima, forse sviluppatasi con l’attenzione e l’affetto dei bambini che le avevano possedute. C’e’ chi lasciando la sua vecchia automobile al rottamatore, prova un senso di malinconia e di addio per un oggetto che con gli anni aveva sviluppato una sua sia pur minima relazione d’amicizia col proprietario. E non parliamo spesso di valore affettivo nei riguardi dei nostri oggetti?

Con l’evoluzione del pensiero e delle esigenze interiori, ci si e’ resi conto che le entita’ preposte ad elementi fisici come il mare, il fuoco, ecc. sono utili ma di basso livello ed e’ meglio rivolgersi ad altre piu’ elevate, come gli angeli, i propri defunti, i santi. Poi ci si e’ rivolti all’unico Dio creatore, senza intermediari, ma anche la religione cattolica, che si professa monoteista, mantiene il culto dei santi.

Anche le immagini di santi e dei possono essere utili per polarizzare l’attenzione del devoto, sebbene tutto possa degradare in feticismo e superstizione. Siamo sempre nella relativita’, con tutte le sue contraddizioni.

Infine si capira’ che l’uomo, la Creazione e Dio sono una cosa sola, come ci suggeriscono tutti gli insegnamenti piu’ avanzati. Noi stessi siamo divini; il Se superiore, l’Io o' la Coscienza sono Dio in noi.

 

Allora gli Angeli esistono davvero?

 

Certo che esistono ed hanno molte funzioni e compiti, tra cui quella di “Custode”. Ognuno di noi ha almeno un angelo custode, che ci assiste nella quotidianita’. Loro sono sempre desiderosi di comunicare con voi; siete voi che li state poco a sentire.

 

E le “Guide”?

 

Oltre all’Angelo Custode, ognuno di voi ha anche una Guida spirituale, costituita da un’Entita’ generalmente gia’ incarnatasi in passato e che ha raggiunto livelli elevati di coscienza, perciò e’ in grado di guidare l’evoluzione spirituale di chi e’ ancora sulla Terra. Anche se molti non ci credono, molti altri sono influenzati piu’ o' meno da queste guide e si avvicinano alla via. L’esperienza spirituale e’ una scorciatoia verso l’evoluzione e si sviluppa, anche se non sembra evidente. Questi tempi vedono un’accelerazione dell’evoluzione e si adattano alle vibrazioni piu’ elevate, che si svolgono per sollevare l’umanita’.

 

Cosa mi dici delle incarnazioni divine, gli Avatar, come Gesu’, Krishna, Sai Baba, ecc.?

 

Un Avatar e’ un’entita’ matura, che ha raggiunto un grado evolutivo avanzato, un Maestro, che s’incarna sulla Terra non piu’ per l’azione del karma che ha generato, ma liberamente per sua scelta, per aiutare i suoi fratelli umani.

Nella tradizione cristiana si conosce solo Gesu’, ma la storia indiana ne annovera tanti, di vario livello.

L’Avatar scende sulla Terra oltre che per smaltire una parte del karma dei fedeli, anche per aiutarli ad evolvere piu’ rapidamente, mediante l’insegnamento, l’esempio e l’influenza della sua energia superiore. Poi c’e’ l’elemento del contatto personale, che psicologicamente convince e trascina. Come dicevamo prima l’uomo e’ divino e per riconoscerlo basterebbe che si rivolgesse regolarmente al suo interno, anziche’ dar troppa importanza al mondo fenomenico, ma finche’ non si raggiunge un grado sufficiente d’evoluzione quest’approccio rimane troppo teorico per seguirlo con successo.

 

Cosa accade dopo la morte?

 

La vita oltre la morte e’ la vera vita, quella che dura di piu’ anche se in una diversa e piu’ sottile illusione, finche’ ci si fonde con l’eternita’. Ci sono infinite diverse combinazioni di esistenza, che sarebbe difficile descrivere, dal piu’ infimo al piu’ eccelso stato e conformazione.

Ci si trova senza il corpo fisico, ma con un corpo sottile, giovane, che fa le stesse funzioni, meno quelle corporee strette. Non c’e’ bisogno di mangiare o' dormire o' andare al bagno. Poi ci si colloca ad un livello di coscienza adatto alla propria evoluzione. Cosi’ le cose vanno avanti, fino a che uno desidera fare un’altra esperienza. Pero’ non c’e’ bisogno di farla subito e per forza: e’ una scelta libera, per l’evoluzione ulteriore e questo ha un iter infinito!

Nulla e’ statico: sarebbe noioso! Cosi’ le cose migliorano, i mondi s’integrano, le esperienze si moltiplicano e poi si ricomincia tutto da capo, nella Coscienza (non nell’Essere, che e’ eterno e immutabile). Poi c’e’ da dire che le persone non cambiano tanto facilmente e rapidamente, sicche’ ci vogliono migliaia di vite per evolvere e milioni d’anni per modificare i mondi.

 

Esistono gli extraterrestri?

 

Si, gli extraterrestri esistono in forme diverse e con evoluzioni diverse, piu’ che le razze e gli stadi evolutivi terreni.

Gli animali poi hanno stati di coscienza che neppure immaginate, solo perche’ non parlano come voi. Percio’ occorre proteggerli e non sfruttarli come si fa ancora;anche le rane hanno un’anima e sanno cose che non immaginate.

 

Ed il prossimo futuro cosa ci riserva? E’ vero quello che molti dicono, che nel 2012 ci sara’ una grande trasformazione sulla Terra? Secondo l’Apocalisse si salveranno solo 144.000 persone!

 

Si, posso dire che sara’ una bella data: l’inizio di una nuova era, in cui molti saranno gli eletti e pochi i “reprobi”, cioe’ quelli che saranno tolti temporaneamente dalla scena della Terra, per reincarnarsi altrove o' piu’ tardi, dopo il millennio di pace.

Il numero di 144.000 e’ simbolico e non va preso alla lettera. Inoltre, non succede nulla di male a chi non partecipera’ a questa nuova Era; come sai la morte e la vita terrena sono solo episodi dell’evoluzione umana e non hanno significato cosi’ drammatico come si attribuisce loro in Terra.

Percio’ tranquilli: <<Chi vi dice che sia una disgrazia?>>

 

 
 

FINE

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I tre porcellini”

 

 

“C’erano una volta 3 porcellini: Timmy, Tommy e Jimmy, che decisero di allontanarsi dalla casa paterna e vivere per conto proprio, ognuno per se. Essi decisero di costruirsi una casetta per ciascuno.

Timmy era un tipo allegro e spensierato, voleva passare il suo tempo divertendosi, prendendo il sole, suonando il flauto e cantando; percio’ decise che una casetta di paglia gli sarebbe bastata e in un giorno se la costrui’, tornando subito ai suoi passatempi preferiti. Tommy somigliava a Timmy, ma era un po’ piu’ prudente e decise di costruirsi la casetta in legno, impiegando una settimana. Jimmy, che era il piu’ grande e coscienzioso, penso’ che fosse bene costruirsi la casa in muratura e c’impego’ un mese.

Un brutto giorno passo’ un lupo da quelle parti; vide la casetta di paglia di Timmy e con un gran soffio la smantello’, per mangiarsi il porcellino. Timmy, rimasto senza protezione e spaventato a morte, corse alla casa di Tommy, che per fortuna era vicina e vi si rifugio’. Il lupo, pero’ sopraggiunse e comincio’ a colpire la casetta che tremava tutta; i due fratellini, in preda al panico, non poterono muovere un dito per difendere la casetta e non avrebbero comunque avuto il tempo ed i mezzi per rinforzarla significativamente: il lupo, con una o' due spallate butto’ giu’ anche quella casetta. I due fratelli corsero allora trafelati da Jimmy, chiedendo aiuto e lui li ospito’ nella casa di muratura, contro cui il lupo non pote’ far nulla.”


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"Canto notturno di un pastore errante dell'Asia"

di Giacomo Leopardi

 

 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l'ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e piu' e piu' s'affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu volto:
abisso orrido, immenso,
ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.
Nasce l'uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
l'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core,
e consolarlo dell'umano stato:
altro ufficio piu' grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
è lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
e forse del mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sí pensosa sei, tu forse intendi,
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
rida la primavera,
a chi giovi l'ardore, e che procacci
il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
spesso quand'io ti miro
star cosí muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l'aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?
Cosí meco ragiono: e della stanza
smisurata e superba,
e dell'innumerabile famiglia;
poi di tanto adoprar, di tanti moti
d'ogni celeste, ogni terrena cosa,
girando senza posa,
per tornar sempre là donde son mosse;
uso alcuno, alcun frutto
indovinar non so. Ma tu per certo,
giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
che degli eterni giri,
che dell'esser mio frale,
qualche bene o contento
avrà fors'altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
quasi libera vai;
ch'ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma piu' perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
tu se' queta e contenta;
e gran parte dell'anno
senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
e un fastidio m'ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
sí che, sedendo, piu' che mai son lunge
da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
e non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
- Dimmi: perché giacendo
a bell'agio, ozioso,
s'appaga ogni animale;
me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale? -
Forse s'avess'io l'ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
piu' felice sarei, dolce mia greggia,
piu' felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il di' natale.

 


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DUE MODELLI della VITA

 

Attraverso varie letture e riflessioni, si trova che la condizione della vita umana puo' essere compresa meglio utilizzando dei paralleli che sono sotto gli occhi di tutti: quello con la scuola (e l'infanzia) e quello col teatro.

Forse ci sono davanti per chiarirci molte cose, ma generalmente non ce ne accorgiamo!

Ecco una serie di confronti, che appaiono illuminanti:


 


SCUOLA

VITA

Si va a scuola per imparare

Ci si incarna per imparare

Imparare puo' essere faticoso, ma fa' apprendere

Vivere puo' essere penoso, ma fa progredire

Le vacanze sono piu' piacevoli della scuola, ma si impara meno

La condizione disincarnata e' piu' piacevole, ma si progredisce meno

Se uno si impegna ottiene buoni voti e viene promosso ad una classe superiore, altrimenti dovra' ripetere l'anno

Se uno si impegna viene promosso ad una vita migliore, altrimenti dovra' reincarnarsi (per sua stessa scelta e convincimento) in una condizione analoga, se non peggiore, per rimediare ed imparare.

In ogni classe si puo' imparare fino ad un certo livello: non si possono spiegare o' far fare cose difficili ai bambini piccoli.

Non a tutti si possono far capire o' far fare certe cose

Spesso i bambini danno poco retta agli insegnanti e finiscono per imparare sulla loro pelle

Le persone sono poco propense ad accettare gli insegnamenti altrui ed a riconoscere l'autorita' di altre persone, che appaiono simili a loro: preferiscono fare errori in proprio

A scuola vengono dati dei compiti, che non hanno un'utilita' diretta, ma servono per esercitarci. Non sono importanti i risultati, ma solo  l'insegnamento che ne otteniamo.
Spesso gli studenti cercano di evitare i compiti, copiando o' facendoseli fare dai genitori, ma questo non fa imparare.

Nella vita ci capita di svolgere delle attivita' ed essere esposti a prove, che non cambieranno il mondo (il quale funziona con o' senza di noi), ma servono per esercitarci; quindi non sono importanti  i risultati, ma solo il nostro impegno e progresso. 
Spesso cerchiamo di evitare le prove, fuggendo circostanze e persone che ne sono gli strumenti, ma questo non ci fa imparare

Nella scuola elementare vengono dati insegnamenti rigidi ed uniformi per tutti, come per esempio scrivere le lettere con un dimensione prefissata e guidata dalle righe del quaderno. Inoltre tutti devono imparare le nozioni basilari.
Quando poi il ragazzo cresce, lo si lascia libero di scrivere con la sua calligrafia e di concentrarsi sulle materie preferite.

Similmente accade nelle cose della vita, come nella religione: quando uno inizia gli si presentano regole standard, che tutti devono seguire.
Man mano che evolve, la persona capira' da se cosa e' bene per lei fare o' evitare e che la morale e' legata alle intenzioni, piu' che alle azioni materiali. Inoltre ognuno ha la sua vocazione da seguire e cio' che e' bene per uno puo' essere male per un altro.


 

TEATRO

VITA

Il copione e' preparato dall'autore (eventualmente in collaborazione con gli stessi attori, ma prima dello spettacolo)

Il programma della vita e' preparato dal Supremo Autore (eventualmente d'accordo con l'interessato, prima dell’incarnazione)

Lo svolgersi delle scene in dettaglio e' diretto dal regista e l'attore e' aiutato dal suggeritore

Lo svolgersi della vita e' guidato dalle Guide personali, che ispirano le nostre azioni

L'attore non puo' cambiare gran che', ma solo interpretare recitando al meglio il suo ruolo

La persona non puo' cambiare gran che', ma solo condurre meglio che puo' la missione che sente propria, in coscienza

Se recita bene avra' applausi, sara' soddisfatto e gli sara' probabilmente offerto un ruolo piu' impegnativo in un lavoro successivo

Se opera secondo buona volonta', sara' soddisfatta e le sara' offerta una missione piu' impegnativa in una vita successiva

Se recita male o' contesta il regista, sara' fischiato, emarginato

Se opera male, seguendo il proprio ego, sara' scontenta

Nessun ruolo e' "migliore" di altri: re o' scudiero, dama o' serva sono ruoli che offrono le stesse opportunita' di successo se ben interpretati

Nessuno ruolo e' privilegiato, ne' da' di per se' felicita'

Nessun evento e' buono o' cattivo in se': trionfi o' sconfitte, matrimoni o' assassinii, non esaltano, ne' avviliscono gli attori: sono solo finzioni sceniche e non incidono sul valore del ruolo e sull'interpretazione

Nessun evento e' buono o' cattivo in se'. E' tutta una recita!


 


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QUESTO TESTO E' DEDICATO AL SIGNORE, CHE SI E' INCARNATO NEI GRANDI AVATARS, COME : 

GESU'  SATHYA SAI BABA*
  

     * Sai Baba si è incarnato il 23 Novembre 1926 a Puttaparthi, un villaggio nella regione dell'Andra Pradesh nel centro-sud dell'India. Ha lasciato il corpo il 24/4/2011. Ha decine di milioni di devoti in tutto il mondo. Opera ogni sorta di miracolo. Ha realizzato ospedali, scuole, villaggi, acquedotti, ecc. per sollevare la condizione dei più disagiati. 
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Nota: i links agli indirizzi Internet, contenuti nel testo, possono cambiare senza preavviso.

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NOTE

[2] un modello non e’ la realta’, ma una rappresentazione schematica della realta’ o' del concetto che ne abbiamo; serve per facilitare la comprensione di una teoria

[3] Gv 15,5

[4] “Non rivolgerti al di fuori, torna dentro di te, perche’ la Verita’ abita in te. E se ti troverai mutevole, trascendi te stesso”. Da “De vera religione”.

[5] v. ad esempio il salmo 82: “voi siete dèi, tutti figli dell’Altissimo”

[6]  v. Matteo 7,7 (NDR)

[7] chi non la ricordasse bene, la puo’ rileggere alla fine del libro

[8] Mt 18,15 e segg.

[9] Mat 5,44

[10] Testo base del taoismo, attribuito a Lao Tze, Cina, V secolo aC.